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Se nel 1600 fosse esistito lo streetwear, i Samurai avrebbero scelto senza dubbio Yoshiyuki.
Il brand giapponese, infatti, unisce gli inconfondibili elementi della cultura medievale nipponica a materiali tecnici e look contemporaneo sfornando il sengoku-streetwear.
Bellissimi i pantaloni, altrettanto belle giacche e polo stile kimono. Sicuramente per i più coraggiosi le sneakers.
Per ora Yoshiyuki viene venduto purtroppo soltanto in Giappone ma visto che l’ho scoperto durante l’ultimi Pitti Immagine Uomo sono sicuro che presto ne sentiremo parlare anche qui in Italia.
Dopo il salto altre immagini dalla collezione SS09. [...]

Hall Ohara ed Arp sono due brands gemelli made in Japan fondati da Steven Hall e Yurika Ohara, due fashion designers che si sono conosciuti – ed innamorati – alla Central Saint Martins di Londra.
Dopo il matrimonio hanno lanciato la loro attività ed un paio d’anni dopo si sono trasferiti in Giappone, dove vivono ormai da un paio di anni, lavorando alle loro bizzarre ma portabilissime collezioni: Hall Ohara, per donna, ed Arp, per uomo.
A giudicare dal sito, gli unici rivenditori sono in Giappone o ad Hong Kong quindi o vi procurate un biglietto aereo, o provate con questo shop online, oppure quest’altro, e sperate vi vada bene con il traduttore automatico di Google…
via Dazed Digital (dove trovate anche il video dell’ultima collezione Hall Ohara)

Gli Oshibori sono quelle salviette umidificate che vi portano in un ristorante giapponese appena vi sedete al tavolo e servono per pulirsi le mani prima che inizi la cena.
Dato che i giapponesi sono un popolo creativo e spesso hanno “manie” alquanto strane, ecco gli origami fatti con gli oshibori, decisamente piu morbidi e soffici di quelli fatti con la carta. Sul sito del MOMO (The Museum of Modern Oshibori, da non confondere con il ben più celebre MOMA di New York) ne trovate di bellissimi.

Per gli appassionati di automobiline e di cibo giapponese, arrivano le Kamaboko.
Dalla collaborazione di due aziende giapponesi, la Odawara Kanko, produttrice di cibi pronti a base di pesce e la Takara Tomy, leader nella produzione di giocattoli, sono nate queste simpaticissime macchinine commestibili.
I coloranti sono assolutamente naturali, ad esempio per il nero è stato usato l’inchiostro di seppia, il verde è quello degli spinaci.
In pratica si tratta di un panetto con varie forme (dalla macchina della polizia all’autobus ecc…) che, una volta “affettato”, dà vita a tante piccole macchinine con cui giocare mentre si mangia.
I miei figli, diffidenti e sospettosi per tutto ciò che concerne il cibo, non le mangerebbero mai, anche perché dovrebbero rinunciare al piacere di un gioco (giammai) per la gioia dello stomaco!

Incredibile quello che si può fare con la carta e quest’idea di Tithi Kutchamuch – in collaborazione con Nutre Arayavanis – lo dimostra a pieno: un foglio bianco di carta con 12 anelli pretagliati pronti a seguirvi in ogni mese (ognuno raffigura un fiore).
Ma non finisce qui, provate a guardare anche la collezione A secret Friend, dove gioielli si inseriscono perfettamente in oggetti per la casa da potersi portare sempre in giro.

Direttamente dal Giappone, arriva una ventata d’aria fresca e – finalmente – di originalità in fatto di borse.
Coshell, ha da poco partecipato all’esibizione internazionale The Box a Parigi, fiera dedicata interamente agli accessori di lusso, dove ha ricevuto innumerevoli complimenti. Cosa che non mi meraviglia assolutamente, vista la novità del disegno che ne caratterizza l’intera collezione.
Brand nato nel 1996, cresce grazie alle idee della fondatrice Utako Sawafuji e del designer Tadashi Ogasawara, i quali decidono di reinterpretare le tradizioni e i costumi giapponesi (folkcraft) in chiave ironica, creando oggetti di design spiritosi e portafortuna.
Ve ne renderete conto osservando le ciotole di riso trasformarsi in divertenti borsette insieme alla caratteristica boccia con il pesce rosso; oppure zoccoli giapponesi (geta) che fanno da base a borse con un piede disegnato sul lato passando per i modelli a farfalla, bambole daruma e marsupi camelie!
Se siete interessati all’acquisto – per ora il sito è solo in Giapponese e il brand è un’anteprima europea – potete rivolgervi a JKS e mandare una mail a: press@jksmilano.com; tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 il brand sarà in vendita direttamente su www.jksmilano.com e www.vitrines-parisiennes.com.
Non lasciatevele sfuggire.
Dopo il salto tutte le foto!

Per qualcuno si chiama schiscieta, per qualcun’altro è al sacco, ma la sostanza non cambia: è il pranzo portato da casa. Un panino, una mela o uno yoghurt e via, più o meno sempre di fretta. Ma ci sono persone che dedicano una cura certosina nel preparare il proprio pasto e – ovviamente – desiderano che la confezione sia egualmente scenografica, quindi bando ai sacchetti di carta del fornaio e via con le lunch box direttamente dal Far East.
Ecco una breve carrellata di quello che potrebbe servirvi: innanzitutto il contenitore che può essere semplice come questo oppure di varia foggia, come questo a forma di pan carré. Poi vari separatori per evitare che le pietanze si appiccichno tra di loro, contenitori per condimenti e posate (a scelta tra forchetta e bacchette).
Per chi vuole osare ovviamente gli accessori non finiscono qui: esistono anche stampi per gli onigiri, piccolissimi stampini per tagliare le verdure con fantasia, stuzzicadenti e stampi per le uova sode. Se l’argomento vi interessa potete consultare il sito O-Bento, oppure cercare i prodotti direttamente su ebay.

