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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — quinta puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa quinta puntata sono: Silvia Vecchini, Mauro Bellei, Francesca Zoboli, Adelio Reghezza e Sabrina Ramacci.

Silvia Vecchini

@silvia_vecchini

Perugia, 1975, scrittrice e poetessa, laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’opera poetica di Primo Levi, ha conseguito il Diploma di Alta Specializzazione in Scienze Religiose con una tesi sull’albo illustrato e la dimensione interiore dei bambini in seguito pubblicata da Topipittori con il titolo Una frescura al centro del petto. L’albo illustrato nella crescita e nella vita interiore dei bambini.
Delle sue poesie ancora inedite ha scritto Erri De Luca in Alzaia (Feltrinelli, 1997).
Nel 1999 ha pubblicato Diverse fedeltà (Guerra edizioni) che ha vinto il premio Diego Valeri come opera prima.
Dal 2000 scrive per bambini e ragazzi. Molti dei suoi libri sono stati tradotti all’estero.
Per la casa editrice Topipittori ha pubblicato le tre raccolte di poesia Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno (2014) In mezzo alla fiaba (2015) Acerbo sarai tu (2019).
Nel 2015 ha pubblicato Potature (Officina della narrazione) e realizzato il progetto Disegni DiVersi insieme al fumettista Sualzo per la trasmissione Caterpillar (Rai radio 2).
Un percorso a quattro mani con Marina Marcolin su poesia e disegno è stato al centro della sezione Planetarium della Mostra di illustrazione di Sarmede (2014).
Al suo lavoro di scrittura è stata dedicata la mostra Poesia di ogni cosa intorno a cura di Libri Fatti a Mano a Pieve Santo Stefano (Arezzo, 2019).
Tiene laboratori di poesia per bambini e ragazzi, conduce gruppi di scrittura dedicati agli adulti.
Tra i riconoscimenti: Premio Boscarato 2012, Orbil Balloon 2013, Selezione Bancarellino 2015, Tapirulan 2015, Gianni Rodari 2017, Attilio Micheluzzi 2018.

Dove vivi?

In Umbria, in un piccolo paesino in riva al lago Trasimeno che si chiama San Feliciano.

Che lavoro fai?

Scrivo libri, poesie, fumetti per ragazzi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non posso più fare incontri nelle scuole, librerie, biblioteche. Né laboratori di scrittura o presentazioni e letture. Resta la parte del lavoro solitario. Dunque provo a concentrarmi. Ma non è facile.
Da una parte serve molta disciplina (come e più di sempre), dall’altra molta elasticità perché la condizione attuale lo richiede a tutti.

Con chi sei in casa?

Con i miei figli (Beatrice di 20 anni al suo primo anno di università, Giovanni di 17 al terzo anno di liceo e Teresa di 12 in seconda media) e mio marito Antonio Vincenti (Sualzo) disegnatore e fumettista. Da qualche giorno sono partite per tutti le lezioni on line, con varie modalità e su varie piattaforme. Abbiamo varie postazioni. Tre da studenti e una da docente. Studiano tutti più ore al giorno. Io mi sposto con un portatile dove trovo un angolo libero.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Ho consegnato un articolo per un blog, rivisto un libro in uscita e terminato di scrivere il soggetto di un nuovo fumetto. Poi ho risposto a mille mail in cui venivano disdetti, posticipati o riprogrammati incontri ed eventi. Ho sentito amici per telefono, in videochiamata e con messaggi per accertarmi che stessero bene.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sto provando a rimettere in sesto una vecchia macchina da scrivere, una Underwood comprata in un mercatino dell’antiquariato nel 1994. Mi diverto a fare collages e a scrivere con le forbici.
Ma più di tutto leggo. Anche se è un leggere diverso. Mi sembra di somigliare ai delfini che dormono con un occhio aperto e metà cervello sveglio perché solo uno dei due emisferi perde coscienza. Ecco, in questi giorni la mia lettura è così. Non riesco sempre a sprofondare. Ci sono riuscita con due libri di Miriam Toews che mi hanno tenuto un’ottima compagnia: La mia estate fortunata e Un complicato atto di amore. Ora, consigliato da un’amica speciale, sto leggendo Il battello bianco di Tschingis Aitmatov.

Qual è il posto che ti manca di più?

