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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — prima puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa prima puntata sono: Daniele Desperati, Sara Stefanini, Emanuele Rosso, Letizia Iannaccone e Matteo Moretti.

Daniele Desperati

@despe____

Art director e graphic designer indipendente. Lavora in diversi ambiti della comunicazione e collabora con brand e agenzie allo sviluppo di progetti e contenuti creativi. È stato il co-fondatore di Isoì.
Il suo ultimo progetto: Milano Bandiere è stato presentato a Milano, presso Assab One, a marzo 2019.

Dove vivi?

Vivo a Milano, al sesto piano di un condominio verde vicino al Parco Lambro.

Che lavoro fai?

Sono un graphic designer, anche se negli ultimi anni il mio ruolo si è spostato verso quello di art director e di autore di contenuti creativi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Ho scelto di lavorare in modo flessibile con qualche mese di anticipo sul virus. Tuttavia in una situazione normale questo comporta continui spostamenti: appuntamenti, riunioni e sessioni di lavoro di vario tipo. Oggi invece anche tutto questo avviene in casa. Si rimane in stretto contatto con clienti e i team dei vari progetti, ma ci sentiamo moltissimo anche tra amici/colleghi per consigliarci un film, un documentario, scherzarci su.
Personalmente ho ritrovato una concentrazione che, così intensa, mi mancava dai tempi dello studio. Spero di portarmela dietro anche in tempi migliori.

Con chi sei in casa?

Vivo da solo e in questi giorni non è facile. Per superare un po’ la solitudine tra pochissimi amici, tutti rispettando le regole, cerchiamo di passare per un saluto, un caffè, capire come sta andando e per lavorare un paio d’ore insieme.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Lo ammetto: mi sveglio e spero che piova. Renderebbe tutto più semplice. Ma quasi sempre c’è il sole. Non sono mai stato una persona particolarmente casalinga e queste restrizioni per me sono qualcosa di enorme da accettare. Come prima cosa cerco quindi di trovare la calma e di fare un piano della giornata.
Spesso il lavoro è intenso fino a metà pomeriggio — email, riunioni online, tantissimi wetransfer. Pranzo tardissimo. Poi piano piano i ritmi iniziano a rallentare e si aprono finestre di tempo sempre più ampie. Forse ci siamo accorti che il destino dell’umanità dipende da cose molto più grandi di una deadline.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Questo strano periodo coincide per me con uno periodo già di per sé molto strano. Quindi qui siamo allo strano periodo elevato al cubo. Comunque sì — a livello professionale sto esplorando nuovi percorsi che da troppo tempo mi affascinavano ma che avevo tenuto in standby. Volendo, da questo punto di vista e con tutti i disclaimer del caso, potremmo interpretare questo momento come una grande occasione.
E ho anche montato delle mensole.

Qual è il posto che ti manca di più?

Fortunatamente la mia famiglia è relativamente vicina, anche se da qualche settimana non ci vediamo. Anche gli amici sono qui. Quindi a conti fatti mi è andata bene — non ho vissuto grandi separazioni.
Detto questo mi manca una birra bevuta al bancone del pub.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Mai come oggi abbiamo a disposizione tantissime cose da vedere / leggere / guardare / ascoltare. Di seguito un po’ delle cose che ho fatto nei giorni scorsi.

• guardare Enzo Jannacci che gira per Milano con i pattini nel video di Silvano;
• immaginare l’amico troppo secco di Lucio Corsi che con il vento volava;
• leggere fumetti (Jimmy Corrigan, il ragazzo più in gamba sulla terra di Chris Ware);
• spararsi tanti documentari: American Factory (Netflix), Gianni Rodari, il profeta della fantasia (Raiplay), My Buddha is Punk (Amazon prime video), e a proposito di Cina Chung Kuo, Cina, in cui Michelangelo Antonioni racconta la Cina al culmine della rivoluzione culturale (Raiplay);
• girare in motocicletta sulla circonvallazione deserta a notte tarda;
• creare playlist a tema su Spotify;
• guardare su Rai Teche vecchi programmi e immaginarsi la propria nonna che trent’anni prima li guardava seduta in cucina;
• guardarsi tanti Tiny desk concert sul canale Youtube di NPR;
• esercitarsi con la chitarra.

