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Once upon a DAMS: 50 anni di DAMS celebrati dalla nuova campagna di affissioni di CHEAP

La mia carriera universitaria è stata brevissima: due esami in due anni, passati perlopiù tra le mura di un minuscolo appartamento a fumare, leggere e guardare film fino a svenire sul divano (o sulla sedia, se c’erano ospiti). Però me li ricordo bene gli annunci delle case e dei posti letto in affitto. Un intero apparato di formule — dalle più tranchant a quelle più gentili — per dire, fondamentalmente, la stessa cosa: «Non si affitta a studenti DAMS», «Preferibilmente niente studenti DAMS» e il chiarissimo «NO DAMS», tutto in maiuscolo, per non dare false speranze. Così poi regolarmente finivi in appartamenti con altri tre, quattro, cinque damsiani, specie reietta che tuttavia un po’ si gloriava di quest’etichetta da bruttз, sporchз e cattivз.

Manifesto di Ratigher, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)

Lo dice anche Ratigher, nel manifesto affisso da oggi da CHEAP per i muri di Bologna per una campagna di arte pubblica che fa parte della più vasta iniziativa DAMS50, che celebra i cinquant’anni del corso di laurea fondato nel 1971 all’interno della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, e da allora, tra alti e bassi, diventato serbatoio di figure chiave di quella che è la cultura dell’ultimo mezzo secolo, ma anche stereotipo macchiettistico di un certo modo di vivere l’università e gli anni universitari, da cui poi gli annunci immobiliari anti-damsiani.

«“NO DAMS”, ti ricordi che odio quando lo trovavamo scritto sugli annunci delle stanze in affitto?» chiede uno dei due protagonisti del poster di Ratigher all’altro.
«Bah… A me metteva di buon umore, mi sentivo pericoloso» risponde quello.
«Tu avevi l’appartamento dei tuoi, cazzo di fregava?!» fa allora il primo.
«Appartamento in cui stavi bello comodo, mi sembra di ricordare. E comunque lo sai che “NO DAMS” era un codice segreto, no?! Avresti invece dovuto dirgli “SMAD ON”, era la parola d’ordine. Ti davano indirizzo e orario, all’appuntamento trovavi gente strana, io incontrai una donna magrissima che somigliava a un levriero. Mi diede il resto delle istruzioni e da quel giorno non mi persi nemmeno un rito».

Manifesto di Giuseppe De Mattia, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)

Come prosegue non lo rivelo. È sui muri, negli spazi di pubblica affissione, insieme ad altri nove manifesti realizzati da ex damsiane ed ex damsiani illustri nel mondo delle arti: Marco Dalbosco, che sceglie di rappresentare il classico momento d’esame (o di un processo?), con il prof o la prof. (o il giudice) che invita «…mi dica quello che sa»; Giuseppe De Mattia, che ironizza sul costo dell’istruzione universitaria (quanto un’auto tedesca di lusso); Ester Grossi, che invece omaggia un docente al quale deve molto: Franco La Polla; Elena Guidolin, che ricorda i suoi anni damsiani come un “balletto matto” e disegna uno scenario ispirato al celebre Balletto triadico di Oskar Schlemmer; Igort, che riprende un personaggio, quello del capitano Gregorius Folon, ispettore dell’igiene dimenticato dalla burocrazia, inventato proprio nelle aule del DAMS; Lara Norscia, che richiama dal passato i tanti input ricevuti durante gli anni di studio; Otto Gabos, che cita i suoi damsiani anni ’80 e le letture, le visioni, le colonne sonore; Caterina Pecchioli, che immagina il corso come qualcosa di completamente estraneo rispetto al contesto; e il duo PetriPaselli, che onora una delle pietre angolari del DAMS, il critico d’arte Renato Barilli, al contempo ironizzando anche loro sugli annunci degli affitti: «NO DAMS», «NO DAMS», «NO “STUDENTI” DAMS», con studenti volutamente tra virgolette.

Su quei manifesti — installati in via San Felice (Marco Dalbosco), via Nazario Sauro (Giuseppe De Mattia), Strada Maggiore (Ester Grossi), via Mascarella (Elena Guidolin), via San Vitale (Igort), via Sant’Apollonia (Lara Norscia), via Sant’Isaia (Otto Gabos), via D’Azeglio (Caterina Pecchioli), via Ca’ Selvatica (PetriPaselli), via Ugo Bassi (Ratigher) — ci sono le tante facce del DAMS, le generazioni che sono passate per quelle aule, e le diverse Bologne che hanno ospitato studentesse e studenti in tutti questi anni.

Il progetto, ideato e curato da CHEAP, si intitola Once Upon a DAMS.
Di seguito i dieci manifesti, nelle foto di Margherita Caprilli.

Manifesto di Igort, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Lara Norscia, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Elena Guidolin, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Marco Dalbosco, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Otto Gabos, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Ester Grossi, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Caterina Pecchioli, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di PetriPaselli, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Igort, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Otto Gabos, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Ratigher, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di PetriPaselli, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Elena Guidolin, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Giuseppe De Mattia, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Ester Grossi, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Marco Dalbosco, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Igort, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Caterina Pecchioli, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Lara Norscia, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di Ratigher, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
Manifesto di PetriPaselli, DAMS50
(foto: Margherita Caprilli | courtesy: CHEAP)
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