L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — settima puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa settima puntata sono: Giovanni Colaneri, Sonia Basilico, Stefano Guerrini, Marta Milasi e Alessandro Pancosta.

Giovanni Colaneri

giovannicolaneri.com
@giovannicolaneri
@giovannicolaneriillustrator

Illustratore, vive e lavora a Napoli.
Si è diplomato in Grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Firenze e poi in Illustrazione all’ISIA di Urbino.
È stato selezionato alla Mostra degli Illustratori della Bologna Children’s Book Fair nel 2016.
Ha pubblicato con uovonero il suo primo albo illustrato: Che cos’è una sindrome?

Dove vivi?

Montesanto, un quartiere di Napoli.

Che lavoro fai?

L’illustratore freelance ma anche casalinga a tempo pieno.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

È cambiato per metà, nel senso che disegnavo e progettavo a casa anche prima dell’emergenza, ma tutto il resto, che comprende viaggi di lavoro come presentazioni, laboratori, fiere ed altro, quello è stato rinviato o cancellato. Dispiace molto ma pazienza.

Con chi sei in casa?

Con Enzo e con noi ci sono anche una caridina e un gambusia, svariate piante, tra cui alcune acquatiche, libri e Netflix. Direi che mi sento in buona compagnia.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Quello che facevo anche prima, tranne uscire.
Gente, state a casa. Aiutiamoci. Se non ci riuscite proprio perché vi puzza, aprite la finestra, fate cambiare aria e magari potreste cogliere l’occasione per pulire. Se invece non ci riuscite perché la solitudine vi spaventa, potreste cogliere l’occasione per affrontare la cosa.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Mmm, vediamo. Devo rinvasare alcune bestie tra cui un sedum morganianum. Sto pensando molto alla stupidità di alcune persone. Comunque non proprio, continuo a disegnare e bestemmiare come sempre. Forse potrei bestemmiare meno?

Qual è il posto che ti manca di più?

L’abbraccio di Ale.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Un albo illustrato che forse non conoscete e che consiglio è Che cos’è una sindrome?, edito da Uovonero. Non ricordo l’illustratore, cercatelo sul sito della casa editrice.
Scherzi a parte, c’è talmente tanta roba da leggere che ogni volta che devo consigliarne qualcuna non saprei da dove partire e finisco per fare una lista senza capo né coda, pensando che avrei potuto consigliare quel libro che mi è piaciuto di più perché quella cosa mi è entrata nella testa e oddio lo amo, piuttosto che quello che sì, è un pensiero interessante, ma non è un granché come profondità solo perché mi è venuto in mente prima dell’altro.

Però qualche consiglio che sento di dare ce l’ho. Se la ricerca di nuove cose vi affanna e vi distrugge l’equilibrio interiore, potete pensare di vedere un film già visto, quello che vi era piaciuto ma non vi ricordate bene cosa era successo quando o chi era stato a fare cosa. Potreste riscoprire quel dettaglio che vi eravate persi che ve lo farà amare il doppio oppure catalogarlo come mai più.
Lo stesso discorso, ovviamente, vale anche e soprattutto per i libri che avete già letto. In questo caso il rischio del mai più si abbassa notevolmente.
Non abbiate freni con gli albi illustrati. Cucinate, anche. Riscoprirsi pasticceri non è mai sbagliato, soprattutto in quarantena. Ciao!

Sonia Basilico

Sonia Basilico, appassionata di letteratura per l’infanzia, costruisce percorsi intorno ai libri, si occupa degli strumenti digitali utili alla promozione della lettura, crea incontri fra la letteratura e i propri lettori, bambini, ragazzi e adulti. Opera in collaborazione con enti pubblici e privati.

Dove vivi?

Da cinque anni abito a Milano, ma il mio cuore non ha mai lasciato Riccione, dove ho vissuto per 35 anni.

Che lavoro fai?