Le librerie e tutti gli spazi e le occasioni in cui ci si incontra per parlare di libri o per scrivere insieme. Scrivo per avere la possibilità di condividere e continuare a imparare cose nuove. Il contatto con le persone, adulti ragazzi bambini, è insostituibile.

Mi mancano i luoghi e spazi quotidiani. E mi manca sapere i figli in giro, con i loro amici e compagni.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

È molto difficile dare consigli in generale. Non credo di esserne capace. È un tempo strano e, più che essere tirati a destra e sinistra da proposte, potrebbe essere utile approfondire i propri particolari interessi. Per quello che mi riguarda, girano attorno alla poesia. È stato molto, molto piacevole leggere ad esempio Nulla di ordinario, il libro di Michał Rusinek, segretario di Wisława Szymborska.

Ho ascoltato le puntate di Gettoni di poesia su Radio 3. Sto leggendo Amelia Rosselli che mi ha sempre attratto e al tempo stesso intimorito. Ho pensato che poteva essere il momento giusto. Ho visto il film Antonia. di Ferdinando Cito Filmarino e prodotto da Luca Guadagnino, su Antonia Pozzi.

Per stare insieme invece la sera vediamo un film. Ad esempio in questi ultimi giorni Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson e Io e Annie di Woody Allen.
Ora inizieremo anche a tirar fuori i nostri giochi da tavolo preferiti come Dixit, Concept, Creationary. È chiaro che non è una gara di velocità ma una maratona. Per questo cerchiamo di non bruciare tutte le risorse in una volta.

Per tirare su il morale e rafforzare i legami familiari, da noi funziona anche cucinare insieme. Ci ha dato soddisfazione anche smontare, praticamente a mani nude, un casottino nel giardino che dovevamo buttare giù da tempo. Ora sto cercando di portare tutti nella mia direzione e cioè: mettere in ordine il seminterrato dove ci sono venti anni di giochi, libri scolastici, vestiti. Loro, studio a parte, propendono per non fare niente. Vedremo ci vincerà.
Ma devo dire che il fare niente dei figli è molto creativo e dunque forse vinceranno loro. Beatrice si è data alla fotografia in bianco e nero su pellicola sviluppando in un laboratorio (finché è stato possibile, ora scatta soltanto), Giovanni ha programmato e messo on line un gioco per cellulari. Teresa, che è sempre in movimento, si allena in casa e fa brevi tutorial sul suo sport preferito, la ginnastica ritmica.

Mauro Bellei

occhiolino.eu
@occhiolino.maurobellei

Ha iniziato la sua attività come scenografo per il teatro. Alcune sue opere sono state recensite su riviste di design e architettura, come Domus, Abitare e Modo. Una sintetica raccolta dei suoi lavori che intreccia architettura, scenografia e design, si trova ne Il progetto dello scoiattolo (Corraini, Mantova 2011).
I suoi libri sono raccolti in Un altro libro (Corraini, Mantova 2016). I suoi giochi didattici sono visibili in Accipicchiadesign (Unoquasidue, Bologna 2013) o su accipicchiadesign.it.
Tra le sue pubblicazioni La linea che unisce (Fatatrac, Bologna 2017). Tra i libri d’artista Lavorando di lapis (Le Magnifiche Editrici, Bologna 2012), Cent mille petits points (Les Trois Ourses, Parigi 2012), Guarda che sassi (Arts&Crafts, Mantova 2015).

Dove vivi?

Bologna.

Che lavoro fai?

Architetto, con incursioni in settori diversi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non è cambiato, il mio studio è sopra all’abitazione. (Però da circa 20 giorni ho un doloroso male alla schiena che non mi fa stare diritto.)

Con chi sei in casa?

Con Enrica, la mia compagna, che ha già detto che non mi sopporta più.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Continuo a lavorare a singhiozzo perché non riesco a stare seduto per molto tempo.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Ironicamente si potrebbe dire: «Finalmente un po’ di privacy!»
Per me, che uso poco i social, è un periodo di super isolamento.

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi manca già il parco della Montagnola, dove vado di solito in solitaria a fare la mia passeggiata pomeridiana da pensionato.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Mi dispiace che abbiano chiuso anche le librerie, ma non si poteva fare diversamente. Sto leggendo Patria di Aramburu, un libro non solo bello ma credo anche necessario; Che cos’è la pittura? di Julian Bell, un libro che non so se finirò; La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl, che ogni tanto rileggo.

