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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — quarta puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa quarta puntata sono: Alessandro Parodi, Alessandra Noto, Giordano Poloni, Irene Penazzi e Attila Veress.

Alessandro Parodi

parodialessandro.it
@alessandro_mato_parodi
@AlessandroParodiIllustrator

Fumettista e illustratore. Attualmente lavora nello studio genovese di illustrazione Rebigo.
È autore di graphic novels per Einaudi Stile Libero (Un Fatto Umano, 2011), Les Arènes (La Pieuvre, 2012), Bompiani (Porci Con Le Ali, 2016).
Dopo aver contribuito alla fondazione di Rebigo, ha lavorato come freelance per autoproduzioni, come storyboard artist per pubblicità e cinema, come insegnante presso la Genoa Comics Academy e come Direttore Artistico di IlLustro Festival per il Goa Boa Festival di Genova.
I suoi libri sono promossi internazionalmente da The Italian Literary Agency (Milano) ed è attualmente pubblicato in Francia, Belgio, Canada e Italia.

Dove vivi?

Vivo a Genova.

Che lavoro fai?

Sono un fumettista, illustratore, insegnante e membro di Rebigo – studio di illustrazione.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non molto in verità. La tecnologia mi aiuta a trasportare il mio ufficio dallo studio a casa, senza troppa fatica, ora che finalmente ho ceduto sempre di più al lato oscuro del digitale.
Certo, manca il confronto diretto con i colleghi e tutte le tempistiche si allungano un pochino.
Il mio sceneggiatore di riferimento, Manfredi Giffone, è di Roma, quindi con lui sono abituato da anni ad organizzare lunghissime chiamate Skype e a costruire libri a distanza.
La parte più complessa è stata quella dell’insegnamento: riunire tutta una classe e spiegar loro le correzioni sulle tavole è sicuramente qualcosa di meno immediato che dal vivo.

Con chi sei in casa?

Siamo solo io e il mio bonsai.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Principalmente studio da casalinga disperata e faccio un sacco di lavatrici. Ho più tempo per preparare pasti decenti, per cercare di tenermi in forma qualora il piano “pasti decenti” fallisse miseramente, recuperare un po’ di letture, serie e film sacrificati al vendicativo Dio delle Scadenze.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Si, ho deciso che questa abbondanza di tempo dovesse diventare una risorsa e non una cosa da subire. Mi sono quindi messo ad aggiornare il portfolio e ad ordinare libri da cui apprendere nuove competenze.
Ho ripreso in mano gli acquerelli e lo sketchbook per testare soluzioni diverse e più consapevoli di colorazione. Insomma, tutte cose che mi fissavano con i loro occhietti tristi mentre passavo da un lavoro all’altro, chiedendomi inutilmente attenzione.

Qual è il posto che ti manca di più?

Credo mi manchi la libertà di decidere, più che un posto specifico. La libertà di decidere anche che non ho necessità di uscire, volendo. Ma per scelta mia e non per paura o per imposizione.
Mi manca anche andare al cinema e a casa dei miei, che vivono in Piemonte.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

• Recuperatevi tutti i libri di Philip K. Dick e di Raymond Chandler.

• Tutti i fumetti di Gipi, di Mignola, di Larcenet e di Blain.

• Tutti i film di Woody Allen, che sì, magari pensate sia moralmente discutibile, ma non è il momento di fare polemica!

• Ascoltate più musica che potete. Io ultimamente ho scoperto tantissimi artisti interessanti, di cui sono diventato instant fan, sul canale YouTube di COLORS (lo trovate anche su Spotify).

• Fate giardinaggio, se potete, che è il modo più efficace per sedare la bestia che è in voi (sì, lo so che ne avete una. Tutti i reclusi ce l’hanno).

• In generale: imparate nuove cose e tutto questo tempo in più sembrerà quasi avere un senso. Magari potreste quasi volergli un po’ bene, poi.

Alessandra Noto

facebook.com/alessandra.noto.74

Laurea in Filosofa e Master in Comunicazione Integrata d’Impresa. Matura 15 anni di esperienza ricoprendo ruoli di supporto strategico alla comunicazione e al business development nel settore architettura e design, all’interno di agenzie e collaborando con studi internazionali, fra i quali Paola Navone e Antonio Citterio Patricia Viel & Partners.
Nel tempo libero sviluppa progetti di advocacy laddove ravvisa il bisogno di richiamare l’attenzione pubblica su temi eticamente urgenti. Safe Ski Project con Associazione Maestri di Sci della Valle d’Aosta. Nei panni di me con Minotauro cooperativa onlus e Camera Minorile di Milano.

(nella foto: la begonia maculata di Alessandra)

Dove vivi?

Vivo tra il naviglio (altezza chiesetta di San Cristoforo) e la Barona, dove Milano scende di quota, si fa bassa. Non lontano dall’Ospedale San Paolo. Un luogo che normalmente non avrei nominato, ma le frequenti ambulanze di questi giorni (e notti) ne denunciano la vicinanza e forsennata attività.

Che lavoro fai?

Senior PR account in Ghénos Communication, storica agenzia di pr, comunicazione e ufficio stampa specializzata nel settore furniture design. Queste per noi sarebbero dovute essere le più frenetiche tra le settimane dell’anno, quelle che precedono il Salone e Il Fuorisalone. Il più grande e importante evento internazionale del Paese. Polmone economico, quest’anno colpito dal virus.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Manca la condivisione dei momenti della giornata con i colleghi, gli appuntamenti, gli eventi, le trasferte, gli sguardi. Manca tutto.
Manca Ilaria. E manca Gabriella.
Manca soprattutto la libertà di progettare, di fare programmi. Ma questa temo mancherebbe anche in uno spazio di lavoro condiviso.
C’è Skype e la possibilità di produrre eventi in streaming. È diverso.

Con chi sei in casa?

Sono sola, quando la casa normalmente è popolata di bambini. I miei tre figli e i loro vari amici che si alternano. Anche Elizabeth che mi aiuta molto in casa si vede di rado.
Ma sono sola e non ho bisogno di molto.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Mi muovo silenziosa tra le piante, quelle fuori in terrazzo e quelle dentro casa. Trapianto, innaffio, concimo: mi prendo cura. Anche di un piccolo criceto mi occupo, amorevolmente.
Faccio foto. Ho il rosmarino che è un tripudio di minuscoli fiorellini azzurri.
Niente Amazon. Attingo alla pila di libri acquistati e ancora non letti e mi chiedo perché non l’abbia ancora letti. Uno su tutti L’invenzione della madre di Marco Peano per Minimum Fax.

Penso forte.
Rifletto sui cambiamenti repentini dei comportamenti delle persone e sugli effetti anche positivi che ne deriveranno alla comunità. Una comunità percepita nuovamente come tale, pur nel male. È forse un pareggio di conti questo?

Ascolto la mia musica.
Sfoglio alcuni classici.
Lunghe chiacchierate al telefono.
Mi provo vestiti abbandonati nell’armadio e decido cosa farne.
Scrivo i miei pensieri e alcuni li condivido sul mio profilo Facebook.
Faccio spuntini e non pasti.
Il frigo è sparkling empty.
Gioco, mi voglio bene, dedico tempo e pensieri ad alcune persone.
Vivo il presente come forse non ho davvero mai fatto.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sì, riordinare le foto di un arco di vita lungo 13 anni.
Sperimentare la comunicazione a distanza con i miei figli.
È cambiato il tone of voice delle telefonate. Ci manchiamo.
Sfruttare le chat imbizzarrite dei genitori (messi a durissima prova dalla situazione contingente) per avviare una raccolta fondi da devolvere all’Ospedale San Paolo. Domani predispongo il bonifico.
Rispondere a delle domande di Frizzifrizzi su come trascorro il mio tempo in casa in piena emergenza coronavirus.

Qual è il posto che ti manca di più?

La piscina e la palestra dove arrampico.
Non poter aprire lo sguardo su un orizzonte.
Vedi. Si rivedono le priorità.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Vedere: Trump: un sogno americano su Netflix.
Vedere e ascoltare: il concerto dei Queen a Wembley.
Leggere: L’insegnamento del Buddha di Walpola Rahula, Adelphi.
Con le mani: rispolverare il dritto e il rovescio. Che non implica impugnare una racchetta, ma due ferri sui quali avviare una maglia.

Giordano Poloni

giordanopoloni.com

Classe 1980, residente a Milano.
Dopo aver passato diversi anni in case di produzione come montatore e animatore grafico di spot pubblicitari e videoclip musicali, intraprende la carriera di illustratore realizzando editoriali, commerciali e copertine di libri per clienti come Volkswagen, Repubblica, Monocle, Le Parisien, Einaudi, The Guardian, The New York Observer, Mondadori.

Dove vivi?

Milano.

Che lavoro fai?

Illustratore freelance.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Dal lato del lavoro/routine quotidiana non è cambiato nulla, sempre chiuso a lavorare, temevo una diminuzione ma a quanto pare non è così.
Fortunatamente lavoro per diversi mercati e all’estero ancora nessuno si è fermato ma devo dire che anche il mercato italiano non ha smesso di funzionare, per quanto mi riguarda.

Con chi sei in casa?

Una fidanzata e due gatti.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Molto lavoro, pause caffè ed esercizio fisico anti imbruttimento durante il giorno.
Lato divertimento direi che c’è poco da fare, si sta in casa e si fa quel che si può, maratone di serie tv / film e letture.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Riguardo a questo non so se pensare in positivo o in negativo visto che, come ho detto, non mi è cambiato molto. Avrei forse voluto del tempo per fare qualcosa che di solito non posso, ma rimanderò come sempre.

Qual è il posto che ti manca di più?

Non è espressamente vietato andarci ma direi il parco, l’unica zona verde della città.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Quello che sto vedendo ora, e mi piace, tra le serie tv: The Sinner, Ozark e The Morning Show. Le prime due sono thriller americani, la terza racconta i dietro le quinte di uno show televisivo mischiando complotti e temi attuali come il “me too” e gli incendi della California.

Tra le letture Questa è l’America di Francesco Costa e Storia dei boschi di Hansjörg Küster, due saggi molto belli dai titoli didascalici, dovrebbe capirsi al volo di cosa parlano

Irene Penazzi

irenepenazzi.blogspot.com
@irenepenazzi

Lugo di Romagna, 1989, è autrice e illustratrice. Laureata al corso specialistico di Illustrazione per l’Editoria presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, tra cui la Menzione Speciale della Giuria al Premio Rodari 2019 per Nel mio giardino il mondo (Terre di Mezzo 2019) e la selezione nella Ibby Honour List 2020. Collabora con case editrici italiane e francesi.

Dove vivi?

A Lugo, in provincia di Ravenna.

Che lavoro fai?

Illustratrice.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

In realtà non è cambiato per niente, di solito svolgo il mio lavoro sempre da casa e non esco molto se non per tenere laboratori e presentazioni in giro per l’Italia. Ecco che allora quella parte di lavoro per adesso è saltata. Ma devo dire che sto molto bene in casa.

Con chi sei in casa?

Con i miei genitori, mia nonna, e la nostra gatta.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Sto continuando a lavorare su progetti in corso, commissioni, e sfrutterò il tempo in più per sviluppare alcuni progetti lasciati a metà. E poi ho un sacco di libri ancora da leggere! Ma soprattutto, ho bisogno di sistemare un po’ le mie cose, le carte e i libri, fare le pulizie.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sì, appunto, le pulizie! :)
Ma anche riprendere in mano alcuni progetti incompleti, leggere un po’ di più, e magari guardare qualche film. E scrivere agli amici vicini e lontani.

