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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — diciassettesima puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa diciassettesima puntata sono: Tito Faraci, Elisa Talentino, Victor Cavazzoni, Paola Tartaglino e Juta Studio.

Tito Faraci

@titofaraci

È nato a Gallarate nel 1965. È uno dei più importanti sceneggiatori italiani di fumetti.
Ha creato storie per Topolino (Giorgio Cavazzano è stato — come usa dire lui stesso — il suo mentore), Dylan Dog, Tex, Diabolik, Magico Vento, tra gli altri, ed è stato uno dei primi scrittori italiani a lavorare anche per personaggi di fumetti americani come Spider-Man, Devil e Capitan America.
Per la Disney ha sceneggiato Novecento di Alessandro Baricco, dando al protagonista la fisionomia di Pippo. Per Feltrinelli ha pubblicato il romanzo La vita in generale (2015), la sceneggiatura dell’albo a fumetti Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri (con Sio; 2016; nuova edizione: 2018) e Il pesce di lana e altre storie abbastanza belle (alcune anche molto belle, non tante, solo alcune) di Maryjane J. Jayne (con Sio; 2018).

Dove vivi?

In un appartamento, al terzo piano, con tanta luce e con sotto un panettiere e una farmacia. Di questi tempi, una discreta fortuna.

Che lavoro fai?

Sono soprattutto uno sceneggiatore di fumetti, ma ho appena finito un romanzo che uscirà per Feltrinelli, e che ha per protagonista uno sceneggiatore di fumetti. Che però non sono io. E poi curo la collana Feltrinelli Comics.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Il mio lavoro di sceneggiatore prosegue praticamente come prima. Mi capitava di svolgerlo un po’ ovunque, portando il computer sempre con me, ma era piuttosto normale farlo a casa. Ho solo spostato un tavolo in una stanza della casa dove riesco a stare un po’ più isolato, anche perché la grande novità (per me, come per tanta gente) è l’uso massiccio di videoconferenze. Questo, in particolare, per il lavoro di curatore di collana.

Con chi sei in casa?

Con la mia famiglia. A parte mia figlia. Lei vive e lavora in un’altra città, ma ci sentiamo spesso. Più che prima.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Lavoro tantissimo. Scrivo, sto al telefono, scrivo, faccio videochiamate, scrivo, rispondo a mail su mail, scrivo e poi scrivo. Inoltre, ho ricominciato a suonare l’armonica a bocca e, sempre in campo musicale, sto scrivendo i testi per il prossimo disco di Giorgio Ciccarelli (ex Afterhours).

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sono una persona molto sociale e socievole. Nemmeno quando scrivevo, prima, mi capitava spesso di stare per i fatti miei. Adesso invece ho molto tempo per riflettere, da solo. Cerco di approfittarne in modo positivo. E poi, siccome mi piace cucinare, ogni giorno m’impegno su un piatto abbastanza complesso, con risultati discreti.

Qual è il posto che ti manca di più?

Un certo locale sui navigli, dove mi ritrovavo con tanti amici, anche colleghi o di ambienti creativi vicini al mio.
Nascevano tante idee. Ecco, mi mancano i miei amici, tanto. La loro vicinanza.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

In rete, si trovano tante buone dritte, anche di lettura: per esempio, seguendo #leggiamoacasa sui canali social di Feltrinelli e IBS. Fortunatamente, scovare qualcosa di valido da vedere sul televisore — o schermi vari — è facile.
Pure cose musicali: interi concerti. Un amico mi ha dato l’idea di mettermi ad ascoltare l’intera discografia di band o singoli musicisti che mi piacciono, in ordine rigorosamente cronologico, ma forse ci vuole troppo tempo, perfino per un periodo così.
Ho anche tantissimi dischi che ho ascoltato poco, oppure addirittura ancora incellophanati: sarà la volta buona.