Francesca Zoboli

francescazoboli.com

Si è diplomata in pittura all’Accademia di Belle arti di Milano, e in visual design alla Scuola Politecnica di Design.
Si occupa dal 1990 di decorazione di interni, progettando e realizzando interventi in spazi pubblici e privati, (come i pannelli decorativi realizzati per il concept store di Kenzo, a Parigi).
Dal 2013 è designer di wallpaper per l’azienda Wall&decò.
Parallelamente svolge un percorso di ricerca pittorica che l’ha portata a esporre i suoi lavori in diverse occasioni in Italia e all’estero.
A queste due attività affianca da alcuni anni anche la progettazione e illustrazione di libri: per la casa editrice Topipittori ha illustrato e diversi libri fra cui Dame e cavalieri, che è stato inserito, tra i White Ravens 2013 (scelta internazionale dei migliori libri per bambini) meritando inoltre una Menzione d’onore per la sezione non-fiction al Bologna Ragazzi Award.
Ha progettato e illustrato anche due libri per la casa editrice La Grand Illusion.
Nel 2017 ha vinto il premio di miglior libro d’artista con Piccolo circo per il concorso nazionale Tocca a te che consiste in progetti per bambini non vedenti e ipovedenti.
A partire dai suoi libri e lavori sviluppa workshop per bambini e adulti.
Insegna tecniche pittoriche presso IED di Torino e Raffles Milano.

Dove vivi?

Vivo a Milano, da cui cerco spesso di scappare, non necessariamente lontano, basta che ci sia un bosco nei paraggi.

Che lavoro fai?

Il mio lavoro è multiforme, ho iniziato come decoratrice di interni parecchi anni fa, per poi dedicarmi alla pittura, attraverso cui si è aperto un nuovo immaginario che mi ha portato a trasformare completamente il mio lavoro di decoratrice.
Adesso oltre a progettare wallpaper per l’azienda Wall&decò, continuo a dipingere e a proporre nell’ambito dell’arredamento wallpaper dipinti a mano e studiati per ambienti specifici. Mi sono quindi spesso confrontata con superfici di ragguardevoli dimensioni ma da alcuni anni ho scoperto il fascino di lavorare in piccolo, progettando e illustrando libri per case editrici come Topipittori e La Grande Illusion o dedicandomi alla progettazione di libri d’artista e di autoproduzioni.
Infine, recentemente ho una consistente attività di workshop e insegnamento (presso IED di Torino e Raffles Milano). Il bello è che tutte queste attività si riversano di continuo una nell’altra, generando sempre nuovi progetti.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Sono abituata a lavorare da sola, ho la fortuna di avere un mio studio che oltretutto si affaccia su un giardino ora in piena esplosione primaverile. Lo raggiungo da casa in bicicletta in dieci minuti, quindi niente contatti! Ma i vari workshop in programma sono saltati tutti.
Ieri ho svolto la mia prima lezione on line alla Raffles, è andato tutto piuttosto bene, due ore intense per me, e spero anche per i 20 studenti sconosciuti al di là del monitor!

Con chi sei in casa?

Sono in casa con mio marito (Guido Scarabottolo), circondata da molte piante che godono delle mie attenzioni e fino a poche settimane fa anche da una vecchia gatta, (che ahimè ci ha lasciato).

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Quando sono a casa leggo, navigo su internet, telefono ad amici e alla sera cerco qualche film decente su Raiplay, Rai 5, ripongo speranze future nello streaming della Cineteca Italiana.

Mi trovo a pensare come affascinanti questi spazi vuoti e tempi estesi che si sono improvvisamente aperti davanti davanti a noi, non ostante la gravità e drammaticità della situazione in cui siamo tutti coinvolti.
Sento molto vicina la poesia di Mariangela Gualtieri Nove marzo duemilaventi che sta circolando in internet in questi giorni.
La nostra società dovrebbe approfittare di questa grande frenata per intraprendere un vero cambiamento di rotta.

Da oggi ispirata dal libro di Xavier de Maistre, Il giro della stanza, mi divertirò a soffermarmi sui vari oggetti sparsi per la mia casa, (chi vuole mi segua su Facebook).

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Certamente, sto lavorando a un progetto visivo nato da Quaderno cromatico 2 e che vorrei sviluppare con processi di stampa artigianale.
Inoltre cerco di fare ordine nel mio computer!

Qual è il posto che ti manca di più?