Studio la letteratura per ragazzi, leggo saggi e fumetti, romanzi, albi, poesia, vado al cinema e a teatro, mi interesso di app e podcast, siti e strumenti digitali, poi riempio un trolley con i libri, prendo il treno e viaggio su e giù per l’Italia, creo l’incontro fra le storie e i lettori, scambio interessi e richieste con le proposte letterarie e con suggerimenti pratici per mantenere un dialogo fra adulti e ragazzi intorno ai libri.
Da oltre 15 anni questa è la mia vita.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Tutti gli incontri con gruppi numerosi di persone sono stati sospesi, il mio lavoro era questo, un duro colpo.
Rimane molto tempo per lo studio e l’aggiornamento, un tempo che non è mai abbastanza durante l’anno.

Con chi sei in casa?

Abito con mia mamma, una 91 enne fragile e forte, oggi più che mai.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Ho una valanga di romanzi che mi aspettano e più tempo per riflettere, anche se mi riesce difficile la concentrazione in queste giornate emotivamente complicate.

Sto studiando strumenti bibliografici e digitali per la costruzione di gruppi di lettura per ragazzi, ora ho più tempo per sperimentare app e podcast, per conoscere siti e per strutturare proposte innovative per i miei committenti, che mi aspettano al termine di questo tempo sospeso.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Ho più tempo per ascoltare Radio Rai3, Fahrenheit, Ad alta voce, La musica tra le righe, e tutto il palinsesto. Ascolto Radio Popolare, la rassegna stampa e gli approfondimenti. La radio è grande cultura, è una comunità senza confini grazie alla dedizione di chi lavora per garantire questo servizio, un’opportunità unica che porta nelle nostre case lettura e teatro, riflessioni e musica.
Il mio grazie a tutti loro, al loro impegno in queste ore soprattutto.

Qual è il posto che ti manca di più?

Il mare è il luogo in cui ho maturato ogni pensiero, ogni riflessione, ogni passione, mi manca poterci fare scalo durante i viaggi di lavoro, mi manca la mia terra e tutto ciò che lì ho lasciato.

Mi manca oggi la biblioteca, la casa del mio studio, e naturalmente mi mancano gli incontri di lavoro, le occasioni di scambio e di arricchimento con i gruppi di appassionati lettori giovani e adulti che sempre incontro, con i miei committenti straordinari.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Siamo costretti ad una reclusione domestica, ad una distanza forzata, pochi passi e pochi orizzonti ci fanno compagnia, i ragazzi vivono l’amore a distanza, i nostri anziani sono annullati nella loro funzione sociale e allora il consiglio è di riempirci gli occhi di luoghi da esplorare, di corpi da abbracciare, di esempi di cura.

Due albi illustrati:

La casa che un tempo di Julie Fogliano e Lane Smith edito da Rizzoli: l’esplorazione dei luoghi selvaggi e inabitati, l’interesse verso chi ha vissuto prima di noi, l’importanza del passato e del racconto che porta con sé, della testimonianza;
Piccolo sonno di Alessandro Riccioni e Francesca Ballarini edito da LupoGuido: anziani e la loro capacità di ascolto, di attenzione e di cura per l’altro, Il loro esempio di vita lontano da ogni utilitarismo.

Qualche romanzo:

La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King edito da Sperling & Kupfer: perché come dice King “certi giorni mangi l’orso e certi giorni l’orso mangia te”, e può capitare in ogni momento di attraversare un bosco, dobbiamo esserne consapevoli e attrezzarci;
Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams edito da Mondadori: «Don’t panic» è il motto di questa straordinaria avventura intergalattica che parla di impatto ambientale e di spregiudicatezza umana. Asciugamano azzurro e via, un libro preveggente scritto negli anni ‘80;
L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel edito da Atlantide: ci vuole tempo per questo libro, e spazio per tutto quello che ha da dirci, la responsabilità verso l’altro, il bene e il male come scelta. Una terribile meraviglia da scoprire.

Tre film:

Le gran bal di Laetitia Carton, per non dimenticare quanto sia importante guardarsi, toccarsi, ballare insieme, incontrarsi, vivere in comunità senza distinzione di età e sesso;

Tutto l’oro che c’è di Andrea Caccia: la natura, il fiume, gli animali, i rumori, gli odori, il tempo lento del racconto e dell’ascolto, l’orizzonte dello sguardo.

L’isola dei cani di Wes Anderson: un film animato per tutta la famiglia, da guardare oggi pensando alla Siria, a Lesbo, agli indesiderati e ai dimenticati del mondo.

Un suggerimento in più: esplorare le risorse digitali offerte da Media Library Online: ebook, audiolibri, quotidiani, riviste, musica e film, tutto offerto gratuitamente tramite le nostre biblioteche, un servizio ancora troppo poco conosciuto che oggi potrebbe garantire una continuità importante.

Stefano Guerrini

stefanoguerrini.vision
@stefano_guerrini

Dal 1998 ha iniziato a scrivere su varie riviste di moda, in particolare sul mensile Donna, L’Uomo Vogue, MF Fashion, Cosmopolitan.it, iodonna.it, Velvet, Activa, Hot. Il suo blog sul sito di GQ Italia, lepilloledistefano è stato uno dei primi a parlare in Italia di moda al maschile utilizzando questo nuovo mezzo.
È stato fashion director di Label e di MadeWithStyle. Ha avuto per molti anni uno spazio personale sul sito di Fondazione Pitti Discovery.
È fashion editor at large di manintown.com.
Come stylist freelance lavora/ha lavorato per Vogue.it-Vogue Talents, L’Officiel Middle East/ Hellas/ Switzerland/ Kazakistan, Marie Claire Arabia, David Magazine, Fucking Young, Male Model Scene e DScene, Codigo Unico, Jon e molte altre riviste on line e stampate.
Come stylist si dedica anche alla consulenza per alcuni marchi e alla realizzazione di lookbook e adv.
Nel 2010 ha fondato la propria webzine webelieveinstyle.it che ora è, insieme al blog lepilloledistefano, contenuta all’interno del sito stefanoguerrini.vision.
Come docente di moda insegna allo Ied di Milano, Cagliari e Firenze.

(foto: Igor Cvoro)

Dove vivi?

Abito a Lugo, in provincia di Ravenna, una città nel cuore della Romagna, patria di Francesco Baracca, eroe della Prima Guerra Mondiale, a cui si deve il cavallino rampante, prima suo simbolo, poi donato a Ferrari, ma anche sede principale del re del vintage A.N.G.E.L.O..
Prima di questo momento difficile però ti avrei risposto che ero una cellula impazzita fra Lugo e Milano, Firenze, Cagliari, dove insegno e molto altro.

Che lavoro fai?

Ho due anime e vivo a metà fra due mondi. Sono laureato in medicina e lavoro ancora nella medicina di famiglia. Poi una passione divenne anni fa un lavoro, per cui sono anche fashion writer, stylist freelance e docente di moda.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Parlando del mio lato creativo e legato alla moda, chiaramente la scrittura può essere fatta da casa senza problemi, anche se forse la voglia, in tempi così duri, è un po’ difficile da trovare.
Le docenze sono diventate online e per ora mi sembra funzionino benissimo. Anche se adoro fare lezione “live”, bisogna saper adattarsi ai tempi!
Per ora purtroppo gli editoriali son sospesi, per cui spero di riprendere presto a scattare, perché, come sa bene chi mi segue, adoro essere sui set, mi diverte moltissimo. Poi confesso di aver ripreso a decorare i miei quaderni, come facevo un tempo: sento l’esigenza di esprimere anche in altri modi la mia creatività e accanto agli appunti e alla ricerca mi piace creare dei piccoli moodboard, quindi riempio i quaderni di frasi, scritte, foto e ritagli.

Con chi sei in casa?

