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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — sesta puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa sesta puntata sono: Sara Manfredi, Alessandro Bonaccorsi, Daniela Mazza, Ioan Pilat e Simona Merlini.

Sara Manfredi

@manfrediland
cheapfestival.it
@cheapfestival

Si occupa di linguaggi contemporanei in qualità di Art Director e curatrice indipendente.
Vive e lavora a Monaco di Baviera.
Rimane legata a doppio filo a Bologna anche per colpa di CHEAP, progetto di public art
di cui è co-founder.

(foto: Michele Lapini)

Dove vivi?

Vivo in Germania, a Monaco di Baviera. Sono circa una volta al mese in Italia, con un passaggio obbligato a Bologna.
Come molti qui, ho limitato al minimo i miei spostamenti e seguo le indicazioni generali, anche se in questo momento in Germania non sono ancora state applicate le misure di quarantena attuate in Italia: pare sia solo questione di tempo, visto l’andamento dell’epidemia.

I grandi eventi sono già stati annullati, lo sport è già fermo, i club stanno annullando date, molte aziende sono già entrate in smart working (che è comunque una pratica diffusa a prescindere dal virus), molte persone hanno già provveduto a rifornirsi di generi alimentari e altro per quello che, senza paranoia ma con semplice realismo, sembra essere plausibile — cioè 2 settimane di blocco.
C’è un clima di attesa. Ma anche una calma olimpica. Almeno, fino ad ora.

Che lavoro fai?

Ho dei problemi col contemporaneo. E ne ho fatto una professione. Lavoro come AD di progetti culturali e campagne che intersecano arti visive e comunicazione.
Mi presto alla pratica curatoriale come freelance per gallerie, festival, interventi di arte pubblica e progetti di performing art.
Tra le varie cose che ho fatto, quella che rivendico con più affetto è l’aver co-fondato CHEAP.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Normalmente, faccio già la metà del lavoro nel mio studio a casa.
Al momento, ho interrotto le riunioni fuori per altri progetti e le ho sostituite con delle call online.
Non sto facendo sopralluoghi esterni in location da verificare.
Molti degli eventi culturali legati al contemporaneo a cui collaboro sono in stand-by, alcuni sono stati annullati, altri lo saranno.

Con chi sei in casa?

Con mia moglie.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Ho una casa. Più libri di quanti potrò leggere. Una connessione a internet che mi permette di fruire di tutto quello che è disponibile online. La possibilità di fare lunghe telefonate con le persone che amo e dalle quali sono distante.

Faccio fatica a pensare che sia un fardello. Al contrario, mi sembra una posizione di privilegio sulla quale sarebbe sensato riflettere: non è scontato che tutt* abbiano una casa, non è scontato che tutte le case siano luoghi sicuri, non è scontato che tutt* abbiano accesso a strumenti per esorcizzare la paura e combattere il più occidentale dei problemi – la noia.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Penso che mi dedicherò a quello che sta succedendo: è un momento tragico ma irripetibile, concordo con Ivan Carozzi quando scrive che siamo noi il corpo della letteratura che verrà studiato dopo la crisi.

Questo virus è un terribile reality check e non lascia più margine di discussione su quello che molti sapevano già: non siamo tutt* uguali davanti a questa epidemia e i termini di questa mancata parità sono dettati dall’aggressività del capitalismo avanzato.
Il Covid-19 oggi mette drammaticamente in discussione tutto: a partire dalla percezione della nostra vita come specie su questo pianeta, dalla categoria intellettuale all’interno della quale iscriviamo la malattia, dal lavoro culturale della riflessione sul lutto.

Ma non è tutto qui. Mariangela Gualtieri scrive: «E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo».

Voglio crederle, voglio scommettere su questo: sull’oro. Sul fatto che insieme rischiamo di imparare qualcosa.
Magari qualcosa che va nella direzione che evoca Cristina Morini quando rilegge Donna Haraway e scrive di «modelli eco-sociali al centro dei quali la cura venga intesa come responsabilità collettiva che coinvolge tutti i corpi, tutti indistintamente importanti, tutti indistintamente mortali».

Insomma, c’è troppo in ballo perché io possa distrarmi dall’eccezionalità di questo momento.

Qual è il posto che ti manca di più?