La cosa che mi manca di più è di non potere raggiungere il famoso bosco!
Mai come adesso, capisco di cosa è fatta una città come Milano e del significato di abitarci, sarà molto bello quando potremo tornare a una quotidianità che davamo per scontata.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Sono una gran ascoltatrice di Radio 3 che è sempre un’ottima compagnia, ma vedo che in questi giorni la rete pullula di iniziative online, penso che ognuno possa trovare qualcosa di interessante, ma — devo essere sincera? — io colgo l’occasione per accogliere il silenzio, anche la noia volendo!

Adelio Reghezza

@helloadelio

Adelio Reghezza ha lasciato il soleggiato Ponente ligure per trasferirsi a Milano e iniziare la sua avventura nel mondo dell’editoria. Dopo una serie di peripezie è approdato a L’ippocampo, dove dal 2016 ricopre il ruolo di responsabile ufficio stampa.

Dove vivi?

Vivo a Milano e faccio parte di coloro che, potendo, non ha abbandonato la nave per rimanere vicino alla propria città in un momento critico come questo.

Che lavoro fai?

Lavoro come responsabile ufficio stampa ed eventi per L’ippocampo Edizioni che, come altre case editrici, si sta facendo in quattro per non far mancare ai suoi librai e ai suoi lettori la sua più totale vicinanza.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Sicuramente lo smart working di questi giorni è percepito diversamente rispetto allo smart working che normalmente mi capita di svolgere, in quanto sono un po’ diverse le ragioni per cui si è a casa. Tuttavia questa nuova condizione, imposta dall’alto per il bene pubblico, ha anche degli aspetti positivi. Sicuramente mi tiene attivo in questo periodo e mi permette di rimanere in contatto virtuale con i colleghi (che mi mancano immensamente) e con le altre persone con cui lavoro.
In generale, stando a casa, è per me più semplice concentrarmi su alcune cose senza troppe distrazioni. Se lo chiamano “smart” un motivo ci sarà pure!

Con chi sei in casa?

Purtroppo vivo da solo ma sono circondato dall’affetto proveniente dagli amici e dalle persone speciali, il conforto dei libri e in ultimo anche da quello datomi dal cibo (che finalmente riesco a prepararmi ogni giorno!).

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Oltre al lavoro, alla cucina e alla lettura, sto passando gran parte del tempo a mia disposizione per telefonare senza sosta a conoscenti e colleghi, specie quelli che vivono soli o che stanno subendo i colpi maggiori a causa della sospensione delle attività culturali e non solo. Penso agli attori, registi e artisti ma anche ai colleghi freelance che stanno vedendo precipitare di colpo le proprie entrate e se la passano molto peggio di me.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

In settimana il mio ritmo continua a mantenersi tutto sommato regolare, per cui è difficile inserire attività extra, al netto di quelle citate. Inizierò però a brevissimo un corso gratuito in e-learning consigliatomi dagli amici del consolato giapponese a Milano dove potrò rinfrescare la mia ormai reminiscenza di lingua giapponese (per chi volesse si può informare scrivendo a info@asianstudiesgroup.net, hanno anche corsi di cinese e coreano).
In aggiunta credo che mi dedicherò alla cura del mio corpo (meglio tardi che mai!), e cercherò di far resuscitare le sparute piante sul mio balcone.

Qual è il posto che ti manca di più?

Beh… Un po’ l’ufficio, perché recarmici era segno di quotidianità e normalità oltre al fatto che mi manca lavorare fianco a fianco con gli altri Ippocampi. Al secondo posto la mia libreria di fiducia, la Libreria Noi, e la sua libraia un po’ matta che in questi giorni sta facendo un ottimo servizio di consegne a domicilio (ciao Alice!). E infine la mia città in generale, le strade piene e la vita, Milano, che sarà bellissimo rivedere in piedi tra qualche tempo più forte e coraggiosa di prima, magari meno individualista e più altruista.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Bastava chiedere! Occorre sfruttare questo periodo per diventare persone (ancora) migliori! Come libri ve consiglio uno nostro appena sfornato da pochi giorni e che sto promuovendo proprio ora: Storia degli alberi (L’ippocampo). Gli alberi saranno sempre la nostra consolazione e la nostra salvezza, è inutile girarci intorno.

Ne sto approfittando inoltre per prendere in mano romanzi acquistati in preda all’entusiasmo, regalati o consigliatimi da qualcuno e che mi vergogno di non aver letto prima, ad esempio: La ragazza dai capelli strani, raccolta di racconti di David Foster Wallace (Minimum Fax), che mi sta tenendo incollato grazie allo stile incredibile e flamboyant dell’autore; oppure Anima di Wajdi Mouawad (Fazi Editore), il racconto di un femminicidio efferatissimo che irrompe in un matrimonio felice, filtrato attraverso gli occhi e i sensi degli animali che assistono alla vicenda. Mai letto nulla del genere.

Nel mio ordine a domicilio, in pieno stile #restoacasa, proveniente dalla libreria di quartiere mi sono arrivati invece: Marie Curie. Nel paese della scienza un albo made in Orecchio Acerbo a cura di Irène Cohen-Janca e Claudia Palmarucci e per finire un libricino di poesie di Fernanda Woodman edito dalla minuscola ma grandissima Sartoria Utopia.

Per le visioni aspetto con ansia la riapertura dei cinema, nel mentre proverò ad accontentarmi di qualche cosa reperita qua e là sulle piattaforme di streaming.
Le attività, in ultimo, sono potenzialmente infinite, quando tutto questo finirà avremo l’impressione di non aver fatto tutto quello che avremmo voluto o potuto. Tuttavia anche poltrire è un’attività raccomandatissima. Non sentitevi in colpa per esservelo concesso!

Sabrina Ramacci

RAMI
@Rescued Archive Memories Initiative
@sasarami70

Mi occupo di comunicazione, giornalista e grafologa, tanto tempo fa mi sono laureata in Storia e Critica del Cinema e specializzata in Arte Contemporanea.
Per Newton Compton ho pubblicato: Hollywood criminale (coautore Diego Giuliani), 1001 cose da vedere a Roma almeno una volta nella vita, 101 personaggi che hanno fatto grande Roma e Italia giallo e nera (coautore Emanuele Boccianti).
Quando riesco e sempre con grande gioia scrivo per Frizzifrizzi.
Soprattutto sono ideatrice e curatrice del progetto RAMI Rescued Archive Memories Initiative, un progetto multi-disciplinare che esplora il modo in cui vediamo il passato attraverso l’arte. Lettere, liste, cartoline, fotografie e molti altri materiali vengono trasformati in fanzine e artwork che offrono scorci sulle nostre memorie e su momenti di intimità rielaborati attraverso il concetto di hauntology. RAMI si occupa anche di trascrivere diari di famiglia creando mini-libri cartacei e organizza workshop sull’importanza della scrittura a mano.

Dove vivi?

GRA, Roma, Roma Est, Torpignattara.

Che lavoro fai?

Da una parte c’è il progetto RAMI, il mio lavoro di ricerca artistica sulla memoria. Totalizza la mia vita. È il mio centro. Dall’altra ci sono i lavori da consulente freelance: copy, social media e grafica, principalmente.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Lavoro in casa dal 2007, mai e poi mai cambierei questa condizione: home office, sweet office! Quindi sono allenata, bisogna esserlo. Altrimenti si cede alla pigrizia, all’indolenza. È chiaro che questo momento è difficile anche per noi amanti della vita casalinga, molto. È una condizione estrema, una costrizione su cui incide il clima di incertezza e sospensione, la paura ci getta nello sconforto. A questo dobbiamo fare opposizione, resistere. Non lasciandoci andare, mangiamo a orari regolari e rispettiamo il più possibile i ritmi di veglia e sonno. Insomma, in casa è importante fare piccoli passi, imparare a organizzare il proprio tempo in base ai propri piaceri e ai propri impegni.

Purtroppo, come molti freelance, anche io ho perso diversi lavori in queste settimane, quindi la mia routine è un po’ cambiata. O meglio sta cambiando, da un lato è diminuito il lavoro, dall’altro siamo dentro una situazione che evolve velocemente, così come le nostre emozioni rispetto a quello che stiamo vivendo. Dopo l’incredulità, c’è stata depressione e ansia, adesso stiamo iniziando a elaborare, ad accettare questa situazione ma credo che — per tutti — gli stati d’animo cambino rapidamente. Siamo intermittenti, stiamo ridiscutendo i nostri equilibri emotivi ma possiamo farcela. Questo percorso vorrei provare a raccontarlo con la mia arte, con RAMI sto sperimentando alcune narrazioni visive ma non ho idea di dove approderò.

Con chi sei in casa?

