Spugna e spruzzino. Alcol versato su ogni dannato centimetro del suo appartamento. Marta combatte la sua battaglia contro il virus. Cerca di eliminarlo con foga, con lui tutti gli errori e i pensieri che la intorpidiscono.
Al primo colpo di tosse, un sorrisone gli distende il volto. Le sue preghiere sono state ascoltate. Si è preparato per benino: ore passate a leccare i barattoli al supermercato e a fare la fila alle poste, molte sigarette, pochissimo sonno, occhi stropicciati.
La dispensa è piena. Lui è in poltrona. Mancherebbe solo un bambino a correre per casa. Sara stringe il grembiule. - Biscottino? Tè? Caffè? Torta salata? Focaccia?
— Forse è morta, dice Nina. Sono giorni che la vecchia del piano di sopra non si sente. Ma suo fratello non la ascolta. Ha la testa scombinata come la madre, che li ha chiusi in camera da giorni perché deve sterminare il virus.
Come è finito chiuso qui, con questa signora che dice di essere sua moglie che gli tampona il sudore alle tempie? Se solo riuscisse a mettere in ordine gli eventi… Eppure pensare è troppo faticoso.
Inizia ad avere freddo, con solo le mutande e un paio di manette ai polsi. Inchiodato al tubo dell’acqua della cantina del Condominio 19. Tre giorni, e pare una vita fa.
Un corriere non si ferma mai, nemmeno durante una pandemia. È un lavoro utile come il poliziotto o l’avvocato. La gente prende i pacchi, gli chiude la porta in faccia, ma lui è felice lo stesso.
È il peccato capitale per una badante straniera. E Svetlana ci è cascata in pieno. Si è affezionata a Wilma. Non la vede da tre giorni e si chiede se stia bene.