fbpx

L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — ventiquattresima puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa ventiquattresima puntata sono: Claudia Amatruda, il duo PetriPaselli, Liliana Cupido e Fabrizio Fedeli.

Claudia Amatruda

claudiamatruda.com
@claudiamatruda

Foggia, 1995. Frequenta il Master sul Progetto Fotografico (2017-2018) alla scuola “MeshroomPhoto” di Pescara e attualmente segue il corso di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia, indirizzo Nuove Tecnologie dell’Arte.
Nel 2015 vince una borsa di studio e una mostra al Teatro Fondazione San Carlo di Modena che le permetteranno di approfondire i suoi studi in fotografia.
La sua ricerca fotografica è stata completamente stravolta dalla consapevolezza di una malattia
che da poco ha irrotto nella sua vita, e trova nell’utilizzo dell’autoritratto e nella descrizione fotografica degli ambienti in cui vive, la possibilità di riscatto.
Nel 2018 pubblica il fotolibro Naiade con l’aiuto di una campagna di crowdfounding ben riuscita, curato da Fiorenza Pinna con tiratura di mille copie, e recensito dalla giornalista e curatrice Renata Ferri.
Nel 2019 presenta il libro fotografico nelle scuole di fotografia a Bari, Roma e Pescara, al Festival della Fotografia Etica di Lodi e al Festival Lugano Photodays in Svizzera. Attualmente alla ricerca predilige la fotografia come strumento di racconto di sé.

Dove vivi?

In Puglia, più precisamente Foggia.

Che lavoro fai?

Lavoro con la fotografia, mentre continuo a studiare.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

In verità non è cambiato molto, a causa della mia malattia sono costretta a passare tanto tempo a casa, tranne per le presentazioni in giro del mio libro fotografico, che ho dovuto sospendere, e ovviamente per i lavori fotografici commissionati che ora mancano del tutto. Perciò mi dedico alla post produzione, alla ricerca, allo studio, e mando avanti i progetti personali: allestendo dei piccoli set fotografici in camera o in salotto posso lavorare molto sull’autoritratto e lo still life.

Con chi sei in casa?

Sono con Domenico, Giorgia e Francesco, ottimi coinquilini da quarantena, rendono questo periodo più leggero.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

In questi giorni apprezzo molto i corsi online e le conferenze con gli artisti in videocall, è qualcosa che ho sempre richiesto (proprio per la mia impossibilità fisica di raggiungere alcuni luoghi per approfondire gli studi) ma senza nessun risultato, e che adesso invece, essendo un bisogno di tutti, finalmente vengono svolti dalle scuole senza molta difficoltà.
Poi in casa cuciniamo tanto, o meglio, gli altri cucinano e io sto imparando, soprattutto mangiando!
Nel frattempo ascolto musica, fotografo, vedo infiniti film, scrivo, faccio fisioterapia, videochiamo la mia famiglia e gli amici. Certo non mancano i momenti di panico per la situazione, o paura quando sto più male, ma in casa respiro serenità e creatività.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Quando è iniziata la quarantena avevo mille propositi, ma fino ad ora ne ho realizzati davvero pochissimi! Ho però il tempo di conoscere meglio me stessa e chi mi sta intorno, vorrei riuscire ad esprimere meglio in parole quello che sento, visto che lo faccio solo con le immagini.
Vorrei poi fotografare tutti i giorni, e finire tre libri che ho iniziato ma mai finito.
Cerco continuamente distrazioni per non pensare a quello che sta succedendo, anche se poi, appena cala il sole, esco sul terrazzo e il silenzio assordante della città mi riempie di domande.

Qual è il posto che ti manca di più?

La piscina, al 100%. È l’unico posto in cui posso non sentir dolore ma son due mesi che non entro in quell’acqua, non riaprirà per adesso e io affogo in tutta questa gravità terrena.
Appena tutto questo finirà, raggiungerò il mare, e immersa finalmente starò meglio.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Consiglio assolutamente la visione di questo progetto: Grosse fatigue (2013) di Camille Henrot, scoperto grazie ad un corso online del MoMa sull’arte contemporanea. È fortissimo.

Come film invece tutta la filmografia di Gaspar Noè e tutta la filmografia di Yorgos Lanthimos, mentre su Netflix: Storia di un matrimonio di Noah Baumbach e Roma di Alfonso Cuarón.

Per chi volesse iniziare ad entrare un po’ nel mondo della fotografia consiglierei questo saggio, Sulla fotografia, di Susan Sontag, e da vedere assolutamente il progetto Gift di Mari Katayama.

Le mie ultime letture che consiglio sono: L’avversario di Carrère,
La vita è rara. Tutte le poesie di Michel Houellebecq e Una specie di solitudine di John Cheever.