Annie Oz, Quella per gli amici. Spirito guida dal 2006. La mia gatta persiana. Senza di lei sarei persa, noi gattare siamo fortunate, prova a chiedere ad Antonia Caruso di Edizioni Minoritarie
Certo, c’è anche il mio Super Io, un rompicoglioni che non hai idea ma lo amo così com’è. Al momento però è più depresso di me perché ha perso il controllo di tutto, quindi ne sto approfittando. Gli faccio anche lavare i piatti! Scherzare, per non soffocare nell’alienazione. Questo può essere un buon momento per lavorare su noi stessi, diciamo che l’imponderabilità di questa situazione potrebbe rivoluzionare i nostri schemi mentali.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

La cosa più importante è seguire una serie di riti: colazione, musica, le chiacchiere con Quella. Casa nostra è un po’ una locanda, un approdo, poi è il quartier generale delle Sventurate, ovvero tanti amici romani e pezzi di cuore che vivono in altre città italiane ed europee. Con tutti loro mi sento costantemente, più del solito. Ci teniamo aggiornati, ci coccoliamo e cerchiamo la leggerezza, per quanto possibile. In effetti qua e là manifestiamo cenni di isteria, ma del resto chi l’avrebbe mai immaginato che saremmo finiti dentro un film apocalittico di serie Z? Ecco sì i film, tanti film e serie, poi disegno, leggo, faccio pilates, cucino. Sì, ovvio che ho fatto scorta di vino. E di tonno e crocchette per Quella.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

In realtà le cose di sempre. Il punto è che faccio più fatica a dedicarmi a quello che normalmente adoro fare, a concentrarmi. E lo dico perché immagino sia un problema condiviso, quindi credo che dovremmo scoprire nuovi interessi per mettere in moto un nuovo desiderio, una pulsione verso qualcosa che ci aiuti a contrastare l’ansia e il senso di angoscia che oggi ci pervade. Comunque sì, sto lavorando a una nuova fanzine di RAMI e anche a una serie di tavole ispirate a questo momento, poi con Carolina Farina abbiamo nuovi progetti su cui ci stiamo confrontiamo a distanza. È strano perché in genere lavoro con la memoria del Novecento e adesso sento che dovrei lavorare con la memoria di due giorni fa, di questo presente, questa potrebbe essere — appunto — una nuova pulsione.

Qual è il posto che ti manca di più?

Le strade di Roma, dal centro a Torpignattara. I posti sono tanti. Ecco, mi mancano i posti con i miei amici. Qualsiasi posto, da Trastevere al baretto sotto casa.
Oggi ho sentito una delle mie più care amiche. Lei, come me, passa tantissimo tempo in casa, a un certo punto mi dice: «E chi l’avrebbe mai detto che saremmo diventate un modello di vita per tutto il pianeta!». Ecco, no, non vogliamo esserlo. Ma adesso state a casa. Personalmente mi sono convinta dopo aver sentito al telefono un caro amico medico, un fratello, che in questo momento lavora in un Pronto Soccorso lombardo. Ecco, sì, adesso stiamo a casa. Poi usciremo tutti, anche io e quella sociopatica di Francesca.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Qui si apre un mondo. Il supporto collettivo è incredibile e in questo momento in rete si trova di tutto.
Anche cose che magari c’erano già prima ma di cui non avevo idea, comunque mille spunti per non annoiarsi mai.

A questo link , ad esempio, ci sono belle lezioni di storia dell’arte, poi audio libri, soprattutto per ascoltare i classici; potremmo leggere finalmente quei tomi importanti che ogni ci diciamo di leggere in estate. Ammettiamolo: questo è il momento per Delitto e Castigo! Nel mio caso so che è il momento perfetto per fare il cambio dell’armadio, imparare a usare meglio la tavoletta grafica, sistemare il sito di RAMI, ripassare tutta la discografia di Nick Cave e ascoltare in loop il nuovo disco di Teho Teardo (Ellipses dans l’harmonie). Oppure fare cose improbabili come mettersi a cercare tutti i segnalibri abbandonati dentro libri mai finiti di leggere, riguardare le foto stampate o stampare quelle che sono nel cellulare da anni, soprattutto fare una gara di castelli di carta con gli amici. Ecco questa è una bella idea, oggi la propongo alle Sventurate, vediamo cosa mi rispondono. Si esalteranno.
Adesso abbiamo il respiro corto, ma ce la faremo.

In copertina: “Living room in project home, Lake Dick, Arkansas”, di Lee Russell, 1938 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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