Sara Stefanini

sarastefanini.com
@sarinastefanini
@controverso.dizionario

Nata in Svizzera, classe 1982, lavora come graphic designer e illustratrice freelance per magazine e case editrici italiane.
È stata selezionata per il catalogo e la mostra del concorso internazionale Ilustrarte del 2016 e per il catalogo e la mostra del concorso internazionale Bologna Children fair 2020.
È anche autrice del progetto Controverso, un dizionario illustrato sul potere delle parole.

Dove vivi?

Vivo a Milano.

Che lavoro fai?

Mi occupo di Graphic Design e Illustrazione.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Lo smart working faceva già parte del mio vivere quotidiano almeno per il 50% del tempo, dunque direi che per la gestione del lavoro non è cambiato granché, ma in realtà è cambiato tutto.

Con chi sei in casa?

Con Ettorino, il mio bassotto.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Lavoro, mi alleno, ascolto musica (tanta, tantissima) leggo e disegno molto.
Ho una famiglia di amici con cui stiamo organizzando aperitivi e chiacchiere su skype, stiamo diversamente vicini.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sto sfruttando il tempo per finire progetti personali, scrivere e per fare un po’ di ricerca. Ma visto che passerà un bel po’ di tempo prima di tornare alla normalità, con molta probabilità dipingerò casa, sposterò i mobili, scatenerò la massaia che è in me. Acari tremate.

Qual è il posto che ti manca di più?

La mia palestra di discipline aeree. Mi manca disperatamente volteggiare.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Posso consigliare i libri che sto leggendo ora: Il libro degli chakra, il sistema dei chakra e la psicologia di Anodea Judith e L’oceano di mezzo di Federico Rampini con i bellissimi acquarelli di Nicola Magrin.

Emanuele Rosso

emanuelerosso.com
@ehiuomo

Udine, 1982, è un autore di fumetti, operatore culturale e organizzatore di eventi.
Ha pubblicato GOAT (Coconino Press – Fandango, 2019), Bassilla (Coconino Press – Fandango e MIBACT, 2019), Limoni. Cronache di quotidiane resistenze sentimentali (Coconino Press – Fandango, 2017), e Passato, prossimo (Tunué, 2013).
I suoi lavori sono apparsi anche su Internazionale, La Stampa, Becco Giallo, NDA Press e GQ Italia.
Dal 2007 collabora con Hamelin, associazione culturale bolognese che si occupa di promozione della lettura, illustrazione e fumetto, e fa parte dello staff organizzativo di BilBOlbul. Festival internazionale di fumetto.
Dal 2019 vive e lavora a Torino.

Dove vivi?

Vivo, da poco più di un anno, a Torino.

Che lavoro fai?

Non ne sono sempre sicuro. Più di tutto scrivo e disegno fumetti, organizzo e curo eventi culturali.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non molto, considerato che la mia casa è anche il mio luogo di lavoro. Ho però dovuto rinunciare a qualche riunione e appuntamento che avrei dovuto tenere in luoghi aperti al pubblico.

Con chi sei in casa?

Da solo, ma mi muovo comunque tra casa mia e quella dove risiede la mia compagna.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Sto elaborando la sceneggiatura di un nuovo graphic novel, anche se procedo un po’ a rilento, considerando che è difficile estraniarsi dal costante flusso di informazioni più o meno drammatiche.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Mi piacerebbe, come penso a molti, abbattere un po’ la pila di libri e fumetti accumulati sul comodino. Nel frattempo mi sto dedicando molto alla pratica dello yoga, tutto sommato compatibile anche con gli angusti spazi domestici.