PetriPaselli

petripaselli.com
99objects.it
@99objects

Luciano Paselli e Matteo Petri nascono entrambi a Vergato, in provincia di Bologna, rispettivamente nel 1983 e nel 1981.
Amici sin dall’infanzia, nel 2007 fondano il duo artistico noto come PetriPaselli e, da quel momento, la loro carriera artistica è rimasta indissolubilmente legata.
99object, progetto artistico e editoriale nato nel 2017, vede il duo artistico cimentarsi in un’operazione che riguarda il mondo del collezionismo e degli oggetti, questa volta utilizzando un supporto visivo ancora diverso, quello del libro — più familiare e forse antiquato per alcuni, ma sempre contemporaneo.

Dove vivete?

Luciano: a San Lazzaro in provincia di Bologna.

Matteo: a Bologna, a mezz’ora da San Lazzaro.

Che lavoro fate?

Luciano: gestisco servizi di fotografia e fotoritocco per la moda e il design, un fotografo allargato! Poi faccio l’artista insieme a Matteo Petri, sotto il segretissimo nome di PetriPaselli!

Matteo: gestisco l’ecommerce di alcuni brand di moda, ma da piccolo sognavo di fare l’archeologo o l’astronauta. Nel duo PetriPaselli rivesto spesso il ruolo di Petri, l’amico immaginario di Paselli.

Com’è cambiato il vostro lavoro da quando dovete svolgerlo da casa?

Luciano: la sezione fotografia e fotoritocco sono completamente fermi: aziende chiuse, nessuno scatta, nessuno postproduce. La parte artistica ha subito grandi mutazioni: molte le mostre e i progetti bloccati, impossibile svolgerli da casa.
Il progetto 99objects ha sospeso le nuove pubblicazioni ma si sta evolvendo su instagram con nuove rubriche fotografiche e tra poco anche video. Insomma il virtuale è super gettonato per forza di cose.

Matteo: lavorando nell’ecommerce per me non è una novità lavorare da casa. Lo è invece farlo in famiglia, con sciacquoni che interrompono il quieto borbottio delle teleconferenze, sottofondo di grida stranzianti per la lotta al Nintendo, breve comparsate di bambini che si puliscono il naso davanti all’occhio curioso del PC.

Con chi siete in casa?

Luciano: mia figlia e mia moglie, anche se alcuni sostengono che non siamo sposati.

Matteo: sono in casa con due videogiocatori incalliti di 6 e 11 anni, e la mia coinquilina nonché madre dei due piccoli video-dipendenti. Ma se consideriamo gli ospiti virtuali che si alternano nelle call — colleghi, amici, parenti, compagni di scuola — allora siamo molti di più.

Cosa fate in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Luciano: per fortuna non avevamo ancora finito di aprire gli scatoloni del trasloco di due anni fa. Questo ci ha permesso di creare ancora più caos che lentamente stiamo sistemando.
Monto Lego, costruisco cose, ne distruggo altre, monto mensole e insieme ci inventiamo nuovi passatempi… come fare la gara dei panni dentro la lavatrice mentre è in funzione. Ah, abbiamo anche un allevamento di quasi 400 lumache che ci danno molto da fare.

Matteo: parlo tanto al telefono, suono il pianoforte con le finestre aperte, costruisco astronavi di Lego con i bambini con cui poi combattiamo, sfido la mia compagna a Masterchef, ingrasso, cerco di dare un ordine al contenuto degli armadi ma spesso rimetto tutto dentro esattamente com’era cercando di non rompere il delicato equilibrio delle cose.

State usando o avete pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevate avuto modo o tempo di fare?

Luciano: beh il gioco della lavatrice è una grande novità! A parte il trasloco stiamo sistemando il giardino, imparando nuove ricette, guardando film e documentari che mai avremmo guardato e abbiamo aperto le scatole dei ricordi del liceo! Ho anche cambiato allestimento degli oggetti in sala!

Matteo: ho riparato la tenda del terrazzo che penzolava vergognosamente da due anni in balia del vento e dello sconcerto dei vicini. A parte questo e altri improbabili lavori domestici, ho iniziato ad apprezzare il tempo per le piccole cose, le pause, il senso dell’attesa (che sia per il pane infornato o del nuovo decreto a notte fonda).
Rovistando tra le tante passioni rimaste inespresse, ho ritrovato quella dell’astronomia. Appena ne avrò l’occasione comprerò un telescopio e se sarò fortunato potrò osservare Atlas, la cometa che passerà vicino alla Terra entro maggio. Se sarò sfortunato invece non avrò bisogno del telescopio per vederla.

Qual è il posto che vi manca di più?

