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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — terza puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa terza puntata sono: Claudia Souza, Beniamino Sidoti, Ester Grossi, Roberto Blefari e Marta Santambrogio.

Claudia Souza

chiracconta.wordpress.com

Scrittrice per bambini, traduttrice e psicologa dell’educazione e dello sviluppo.
Vive a Milano da quasi 15 anni, dove, dopo una vita da giramondo, ha deciso di fermarsi. Ama leggere, osservare gli uccelli e cantare.

Dove vivi?

A Settimo Milanese, provincia di Milano.

Che lavoro fai?

Sono scrittrice per bambini, traduttrice e psicologa presso un asilo nido inglese ESL, a Milano.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Il lavoro di scrittrice e traduttrice non è cambiato molto, anzi, ora
ho più tempo da dedicargli; riprendo vecchi testi, inizio nuovi, faccio ricerche linguistiche e letterarie.
Quello che è cambiato è il lavoro all’asilo, che è completamente basato sulla presenza. Stiamo realizzando video per mantenere il contatto tra noi e i bimbi (sono piccolissimi, 0-3 anni), ma non è, e non sarà mai, la stessa cosa. Ieri dicevo alla titolare che potrebbe essere interessante procurare qualcosa di tangibile, come spedire una scatola sorpresa, di ogni maestra al suo gruppo, od organizzare sessioni in videoconferenza, perché credo che ai bambini — soprattutto — serva concretezza…
Mi manca molto la convivenza con loro, con le mie colleghe e con i genitori, che seguo da vicino. Immagino gli effetti di questo periodo di isolamento sui sentimenti di tutti…

Con chi sei in casa?

Con mio marito e mio figlio venticinquenne.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Soprattutto cerco di mantenere il centro, l’equilibrio. Ci sono momenti di esasperazione, in cui cammino per la casa come un leone in una gabbia: l’ambiente esterno, gli spostamenti in macchina, la libertà di camminare a zonzo, di incontrare le altre persone e di respirare un po’ di natura — vivo vicino a un parco — sembrano universi irraggiungibili, e questo mi provoca angoscia. Quindi mi metto a leggere, a studiare o a scrivere, per sollevare l’anima. Alle volte cucino, faccio i compiti domestici, organizzo gli ambienti spostando mobili o oggetti, vedo film, chiacchiero sui social e con le colleghe di lavoro. Altre volte semplicemente mi stendo sull’amaca e sto lì a pensare, come un filosofo.

L’interessante è che in questo momento mi “vedo” più da vicino, come in slow motion. Mi osservo, mi scruto; mi piace questo incontro con me stessa, è un po’ come ritrovare un’amica d’infanzia.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sì, comincio a pensare che tornerò a disegnare =)
È strano, perché è qualcosa che amo da sempre ma che la vita ha allontanato da me, non so come né perché. Ho acquistato alcuni materiali e spero di poter distrarmi tra le linee, senza pretese. Ma se i risultati saranno belli, potrò continuare dopo che sia tutto passato, chissà persino professionalmente, voglio studiare disegno. Sono le finestre che la vita ti apre quando chiude le porte.

Qual è il posto che ti manca di più?

L’asilo nido dove lavoro. Già, sono una privilegiata, perché a lavoro, in mezzo ai bambini, riesco a godere la vita. Mi manca giocare, cantare, ridere e far ridere, pensare e creare insieme…

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Ho deciso di privilegiare i libri lunghi, non è il momento adatto alle interruzioni. Finalmente leggo M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati, un libro che mi incuriosiva da tempo.

Consiglierei agli adulti di leggere libri per bambini. Di perdersi completamente tra le pagine scritte e illustrate. Possono essere sorprendenti.
Film, sosterrei quelli freschi, o filosofici, per stimolare la mente. Niente di molto reale, rinforzare l’imponderabile.
Per ammazzare il tempo direi l’ozio più completo. L’ozio provoca il pensiero, ed è questo ciò di cui abbiamo bisogno in questi tempi bui. Perché dopo verranno altri tempi e dovremo stare a posto. L’ozio, inoltre, sollecita le piccole decisioni, e se io oggi decido di spolverare la libreria o di allestire il mio balcone, non conta l’attività in sé, ma la presa di decisione genuina, senza pressione esterna: poter decidere leggermente, soggettivamente, può essere una benedizione!

