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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — nona puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa nona puntata sono: Alessandro Tartaglia, Giorgia Atzeni, Andrea Bozzo, Ilaria Tagliaferri e Gianluca Alla.

Alessandro Tartaglia

@noffolo
@ff3300_design
lascuolaopensource.xyz
@lascuolaopensource

Progettista e operatore culturale classe 1983. Da piccolo voleva fare l’ingegnere genetico, poi ha capito che non avrebbe potuto — per limiti legali — manipolare a suo piacimento il dna umano, e ha cambiato idea.
Laureato in Design Industriale al Politecnico di Bari, si specializza presso l’ISIA di Urbino (Istituto Superiore per l’Industria Artistica). Nel 2008, co-fonda FF3300. Inizia a lavorare nella comunicazione politica e istituzionale. Successivamente co-fonda CAST (Cooperativa anonima servizi tipografici). Nel 2013 da vita a X – Una variabile in cerca d’identità”, primo di una serie di esperimenti didattici. Nel 2015 l’idea de La Scuola Open Source (SOS) vince il bando CheFare, conquistando anche l’encomio pubblico della giuria. Nel 2016 co-fonda la SOS di cui, da allora, è direttore didattico

Dove vivi?

Vivo a Bari, precisamente a Bari vecchia, il borgo antico della città, sebbene ancora per poco perché mi sto per trasferire con Silvia, la mia compagna, in un’altra casa, sempre a Bari ma nel quartiere Madonnella, poco lontano da una delle due spiagge comunali della città, “Pane e pomodoro”.

Che lavoro fai?

Faccio parte di FF3300, uno studio di design della comunicazione, mi occupo prevalentemente di progetti di comunicazione politica e istituzionale, strategia e propaganda, identità, caratteri, web e editoria. Oltre a questo (che tecnicamente è il mio “vero” lavoro) mi occupo di pedagogia e didattica, per tre anni sono stato il direttore didattico de La Scuola Open Source, di cui sono uno dei fondatori. Attualmente faccio parte del CdA della SOS, le mie mansioni sono prevalentemente strategia e comunicazione.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

A dire il vero non è cambiato molto, è solo diventato un po’ più scomodo e noioso.
Non fraintendermi, a me piace stare a casa, ma non mi piace lavorare da casa. Il lavoro ha bisogno di strumenti e spazi adatti.

Con chi sei in casa?

Abito da circa 4 anni con la mia compagna, Silvia, che si è trasferita a Bari da Milano, dove lavorava all’interno di una rivista di Architettura. Lei è una storica, specializzata in storia dell’arte. Anche lei fa parte del gruppo di SOS.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

La mattina mi sveglio e faccio colazione in terrazza. Poi faccio yoga. Durante la giornata leggo compulsivamente articoli, guardo trasmissioni (prevalentemente Rai Storia o le Teche Rai), ascolto un po’ di radio (ho trovato un sito dove posso ascoltare tutte le radio del mondo, navigandole grazie a una mappa, ci sto in fissa). Lavoro per FF3300. Lavoro per SOS (la fase in cui siamo, ovvero la trasformazione in cooperativa, richiede un grande lavoro di organizzazione).

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sinceramente no, ma ho recuperato un vecchio giochino con cui perdevo tempo da ragazzo, l’ho reinstallato, e ci sto giocando un po’, si chiama Ultima Online, è un mmorpg (massive multiplayer online role playing game). È un gioco pericolosissimo, che sviluppa un’elevata addiction, motivo per cui l’ho sempre apprezzato molto.

Qual è il posto che ti manca di più?

La strada.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Io e Silvia ultimamente abbiamo guardato una serie di film e documentari sul tema mafia, in particolare La trattativa è stato molto interessante, la prima volta che ho avuto la sensazione di riuscire a capire — davvero — cosa era successo.

Giorgia Atzeni

giorgiatzeni.it
le spille della prof

Nata nel 1973, vive e lavora a Cagliari. Storica dell’arte, con specializzazione in disegno, incisione, grafica e un dottorato in Letteratura comparata, è docente di materie letterarie e storia dell’arte nella Scuola secondaria di primo e secondo grado. Ha una passione specifica per gli aspetti intrinseci ed estrinseci del libro figurato antico e contemporaneo.
Svolge da vent’anni attività didattica laboratoriale in ambito ludico-artistico nelle scuole materne, elementari, medie e superiori, in spazi museali, librerie e biblioteche, spazi comunali di arte e cultura, ludoteche e musei, Festival letterari.
Ha pubblicato le sue illustrazioni per Salani, Il Castoro, Giunti, Segnavia, Franco Cosimo Panini, Edizioni Corsare, LibriVolanti, BacchilegaJunior.
Il suo ultimo libro è Danzando con l’arte realizzato a quattro mani con Teresa Porcella per LibriVolanti.
Tiene un blog su temi legati alla vita di classe.

Dove vivi?

In un appartamento di circa 95 mq nel capoluogo sardo. In un quartiere popolare. A casa mia c’è un salone, una cucina, un bagno due camere da letto, un balcone ben esposto. Durante l’estate questa casa ospita famiglie straniere con l’Home exchange. Mi sa che quest’anno non s’ha da fare.