I portici di Bologna. Quando sono pieni di gente.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Bruno Pompa ed io abbiamo deciso che l’unico antidoto alla para/noia è leggere fantascienza: naturalmente, siamo partite da La mano sinistra delle tenebre di Ursula LeGuin, per poi passare a Solaris di Lem e il più recente Configurazione Tundra di Mirabelli. Al momento, sono impantanata nella MaddAddam Trilogy di Margaret Atwood (1, 2, 3).
La letteratura distopica mantiene lucide: è da provare.

Un po’ di tempo consiglio di dedicarlo ad una diffusa attività di cura: telefonate, mandate un messaggio, fate una videochiamata, organizzate una call di gruppo, dedicate un djset a dei perfetti sconosciuti online, fate un podcast e mettelo a disposizione, scrivete o raccontate una storia senza che sia destinata a nessun* in particolare.

Alessandro Bonaccorsi

bonaccorsiart.com
disegnobrutto.it
@alessandrobonaccorsi

Ideatore del progetto Disegno Brutto, lavoro da tanto tempo come Visual Designer, e a volte come Illustratore; negli ultimi anni si è specializzato nella facilitazione visuale e nel graphic recording, un’attività in cui si disegna dal vivo trasformando ciò che viene detto durante le conferenze.
Cerca di usare il pensiero visivo in qualsiasi cosa faccia e il disegno è lo strumento che usa di più.
Ama scrivere (ha pubblicato 5 libri) ed è appassionato dal processo creativo, da ciò che sta in alto, dall’invisibile e l’intangibile, dall’immaginazione e la poesia.

Dove vivi?

A Ravenna.

Che lavoro fai?

Non lo so esattamente: sono un divulgatore-disegnatore-pensatore-formatore-designer-scrittore. Però ultimamente, soprattutto con il progetto Disegno Brutto, sto facendo molta formazione.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Sono fortunato perché ho una casa abbastanza grande con una stanza laboratorio che in famiglia usiamo per lavorare, impiastricciare, disegnare. Fino alla scorsa settimana andavo nello studio che ho in centro città e che raggiungevo in 5 minuti di bici, sfrecciando per le strade vuote.
Il lavoro in sé non è che è cambiato… è proprio evaporato!
Avevo una decina di impegni tra formazioni aziendali, facilitazioni grafiche e incontri che sono stati tutti rimandati.
Nonostante tutto, non sono preoccupato (e non sono ricco di famiglia!).

Con chi sei in casa?

Con mia moglie e mia figlia di 8 anni (che qua in Emilia Romagna è a casa da scuola da una ventina di giorni). E poi con me stesso.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Rispondo a mail a cui non avevo risposto, penso e progetto molto per quando il peggio sarà passato, scrivo e disegno. E soprattutto mi vesto ogni mattina di tutto punto e mi spruzzo un po’ di profumo.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

In genere i periodi di pausa e, ahimè, di crisi so che sono fondamentali per me, quindi mi ci butto a capofitto: provo a portare avanti i, troppi, libri che non ho ancora finito (o iniziato) a scrivere e disegnare (l’ultimo che mi sta sgorgando nella mente è su questo piccolo nemico con la corona), leggo e studio molto in modo disordinato e non ragionato, disegno quello che mi pare, sviluppo nuove idee, do di nuovo vita ai miei blog (ne sto approfittando per rivitalizzare Shivu.it e il mio vecchio e caro Ginoperso), sistemo il sito, insomma faccio tutto ciò che normalmente devo lasciare indietro, ma che per me è fondamentale perché mi permette di rinnovarmi (l’idea del Disegno Brutto è nata in un periodo per me simile, di sospensione e cambiamento). In più mi sto organizzando per spostare online la divulgazione e la formazione: farò dei webinar e degli incontri online (alcuni per parlare del mio nuovo libro, dato che le presentazioni in libreria sono saltate) e forse anche dei brevi corsi di Disegno Brutto per dare sollievo e buon tempo.

Qual è il posto che ti manca di più?

È lo stare all’aperto senza ansie che mi manca di più…

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Non perché li ho scritti io, ma i due libri sul Disegno Brutto editi da Terre di Mezzo sono perfetti per questo periodo sospeso di tempo da ingannare.

Poi consiglio dei libri che possono cambiare la visione sulla nostra funzione di esseri umani creativi:

• Anselm Kiefer, L’arte sopravvivrà alle sue rovine, un testo ispirante e notevole sul cosa significhi fare arte;
• Carlo Rovelli, Sette Brevi lezioni di fisica, per tenere lo sguardo alto e non dimenticare mai dove viviamo;
• l’antologia Racconti fantastici del 900 a cura di G. Lippi, per viaggiare con la fantasia e leggere una raccolta di autori straordinari che si sono misurati con il fantastico (da Borges a Chandler); è un’antologia che a 16 anni mi ha cambiato il modo di leggere e fatto capire che c’era di più, sia per idee che per qualità di scrittura rispetto a ciò che studiavo al Liceo.