Beniamino Sidoti

facebook.com/strategieper/

Si occupa di gioco e narrazione e dei loro incroci: è tra i fondatori di LuccaGames, ha tenuto numerose rubriche e formazioni sull’uso educativo del gioco, ed è autore anche di Strategie per contrastare l’odio (Feltrinelli, 2019) e di Stati d’animo (Rrose Sèlavy, 2017) oltre che di numerosi altri libri per bambini, di saggi e di narrativa.

(foto: Luca Donati)

Dove vivi?

Vivo a Bologna, in centro città.

Che lavoro fai?

Sono editor, autore e formatore, mi occupo di gioco e narrazione e di tutto ciò che hanno in comune.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Molto lavoro è saltato, come per tanti di noi: le presentazioni, le formazioni, le consulenze organizzative. Altro lavoro è stato posposto: ma in teoria posso continuare a scrivere e controllare i testi come sempre. Solo con quattro minorenni in più in giro.

Con chi sei in casa?

Con la mia compagna, la nostra figlia di due anni e mezzo, mio figlio e i suoi due figli, per un totale di quattro minorenni tra i due e i sedici anni.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Cerco di continuare a lavorare, cucino, seguo i compiti e sto con i figli. Non resta, come sempre, molto tempo.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sì, sì, ci sto pensando, giuro.

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi manca lavorare e incontrare persone, perché il lavoro culturale è un lavoro sociale, che chiede confronto e chiacchiere. Invece l’attenzione è tutta dedicata alla pratica, alle cose da fare per tutti e alle attenzioni che richiede il momento.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Giocate: fate giochi da tavolo, sono un grande serbatoio di socialità in momenti in cui ne abbiamo un gran bisogno. Leggete quello che volete, cose piccole e grandi, ma staccando gli occhi dallo schermo… i social, ormai lo sappiamo, sono degli amplificatori emotivi. E in momenti di paura e di bisogno di contatto, non è detto che questa amplificazione debba durare più di qualche ora.

Ester Grossi

estergrossi.com
@estergrossi

Nata ad Avezzano (AQ) nel 1981, dopo il diploma in Moda, Design e Arredamento, consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l’Università di Bologna.
Si dedica da anni alla pittura ed ha all’attivo diverse mostre in Italia e all’estero. Ha realizzato inoltre manifesti per festival di cinema, musica e teatro, cover di album di band internazionali; collabora frequentemente con musicisti, video-artisti e designer per la realizzazione di progetti multidisciplinari.

(foto: Francesco di Benedetto)

Dove vivi?

Vivo a Bologna.

Che lavoro fai?

Sono un’artista.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Diciamo che non è cambiato moltissimo, è da diverso tempo che lavoro in casa, ma al momento sto cercando anche uno studio condiviso fuori le mura domestiche. Non avendo la solita libertà di uscire, chiaramente in questo momento lavorare in casa è più alienante.
Vorrei anche essere più concentrata, ma durante questi periodi storici particolari, sono più interessata a ciò che accade fuori dal mio mondo personale.

Con chi sei in casa?

Con una persona che conosco abbastanza, me stessa.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Passo le giornate facendo di tutto, ma nonostante abbia tanto tempo, o forse proprio per questo motivo, stranamente ho la sensazione che non sia abbastanza.
Dipingo, leggo, vedo film, ascolto musica, pianifico il lavoro e faccio ricerche per nuovi progetti che ho in mente, chatto con amici che vivono in Italia e all’estero.
È interessante sapere che alcuni di loro che vivono altrove, hanno deciso di seguire le direttive del governo italiano, nonostante il loro paese d’adozione non abbia preso misure restrittive riguardo l’epidemia del Coronavirus.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Si, Il periodo surreale mi aiuta a minimizzare le solite ansie sul futuro. Le emergenze mi aiutano a concentrami sul presente, mi sto allenando ;)

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi manca l’Osteria Dello Scorpione a tarda notte, tardissima. Ci vado spesso con una mia amica, abbiamo il nostro tavolo circondato da cartoline e foto erotiche di clienti del locale. È un tavolo che ispira discussioni sull’arte e sull’esistenza. Diciamo che in generale c’è un’atmosfera abbastanza lynchiana, per questo motivo amo quel luogo.
Mi mancano anche le cene molto bolognesi con un mio caro amico pianista, è sempre un vulcano di input creativi.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Vediamo… io ne ho approfittato, in questi giorni, per rivedere la miniserie televisiva Dracula (disponibile su Netflix). Al di là delle varie critiche che ha ricevuto, credo sia geniale il riaddattamento del romanzo di Bram Stoker. Mi ha ispirata moltissimo anche a livello cromatico, c’è un uso del colore espressionista. Credo diventerà un cult.

Inoltre, sto leggendo un’autobiografia eccezionale di Elsa Schiaparelli, una vera artista della moda. Ha avuto una vita avvincente e a dir poco creativa e nel libro c’è di tutto, da racconti sulla seconda guerra mondiale, alle collaborazioni con Dalì, Jean Cocteau, Duchamp e tanti altri.

Un consiglio che mi sento di dare è anche quello di approfittarne per dormire di più!

Roberto Blefari

hikimi.it
@hellohikimi
facebook.com/hellohikimi/

Illustratore che vive a lavora a Torino ma sogna New York.
Collabora con editori italiani e stranieri, riviste, brand e associazioni no-profit.
Disegna con la convinzione che tutte le linee possano piegarsi in un sorriso e cerca di portare leggerezza e positività ovunque arrivi la sua penna grafica.
Ha lavorato, tra gli altri, per Emergency, Èditions Milan, Mondadori, Slow Food, Stabilo, Snapchat e Yoox.

Dove vivi?

Vivo a Torino, in un quartiere famoso per i palazzi in stile Liberty.

Che lavoro fai?

Sono un illustratore freelance.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Questa emergenza non ha portato grandi cambiamenti perché per me casa era già il luogo di lavoro preferito. Da un anno però ho una stanza adibita a studio, e questo ha migliorato molto la gestione degli spazi e l’umore.

Con chi sei in casa?

Sono a casa con il mio compagno e le nostre piante. Lui presidia il divano ed è bello fare il caffè per due o preparare pranzo insieme.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Provo a non farmi prendere dall’ansia. Lavoro, mi alleno, ascolto tanta musica e leggo.
La tecnologia è una grande alleata e tra piattaforme di streaming, podcast e archivi di collezioni e musei (tra l’altro grazie per la rubrica “tesori d’archivio”) si può ancora mettere il naso fuori casa e stupirsi della bellezza del mondo

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Ho pensato di usare questo periodo per portare avanti un progetto personale a cui non riesco mai a dedicare troppo tempo. In più ci sono dei piccoli lavoretti da fare in casa che rimandiamo da tempo. Chissà che sia la volta giusta per riuscire a fare tutto!

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi mancano le passeggiate in centro, quelle che possono trasformarsi in un bicchiere di vino con gli amici, e andare al cinema. Tantissimo.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Consiglio un libro che ho appena finito di leggere: Luce d’estate ed è subito notte di Jón Kalman Stefánsson (edito da Iperborea). Mi ha colpito molto per il contrasto tra la leggerezza e la profondità che attraversano la vita di tutti i personaggi. In qualche modo si può ricollegare al periodo che stiamo vivendo.

