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L’arte di starsene a casa

interviste al tempo della Covid-19 — sedicesima puntata

In occasione di queste giornate di ritiro domestico forzato, noi di Frizzifrizzi abbiamo pensato di pubblicare una serie di piccole interviste a professionisti e artisti che stimiamo per dare ai nostri lettori un po’ di potenziali consigli per tirare fuori qualcosa di buono da questo periodo buio (e poi perché, semplicemente, siamo curiosi).

In ogni puntata daremo parola a diverse persone.
Le domande sono uguali per tutti.
Gli ospiti di questa sedicesima puntata sono: Gaia Tarini, Pietro Grandi, Debbie Bibo, Renato Fontana e Ilaria Rodella.

Gaia Tarini

@scazzottate

È nata a Perugia nel 1989 e vive a Roma. È redattrice e editor freelance e scrive per minimaetmoralia.
Ha un canale Telegram di letture ad alta voce che si chiama Potere ai poeti e scrive una newsletter intitolata scemenze sotto lo pseudonimo di cazzotti.

Dove vivi?

Il trenta di aprile sarà un anno che vivo a Roma.

Che lavoro fai?

Faccio la redattrice e l’editor freelance, come quasi tutti quelli che vivono di editoria (o almeno ci provano) non ho un’identità professionale statica o ben precisa; direi che lavoro su come migliorare la scrittura degli altri.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Non è cambiato affatto in termini pratici, lavoravo da casa anche prima. Tutto quello che mi serve è un astuccio ben fornito di penne e matite e una superficie su cui scrivere, leggere o poggiare il computer.
Lavoro spesso in balcone, sfruttando la luce e le giornate di sole. Direi che è più cambiato il fatto che adesso concentrarmi mi risulta molto più difficile, e quindi lavoro più lentamente.

Con chi sei in casa?

Sono l’unico essere umano qui dentro. Poi c’è lei, si chiama Pastina.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Tutto quello che ho sempre fatto: leggo molto, guardo film, documentari, serie tv, mi occupo della casa, cucino, comunico con persone lontane, scrivo, studio.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Ho cominciato a studiare i tarocchi, ballo un’ora al giorno con la musica in cuffia. Soprattutto mi sono rimessa in pari con la lettura che nell’ultimo anno, per motivi di studio e lavoro, avevo dovuto un po’ mettere da parte.
Ogni tanto, a scadenze non regolari, registro una lettura ad alta voce su un canale Telegram che si chiama Potere ai poeti. Tutte le sere spedisco a un amico la lettura di un capitolo di un romanzo che ho amato molto (Mio padre il pornografo di Chris Offutt).
E poi canto: un’amica mi spedisce quasi ogni giorno degli mp3 dove suona il pianoforte, e io glieli rispedisco con la mia voce registrata sopra. Stiamo pensando di prendere un microfono e fare le cose per bene. Sempre per gioco, naturalmente.

Qual è il posto che ti manca di più?

Mi mancano le colline, la campagna di casa mia. L’unica cosa che soffro in questo momento è non poter camminare, in Umbria avrei avuto la possibilità di stare nei boschi e di staccare in maniera più facile e sana.
Al secondo posto metterei sicuramente le librerie.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Posto che dovremmo tutti reimparare come si fa ad annoiarci, io per prima, i consigli possono essere tantissimi, e dipende ovviamente dalle abitudini e dai gusti di ognuno.
So che molti in questo periodo faticano a leggere, quindi consiglio alcune raccolte di racconti che sono forse meno impegnative di un romanzo: Lince rossa e altre storie di Rebecca Lee, Quando un uomo cade dal cielo di Lesley Nneka Arimah, Ragioni per vivere di Amy Hempel, Paradisi minori di Megan Mayhew Bergman, Nelle terre di nessuno di Chris Offutt e naturalmente i Nove racconti di Salinger.
Per chi invece se la sente di affrontare qualcosa di più lungo, Città sommersa di Marta Barone.

Forse ultimamente è un po’ passato di moda, ma su Vimeo ci sono ancora video spettacolari di tutti i tipi, dai documentari ai cortometraggi d’animazione, dai videoclip musicali ai mini-film di registi più o meno sconosciuti, e poi consigli di moda, tecnologia, istruzioni per fare attività alternative. A me piace molto questa sezione dei documentari di viaggio.