Elisa Talentino

elisatalentino.it
@elisatalentino
facebook.com/elisa.talentino

È un’artista che lavora con illustrazione, grafica d’arte, pittura e animazione.
Tra le sue principali collaborazioni figurano The New York Times, The Washington Post, Goethe Institut, La Repubblica, La Stampa, Mondadori, Einaudi e Bompiani.
Le sue illustrazioni sono state selezionate dalla newyorkese Society of Illustrators, e ha vinto per due anni consecutivi (2017/2018) la Gold Medal nel concorso di illustrazione 3×3 Mag Professional Show di New York.
È specializzata in stampa d’arte: attraverso la tecnica della serigrafia realizza personalmente stampe con tecniche pittoriche e incisorie sperimentali.
Vive e lavora a Torino.

Dove vivi?

A Torino.

Che lavoro fai?

Sono prevalentemente un’illustratrice, ma lavoro anche nel mondo della stampa artigianale: nello specifico mi occupo di serigrafia e monotipia. Poi insegno tecniche di illustrazione presso lo IED di Torino.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Come impostazione solitaria del lavoro non è cambiato moltissimo; già da tempo disegnavo da casa e poi nei weekend mi muovevo in campagna in provincia di Torino dove ho il mio laboratorio di stampa in una vecchia cascina.

Quello che è cambiato ora è che non avendo più impegni cittadini come le lezioni a scuola o appuntamenti con clienti ho chiuso la mia minuscola casa in centro a Torino e sono rimasta a vivere in campagna, dove la quarantena è più clemente.
Questo ha dato un bello scossone alle mie abitudini; un po’ perché la casa in campagna non era propriamente attrezzata per viverci in maniera continuativa (fino a un mese fa era un laboratorio con un divano letto) un po’ perché dopo 18 anni sono tornata, seppur temporaneamente, a vivere nei luoghi in cui sono nata e cresciuta e da cui ero fuggita per andare all’università.

Con chi sei in casa?

Con il mio compagno e un gatto senza fisso proprietario in cortile, a cui ovviamente ci stiamo affezionando.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Il lavoro si è dilatato, vado avanti con i progetti in corso ma molto a rilento, quindi ho il tempo libero che sognavo da anni. Tra una commissione e l’altra mi dedico alla cura di questa casa che è stata disabitata per più di 40 anni: tinteggio, carteggio, taglio legna, pulisco. Insomma cerco di ridare vita a questo posto continuando l’operazione di recupero degli spazi che era iniziata un anno fa quando ho deciso di spostare qui il mio laboratorio di stampa.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Oggi ho comprato un glicine, lo desidero da tanto tempo, questa è una delle cose belle che mi ero ripromessa di fare.

Qual è il posto che ti manca di più?

In realtà in questo momento non vorrei essere in nessun altro posto che qui. Questo luogo racchiude passioni e desideri degli ultimi anni. Ci sono molte varietà di uccelli che a Torino mi limitavo a guardare in foto e che ora posso provare a riconoscere, è iniziata la primavera e i prati sono pieni di erbe spontanee da raccogliere per i risotti e le frittate, ci sono i pastori che portano le capre a pascolare nel prato davanti a casa e una stanza grande per fare yoga.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Un film che ho rivisto qualche sera fa e che è stato recentemente messo a disposizione per questo periodo gratuitamente su Vimeo è El lugar de las fresas. Si tratta di un documentario poetico che segue da vicino la vita di Lina, contadina da sempre, che ogni notte parte con il suo furgone diretta a Torino a Porta Palazzo, il mercato all’aperto più grande d’Europa.
Il film è diretto da Maite Vitoria Daneris, regista spagnola che ho avuto modo di conoscere negli anni in cui ha vissuto a Torino e a cui rinnovo il mio affetto e i miei complimenti.

Victor Cavazzoni

victorcavazzoni.com
@vcavazzoni

È nato e vive a Mantova.
Realizza illustrazioni editoriali e commerciali e ha collaborato con Smemoranda, Giunti, Fill Festival, Ponte alle Grazie, Baldini & Castoldi, Ikea , Alcantara.
Nel 2019 ha pubblicato, insieme a Fabio Veneri, Social Classici – 50 capolavori letterari ripensati al tempo degli smartphone per Edizioni Clichy.

Dove vivi?

Vivo a Mantova.

Che lavoro fai?

Sono un illustratore freelance, ma mi occupo anche di graphic e webdesign.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Apparentemente è cambiato pochissimo. Lavoro a casa già da anni, quindi non ho dovuto cambiare né adattarmi a niente. Ho scoperto però che il silenzio all’esterno ha cambiato il ritmo del lavoro e il mio studio è diventato per certi versi un ambiente nuovo, da riscoprire.

Con chi sei in casa?

Con la mia compagna.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Lavoro, disegno e cerco di rimanere informato, ma senza la smania delle prime settimane, inevitabile ma dannosa.
Stranamente guardo meno film e serie di quanto non facessi, in compenso leggo più di prima e sto pericolosamente intaccando la pila di libri “d’emergenza” accumulati negli ultimi anni.
In un impeto di salutismo ho anche rispolverato un’ellittica che era diventata un comodo appoggio per vestiti, ma ho sempre la sensazione di essere un criceto sulla ruota (ma in fondo so che è un alibi: sono solo pigro!)
E poi ovviamente ci sono le indispensabili videochat con amici e famiglia!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Questo senso di sospensione ha cristallizzato alcuni progetti che avevo iniziato, quindi ho deciso di accantonarli per un po’ e dedicarmi ad attività più “zen”, esercizi fini a loro stessi. Ultimamente inizio la giornata prendendomi del tempo per un po’ di disegno dal vero, utilizzando video o foto da internet come riferimento, mentre ascolto qualche audiolibro. È un’abitudine che vorrei portare avanti.

Qual è il posto che ti manca di più?

Tutti e nessuno in particolare. Mi manca soprattutto poter spaziare con lo sguardo: abitando al primo piano il mio orizzonte ormai è la casa di fronte, a pochi metri dalle mie finestre.
E mi mancano i giri in vespa.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Trovo che sia il momento perfetto per letture spaventose e fantastiche, per esorcizzare le paure del presente: tutto Stephen King e Richard Matheson, ma anche Jim Thompson e Edward Bunker.
Consiglio anche la bellissima iniziativa di Coconino, che ogni giorno mette online un fumetto. Sto scoprendo autori a cui forse non mi sarei avvicinato e che non vedo l’ora di recuperare, appena potremo tornare in libreria!

Paola Tartaglino

wemakeapair.com
@wemakeapair
@carapaucostante

Nata tra le colline astigiane nel 1982, racconta a tutti che gli anni del liceo sono stati bellissimi, ma che pure quelli dopo non sono stati male: ha vissuto gli ultimi 15 a Torino, dove ha studiato e lavorato come storico dell’arte contemporanea, nello studio di Giuseppe Penone. Nel frattempo ha iniziato a scrivere un blog che si chiama come una canzone dei Math And Physics Club e uno dal nome assurdo, dedicato ai viaggi zaini in spalla; nel 2015 ha iniziato a collaborare con CasaFacile e nel 2016 ha fondato hoppípolla – cultura indipendente per corrispondenza, progetto che però ha scelto di lasciare nell’estate 2019.
A inizio 2020 si è trasferita a Barcellona.

Dove vivi?

Mi sono trasferita a Barcellona da poco più di 2 mesi, prima vivevo a Torino.

Che lavoro fai?

Non ho ancora trovato una definizione precisa: attualmente sto facendo consulenza creativa a una casa editrice e sto progettando una serie di servizi su misura per gli illustratori.
Sto mettendo a frutto l’esperienza maturata in hoppípolla, progetto che ho fondato 3 anni fa e che ho scelto di lasciare la scorsa estate. Naturalmente è stata una scelta dolorosa, ma non mi guardo indietro: sgombrare la mente (e tornare ad avere un po’ di tempo libero) mi ha permesso di vedere le cose nella giusta prospettiva.

Ho capito che mi piace variare e collaborare con quante più realtà possibili: vado a caccia di news e curo di tanto in tanto progetti speciali per CasaFacile; scrivo testi per siti e e-commerce su commissione; faccio consulenza a artigiani e illustratori (e offro alcune ore gratuite attraverso il nuovo Brand Hub di Wave Market); ho anche trovato il tempo per dare una mano a Giulio Vesprini per un festival che ben conosci e che speriamo si terrà presto a Civitanova Marche, il Tabula Rasa | Visual Art Festival. Insomma, non ho ancora capito se il lavoro freelance fa per me, ma sono una persona paziente, ottimista e spesso fortunata, quindi so che quando è ora, l’occasione giusta arriva.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non è cambiato molto, a parte alcune commesse che sono state sospese: continuo a fare come negli ultimi mesi, cioè mi impongo di non lavorare dopo le 19 e nel weekend, così da avere tempo di qualità da dedicare ai miei affetti.

Con chi sei in casa?

Vivo con il mio compagno Marco, ingegnere informatico: è grazie al suo lavoro se abbiamo avuto l’opportunità di trasferirci qui a Barcellona!

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

La nostra fortuna è essere entrati nella nuova casa proprio due giorni prima del lockdown, quindi abbiamo avuto finora un bel da fare a montare mobili, aprire gli scatoloni del trasloco e progettare al meglio la zona giorno, che è quella in cui passiamo più tempo.
Lavoriamo allo stesso tavolo, sui lati opposti, abbiamo iniziato a fare yoga insieme e cuciniamo tantissimo: la convivenza per ora regge bene, direi!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sto finalmente strutturando una newsletter e cerco di dedicare tutti i giorni un po’ di tempo a imparare qualcosa che non so.

Qual è il posto che ti manca di più?

Vivo da troppo poco in questa città, quindi mi manca poterla esplorare, per scoprire posti nuovi e creare nuove abitudini, frequentare le persone che conosco e che vivono qui da qualche tempo, creare nuovi legami e amicizie.
Ma mi manca anche l’aeroporto perché è il luogo dove iniziano e finiscono i nostri viaggi, quelli zaino in spalla in giro per il mondo, ma anche quelli brevi, per poter riabbracciare famiglie e amici in Italia.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Sto raccogliendo in alcuni post sul blog le cose da fare, da leggere, i contenuti gratuiti e tutto quello che sono riuscita a trovare in questi giorni per coloro che condividono con me la passione per illustrazione e fumetto.
Le mie preferite sono quelle che aiutano a stimolare la creatività, ottime sia per chi è un po’ bloccato per colpa dell’ansia, sia per chi ha semplicemente voglia di sperimentare nuovi approcci e vedere se gli viene in mente qualche nuova bella idea: Giulia Sagramola ha lanciato, per gli iscritti al suo Patreon, un Drawing Club, mentre Keri Smith sta proponendo attività creative sul suo sito Exploration of the day.

Su un fronte completamente diverso, consiglio di dedicarsi a quel famoso decluttering di cui tanto si parla, io l’ho fatto da poco a causa del trasloco e l’ho trovato terapeutico. Proprio perché forzati a stare in casa, circondiamoci di libri e oggetti che hanno per noi un valore affettivo, che fanno affiorare bei ricordi, che ci fanno sognare il prossimo viaggio.
Possiamo mettere tutto il resto da parte, liberare spazio e poi, magari, organizzare un bello swap party con i vicini e gli amici, non appena questo periodo sarà finito.

Andrea Bettega e Alessandro Nicoli
(Juta Studio)

jutastudio.it
@jutastudio

Juta è uno studio che progetta e realizza artefatti comunicativi proponendo come principale linguaggio quello dell’illustrazione, attraverso cui esprimere al meglio ogni messaggio.
Tutto inizia a Vicenza nel 2015, e si consolida nell’incontro tra Andrea Bettega e Alessandro Nicoli, entrambi diplomati designer della comunicazione e amanti dell’illustrazione digitale.
Juta ha progettato e illustrato, tra gli altri, per: Iperborea, L’espresso, Accademia della Crusca, Il Corriere della Sera, Il Foglio, Regione del Veneto, Spidi, Fast Animals and Slow Kids, Woodworm Label.

Dove vivete?