Marta Santambrogio

@smartiesville

Classe 1983, di #Milanomilano, studia Fashion Design a Milano, Anversa e alla Saint Martins a Londra. Dopo le prime fondamentali esperienze nei brand della moda di lusso, si lancia nell’avventura della consulenza quasi per caso, ma ci prende gusto.
Oggi si occupa di consulenza in ambito tessile e formazione a Milano, Como, Londra e Delhi. Nel cosiddetto tempo libero si occupa delle sue due bambine di 3 mesi e 3 anni, cerca di riprendere in mano il suo pianoforte e prova, malamente, a studiare hindi.

Dove vivi?

Vivo a Milano da un anno e mezzo dopo una parentesi di 5 anni a Londra, dove ho conosciuto Simone, il papà delle mie due bambine di 3 mesi e 3 anni.

Che lavoro fai?

Siamo entrambi liberi professionisti, io sono una designer e mi occupo di consulenza in ambito moda e in particolare tessuti. Lui lavora nelle telecomunicazioni. Io lavoro con l’India, lui con gli USA.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

In questo senso, con un fusorario di lavoro così ampio e due bambine piccole, siamo due PROFESSIONISTI dell’arte di stare a casa :)
Gli inverni, le notti e i weekend sono una sorta di quarantena, ma che tutto sommato ci piace ed è parte dei giochi!

Quindi in questo periodo di coronavirus la sfida è sempre la stessa: come avere del tempo libero per lavorare? Come conciliare tutto per poter neutralizzare le bambine negli orari delle rispettive call? Come trovare i pezzi nel macello continuo che inevitabilmente si crea a casa? Come mettere in tavola pasti decenti che non richiedano più di mezz’ora nella preparazione?

Quello che è cambiato è che non possiamo andare in studio e non possiamo usufruire dei nonni. Questo rende pressoché impossibile concentrarsi, c è almeno un figlio da guardare in ogni istante.

Con chi sei in casa?

Vivo con il mio compagno Simone e le mie due piccole Cecilia e Serena.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

La nostra risposta è quella che abbiamo adottato quando eravamo a Londra con la prima figlia, che abbiamo cresciuta da soli, lavorando entrambi, con un mutuo a Milano e un affitto a Londra da pagare: prendere un giorno alla volta, con molta filosofia!

Con questo approccio abbiamo visto che la lista delle priorità si accorcia velocemente ma nel modo giusto, e se si è tutti sereni si vive bene lo stesso.
Certo, nemmeno dopo ‘sto maledetto coronavirus potremo andare a farci l’aperitivo o la domenica sulla neve! Che culo eh?

La cosa bella è avere orari con le maglie morbide. Chissenefrega quanto ci metto a fare la doccia! Chissenefrega se la lavatrice la faccio domani! Se la grande va a letto alle 9 perché è presa a ballare! Se ci metto un ora e mezza a bere il caffè perché me ne frego delle mille interruzioni.
Questo periodo è una preziosa opportunità di leggerezza mentale, una sorta di letargo dall’inutile che ognuno saprà come usare.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Finalmente finirò di leggere tutti i libri e riviste che giacciono impolverati. O cazzeggerò con i miei famigliari senza guardare l’orologio. Rallenterò.

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi manca tantissimo l’ufficio, il ritmo frenetico del tessile, della Moda e del Made in Italy. Ma inutile essere ipocriti: tutti quelli che ci lavorano lo odiano per le stesse ragioni per cui lo amano. Baciamo i gomiti per questa pausa, consapevoli che troveremo terra bruciata e tantissimo lavoro da fare per rimettere in piedi il settore.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Per chi riesce ad accedere a Netflix non italiani, da vedere Queer Eye, un reality di human makeover leggero ma sincero. Noi l’abbiamo divorato! E Jane the Virgin, una serie soap latino-americana dove la povera Jane, vergine, nel primo episodio, invece che il pap test viene inseminata. Il resto sono cinque stagioni fantastiche!
Ed è uscito l’ultimo di Zerocalcare, se lo prendete al volo dal balcone ve lo presto.
Altrimenti, tutti su Sky a rivedere Masterchef e chef Locatelly che dice «Presshure theeeeestttth»!

In copertina: “Living room of the Navajo Lodge. Datil, New Mexico”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.