Considerando il momento di crisi e di probabile sconforto, consiglio poi di trovare un libro ispirante, di quelli che basta aprirlo e ti regala un’inaspettata visione e luce che squarci il buio: sono libri feticcio, ognuno ha i suoi, io non rivelerò i miei, ma posso suggerire La conferenza degli uccelli di Peter Sis, un libro straordinario che unisce poesia, illustrazione, mistica in modo magistrale.

Nel frattempo, ho ritrovato in garage, dopo che si erano persi nei tanti traslochi, i libri con le strisce The Wizard of Id dei geniali Parker & Hart, che mi riportano ad un tempo lontano in cui ridevo più facilmente e che userò per tirarmi su il morale.

Il mio consiglio è di disegnare e scrivere, buttar giù idee e progetti, di lasciarsi andare ad un puro e insensato spirito creatore che permetta di trasformare e trasmutare l’ansia e la paura di questi giorni in qualcosa di luminoso.

Daniela Mazza

@facebook.com/daniela.odri.mazza
@odristories

Conosciuta anche come Odri, lavora in BAO Publishing dal 2014, attualmente è la responsabile ufficio stampa.
Da qualche tempo si occupa anche di formazione e ha collaborato con la The Sign – Comics & Art Academy di Firenze.
Prima di mettere le radici a Milano ha vissuto a Roma, dove si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi in sociologia dell’arte, e ha frequentato un corso di formazione superiore in studi di genere alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tre.
Ha lavorato come addetta stampa per case editrici indipendenti, web agency e compagnie teatrali.
Per un’intensa stagione ha scritto a proposito di fumetti e intervistato autori e autrici su blog e riviste specializzate, e ha studiato in una scuola di settore.

Dove vivi?

Vivo a Milano, in appartamento. Da qui la vista è un cortile interno con giardino. Quando non piove, non è male.

Che lavoro fai?

Lavoro nell’editoria, in particolare nei fumetti, come responsabile ufficio stampa della casa editrice BAO Publishing.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

È tutto stravolto. Il mio è un mestiere che si basa sulle pubbliche relazioni e quindi è in corso davvero un grosso cambiamento.
Mi ritrovo in una situazione del tutto imprevista, inaspettata e paradossalmente — per alcuni aspetti della professione — interessante perché inesplorata.

Sai, la primavera è quel momento in cui l’editoria prende il volo e inizia la stagione dei festival :-)
Per me ogni anno da marzo in poi è un continuo momento di fuoco in cui per una cosa o per l’altra si sta in mezzo alla gente per più tempo possibile. Si programmano viaggi, tour, date per la promozione dei libri. Ci si prepara per incontrare nei vari festival le persone con cui si collabora: autori, giornalisti, influencer… Ora tutti gli eventi sono tutti annullati o spostati.

È strano mettersi a ripensare radicalmente una visione, delle abitudini, delle certezze.
Forse ci inventeremo cose nuove. Nuove modalità di interazione a distanza, nuove pratiche della socialità tramite le tecnologie e i social network, che magari entreranno a far parte delle nostre routine nel prossimo futuro anche quando l’emergenza non sarà più tale (spero fra non troppo tempo).

Se guardiamo alla quotidianità spicciola, mi manca la vita di redazione, tanto.
Sono comunque una di quelle persone veramente fortunate che può lavorare in smart working.
Il mio pensiero in questi giorni va a tutti quelli che per un motivo o per l’altro sono invece costretti ad essere più esposti o in prima linea, e a tutti quelli che hanno dei lavori precari e che sono in gravi difficoltà.

Con chi sei in casa?

Non vivo da sola, e questo mi aiuta a mitigare la grande concentrazione di ansia in circolazione, assieme al virus, su tutti i media.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Devo dire che sto tutto il giorno attaccata ad uno schermo. Per lavorare, per realizzare i progetti di formazione che tengo saltuariamente, per seguire un corso serale di francese, per provare i tutorial online che mi invia la palestra, per parlare con i miei genitori che sono lontani, con gli amici, per informarmi, per intrattenermi.
Descritta così la reclusione casalinga mi affatica.
O forse è vero che anche prima stavo comunque tutto il giorno attaccata ad uno schermo (quello di un cellulare) ma essendo sempre in giro non ci facevo proprio caso.
È un momento che ci fa riflettere su tutto ciò che facciamo e ciò che siamo.