Per chi ha Twitter consiglio i tweet di Chiara Alessi, che ogni mattina posta una piccola pillola di storia del design (la trovate col tag #desinginpigiama).
Per chi ama l’astrologia o vuole approfondirla, sempre su Twitter c’è @astriamari1. Di Decamerette avrete già sentito parlare, ma se non sapete di che si tratta vi piacerà fare un giro sul loro canale Youtube, fanno spesso dirette non-stop dove parlano di qualsiasi cosa, dai fumetti all’arte del gioiello, dal femminismo alla musica, dal cinema ai consigli beauty.
Una delle cose più preziose che potete trovare su Twitter in questo periodo di quarantena è la rubrica di Ilaria Guerrini, che ogni sera scrive il nome arabo di una stella e il suo significato. Il thread parte da qui; non so se Ilaria smetterà di farlo «quando tutto sarà finito», ma io spero di no.

Pietro Grandi

sensitivemind.it
@peter.grandi
facebook.com/pietro.grandi

Visual & Digital Media Designer. Illustratore per passione.
Costruisce progetti nel suo studio chiamato Sensitive Mind a Mantova.
Realizza visual video e creazioni multimediali per live show, esperienze immersive, campagne pubblicitarie ed eventi culturali. Ha lavorato per compagnie italiane e internazionali quali GlaxoSmithKline, Johnson & Johnson, British American Tobacco, Telecom Italia, TIM, P&G’s Wella, L’Oréal Professionel, Ducati, IMA, Ferrero, Thun, Carrera-Safilo, Birra Poretti, Parente Fireworks, Reale Mutua, Davines, V-Zug, Coty, Ferrovie dello Stato Italiane, Banca IFIS,Levissima, Loacker, San Pellegrino, Geox e comuni quali Santiago de Compostela, Annecy, Mantova, Verona e artisti quali Moni Ovadia, Luca Pancrazzi, Marco Nereo Rotelli, Edoardo Sanguineti, Fernanda Pivano, Luciano Ligabue, Roberto Bolle, Andrea Bocelli. Dal 2011 è consulente della mostra dedicata a Steve Jobs, Steve Jobs 1955-2011 per BasicNet a Torino, Rio De Janeiro e Brasilia. Nel 2012 ha collaborato con Fabio Fornasari nell’allestimento della mostra italiana PIXAR 30 anni di animazione. Nel 2014 ha scritto il suo primo libro sulla storia degli studi Pixar intitolato Pixar Story – Passione per il futuro tra arte e tecnologia per la serie “Microscopi” curata da Hoepli. Nel 2016 ha curato il progetto web e la mostra
Futureworld dedicata all’editoria della controcultura e della information tecnology per il sito federiconovaro.eu insieme a Federico Novaro, Gianluca Didino e Andrea Vendetti.
Dal 2019 è professore in Tecniche Extramediali, Metodologia progettuale della comunicazione visiva, Graphic design & art direction alla NABA – Nuova Accademia delle Belle Arti a Milano.

Dove vivi?

In un appartamento nel centro di Mantova.

Che lavoro fai?

Visual & digital media designer, che significa colui che si occupa di contenuti multimediali e progetta visual video per concerti live, convention, stand fieristici o videomapping per eventi culturali.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Io lavoro in studio che è a 5 minuti da casa mia, insieme ad altri due miei colleghi, Marco e Jacopo.
Per quanto riguarda la progettazione non cambia molto, visto che viene fatta in studio. Ciò che cambia sono gli spostamenti in giro per l’Italia o l’Europa per la messa in scena del visual durante l’evento.
Di solito io e il mio collega Marco seguiamo personalmente la regia e l’allestimento di ciò che realizziamo. Ad ora tutti gli eventi che avevamo in cantiere sono stati spostati al 2021 o a data da destinarsi.

Staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro. Quel che è certo che cambieranno le modalità. Probabilmente si passerà a fare eventi più mirati e più piccoli o in streaming per più persone.

Con chi sei in casa?

Col mio coinquilino.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Oggi per me sono 55 giorni di convalescenza, a causa di una frattura alla spalla, quindi ero in un certo senso già pronto alla quarantena.

La prima cosa che faccio quando mi sveglio è fare esercizi motori per la mia spalla e la mia mano destra, facendo felice il mio fisioterapista. Poi cerco di far ricerca su progetti che ho in mente, leggendo e appuntandomi ciò che vorrei iniziare a studiare in futuro.
Leggo molto e guardo film che mi sono perso.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

In questi giorni ho finito il mio prossimo libro, non sarà un saggio come il precedente, ma un libro illustrato per bambini dedicato all’archeologia del cinema e ai giochi ottici.
Arriverà presto nelle librerie, almeno lo spero. Questo è un progetto a cui tengo molto visto che è dal 2017 che ci sto lavorando tra ricerche varie nelle cineteche e musei del cinema nazionali ed europei.

Altra cosa che faccio con piacere è disegnare ritratti a ragazzi sconosciuti che trovo su instagram, nel progetto chiamato “di primo pelo” e a volti di uomini del passato chiamato “contropelo”. Pelosi perché il mio vezzo tecnico è tratteggiare la barba e i capelli di ogni viso.

In questi giorni sto anche facendo revisione ai progetti di ambienti sensibili e videomapping per l’esame della mia prima classe alla NABA.

Qual è il posto che ti manca di più?

Il mio studio, la NABA e la mia classe, Sirmione e il lago di Garda, le strade di Parigi.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Come libri consiglio Guardare, Pensare, Progettare. Neuroscienze per il design di Riccardo Falcinelli, L’uomo e i suoi simboli di Carl Jung, L’alba del nuovo tutto di Jaron Lanier, Velluto. Storia di un ladro di Silvana D’Angelo e Antonio Marinoni, La grandissima illusione di Matthew L. Tompkins.

Come film consiglio il film doc Rams di Gary Hustwit, Il ritratto negato di Andrzej Wajda, Visages Village di Jr. e Agnès Varda, la serie su Netflix Abstract: The art of design.

Musica da ascoltare: La vita veramente di Fulminacci e Ho un piano di Raphael Gualazzi.

Debbie Bibo

debbiebiboagency.com
@debbiebibo

È agente letteraria e producer editoriale di albi e libri illustrati. Nata e cresciuta in California e milanese d’adozione, ha lavorato per anni nel campo dell’editoria d’arte prima di fondare la sua agenzia nel 2011.
L’agenzia rappresenta e promuove una selezione eclettica di autori e illustratori di eccellenza, sia esordienti che già affermati, che provengono da tutto il mondo. Tiene lezioni sul mercato di albi e libri illustrati al corso di illustrazione del Mimaster di Milano, dello Ied di Milano, dell’Ars in Fabula di Macerata e presso Spazio BK di Milano.

Dove vivi?

Vivo a Milano, nel quartiere Isola. Quando arrivai in Italia da San Francisco nel 1992 capitai per puro caso in questo quartiere e non l’ho più lasciato. Negli ultimi anni, mi sono stufata del rumore e della vita notturna dell’Isola (sembrava Ibiza) promettendomi di trovare casa in un quartiere più tranquillo, ma ora che non c’è altro che il silenzio, mi manca la vita di prima.

Che lavoro fai?

Sono un’agente letteraria di libri per ragazzi.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Stranamente non è cambiato tanto ma temo che cambierà dal momento che il paesaggio dell’editoria sta subendo e subirà ancora i colpi inflitti dalla crisi: editori incerti, librerie chiuse, Amazon che ha “deprioritized” le vendite di libri considerati di “bassa priorità”.

Con chi sei in casa?

Con mio marito e nostro figlio.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Lavoro, pratico yoga, mi sento con gli amici e parenti, leggo (finalmente sto leggendo L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez che è ancora più coinvolgente di quanto immaginassi), registro e posto video letture di albi illustrati che rappresento, giochiamo (Scarabeo, Paroliere), cantiamo (che è un gran bello sfogo!).