Luciano: non so dire un luogo preciso (a parte Mercatopoli!). Mi manca vedere i miei familiari e amici, ovunque essi siano.

Matteo: non c’è un posto in particolare, mi manca il senso del viaggio, la libertà di pensare a una destinazione e partire.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Luciano: consiglio di guardare documentari, di tutti i tipi, ce ne sono diversi su qualsiasi piattaforma, ci permettono di rivedere le nostre priorità e riprendere contatto con il mondo (a prescindere dall’emergenza che stiamo vivendo). Da quelli sui tesori nascosti alla biochimica all’accoppiamento dei leoni.
Sulle letture ti avrei detto quello che abbiamo in casa, visto che librerie erano chiuse. Ora suggerisco un qualsiasi libro di Fredrik Sjöberg, magari partendo dal primo L’arte di collezionare mosche: è illuminante.
Come attività ovviamente consiglio di guardare il cestello della lavatrice mentre è in funzione, puntare su un vestito e vedere se riuscirà a rimanere attaccato al vetro a fine lavaggio. Emozionante.

Matteo: per ammazzare il tempo, si sa, non c’è niente di meglio che guardarsi crescere le unghie dei piedi. In alternativa per chi ha poca pazienza, consiglio l’ultimo libro che ho letto ai domiciliari. Alla fine del Mondo di Geraldine McCaughrean parla del mare che non vedrò quest’anno e del senso di isolamento, attraverso le gesta di un gruppo di ragazzi che nel 1700 vengono abbandonati su un’isola mentre il loro villaggio è decimato da un’epidemia.
Restando nell’attualità, come film consiglio The Road di John Hillcoat. Qui padre e figlio compiono un bellissimo viaggio, “on the road” appunto, dove imparano a conoscersi e rispettarsi. Mi sono immedesimato tantissimo nel padre (Viggo Mortensen) se non altro per il grande carisma e il dono della sintesi. Dice poche battute e poi muore, ma era ovvio fin dall’inizio perché lo scenario è quello post-apocalittico e ai protagonisti non gliene va bene una in oltre 90 minuti di film.

Liliana Cupido

canicola.net

Nata nel 1979 a Giulianova in provincia di Teramo, ha collaborato con Hamelin associazione culturale dal 2000 al 2014, lì si è formata come operatrice culturale e curatrice di attività pedagogiche sul fumetto, contribuendo alla realizzazione del festival Bilbolbul. Dal 2004 è co-fondatrice di Canicola — associazione culturale e casa editrice di fumetto — e dal 2011 insegna nella scuola primaria.

(Il ritratto è opera di Michelangelo Setola)

Dove vivi?

Dalle finestre vedo il gasometro dell’Hera, un cortile parrocchiale, tanti tetti e le due torri.
360° di bolognesità.

Che lavoro fai?

Insegno in una scuola primaria e sono curatrice di Canicola, associazione culturale e casa editrice di fumetto. Realizziamo libri a fumetti di autori italiani e internazionali, esordienti e mostri sacri, privilegiando segni e narrazioni fuori dai cliché. Abbiamo sempre pensato ai libri come progetti culturali più ampi e con la nascita del progetto Canicola bambini nel 2017, le attività pedagogiche attorno al fumetto sono diventate un nuovo perno del nostro lavoro.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Radicalmente. Con la gestione di due attività complesse e una famiglia numerosa le giornate sono una folle rincorsa di razionalità e strutturazione. Con Canicola il lavoro è sempre stato piuttosto “organico”, con la redazione in casa e un numero ristretto di collaboratrici e collaboratori vissuti come coinquilini.

Ora la chiusura delle scuole e l’annullamento o slittamento di progetti importanti ci ha inizialmente paralizzato poi, come è sempre stato in momenti di difficoltà, abbiamo trovato le energie per un pensiero costruttivo e di nuova pianificazione.
Lo spazio della redazione ora è una stanza multifunzionale per noi e i nostri figli, luogo “promiscuo” di quotidiana riprogettazione.

Come insegnante ho sentito una chiamata alle armi molto forte, il lavoro a distanza con una prima elementare comporta una serie di profondi interrogativi sul senso ultimo di quello che si sta facendo. Anche qui la mancanza della relazione mi ha spiazzata, ma di nuovo, passare attraverso un momento di crisi è stato il modo per mettere in atto nuove strategie e individuare dei punti cardine guida che probabilmente non avrei focalizzato in altro modo.

Con chi sei in casa?