Vivo solo, da quando non ci sono più i miei genitori, da quando son single e purtroppo la mia gatta Licia, che chi mi segue sui social conosceva bene, mi ha lasciato un mese fa.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Quando non sono al lavoro con il camice bianco e la mascherina, cerco di stare a casa e farmi il più possibile avvolgere da idee ed input creativi. Non voglio che questo sia uno stop, ma un nuovo punto di partenza!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Da tempo dico che voglio finire una sorta di trasloco e quindi rendere più casa e meno “teen room” il mio Archivio Guerrini, che voi di Frizzifrizzi conoscete bene. Poi ho ripreso a decorare i miei quaderni, a creare moodboard, tagliare e incollare.
Avevo bisogno di uno sfogo creativo in più. Inoltre penso che un periodo di stop rappresenti sempre una occasione culturale. Studiare e fare ricerca, salvare foto, prendere appunti, guardare cose. Diana Vreeland sosteneva che «The eye has to travel!», ed è verissimo, ma si può viaggiare anche grazie ai libri e al web, usati per imparare e per cercare cose che ci stupiscano.

Qual è il posto che ti manca di più?

Incredibile a dirsi, mi mancano i miei viaggi in treno. Un non luogo quindi, che da sempre per me rappresenta la possibilità di andare via, la speranza di un cambiamento in positivo, ma anche l’idea che il sapere e la conoscenza sono attorno a noi e basta un biglietto per salire un treno e andare a scoprire città, vedere mostre.
Mi manca l’idea che si possa fare quello che più desideriamo.
Poi un po’ di anni fa, in un momento difficile, qualcuno mi consigliò di trovare nel mio paese un luogo che diventasse un po’ il mio rifugio, uno di quei posti dove ti fai coccolare. Facendo la dieta, ho perso una trentina di chili, ho cambiato modo di mangiare e ora è abitudine andare nel mio bar preferito, dove quando entro sanno già cosa prenderò e dove mi coccolano e questo è molto bello per l’anima. Mi manca moltissimo il rito al mattino di prendere la bicicletta, farmi una pedalata per raggiungere il Life Cafè, chiacchierare con le Mie bariste, addentando la mia brioche vegana!

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Un film: recuperate Velvet Goldmine se non lo avete visto e se amate stile, glam rock e anni Settanta. Ma anche Her, con un immenso Joaquin Phoenix prima di Joker, vedetelo in lingua originale con la voce di Scarlet Johansson, magnetica!
Sto seguendo una serie tv che mi fa impazzire, si chiama Prodigal Son e se vi piacciono serial killer e colpi di scena è imperdibile.

Marta Milasi

martecipero.com
civediamoalbar.com

Sono Marta, attrice fallita quindi blogger (di martecipero.com) e content designer (di the-district.com). Campionessa mondiale di applicazione rossetto senza specchio, vesto a colori, ho un’insana passione per pagine 404 e call to action birichine e ho la erre un po’ strana.
Odio una sola parola, RAMARRO, e la dico benissimo.

Dove vivi?

A Milano, sui Navigli.

Che lavoro fai?

Sono una content strategist e UX writer (+ blogger nel tempo libero).

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Nella sostanza non è cambiato niente, ma sono subissata di call da ansia di controllo (lavoro nel digital ma con dei capi un po’ old style, diciamo).

Con chi sei in casa?

Con il mio ragazzo.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Vorrei poter dire che dipingo o faccio la pasta di sale, ma passo sia la mattina che il pomeriggio in call, di lavoro (nel primo caso) o familiari/amicali (nel secondo). Sono più stressata di prima perché se rispondo «no guarda ti richiamo dopo ché ora ho da fare» non mi credono e si sentono pure abbandonati.
Quando non lavoro e non sono al telefono, faccio Smart Yoga su LifeGate, english conversation su Skype, leggo i tre romanzi cominciati e mai finiti che avevo a far la muffa sul comodino o guardo serie su Amazon Prime.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Mi ero tenuta da parte un sacco di pdf e siti di UX writing. Poi vorrei finalmente leggere tutti i cataloghi Taschen che ho compulsivamente comprato negli anni senza mai aprirli e mandare CV a profusione.
Ps. Non mi ricorderò mai MAI di mettere il filtro su Facebook per non far leggere questa roba ai miei capi :D

Qual è il posto che ti manca di più?