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Sì! Sono anni che Riccardo e io ci promettiamo di cantare in un coro. Ma ogni anno sembra che non ci sia abbastanza tempo per fare qualcosa in più e lasciamo perdere. Adesso che abbiamo solo tempo, cantiamo spesso di sera.
Non so armonizzare per niente; lui suona la chitarra, io tappo le orecchie e cantiamo. A volte riusciamo ad armonizzare, altre volte no, ma la sensazione di cantare e fare musica insieme è come fare l’amore. Un’esperienza spirituale!
Al momento stiamo “raffinando” la nostra versione di Henry Lee di Nick Cave cantato con P.J. Harvey. Get down, get down little Henry Lee…

L’altra cosa che mi sta prendendo molto è il disegno. Pur lavorando con illustratori bravissimi, non so assolutamente disegnare. Ho sempre pensato che mi mancasse un collegamento nel cervello (disegno come una bambina di 4 anni… neanche). Ho cominciato a seguire su Instagram il Quarantine Art Club di Carson Ellis, dove lei assegna un compito dando qualche dritta. Comincio a vedere con occhi nuovi.
Non avrei mai pensato di poter disegnare qualcosa che assomigliasse vagamente alla realtà. Ma ci sto riuscendo poco a poco ed è una gioia infinita.

Qual è il posto che ti manca di più?

IL CINEMA! Mi manca anche camminare per strada. C’è un clima ostile e teso fuori, almeno a Milano. Sembra che la gente abbia paura di essere contagiata tramite lo sguardo. Quando esco cerco comunque un contatto umano con lo sguardo oppure con un buongiorno ma spesso provoca l’effetto contrario. Forse è l’istinto di autopreservazione che costringe la gente a chiudersi in sé ma è un segno inquietante.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Lettura: consiglierei di leggere un grande romanzo, un classico di vostra scelta.
Come una bussola, la letteratura ci orienta e ci porta a nuovi orizzonti.

Visioni: anche qui andrei con un classico come Some Like it Hot di Billy Wilder o Rashomon di Akira Kurosawa o qualsiasi film di questi due grandissimi registi. Per gli amanti di musica suggerirei The Beatles Anthology!

Attività: doyogawithme.com, una piattaforma online che offre tantissime lezioni di yoga da diversi insegnanti. In questo periodo di coronavirus, offre tutte le lezioni gratis per due mesi. La mia insegnante preferita è Fiji McAlpine, una certezza in questo momento incerto.

Renato Fontana

pppattern.it

È amministratore e direttore artistico di PPPattern.it.
Esperto di comunicazione, inventore del format Italianism, ha lavorato per molti anni in agenzie e per brand internazionali.
È docente di Cultura visiva e Media presso AANT – Accademia delle Arti e Nuove tecnologie a Roma, RUFA – Rome University of Fine Arts, IUAD Napoli.

Dove vivi?

Roma, quartiere Monteverde/Gianicolense, 80 mq inclusi un terrazzino e un mini-balcone, ultimo piano, vista su terrazzi condominiali con panni stesi, condoni post-moderni e antenne del Novecento. Tramonti inclusi, che valgono da soli la scelta della casa.

Che lavoro fai?

Cerco di districarmi tra l’essere imprenditore, fare il consulente di comunicazione ed essere docente universitario. Minimo comune denominatore di tutto questo agire forsennato: la passione.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

In realtà per me non è cambiato nulla: parole come telelavoro e smart working le utilizzo e pratico da anni, con felicità, in prima persona. Ho scelto di essere indipendente e amo la libertà di organizzare il lavoro e gli impegni secondo miei schemi.

Con chi sei in casa?

In questo periodo di quarantena faccio parte della categoria “Me, Myself & I”.
È andata così.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Organizzo il silenzio.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Dal primo giorno ho pensato di utilizzare questa parentesi temporale come un laboratorio personale per pensare molto e andare in profondità, al mio interno e rispetto ai macrotemi che stanno emergendo con urgenza. Lo trovo un dono enorme, se uno vuole coglierlo. Alto pensare e vita semplice, per citare un’amica. E poi c’è la bella esperienza delle lezioni on-line con i miei studenti.

Qual è il posto che ti manca di più?