A parte le riflessioni, ho detto NO al pigiama tutto il giorno, SÌ ai pasti ai soliti orari regolari, e GRAZIE a tutti quelli che mi stanno vicini (con il cuore).
L’angolo di libertà più soddisfacente che ho al momento è il mio balcone, sto passando più tempo a curare le piante, il mio minuscolo giardino privato. I ranuncoli, beati loro, adesso stanno proprio da dio!

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Già da qualche mese ho ricominciato a studiare alcune cose che mi interessano, visto che ho più tempo a disposizione magari sarà più semplice.
Inoltre concentrarsi su altro porta a distrarsi per un po’ dalle news sul coronavirus, e non è male.

In ogni caso non manco mai di idee in materie hobby buffi, la più recente è imparare a lavorare la lana cardata infeltrita.

Qual è il posto che ti manca di più?

Da quando abito a Milano dico sempre che mi manca il mare. Sinceramente però ora come ora mi mancano i posti che frequento sempre: i concerti, la musica live, con i suoni al massimo volume, le vibrazioni nello stomaco, l’intensità.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Ti racconto quello che mi sta accompagnando in questa quarantena.

Da ascoltare:
• Lucio Corsi, Cosa faremo da grandi
• Dente, Dente
• Alabaster DePlume, To Cy & Lee: Instrumentals Vol.1
• Colapesce e DiMartino, I Mortali
• Madame, Baby
• Marracash, Persona
• Massimo Volume, Il nuotatore
• Anniversario: Offlaga Disco Pax, Socialismo tascabile (un disco che ha appena compiuto 15 anni).
E poi almeno una volta al giorno io metto su Xananas di M¥SS KETA.

Da vedere: su RaiPlay ci sono due dei miei documentari preferiti, gratis: Marina Abramovic – The Artist is present di Matthew Akers e Gimmie Danger di Jim Jarmush sugli Stooges di Iggy Pop.

Film: in questo momento sono impegnata in una maratona un po’ particolare: il mio obiettivo è vedere l’intera filmografia di Marcello Mastroianni.

Da leggere: inizio dai libri sulla musica (o che hanno a che fare con la musica, che sono una mia grande passione), tra i più recenti: Francesco Motta, Vivere la musica; The Zen Circus, Andate tutti affanculo; Achille Lauro, Sono Io Amleto.

Poi alcune delle mie autrici preferite, tra novità e classici: Christelle Dabos, La Memoria di Babel; Margaret Atwood, I testamenti; Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé; Goliarda Sapienza, L’arte della gioia.
Ma anche Lilli Gruber, Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone.

Infine ovviamente i fumetti. Alcune delle cose più recenti su cui sto lavorando in BAO e mi hanno preso moltissimo sono: Quando tutto diventò blu di Alessandro Baronciani; Imparare a cadere di Mikael Ross; La tettonica delle placche di Margaux Motin; Neon Brothers di Alice Berti.

E poi tra le mie letture sul comodino ci sono anche Celestia (1 e 2) di Manuele Fior e il manga Il diario della mia scomparsa di Hideo Azuma.

Ioan Pilat

ioanpilat.com
@ioanpilat
facebook.com/ioanpilatphotos

Fotografo freelance e art director. Vive e lavora tra Padova e Milano, ma la sua vera natura è quella di un giramondo.
Il suo lavoro è influenzato dalla musica e la principale fonte di ispirazione sono le persone stesse, che incontra e fotografa.
Specializzato in fotografia di ritratto, principalmente di moda e bellezza, nel corso degli anni ha sviluppato alcuni progetti personali che gli consentono di continuare a indagare sul mondo e provare a soddisfare la sua curiosità nei suoi confronti.
Il suo lavoro, pieno di passione, riflette il suo amore per la fotografia e la ricerca di un tipo minimalista di immagine visiva, in forme, sfumature, materiali e oggetti.
Insegnante di fotografia di ritratto al Palladio Design Institute di Verona.

Dove vivi?

Vivo in provincia di Venezia, al confine con quella di Padova, nel punto più estremo della Riviera del Brenta, in un bel paesello chiamato Vigonovo.

Che lavoro fai?