Con il mio compagno Edo socio in Canicola e nella vita e con i nostri quattro figli dai cinque ai dieci anni, tutti maschi…

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Mi sembra di lavorare ancora più di prima, che è tutto dire, sia con l’insegnamento che con Canicola, ovviamente con una percezione molto diversa dei cambiamenti che mettiamo in atto, una sensazione strana e inafferrabile.
La tensione è quella di riorganizzare il mio tempo nel modo più ragionevole possibile, tra presenza con i figli, “casa” in senso ampio, e immersione nel lavoro. In tutto questo non mancano le interferenze, ma non è mancata nemmeno la circolazione delle idee, la messa a fuoco di obiettivi nuovi e la consapevolezza che fare rete ora più che mai è necessario, su tutti i fronti. Per me rete significa confronto più stretto con le colleghe insegnanti e le famiglie della mia classe, e anche con le realtà culturali più “vicine”. In questo senso grazie agli amici di Eris edizioni abbiamo abbracciato l’iniziativa “Adotta una libreria”. È un lavorone che ci sta assorbendo molto ma che, imprevisto, si sta rivelando un’ottima opportunità di riflessione e relazione con persone della filiera editoriale con cui condividiamo problematiche comuni.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Vorrei molto, ma come tutti i buoni propositi di inizio anno finisco con l’infischiarmene.

Qual è il posto che ti manca di più?

Tutti i luoghi della quotidianità, prima così scontati e ora mete irraggiungibili. E le mete bramate di prima? Un vero casino.
Poi banalità: il nostro furgone, come mezzo per saltarci su e via…

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

È il tempo ad ammazzare me, tendenzialmente… comunque in questo periodo abbiamo riguardato con i bambini alcuni classici come I soliti ignoti, e poi una serie dell’ultima ora: Rocky, soprattutto i primi episodi ci hanno molto emozionato!

Altre letture che associo per ragioni diverse a questi giorni: L’altra parte di Alfred Kubin (Adelphi), Come un guanto di velluto forgiato nel ferro di Daniel Clowes (Coconino press), Martedì di David Wiesner (Orecchio acerbo), Storie della notte di Kitty Crowther (Topipittori).

Fabrizio Fedeli

@zero.eu

Ho sempre lavorato nell’editoria. Ho iniziato a 22 anni nell’ambito della cosmesi ed estetica applicata, per 13 anni ho visto le SPA e gli Istituti di bellezza più belli del mondo. Poi nel 2004 sono atterrato a ZERO, anni fantastici, mi sono divertito moltissimo, indimenticabile. Collaboro anche con il Festival Mix di Milano e il Pride Milano.
A tempo perso faccio teatro e i miei hobby principali sono cucina e giardinaggio. Sono fidanzato da tre anni con un bellissimo francese che si chiama Sébastien.

Dove vivi?

Vivo a Milano, zona Pasteur oggi nota come Nolo.

Che lavoro fai?

Praticamente sono come Robin Hood, propongo a noti brand iniziative di comunicazione per i lettori di ZERO, un target di persone coraggiose che amano e continueranno a cercare di stare bene e divertirsi nei migliori modi possibili.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Sono in smart working come tutti, le cose vanno più lentamente ma stiamo studiando nuovi progetti per questa nuova realtà. Stay tuned.

Con chi sei in casa?

Con il mio ragazzo Sébastien, stiamo molto bene.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Principalmente cucino, curo le mie piante, faccio yoga ed esercizi, leggo, sporco e pulisco casa, sento la mia famiglia, gli amici, colleghi e diversi clienti.
Ci sono giornate deprimenti ma per la maggior parte sto apprezzando questo periodo che come tutte le vacanze, anche se indesiderata, fa comprendere ed accettare diversi aspetti della vita, “prima” non mi prendevo mai il tempo di affrontarli, cioè cosa mi piace davvero e ciò che non voglio più fare.
Un’altra cosa che apprezzo moltissimo è l’aria pulita a Milano. Incredibile davvero.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sono riuscito a fare lavori in casa che non avevo voglia di fare, ora brilla che neanche mia mamma avrebbe saputo far meglio, ma soprattutto leggo di più.

Qual è il posto che ti manca di più?

Più che un posto mi manca la possibilità di libero movimento, dal decidere di bere qualcosa con gli amici piuttosto che fare un weekend o una vacanza ovunque.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Consiglio Memorie di Adriano della Yourcenar, Attraversare i muri dell’Abramovic e qualsiasi libro di Italo Calvino.

Riodinare, pulire, foss’anche buttare oggettii che abitualmente accatastiamo inutilmente è un buon esercizio per fare ordine mentalmente e ricordarci chi siamo e di cosa abbiamo bisogno (molto meno di quel che pensiamo secondo me).
Come tutti i mali questa situazione porta anche diversi vantaggi ed aspetti positivi.

In copertina: “Wife of unemployed oil worker feeding her baby. Seminole, Oklahoma”, di Lee Russell, 1939 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

co-fondatore e direttore

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *