L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — quindicesima puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa quindicesima puntata sono: Valentina Casali, Enrico Bettinello, Annalisa Metus, Sebastiano Barcaroli e Giulia Cugnasca.

Valentina Casali

typophrenic.com
sundayburo.com
@tiger_mochi
lettera40.com

Letterer e designer. Studia graphic design presso la Scuola Internazionale di Comics di Jesi e negli anni successivi si dedica allo studio della calligrafia e del type design.
Nel 2014, a Milano, fonda lo studio Sunday Büro, che si occupa di lettering, type design e illustrazione.
Attualmente vive a Jesi (AN) dove porta avanti la sua attività di studio e ricerca nel mondo della tipografia, interessandosi di tecniche artigiane come l’incisione su pietra e il sign-painting.
È docente presso lo IED di Torino, dove insegna type design. è tra i soci fondatori dell’associazione Lettering da. È socia della Society of Publication Designers di New York (SPD).

Dove vivi?

Vivo a Jesi, in una piccola città in provincia di Ancona, nelle Marche.

Che lavoro fai?

Sono una letterer, cioè disegno lettere utilizzando sia tecniche digitali, sia tecniche artigianali come il sign-painting e l’incisione su pietra. Nel tempo libero lavoro con il punch-needle al progetto di fiber art Tiger Mochi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Beh in realtà il mio studio e il mio laboratorio sono in casa, quindi la mia routine è rimasta molto simile a prima. Negli ultimi giorni più che la difficoltà di sopportare la routine, si sta facendo spazio l’insofferenza del non poter uscire liberamente. L’idea di non avere una valvola di sfogo inizia a avere ripercussioni sui dialoghi in casa.

Con chi sei in casa?

Vivo con mio marito e la mia cagnolona Miele. Viviamo e lavoriamo insieme, diciamo che negli anni abbiamo fatto pratica nel condividere gli spazi ventiquattr’ore al giorno.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

In realtà ho lavorato, in maniera più lenta ma ho comunque continuato a farlo (mentre ero al computer sono riuscita a ascoltare alcuni podcast di Michela Murgia che mi ero persa, Morgana). Di sera sono riuscita a guardare diversi film che non ero ancora riuscita a vedere!
Ho colto anche l’occasione per fare un po’ di giardinaggio, alcune delle piante avevano dei vasi troppo piccoli o necessitavano di cure antiparassitarie. Trovo che sia un ottimo modo per scaricare la tensione (o per crearne, se come me ti piacciono i cactus e devi rinvasarli).
Ho anche fatto parecchia pulizia in cantina e nel laboratorio, durante l’anno si accumulano oggetti di ogni tipo che non servono o che possono essere messi in ordine e utilizzati.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sì! Sto progettando a un carattere tipografico display, che spero di finire presto. È frutto di un lavoro commerciale per cui avevo disegnato alcune lettere in passato, le avevo trovate interessanti e ho trovato il giusto mindset per continuare.

Abbiamo anche iniziato un progetto charity: si chiama Lettera40 (quaranta sta per quarantena).
Quest’anno avevo deciso di partecipare al celebre progetto 36dayoftype su Instagram e postare una lettera al giorno per 36 giorni, ma man mano che andavo avanti si creava questo scollamento con la realtà, vista la situazione di emergenza, avevo l’impressione di star facendo qualcosa di veramente poco utile.
Abbiamo cercato di dare un senso alle lettere che abbiamo progettato, mettendo in piedi Lettera40, un sito che raccoglie lettere disegnate da illustratori, calligrafi, type designer e designer in generale, per poterle poi vendere e donare i ricavati in beneficienza. Ci sembrava un gesto doveroso.

Qual è il posto che ti manca di più?

Senza ombra di dubbio il Giappone! Avevamo in programma un viaggio lì tra qualche mese, ma a causa della pandemia non mi sembra il caso.
Diciamo che la prospettiva di dover restare a casa ha reso la meta ancora più desiderabile.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Come film consiglio: Tampopo (consigliato a mia volta da Giulia Sagramola e che ho trovato fantastico), Rocketman, Milano – Via Padova (se vi mancano le persone è il film giusto, la rappresentazione dello spettro umano emerge tra le riprese di Rezza), Midnight Cowboy (perché anche New York in fondo un po’ mi manca).

Come libri: A book of Scripts, Alfred Fairbank, La meravigliosa legge del Loto , Richard Causton, Diario Giovanile, Daisaku Ikeda, Benevolenza Cosmica, Fabio Bacà.
Durante questi giorni guardiamoci dentro, non dovrebbe fare troppa paura.

Enrico Bettinello

@enricobettinello

Curatore, scrittore e progettista culturale nell’ambito della musica e delle performing arts.
Membro del Board di Europe Jazz Network e progettista per I-Jazz, l’associazione dei festival jazz italiani.
Collabora con NovaraJazz (cura le residenze e i progetti inter-disciplinari), Pro Helvetia (direttore artistico di New Echoes), Palazzo Grassi/Punta della Dogana (Set Up) e altri.
Dopo la seminale esperienza come direttore del Teatro Fondamenta Nuove (uno dei luoghi più innovativi perla musica e le performing arts italiane durante i primi 15 anni del XXI secolo), ha diretto lo IED di Venezia e insegna ora all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Dove vivi?

Vivo a Venezia.

Che lavoro fai?

Mi occupo di musica, performing arts e popular culture, come curatore, progettista, docente e scrittore.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Come è naturale ho dovuto rinviare molti concerti che avevo programmato e cancellare diversi viaggi di lavoro all’estero.
Sono abbastanza abituato a lavorare da casa, anche se lavorando in ambito culturale c’è ora una grande incertezza sul futuro (e anche grandi opportunità di rinnovamento, forse).
Ovviamente i tempi di lavoro sono cambiati, le scadenze si sono fatte fluide e indefinibili e devo anche convivere — senza troppi problemi — con le esigenze tele-lavorative di mia moglie.
Quanto all’Università, il mio corso si svolge nel primo semestre, per cui non ho dovuto fare lezioni on-line, vedremo per la prossima sessione di esami…

Con chi sei in casa?

Con mia moglie e nostra figlia, che ha 9 anni e mezzo.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Cerco di mantenere comunque una scansione “normale” della giornata, lavoro, cucino, leggo e studio, ascolto musica, faccio un po’ di ginnastica, vado a fare la spesa ogni tanto, sto con mia moglie e mia figlia, che deve fare i compiti e che è uno stimolo continuo a inventare idee per non annoiarsi.
Abbiamo la fortuna di avere una terrazza sui tetti che, nelle belle giornate, ci consente qualche ora di aria, sole e di surreale silenzio cittadino.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sto lavorando molto di più di prima a nuovi progetti, sia curatoriali che editoriali, complice una fiducia, probabilmente immotivata, nei possibili scenari futuri.
Essendo un accumulatore di libri ho ora più tempo per illudermi di poterli leggere tutti e, in effetti, le pile di quelli “in attesa” si sono un po’ assottigliate…
Sto riuscendo a leggere e a studiare anche un sacco di articoli, e-book, saggi, pdf che avevo salvato.

Con mia figlia abbiamo poi iniziato un podcast, Un disco con #GiovaneFiglia, in cui, in una ventina di minuti, raccontiamo un disco che ci piace… ci divertiamo e, pare, anche chi l’ascolta si diverte un po’ con noi.

Ho poi preso l’abitudine di telefonare a amiche e amici con cui magari durante l’anno ho meno tempo di parlare. Non serve che sia il compagno delle elementari perduto, eh, a volte si tratta di persone con cui magari ci si messaggia anche spesso, ma il parlarsi e sentirsi , la presenza della voce, è tutta un’altra cosa e ci dà un po’ di vicinanza in più.

Qual è il posto che ti manca di più?

Mancano tutti i luoghi in cui si condivide con gli altri, il posto del caffè alla mattina dopo avere portato i bimbi a scuola, la libreria MarcoPolo (che però è attiva con consegne a domicilio) dove raccontarci idee e novità, i tavolini all’aperto dove prendere uno spritz prima di cena…

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Nel brulicante mondo dei social consiglio dischi, libri, film e altro con frequenza quasi compulsiva, per cui magari chi è già in contatto con me probabilmente sospirerà «oddio, no, ora consiglia qualcosa anche qui!»
Ma non volendo mancare di rispetto alla domanda direi che consiglio di leggere l’uruguaiano Mario Benedetti, di scoprire o riscoprire Danilo Kiš e di non dimenticarsi mai di Daniele Del Giudice.

Musicalmente mi sembrano giorni in cui Debussy, Arthur Russell e Charles Mingus potrebbero allietarvi senza farvi perdere coraggio (con l’aggiunta di Tim Maia e/o Al Green se la compagnia cui siete obbligati consente momenti fisicamente più intensi…)

Non essendo tempi di serie tv angoscianti, punto i miei gettoni su Mrs. Maisel o Il metodo Kominsky.

Prendersi qualche momento lontano da telefono e computer per ascoltare se stessi e il silenzio da una finestra, poi, è sempre una buona idea…

Annalisa Metus

facebook.com/unfoldingpaperstories

Paper engineer.
Ha frequentato architettura a Ferrara e ha due diplomi di conservatorio, in canto e in musica elettronica: forse per questo la diverte sia progettare che andare in scena assieme ai propri lavori.
Ha capito presto che odiava stare al computer e che invece la diverte lavorare con la carta, progettare con la matita in mano, prototipare alla svelta e confezionare il pezzo finito.
Ha scoperto per caso che voleva costruire pagine pop-up e per la tesi si è occupata di interection sonic design applicato a un libro d’artista.
Con una certa faccia tosta vorrebbe dire di aver studiato con Bruno Munari, ma la nuda verità è che semplicemente da piccola ha partecipato a un suo laboratorio tattile presso lo Studio Bassanese a Trieste.
È corretto dire che deve tutto a sua madre che l’ha sempre circondata di cose belle e le ha insegnato a guardare il mondo con curiosità.
Quando progetta un nuovo lavoro parte sempre dall’emozione che vuole suscitare, che sia un’installazione, uno spettacolo o un laboratorio.
Lavora con bambini e adulti e si trova estremamente a suo agio con entrambi.
Ciclicamente ha bisogno di isolarsi e lavorare solo per se stessa, senza budget, senza scadenze, senza un’occasione in agenda: solo per spingere fino in fondo idee o visioni e poi liberarsene.

Dove vivi?

Vivo a Trieste, la città dove sono nata.
Dopo aver vissuto a lungo nel carso sloveno mi sono da poco trasferita in un piccolo appartamento al quinto piano: praticamente una torre battuta dalla bora e dalla luce.

Che lavoro fai?

Sono una paper engineer, progetto e realizzo manufatti in carta come libri d’artista, installazioni, pagine pop-up o scenografie teatrali.
Inoltre tengo laboratori e corsi per bambini e adulti.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Due anni fa ho preso in affitto uno studio in centro che uso come spazio di lavoro e show room.
Ho fatto molta fatica a separare vita privata e lavoro e adesso, costretta sul tavolo della cucina o condividendo spazi e attrezzatura con i figli, mi sembra di esser tornata indietro.

Per il modo in cui conduco laboratori e corsi mi è impensabile ricreare online quel tipo di scambio o legame con le persone, e non so se voglio stravolgere questo aspetto fondamentale del mio lavoro.
La consapevolezza di vivere uno stato di emergenza mi inibisce dallo scrivere sui social con la disinvoltura e la leggerezza che ho di solito.
Sento il bisogno di fermarmi e stare un po’ per i fatti miei a studiare, riprendere in mano il business plan che non ho più aperto da anni o chiedermi in che direzione voglio procedere.

Con chi sei in casa?

Sono a casa con i miei figli di 5 e 9 anni che non vanno a scuola ormai da più di 5 settimane.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Condivido con i figli le cose che piacevano a me quando ero piccola: film senza tempo come King Kong o Don Camillo, i libri di Richard Scarry con il piccolo e le avventure di Sherlock Holmes con il grande.

Abbiamo spostato i mobili in casa per guadagnare nicchie e antri, mantenere interessante e misterioso un luogo che dovrà bastarci per chissà quante settimane ancora.
Li vedo appropriarsi finalmente della nuova casa e per tanti versi so che non avranno più tutto questo tempo per stare insieme e legare.
Per il resto facciamo quello che pare facciano tutti: cuciniamo.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Ho deciso di non correre dietro agli eventi, di non affannarmi a vendere online o produrre da un giorno all’altro tutorial e webinar.
Cerco di vivere queste settimane come una residenza artistica (faticosa e pessimamente retribuita) in cui prendere di petto aspetti del lavoro che non ho mai tempo e voglia di affrontare, come mettere in piedi il sito web, o dedicarmi a progetti e idee particolarmente leggeri e personali che ho in punta di dita da anni o ripensare più in grande la mia attività.
Quando il grosso dell’emergenza sarà passato e potremo tornare a lavorare vorrei sentire di aver fatto professionalmente un salto.

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi manca la panchina al sole davanti al laboratorio di un’amica: è una fortuna incredibile potersi rigenerare parlando di lavoro con una persona che condivide e comprende le stesse fatiche e ambizioni.
Mi manca parlare di lavoro.
A dirla tutta mi manca parlare con degli adulti.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Per chi ha testa in queste settimane per studiare qualcosa di nuovo consiglio i manuali di Paul Jackson, maestro di cartotecnica e della carta piegata in particolare: interessanti se presi come repertorio, sono sufficientemente tecnici e ossessivi da impegnare mani e mente per giorni.

Sfoglio i vecchi numeri dell’Illustrazione dei Piccoli, pubblicazione che mi faceva sognare da bambina e che non ha perso fascino in 35 anni, e i pochi numeri di FMR che ho con me.
Ho portato a casa il faldone in cui raccolgo appunti, mezze idee e prototipi: ogni giorno lo apro e cerco di “far fuori qualcosa”.
Un modo per giocare e fare spazio a desideri inediti.

Ho poca concentrazione per affrontare libri nuovi, quindi rileggo i romanzi che ho amato, anche saltando le righe senza sentirmi in colpa, o seguo i suggerimenti dei tanti amici appassionati di poesia.
Mi tornano spesso in mente le poesie di Cummings che chiamano in causa la primavera e le passeggiate lungo la Senna del Commissario Adamsberg, protagonista imbattuto delle mie ri-letture.

Ho riscoperto il piacere di parlare al telefono, pigramente distesa sul letto, come quando avevo 15 anni.

Sebastiano Barcaroli

sebastianobarcaroli.com
@sebastianobarcaroli

Libri, magazine, corporate, fumetti, illustrazione, cinema, mostre, fashion: sono molti gli ambiti in cui ha avuto l’occasione di maturare il suo stile e perfezionare la mia professionalità.
Da sempre interessato alla comunicazione visiva, con particolare attenzione alla stampa e alla tipografia, negli anni ha realizzato più di 8000 copertine tra libri, riviste e graphic novel.
Ha curato la grafica di innumerevoli riviste dalle diverse caratteristiche (teen-magazine, riviste di cinema, freepress d’arte contemporanea), coniugando sempre ricerca e creatività.
Ha scritto più di 3000 recensioni cinematografiche (e 2 libri), organizzato mostre d’illustrazione, partecipato a innumerevoli progetti indipendenti e, più di ogni altra cosa, si è divertito facendolo.

Dove vivi?

Roma.

Che lavoro fai?

Art Director, come tutti d’altronde, no? Il breve ma esaustivo excursus comprende aver fondato le riviste di arte Stirato Postermagazine e Bang Art, aver realizzato migliaia di copertine per la Newton Compton Editore e ora, da AD freelance, tra le altre, occuparmi di progetti speciali per ESA – Agenzia Spaziale Europea, realizzare locandine cinematografiche, fare da agente per illustratori e scrivere libri di cinema.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Francamente è cambiata solo la cornice. Sono passato da uno studio co-working trasteverino a una scrivania di casa.
PROS: c’è più luce, vedo il Cupolone, sistemo finalmente il terrazzo, rompo le scatole al mio gatto. CONS: non posso lamentarmi del traffico mattutino, non mi faccio la barba da tre settimane, il mio gatto mi odia.

Salto a pie’ pari il paragrafo sui dubbi enormi che ogni giorno si affastellano su ciò che riserva il futuro al mio lavoro — e in generale a tutti i lavori creativi — perché al momento sono un cervo illuminato dai fari di una macchina. Speriamo che sterzi.

Con chi sei in casa?

Con il gatto di cui sopra, quando non fugge nei terrazzi altrui pur di non vedermi più.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Dalle 8 all 10 mi preoccupo. Dalle 10 alle 13 fingo di non preoccuparmi lavorando o scrivendo. Dalle 13 alle 14.30 mangio preoccupandomi di non preoccuparmi troppo. Dalle 14.30 alle 18.30 lavoro un altro po’, così da non preoccuparmi troppo. La serata la passo vedendo pezzi di film e serie TV che solitamente non mi piacciono. Chiudo la giornata tenendo il conto dei capelli che ho perso durante le precedenti 12 ore.

Dai, a parte l’iperbole della preoccupazione — che credo sia normale e vada più che altro accettata e saputa posizionare al posto giusto dentro di noi (sai, proprio lì, tra la speranza che presto davvero torneremo per strada e i tutorial su come trasformare le matite di IKEA in letali dardi avvelenati da scagliare contro i Predoni della Cassia, uno dei più micidiali gruppi di cannibali che mettono a ferro e fuoco questa Roma PostApoCovid) — me la cavo abbastanza bene, perché già da anni ho donato tutto me stesso a Santa Routine Vergine (nel senso che sono della Vergine, quindi basta che il piano dei fornelli sia pulito e #tuttoandràbene), quindi ho organizzato in maniera un po’ ossessiva le mie giornate e devo dire che passano abbastanza veloci.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Grazie della domanda! Ehi ragazzi sto scrivendo il mio nuovo libro! Sì! È proprio vero! Dopo Keep calm e guarda un film e 101 film per ragazze e ragazzi eccezionali sto per chiudere la trilogia con un libro di Cinema Quiz!
TA! DA! Le solite anteprime di Frizzifrizzi che non ti aspetti!
Mi sono detto «che ci vorrà mai a scrivere 2000 quiz multi-risposta sulla Settima Arte?» e la risposta è stata che solo grazie alla Quarantena ne ho già scritto metà. Ovviamente sarà illustrato e uscirà il prossimo ottobre, anche se qualcosa mi dice che se fosse uscito ora avrebbe aiutato a passare un bel po’ di tempo…

Qual è il posto che ti manca di più?

Il ristorante. Mi manca scartabellare i menu, mangiare, chiacchierare con gli amici. Ora che ci penso pagare il conto non mi manca però.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

“Ammazzare il tempo” mi piace poco sai, ma lasciamolo libero di vivere, di correre, di rallentare, di fare un po’ come gli pare senza guinzaglio.
Consigli per passare il tempo di Quarantena? Ah, eccome se ne ho. E te li divido per punti elenco! Perché insomma, uno non passa 11 anni a fare anche un sito di cinema e illustrazione chiamato Chickenbroccoli per poi non farsi trovare prontissimo in caso di Pandemia. Eccoli qui:

• Su chickenbroccoli.it ci sono qualcosa come 3000 recensioni film, recensioni che continuano sull’Instagram @chickenbroccolicinema (come sempre: Chicken è bello, Broccolo è brutto).

• Su leprecensioni.com poi c’è il podcast/programma radiofonico che da tre anni presento insieme ad Alabama/Federica Lippi. Parliamo di film e serie TV senza averli visti. Ogni episodio è arricchito da una stupenda cover illustrata dove ci siamo noi nelle fogge più assurde, nell’ultimo episodio, andato in onda in diretta Instagram, eravamo i virus di Esplorando il corpo umano, che AVEVA GIÀ PREVISTO TUTTO!

• Poi i libri di cinema, entrambi scaricabili in e-book.
Keep calm e guarda un film è un manuale di cineterapia. Per ogni problema, un film da vedere. Sì. C’è anche il film giusto in caso di Pandemia, giuro.
101 film per ragazze e ragazzi eccezionali invece è un manuale di 101 film per ragazzi raccontati e illustrati da 24 artisti diversi. Ora che ci penso, visto che in occasione della promozione del libro organizzammo un laboratorio per far creare il proprio film ai piccoli lettori, vi regalo il PDF da stampare a casa, magari proprio grazie al virus scopriamo una generazione di sceneggiatori e registi che ci faranno sognare quando torneremo al cinema — e ci torneremo — mangiando pop-corn dall’amico vicino, pomiciando con i fidanzati e se qualcuno tossisce dire SHHHHH invece di alzarsi e scappare via.

• Ce n’è anche per illustratori, grafici e designer. Con Bonobolabo abbiamo lanciato il contest Sketch your 80’s augmented reality deck, un concorso per disegnare la propria tavola da skateboard dedicata ai miti anni ’80 del cinema, della Tv e dei cartoni animati. Il primo classificato vince la produzione della tavola in serie, la realizzazione di un’animazione in augmented reality (cosa FI-CHIS-SI-MA!) e una mostra, insieme ai primi 10 classificati, da Mag a Ravenna.
Insomma da fare non manca. Ci vediamo quando ci vediamo.

Giulia Cugnasca

@giulicus

100% Milanese. Da sempre immischiata nel mondo dell’industria creativa culturale, è oggi vice direttore di BASE Milano.
Giulia è una designer e ha collaborato negli ultimi dieci anni con diverse realtà culturali e creative come Idlab ed Esterni dove ha sviluppato il Public Design Festival, festival dello spazio pubblico durante la Milano Design Week.
Ha avuto l’opportunità di collaborare con psfk.com a Nyc e di contribuire al padiglione USA alla
Biennale di Venezia, la13° Mostra Internazionale di Architettura, con il progetto Spontaneous Interventions. Dopo un’esperienza come responsabile eventi e community manager ad Avanzi e Make a cube, dal 2015 ha scelto BASE.

(Foto: Chiara Conti)

Dove vivi?

Vivo a Milano tra Isola e Dergano, in una terra di mezzo ancora non definita dove 90 e 91 la fanno da padrone.

Che lavoro fai?

Lavoro a BASE Milano, centro di produzione culturale che ha progettato dodicimila mq sul concetto di convivenza, contaminazione e co-creazione. Avremo fatto bene?

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Le cuffie. Le cuffie mi stanno uccidendo. Continuo a fare riunioni tutto il giorno (quindi apparentemente nulla è cambiato) ma le cuffie fanno la differenza.
Le cuffie diventano capro espiatorio di una fisicità che manca come l’aria soprattutto se, come me, lavori in un luogo dove ogni giorno incontri persone, nascono idee e incroci impensabili. Nella mia vita la fisicità è tutto.

Con chi sei in casa?

Siamo in 3 (Giulia, Fabri e Tea) ma la casa è grande e ognuno ha il suo spazio. Abbiamo costruito una casa nella casa per nostra figlia di un anno per cui usciamo e rientriamo da una all’altra come in una matrioska e le passeggiate le facciamo nel ballatoio con nostra figlia che tenta di camminare e dal quale salutiamo gli amici sugli altri balconi.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Tea e lo smartworking mi stanno aiutando a mantenere una routine che incredibilmente comprenda vestirsi, lavarsi e solo a volte truccarsi (raramente).
Faccio tantissime call, prima di lavoro e poi di vari saluti e aperitivi e qui il problema delle cuffie. Ho provato con lo zumba ma niente da fare. E poi una pillola culturale al giorno tra un podcast della Murgia, un articolo del Post e un cortometraggio di animazione.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Analisi, analisi, analisi. Per prima cosa ho aumentato i colloqui online con la psicologa. Credo che sia un momento fondamentale per ritrovare il proprio ruolo, spazio nell’universo. Ricentrarsi. Tocca a tutti prima o poi. Non so se saremo persone migliori dopo tutto questo ma certamente saremo cambiati. A noi definire come… e già parte l’ansia da prestazione.

Qual è il posto che ti manca di più?

Ho voglia di fare un picnic sull’erba, è l’ultima cosa che ho fatto prima dell’ordinanza che ci ha chiuso in casa… e poi voglio vedere i miei amici.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Se hai un lavoro, una bambina di un anno e quando capita devi pure fare qualcosa in casa non rimane molto tempo.
Avrei tantissima voglia di studiare, ricercare e immergermi in mille modi diversi ma per il momento, oltre alla mia pillola quotidiana, sto scegliendo la foto di 100 Fotografi Per Bergamo che voglio acquistare e sto tentando disperatamente di vincere l’asta lanciata da Emiliano Ponzi con il progetto Covid Uncovered. Voglio un ricordo tangibile di quello che stiamo vivendo. 

Oggi, tra le altre cose, ho scoperto un servizio bellissimo di vicinato pensato dalla Noi Libreria di Nolo, un sacchetto a sorpresa con libro e pane. Domani faccio una sorpresa alla mamma.

In copertina: “Living room on farm of Jo Webster, small farm owner in Tehama County, California”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

co-fondatore e direttore

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