Faccio il fotografo nell’ambito ritrattistico, editoriale e commerciale.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Il mio lavoro di solito si svolge in studio o presso le aziende, quindi quella parte è ferma. Da casa riesco a fare solo la parte d’ufficio, quindi scrivere e rispondere alle mail, fare chiamate e sistemare l’archivio.

Con chi sei in casa?

Convivo da 5 anni con la bellissima e talentuosa illustratrice Luisa Tosetto aka LaTos.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Uno degli allenamenti a cui mi sono abituato come fotografo è questo: prendere un obbiettivo con una lunghezza focale fissa e uscire cercando di fare più cose possibili: ritratti, paesaggi, architettura, dettagli ecc..
È un modo per capire quali sono i miei limiti e quelli dell’attrezzatura che possiedo.
La situazione odierna è in qualche modo simile, quindi per me è una specie di sfida dalla quale cercherò di trarre il più possibile: portare avanti alcuni progetti personali e magari iniziarne altri, cercare di fare la spaccata e, sopratutto, cercherò di rilassarmi.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Il backup del mio archivio (!)

Qual è il posto che ti manca di più?

Nessuno. La mia casa è il posto in cui ho la mia mezzamela, il mio tuttobello, ci sono già (!)

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Il mio libro preferito è Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar che consiglio a tutti di leggere.
Per i film, tutti quelli di Darren Aronofsky. Se alla prima visione non vengono capiti, sono da rivedere fino a quando non vengono compresi per bene — magari non basteranno due settimane(!).

Simona Merlini

simonamerlini.com
behance.net/merlini
@simona_merlini

Nata a Roma, vive lì da 35 anni. È laureata e specializzata in Design dei Sistemi.
Ha lavorato in molti settori creativi: grafica, UE e UX, editoria, didattica universitaria, e ora si occupa di ideazione e realizzazione di comunicazione a 360° per il cinema e le piattaforme on demand presso la Big Jellyfish.
Nel tempo libero fa l’illustratrice.

Dove vivi?

Vivo a Roma, per fortuna in una casa grande e luminosa.

Che lavoro fai?

Di giorno sono Art Director e Cross Media Strategist alla Big Jellyfish, una società che si occupa di produzione e divulgazione per il cinema. Mi occupo di progettare e realizzare campagne di comunicazione e locandine cinematografiche per il grande schermo e per piattaforme on demand.
Nel tempo libero e di notte (se non mi viene sonno alle 9 di sera), sono illustratrice.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Al momento stiamo lavorando in smart working giocando di anticipo, dove possibile, per i progetti futuri.

Con chi sei in casa?

Convivo da ormai un anno con il mio compagno che è architetto, entrambi in questo momento facciamo smart working.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Una parte della giornata è ancora occupata dal lavoro, la differenza però è che ho più tempo libero rispetto a prima, quindi curo le piante, leggo, gioco a giochi da tavola, mi alleno a casa, faccio lunghe passeggiate al parco (rispettando le distanze di sicurezza) e mi occupo della pila delle cose per arredare casa che fondamentalmente tengo in sospeso da un anno.
Tutto sommato devo dire che se si riesce a non pensare al fatto che tutto questo sta succedendo per causa di una Pandemia… è anche piacevole.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Molto probabilmente mi rimetterò a dipingere, non lo faccio da anni, perché serve tempo per preparare i materiali e tempo per realizzare una tela. Tempo che normalmente non ho più e che ora invece posso sfruttare.

Qual è il posto che ti manca di più?

Non mi manca un posto in particolare, mi manca la libertà.
La libertà di poter andare dove voglio, di poter incontrare chi voglio, la libertà di poter scegliere se stare a casa a dipingere o meno, la libertà di abbracciare un’amica.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Di cose da vedere in televisione ce ne sono un’infinità, recentemente sto vedendo una serie molto divertente che si chiama The Last Man on Earth… giuro che avevo iniziato già prima della quarantena!

Come letture consiglio una mia recente passione che è il premio Nobel alla Letteratura Toni Morrison, in particolare Il Dono e Amatissima.
Anche l’ultimo libro della Gruber Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone è molto ben fatto e lo consiglio per non perdere di vista il problema della differenza di genere, che sono abbastanza sicura ci aspetterà comunque al varco anche dopo il Coronavirus.

Per tutto il resto del tempo vi consiglio di coltivare le relazioni con le persone che vivono con voi, state insieme, parlate, giocate, create insieme qualche cosa di bello.

In copertina: “Corner of the living room in home of Mr. Schmidt, member of the Mineral King cooperative farm. Tulare County, California”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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