Qual è il posto che ti manca di più?

Anche se abbiamo interi cataloghi a disposizione online, e possiamo vedere di tutto dai nostri divani, forse è proprio la sala cinematografica a mancarmi.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

È il tempo dei recuperi impegnativi, delle storie da mille e passa pagine: perché non provare Infinite Jest di David Foster Wallace (quanto mai attuale, temo)? Oppure i volumi che compongono la serie a fumetti Love & Rockets degli Hernandez Bros?
Io sono alle prese con il recente Prima di noi di Giorgio Fontana (Sellerio). Poi vorrei leggermi tutti in fila i 51 albi che compongono la collana Fumetti nei musei (Coconino Press/MiBACT), che mi è stata da poco recapitata a casa. E, perché no, anche affrontare finalmente la trilogia di Gormenghast di Mervyn Peake, che mi incuriosisce da quando la trovai consigliata da Michele Mari qualche anno fa.
Consiglio inoltre la “serie” YouTube I migliori albi della nostra vita di Giorgio Trinchero, in cui si esplorano le letture formative dei fumettisti italiani.

Letizia Iannaccone

letiziaiannaccone.com
@letiziaiannacconeillustratrice
@letiziaiannaccone

È un’illustratrice e autrice che vive e lavora a Genova.
Collabora con editori italiani e stranieri, riviste di settore, brand, librerie.
Nel 2018 ha fondato lo studio Agrumi, dove propone attività didattiche, laboratori, mostre di illustrazione ed eventi di promozione culturale.
Tra le sue collaborazioni è possibile trovare: Edizioni EL (IT), Mondadori editore (IT), La nuova frontiera Junior (IT), Giunti edizioni (IT), Seuil jeunesse (FR), New star press (RC) Anorak Mag (UK), San Paolo edizioni (IT).

Dove vivi?

Vivo a Genova, nel centro storico.

Che lavoro fai?

Lavoro come illustratrice freelance, ogni tanto scrivo, insegno e gestisco lo studio Agrumi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Il mio lavoro principale non è cambiato molto. Prima di aprire lo studio lavorare da casa era la norma (come per molti colleghi, spesso in pigiama e a due passi dal letto!)… così mi basta una scrivania e i miei strumenti da disegno, ma a causa dell’attuale situazione ho dovuto fare dei tagli e ovviamente in questo periodo non potrò tenere lezioni, né organizzare eventi.

Con chi sei in casa?

Con il mio compagno e una bella pianta che si chiama Margherita.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Disegno!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Qualcosa per colmare “i vuoti” a dire il vero no. Nonostante tutto è un periodo denso di lavoro e bei progetti, ne sono molto felice.

Qual è il posto che ti manca di più?

Per il momento non credo ci sia un posto che “mi manca di più”, credo sia più l’idea di non poter fare qualcosa o l’impossibilità di andare da qualche parte a farci penare che non la loro reale mancanza. È ancora troppo presto per dire che un posto mi manca davvero.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Per lavoro e per mio piacere leggo spesso libri anche per bambini e
ragazzi, consiglio assolutamente Ruggiti di Daniela Carucci per i piccoli lettori e La commedia umana di William Saroyan, iniziato da poco ma già nel cuore, ricevuto qualche tempo fa in regalo… Consiglio di riversare l’affetto in cucina, nel cimentarsi con qualcosa di buono, da condividere o da fare per chi è costretto a uscire e torna stanco.
Consiglio di divertirsi con le cose semplici che nella fretta quotidiana a volte detestiamo.
Consiglio un po’ di yoga casalingo per l’anima (e la schiena!) e consiglio ovviamente di disegnare e di farsi recapitare libri dalle librerie di quartiere… ma forse questo era un po’ scontato da parte mia quindi lo scrivo solo alla fine.