Più che un posto o un luogo è quella sensazione di poter decidere minuto per minuto cosa fare. Tipo, mollare tutto adesso e andare in un vivaio a scegliere piante e fiori per la primavera.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Giovanni Lindo Ferretti ha fatto una riflessione a tal proposito, secondo me interessante: «Non il tempo perduto, il tempo ritrovato, un tempo sconosciuto, stagnante nel regno dell’accelerazione, irrompe in streaming senza consolazione. Connessi tracciabili asettici, comunichiamo solitudini moleste e sovraesposte».
Ah, una vera riscoperta è stata il piacere di lunghe, tranquille e paciose telefonate con le persone a cui voglio bene: come stare negli Ottanta e nei Novanta.

Ilaria Rodella

ilariarodella.it
ludosofici.com
aspassoconsofia.it
statigeneralifilosofiabambini.it

Abita a Milano ma è nata a Mantova (patria di tre cose a cui è particolarmente affezionata: maiale, Festivaletteratura e Gonzaga).
All’università ha studiato filosofia e, dal momento che tutti le ripetevano che era inutile, ha voluto essere massimamente fedele alla cosa con una tesi in ermeneutica.
Si è divertita così tanto che ha deciso di continuare su questa strada e ho fondato insieme a Francesco Mapelli i Ludosofici, laboratori di filosofia per bambini e non solo.
Con Pietro Corraini condivide uno studio, una casa e tre figlie. Ha pubblicato Tu chi sei? e Questa non è una rosa per le Edizioni Corraini e Più saggi con Lucio Anneo Seneca per la casa editrice Chiarelettere.

(Foto: Sha Ribeiro)

Dove vivi?

Vivo a Milano ma dal 22 febbraio, giorno in cui hanno annunciato la chiusura delle scuole, sono in montagna.

Che lavoro fai?

Qui cominciano le domande difficili. Faccio parte di un’associazione, I Ludosofici, con cui mi diverto a inventare progetti per musei, famiglie, scuole, festival, giornali, libri… tutto all’insegna della filosofia e dell’arte.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando devi svolgerlo da casa?

Direi che è cambiato talmente tanto che quasi non c’è più! Essendo in gran parte legato alla progettazione e produzione di eventi per di più destinati ai bambini, è stato tutto al momento posticipato.

Con chi sei in casa?

In casa sono con mio marito e le mie tre figlie di 8, 6 e 1 anno e mezzo… quindi diciamo che al momento non mi sono ancora annoiata. Se però all’inizio mi mangiavo le mani per tutto il tempo che avrei potuto avere a disposizione per leggere, studiare, pensare… e che non avrei avuto, man mano che passa il tempo sono sempre più grata della loro presenza. Giochi, baci, litigi, mangiare, dormire: l’essenzialità del corpo, della natura e degli affetti che ha preso il sopravvento.

Cosa fai in questi giorni di reclusione casalinga forzata?

Un’altra cosa che faccio è guardare le montagne e la natura che pian piano rifiorisce in un momento dell’anno che, noi non autoctoni, non conosciamo per nulla.
L’altro giorno, spostando una lastra di ghiaccio da un cespuglio, mi ha sorpreso il vedere che, nonostante il peso e il freddo, il ramo presentava già dei germogli pronti a fiorire.

Stai usando o hai pensato di usare questo strano periodo come occasione per fare qualcosa che non avevi avuto modo o tempo di fare?

Evviva sì! In questi giorni stiamo lanciando una newsletter, Farfarfare, destinata principalmente agli insegnanti e ovviamente a tutti coloro che hanno voglia di giocare con i bambini o effettuare delle esplorazioni curiose.

Qual è il posto che ti manca di più?

Più che il posto è una sensazione… quella di essere al centro di relazioni, legami, connessioni, a volte vorticose, ma sempre presenti.
Temo che per un bel po’ che non proverò più questa emozione.

Qualche consiglio per letture, visioni o attività per ammazzare il tempo?

Accipicchia… nella fretta ho dimenticato sul comodino il romanza di Valeria Luiselli, Archivio dei bambini perduti. Quindi mi sto affidando ai libri dimenticati di questa casa dove si sono stratificate e succedute più storie, oltre a quella della nostra famiglia: spero di trovare delle sorprese!

In copertina: “The daughter of the Atkinson family, doing her homework in corner of living room of new farm home, Southeast Missouri Farms”, di Lee Russell, 1938 (fonte: digitalcollections.nypl.org) | elaborazione grafica: Frizzifrizzi.

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