Viviamo entrambi in provincia di Vicenza.

Che lavoro fate?

Abbiamo uno studio di design della comunicazione, progettiamo dalla A alla Z quello che serve per creare un’identità visiva per le aziende e i loro prodotti, ma a differenza di altri i nostri elaborati sono illustrati e li sforniamo noi in prima persona. Quindi da analisi e strategia, fino ai contenuti.
Lavoriamo molto volentieri anche con l’editoria per cui realizziamo illustrazioni e infografiche.

Oltre a questo mettiamo sempre a budget del tempo per progetti personali tutti i mesi dell’anno.
Non siamo monostile, ci piace imparare e sperimentare continuamente, ma abbiamo dei punti fermi: ci fa impazzire la cultura pop e tutto ciò che produciamo le strizza l’occhio.

Com’è cambiato il vostro lavoro da quando dovete svolgerlo da casa?

Manca il confronto assiduo e puntuale al quale ci eravamo abituati, in studio è un continuo ping pong di revisioni, raffronti, dialoghi, canzoni cantate all’unisono da una scrivania all’altra.
Ah, e ovviamente battute e discorsi demenziali… tra di noi siamo dei meme viventi e questo fa bene, anzi benissimo al nostro lavoro.
Poi manca la nostra libreria, da cui attingere per ricerche iconografiche che non prevedano le solite strade già battute sul web.

Con chi siete in casa?

Con la famiglia e un sacco di farina e lievito per fare la pizza da bravi italiani.

Cosa fate in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Cerchiamo di tenerci informati il più possibile e di immaginare possibili strategie lavorative di adattamento per la società che ci aspetta domani.
Questo evento globale cambierà tantissime cose ed è necessario giorno per giorno cercare di comprendere quali evoluzioni sarà utile compiere.

Oltre a questo i servizi di streaming, i libri e i videogames sono diventati ancor di più i nostri passaporti per staccare un attimo la mente dalla realtà e farla viaggiare in mondi dove non vige il coprifuoco.

State usando o avete pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevate avuto modo o tempo di fare?

Il tempo giornaliero per imparare cose nuove è aumentato moltissimo, quindi disegniamo tanto, partecipiamo a concorsi interessanti, creiamo buone immagini per i nostri canali social che si sa, non sono mai abbastanza.

Abbiamo anche avviato un progettino proprio nei primissimi giorni di quarantena che si chiama safe at casetta, abbiamo chiesto ai nostri follower di indicarci una loro grande passione e l’abbiamo trasformata nell’architettura illustrata di una casa fiabesca, perché si sa, casa non è solo un luogo fisico, ma tutto ciò che ci fa stare bene e ci definisce come individui.

Qual è il posto che vi manca di più?

Ad Andrea mancano le montagne, i sentieri sulle Dolomiti dove va a fare trekking ogni weekend libero: paesaggi sconfinati, aria pulita, fatica sana e contatto con la natura che pulisce la mente.

Ad Alessandro invece manca poter essere libero di uscire, di passeggiare con spensieratezza per le vie del centro, gli aperitivi con gli amici le serate al cinema.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Andrea: riguardate o rileggete le storie che più amate, magari delle lunghe saghe che vi immergano fino ai capelli in un mondo ben descritto nei dettagli… è qualcosa di confortante, come guardare Star Wars o Il Signore Degli Anelli nel periodo di Natale, un balsamo per l’anima in questo periodo in cui servono certezze.
Per qualcosa di nuovo e inusuale invece, consiglio il live al Madison Square Garden dei Vulfpeck su Youtube: un’esperienza diversa da tutti i concerti che abbiate mai potuto vedere finora, provare per credere.

Alessandro: Di recente Netfilx ha aggiunto un sacco di film dello Studio Ghibli quindi perché non
approfittarne?
Io personalmente mi sto sfondando di anime e videogames. Vi posso consigliare Detroit Become Human e Red Dead Redemption II, esempi di come a volte il limite fra videogioco e cinema sia molto labile.

In copertina: “Children of Mormon farmer playing marbles in the living room. Santa Clara, Utah”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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