Matteo Moretti

sheldon.studio
@teo_moretti
@matteomoretti

Designer e docente presso la Facoltà di Design della Libera Università di Bolzano e l’Università degli Studi di San Marino, è tra i 100 ambasciatori del design italiano nel mondo nel 2018, anno nel quale fonda Designformigration.com la prima piattaforma che raccoglie progetti di design a racconto e supporto dei recenti fenomeni migratori europei.
Speaker TEDx e Visualized.io, è giurato per il World Press Photo (2017, 2018). I suoi progetti sono stati premiati con il Data Journalism Award (2015), l’European Design Award (2016 e 2017) e pubblicati nell’ADI Design Index (2019).
Nel 2019 fonda Sheldon.studio, il primo studio di design che si concentra sul design di esperienze informative, conbinando il design dell’informazione con quello dell’esperienza utente.

Dove vivi?

Nato e cresciuto a Milano, vivo a Bolzano, da circa otto anni.

Che lavoro fai?

In ordine cronologico: designer, poi ricercatore, ed ora di nuovo designer, docente ed imprenditore. Mi occupo di media digitali e motion graphic, con un focus particolare sul mondo dell’informazione e del design sociale. Insegno tutto questo all’università di Bolzano e di San Marino. Da pochi mesi ho aperto Sheldon.studio, il primo studio che unisce il design dell’informazione a quello dell’esperienza, portando la mia ricerca nel mondo dell’impresa.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Premesso che Bolzano non è ancora nell’occhio del ciclone, per cui è consentito muoversi in città paese e raggiungere il posto di lavoro. Devo dire che sono contento, ogni settimana passavo circa 15 ore in treno per insegnare tra Bolzano e San Marino, ora sto a Sheldon.studio assieme al mio collega Maurizio e qualche amico che passa a lavorare per non rimanere soli. Il fatto di poter insegnare in video conferenza senza dover spendere giorni in viaggio su treni, tra ritardi e coincidenze saltate, è qualcosa di bellissimo, il bello dello smart work che si avvera. Un’altra cosa positiva è che finalmente posso dedicarmi al lavoro in studio che prima era un po’ trascurato tra i viaggi verso le università e quelli per le conferenze, che ora sono saltate, tutte :(
Detto questo, c’è anche il brutto dello smart working, come la mancanza di contatti e relazioni sociali, la città è deserta, si vive in bolle, bolle digitali.

Con chi sei in casa?

Quando sono a casa siamo noi, la nostra famiglia, siamo in tre, Sarah, io e Nina che ha 8 anni. Non essendoci scuola loro vanno al parco, stanno in natura, fortunatamente non fa più così freddo :)

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

In realtà lavorando in ambito digitale posso lavorare ovunque. Attualmente lavoro da Sheldon.studio, oggi ho passato sette ore consecutive in chat, il brutto dello smart working again :D

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

No, o meglio, mi sto riposando, sto riflettendo. La situazione lo permette, o meglio, te lo impone. Stamattina ero in tabaccheria a comprare delle buste, il classico locale piccolissimo, pieno di roba; improvvisamente entrano altri tre clienti, eravamo tutti piuttosto vicini, ho cominciato ad innervosirmi, istintivamente volevo mollare le buste ed uscire, stare in mezzo alla via senza nessuno intorno… sto ripensando alla quotidianità, al tempo, agli spazi, ai soldi ed ai valori.

Qual è il posto che ti manca di più?

Il treno. Da qualche anno è parte della mia quotidianità, l’idea di non poter prenderlo mi fa sentire strano, come quando esci senza portafogli, o senza telefono… senti immediatamente un vuoto, qualcosa che ti manca alla quale il tuo corpo ormai si era abituato.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Mah, ognuno ha il suo modo, forse più che ad ammazzarlo, penserei a riappropriarsene. In realtà lo ammazziamo quando lavoriamo, quando passiamo ore sui social a guardare video inutili…. Ci troviamo davanti ad un’occasione unica, almeno per noi workaholici iperattivi 😂

In copertina: “Fruit farmer and his wife in their living room. Placer County, California”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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