Qual è il posto che ti manca di più?

La biblioteca comunale e la libreria per ragazzi Momo di Ravenna. Quando erano aperti non ho avuto tempo di andarci, a causa del grosso lavoro che mi ha impegnato in questi ultimi mesi. Ma ora che posso tirare il fiato, ecco che li trovo purtroppo chiusi o non raggiungibili fisicamente.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

I miei consigli riguardano le attività che svolgo normalmente tutti i giorni durante il mio lavoro: ascoltare la radio o i film in streaming, la musica, i libri ad alta voce. Quindi consiglio assolutamente il programma Le meraviglie di Radio 3, per viaggiare in tutta Italia e scoprire cose sempre nuove stando comodamente seduti a casa propria, ma anche Ad alta voce, per tutti quei libri che ancora non ho avuto modo di leggere. Poi un film che si trova su Raiplay, Nina di Elisa Fuksas, e l’ultimo che ho visto: Castaway on the Moon, film del 2009 diretto da Lee Hae-jun ambientato a Seul. Infine un saggio, Cromorama di Riccardo Falcinelli, e una serie di libri che ho letteralmente divorato: Le indagini di Vani Sarca, ghostwriter, di Alice Basso.

Attila Veress

attilaveress.com
@attilaveress.studio

Nato in Transilvania nel 1990, cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, è laureato in Industrial Design allo IED di Milano. La sua tesi è stata inserita nel ADI Index Targa Giovani.
Vincitore del Bmw Creative Lab nel 2013, ha collaborato con aziende come 3M, BMW, Fratelli Guzzini e TVS.
Nel 2015 fonda il suo studio a Milano e da allora collabora con alcuni importanti marchi del settore. Al momento lavora come design consultant per alcuni brand internazionali, dividendosi tra il product e strategic design.

Dove vivi?

Milano.

Che lavoro fai?

Product & Strategic Design, e insegno allo IED.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

In parte mi considero fortunato, perché ho una casa-studio. Quindi in parte è “business as usual”, d’altra parte, gran parte del mio lavoro è svolto lavorando fisicamente insieme ai clienti come anche nel caso dell’insegnamento, e quindi ho dovuto adattarmi all’uso di strumenti di comunicazione online.

Con chi sei in casa?

Vivo da solo.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

La cosa più importante che ho imparato dai miei genitori è stata quella di guardare sempre il lato positivo delle cose. E quello che mi colpisce è che mi ritrovo a riconnettermi più spesso con parenti, amici e clienti di lavoro, così invece di isolarci o separarci ci ha avvicinati tutti di più.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Fortunatamente c’è molto lavoro da fare per il momento, quindi non ho ancora dovuto davvero considerarlo. Per il momento sto cercando di concentrarmi più sul dopo piuttosto che sul momento. Ma se si trascina, sarà sicuramente una buona occasione per prendere un periodo sabbatico per riflettere sulla mia vita, sul nostro lavoro e sul nostro futuro.

Qual è il posto che ti manca di più?

Non è proprio un posto, ma piuttosto è l’energia vitale che un città come Milano emette. E poi mi manca la piscina, era il mio posto per disconnettermi e riconnettermi, pensare e pianificare la mia giornata.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Se volete riflettere sul passato, vi consiglio di leggere Steven Johnson, How we got to now.
Se volete vivere nel momento e cucinare cose semplici vi consiglio Ottolenghi Simple e se volete leggere del nostro futuro collettivo vi consiglio Yuval Noah Harari, Homo Deus. Breve storia del futuro.

In copertina: “Living room of Paul Erickson, farmer in Yuba County, California”, di Lee Russell, 1940 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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