Porta Genova, via Argelati e l’Alzaia Naviglio Grande, la Chiesa di San Lorenzo, via Manzoni a Buccinasco, che in primavera si ricopre di forsizie e poi nespoli e magnolie in fiore. Mi manca poter andare in giornata ad Arenzano solo per mangiare un po’ di focaccia e fritto misto e sentire il profumo di salsedine.
I miei posti preferiti sono tutti all’aperto, quelli al chiuso possono piacermi ma non mi ci affeziono.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Invece di fare qualcosa che non avete mai fatto prima — iniziare solo per noia senza una reale passione è quasi sempre un fallimento — consiglio di approfondire quello che già piace o in cui si riesce bene.
L’offerta di corsi, webinar, aperitivi e sport tutti smart e per di più gratis (ma quando mai!) sta diventando fittissima.

Io farei così: lavoro con musica di spessore su Spotify (consiglio Mac DeMarco, Ravi Shankar, i Braids o Brian Eno, belli ma poco impegnativi come sottofondo), yoga o pilates 45 minuti al giorno, letture di racconti brevi in balcone, aperiskype con gli amici verso le otto e uno dei 500 film gratuiti della Cineteca Italiana dopocena. Ah, metterei il cellulare in modalità aereo almeno due ore al giorno, se no rimani impantanato nei gruppi WhatsApp sul Corona, terribili.

Alessandro Pancosta

alkoipa.com
@alkoipa.film

Nato nel 1979, all’età di 24 anni si trasferisce a Torino dove vivrà per 9 anni. Lì inizia il suo lavoro di grafico e illustratore e si appassiona alla fotografia, quella però fatta di rullini, negativi e scansioni.
Nel 2011 prende vita Iso400, un punto d’incontro per tutti i “fotografi analogici”.
Nel 2012 unisce la passione per la fotografia a quella per le due ruote, nasce così Io non inquino un modo per denunciare l’inquinamento causato dalle auto e dimostrare il proprio amore verso la bicicletta.
Decide di rientrare in Puglia nel 2013, l’anno successivo diventa libero professionista.
Nel 2018 con un suo amico lancia Italia 110. 110 province, 110 rullini Ferrania Solaris, 110 fotografi, 4 fotocamere Bencini Comet Nk 135. Tutto questo per raccontare la “periferia urbana” italiana.
Il suo ultimo progetto Portraits of Strangers è ai suoi primi passi ma vuole fare tanta strada!

Dove vivi?

Da 4 anni vivo a Lecce.

Che lavoro fai?

Sono un graphic designer con il vizio della fotografia analogica.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

In realtà è cambiato poco, ormai sono 3 anni che lavoro stabilmente da casa.

Con chi sei in casa?

Con mia figlia Anna di 16 mesi e mia moglie che adesso lavora da casa.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Solitamente divido la giornata in due parti: lavoro al mattino o al pomeriggio, in base anche agli impegni di mia moglie e l’altra metà della giornata la passo con mia figlia che è uno spasso.
Ci divertiamo a giocare e colorare anche se ci manca tanto non poter uscire per andare al parco e il nostro appartamento sembra più piccolo che mai!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Non è così strano come periodo, come dicevo prima per me è normale lavorare da casa, la differenza è non poter uscire.
In ogni caso, se in questa reclusione appena iniziata anche al sud riuscirò ad avere un po’ di tempo da occupare, riprenderei volentieri in mano il progetto Iso400 e farei qualche illustrazione per piacere personale e non solo per lavoro.

Qual è il posto che ti manca di più?

Il mare e la strada. Soprattutto nell’ultimo anno, la strada è stata fonte d’ispirazione per il mio progetto Portraits of Strangers e sapere di non poter più viverla alla ricerca di persone mi manca un po’.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Lo scorso anno mi ha appassionato la serie Mad Men, adesso sto guardando la serie tv Narcos. Ho visto ultimamente il film Il Fotografo di Mauthausen, sto finendo di leggere Considera l’aragosta di David Foster Wallace e sto scoprendo con interesse e ammirazione il lavoro del fotografo Niall McDiarmid.

In copertina: “Southeast Missouri Farms. Client and wife in living room of new home on La Forge project, Missouri”, di Lee Russell, 1938 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

Altre storie
L’arte di starsene a casa