Che lavoro fai?

Nonostante la Laurea, una specializzazione in Storia dell’Arte e un Dottorato di Ricerca in Letteratura Comparata, vivo di lavoro precario. Sono docente (a tempo determinato) di Lettere (Italiano, Geo-storia e/o Storia dell’arte) nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Attualmente insegno al Liceo Artistico Musicale “Foiso Fois” di Cagliari. 

A tempo perso, dal 2002 circa, realizzo saltuariamente illustrazioni destinate a edizioni per ragazzi. Sono una mamma prof-illustratrice: esiste questo lavoro?

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Si parla quotidianamente di didattica a distanza: ecco la vera rivoluzione! In questo momento di forzata permanenza domiciliare per noi prof il cambiamento consiste nella complicata gestione di gruppi classe “in pantofole”.
La mattina ci si dà appuntamento su Zoom o Meet e, in punta di piedi, ci si addentra nelle case degli studenti. Loro perlustrano con un colpo d’occhio curioso il nido dei prof: dipende dalla postazione prescelta per il set della videoconferenza. Chi lo avrebbe detto? Mai avrei pensato di tenere una lezione in salotto o in cucina. Di solito gli allievi adolescenti si chiudono nella loro stanza dove sono in bella vista poster, fumetti e peluche. Questo nuovo sistema webinar ti permette di approfondire alcuni lati della loro personalità. Nella mia casa ci sono tanti libri e pareti colorate, nessun segreto da svelare.

È davvero cambiato tanto il mio lavoro e quello dei colleghi. Il carico non è diminuito, anzi è notevolmente aumentato. Ogni giorno devo escogitare trucchi per tenere viva l’attenzione della classe virtuale. Ricevo mail e messaggi a tutte le ore di studenti che mi inviano i loro scritti per averne l’attenzione e l’approvazione. Ci sono i soliti esercizi di grammatica, le pagine di storia, ma per questa disastrosa occasione “virale” ho deciso di mettere su un giornale che si chiama A casa 24 ore. Assegno agli studenti tematiche legate all’epidemia di Covid-19, interviste impossibili a personaggi storici o autori della letteratura medievale e contemporanea, strisce a fumetti e commenti sul motto #iorestoacasa. Io impagino e poi lo pubblichiamo. Vi interessa sfogliarlo?

Sul fronte dell’attività da illustratrice è tutto molto complicato. Molto difficile barcamenarsi tra scuola, famiglia, casa e nuovi libri di prossima uscita. In realtà, in questo ambito non è cambiato molto: il tempo da dedicare al disegno è sempre risicato, in più ora devo fare lo slalom tra i compiti di mia figlia che frequenta la seconda elementare, le video lezioni mie e sue, la casa da tenere in ordine e tutto il resto del mondo chiuso in una stanza.

Con chi sei in casa?

Vivo con due iperattivi: mio marito Riccardo (ingegnere-giocoliere) e mia figlia Giulia di sette anni.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Mi sa che ho già risposto. Lavoro, lavoro, lavoro.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Mi piacerebbe poter disegnare e leggere di più ma la giornata vola.

Qual è il posto che ti manca di più?

La colazione al bar, la passeggiata alla spiaggia del Poetto (a dieci minuti da casa) o in centro.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Ritorno ai classici della realtà distopica (Ray Bradbury per esempio) per verificare se il reale in questo momento non stia superando la fantasia. 

Suggerisco anche la lettura dei post di una prof geniale sulla pagina Facebook Portami il diario.

Andrea Bozzo

andreabozzo.it
@andreabozzo.it

È nato orgogliosamente a Torino, ha lavorato per Le Nazioni Unite, The New York Times, Vanity Fair, Il Corriere della Sera, La Repubblica, L’Espresso, Linus. La Stampa, Il Sole 24ore, il Foglio, la Feltrinelli, Einaudi, Corraini Edizioni. È il coordinatore del dipartimento di Communication and Graphic Design dello Iaad di Torino e Bologna ed è docente di Art Direction.

Dove vivi?

Vivo a Torino.

Che lavoro fai?

Graphic designer, docente, illustratore.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Per quanto riguarda il lavoro, poco o niente, lavoravo già prima a casa, invece sto facendo le lezioni in remoto ed è un’esperienza interessante. Si aprono spazi inediti di sperimentazione.

Con chi sei in casa?

Con la mia compagna e la mia gatta.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Il solito, lavoro, faccio lezione e sentendomi un Henry Morton Stanley da divano, tengo un finto diario di sopravvivenza.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sto rimandando e posticipando le cose da fare con più vigore e meno sensi di colpa.

Qual è il posto che ti manca di più?

Tutti quei luoghi in cui non vado ma che, non potendoci andare, trovo insopportabilmente e ingiustamente irraggiungibili.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

La vita istruzioni per l’uso di Georges Perec e Il tenente Colombo su Prime.

Ilaria Tagliaferri

liberweb.it
@liber_rivista
@LiBeRrivista

È nata a Firenze nel 1976, e da quando aveva sedici anni si è innamorata delle biblioteche e ha deciso di passarci buona parte del suo tempo.
Dirige LiBeR, trimestrale di libri per bambini e ragazzi, ma continua anche a fare la bibliotecaria in una bellissima biblioteca di periferia, intitolata a Tiziano Terzani.

Dove vivi?

Vivo a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze.

Che lavoro fai?

Dirigo la rivista LiBeR e lavoro nella Biblioteca Tiziano Terzani di Campi Bisenzio.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non posso accedere al fondo librario — molto ricco — della biblioteca e devo ricorrere alla rete o alla mia libreria personale se ho bisogno di un testo.
L’altro giorno una televisione locale mi ha chiesto di registrare tre brevi video per dare consigli di lettura per bambini e genitori, ed è stata una buona occasione per riscoprire e “rispolverare” alcuni libri che avevo nei miei scaffali e che non tiravo fuori da tempo. Continuo ad avere contatti con i collaboratori della rivista via mail o telefonicamente. Sto rivedendo le bozze cartacee del prossimo numero in uscita, che quando sono scattate le misure di emergenza era quasi pronto per andare in stampa.

Con chi sei in casa?

Sono in casa con mia madre, che ha ottantacinque anni, e due gatti, Pallo e Tina (=Pallottina).

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Leggo molto, sia letteratura per adulti che per ragazzi, anche perché sono da sempre convinta che non siano così lontane l’una dall’altra. Sto indagando alcuni scritti molto interessanti di Gianni Rodari, guardo film e documentari, soprattutto quelli sulla storia e sulla letteratura del Novecento, che è una delle mie grandi passioni. Cucino più del solito e provo a praticare yoga, ma sono principiante e senza i miei maestri mi sento persa: per ora non ho ottenuto grandi risultati!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sto approfittando di questo periodo per ascoltare una serie di vinili che avevo acquistato ma non avevo ancora avuto il tempo di ascoltare con calma: la musica è un’altra delle mie passioni ma le dedico sempre troppo poco tempo.

Qual è il posto che ti manca di più?

In questo momento mi manca tanto la montagna, che amo molto, perché avrei voglia di camminare e di stare all’aria aperta.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Consiglierei La Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, dove si trovano una serie infinita di spunti per giocare con il linguaggio e inventare storie; lo splendido romanzo di Marta Barone, Città sommersa (Bompiani) che racconta la sua ricerca delle tracce paterne nell’Italia degli anni di piombo; la biografia di Marina Abramovich, Attraversare i muri (Bompiani), dove tra l’altro ci sono brani molto interessanti sull’autodisciplina e la determinazione nel raggiungere gli obbiettivi, da quelli più semplici, quotidiani e concreti a quelli più alti e complessi. E poi consiglierei un libro a cui tengo molto e che in questi giorni leggo ogni giorno a colazione, momento in cui mi sono autoimposta di non guardare il telegiornale per cercare di contenere l’ansia: Un anno di poesia di Bernard Friot (Lapis), costruito come un’agenda e ricco di spunti per lavorare con le parole, in quella specie di strano equilibrio tra dolore e allegria che è, appunto, poesia.

Su Raiplay è disponibile il docufilm Registro di classe, di Gianni Amelio e Cecilia Pagliarani, in due parti, che racconta la scuola primaria italiana dagli inizi del secolo scorso fino ad arrivare ai primi anni duemila: è un documento commovente, divertente e ricostruito con cura meticolosa, utile per riflettere su come eravamo (e su come siamo diventati), sulla sempiterna lucidità dei bambini, sulla loro dignità intellettuale, oltre che sulla sofferenza degli esclusi.

Per la musica consiglierei Ella Fitzgerald che canta i pezzi di Gerswhin, e che farebbe emozionare anche le statue di gesso.

Gianluca Alla

allagianluca.com
@gianlucaalla

Classe 1991, è un grafico italiano che vive e lavora a Londra.
Disegna, distorce, muove e gioca con le lettere applicandole ad identità, animazioni e poster.

Dove vivi?

Vivo a Londra.

Che lavoro fai?

Sono un grafico, disegno, muovo, deformo lettere tutti i giorni, o quasi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non troppo in realtà, il 90% del mio lavoro si svolge sempre da casa.

Con chi sei in casa?

Con Tonia, anche se in realtà qui a Londra si continua ad andare a lavoro (per il momento) e quindi niente quarantena per lei.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Continuo a lavorare normalmente.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

In questo momento sto lavorando ad un progetto che si chiama Live!
Sto contattando designer, illustratori, fotografi e chiunque ruoti intorno al mondo creativo per fare talk in diretta live su Instagram per combattere la quarantena e la noia tutti insieme.

Qual è il posto che ti manca di più?

Non ho mai sentito la mancanza di casa o dell’Italia da quando sono fuori, ma con Tonia la sera guardiamo i video delle persone che cantano dai terrazzi, vorremmo essere lì e arriva un po’ di nostalgia.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Andate su Live!
Tra poco partiranno i primi live talk!

In copertina: “Construction workman, his sister and her little girl in rented house. San Diego, California. They live together. He supports all three”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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