Nel frattempo potete farvi venire l’acquolina in bocca guardando questo set – di Sakurako Kitsa.

Se non avete colto la citazione, peggio per voi. Qui si parla di Pow, pendente-fumetto realizzato da Antonio Murphy & Astro e disponibile anche nell’affascinante versione anello.
AM&A è un brand di gioielleria creato da Verbal del duo giapponese m-flo che annovera altre creazioni quali il mastodontico King Crown Ring e l’easy pendente Glam.
Potete trovarli in vendita qui e non solo. Provate a spulciare anche da Colette, fino a poco tempo fa la collana era in vendita anche lì.

Se a volte avete pensato che il Merdolino fosse troppo volgare per il vostro bagno o lo Gnomo della Kartell faceva nascere in voi il desiderio irrefrenabile di chiamare il “Fronte di Liberazione Nani da Giardino”, ecco un team di Giapponesi in vostro aiuto.
&design (si pronuncia “and design”), nato nel 2005, si propone il fine ultimo di creare oggetti di design senza confini, non indirizzati ad uno specifico pubblico, bensì comprensibili da tutti, senza distinzioni di sesso, età o nazionalità: meno concetto e più immediatezza insomma.
Ecco quindi l’Icon Watch dalle fattezze pixelose, l’Icon Socket (la presa con il disegno di una presa) e il vaso da fiori Nekko con prolungamento di radici. Alla faccia di Magritte.

Miwako Yoshioka è una jewel designer giapponese che vive e lavora a Londra. Dopo aver viaggiato molto in lungo e largo per il globo, per entrare in contatto con altre culture e per trovare ispirazione, ha dato vita a Bark, una linea di gioielli senza tempo, destinati, secondo lei, a passare di generazione in generazione, di madre in figlia.
Questi gioielli mi hanno colpito perché a prima vista non avrei mai detto che la creatrice fosse giapponese. Voi che ne pensate?

Più che un consiglio per gli acquisti questa è una segnalazione per tutti coloro che hanno la passione per il fai da te creativo, e fra i nostri lettori sappiamo che ce ne sono tantissimi.
Anche perché a meno che non decidiate di andare in Giappone per un tour di shopping, credo sia praticamente impossibile acquistare in altro modo i fermacapelli e gli spilloni (sempre per capelli) di Himeko, brand fondato dall’artista giapponese Yonuko, tra le poche a realizzare ancora a mano questi accessori utilizzando, come da tradizione, stoffe ricavate da vecchi kimono.
Su PingMag, dove ho trovato la notizia, c’è anche un’intervista all’artista oltre alle foto delle varie fasi della lavorazione.

Amo il design essenziale giapponese e le tradizioni di questo paese. E già adoro Hirocoledge. La designer del brand, l’artista Hiroko Takahashi, nota in Giappone per i suoi kimono pop con grafiche di cerchi concentrici e grossi pois dai colori sgargianti, ha trovato un nuovo modernissimo uso per il tenugui.
Il tenugui è un ampio fazzoletto di cotone utilizzato tradizionalmente dai giapponesi come tovaglietta, per avvolgerci il bento, la scatola portapranzo, e un tempo per trasportare il kimono quando si andava al bagno pubblico. E oggi il tenugui si trasforma in Sleeve bag. Una shopping bag che unisce tradizione ed eco-compatibilità.
I patterns vengono stampati sulla stoffa utilizzando un’antica tecnica giapponese e per realizzare la borsa si utilizza l’intero tenugui, senza tagli, né sprechi. Le Sleeve bags in tantissime fantasie e colori si acquistano sul sito per 32$. Mi sento già chic all’idea di uscire dal supermercato (e non solo) con una di queste japu-shopper…

Nella noia di una giornata che non sa nè di carne nè di pesce, mi ritrovo sul sito del MoMa Store. In particolare nella sezione Destination Japan.
Improvvisamente tutto è diventato gommoso e caramelloso, divertente e animato: eccomi persa nel regno dei manga e dell’incredibile. Parto con l’usb a forma di calamaro trasparente, le Splash Dipping Bowls (capirete osservando quella che contiene il wasabi), l’anello Fresh Blackberry o Ice Cream (con pallina di gelato variegata), i piatti fumetto e le gommine a forma di dessert.
Ma non finisce qui, la fantasia si sbizzarisce con l’ombrello Hands-free, la spilla Eye Love I Pins, mascherina Maiko Get Well Soon e coperchio con naso a maialino incorporato (per far uscire il vapore durante la cottura).
Se non ne avete abbastanza potete continuare la visita tra le altre sezioni MoMa Store, scoprendo ad esempio la Goldfish Bag o lo Sky Umbrella.

Da portatore un po’ pentito di un po’ di tribali tatuati sulle braccia, ogni volta che vedo in tv qualche documentario sui tatuaggi o Chris Garver alle prese con qualche squamoso dragone su Miami Ink, mi prende la voglia di coprire tutto o almeno riempire gli spazi bianchi con un tatuaggio stile giapponese (non ce n’è solo uno, ma ci siamo capiti).
In attesa di rimpolpare un po’ il conto in banca credo che comincerò con il comprarmi Tattoo in Japan, un librone appena uscito che in 320 pagine racconta (e mostra, in oltre 250 immagini) gli stili del tatuaggio in Giappone. Diviso in quattro capitoli, ciascuno dedicato ad una città – Tokyo, Kyoto, Osaka e la regione di Chubu – presenta le opere di alcuni tra i migliori artisti, da quelli più tradizionali fino alle sperimentazioni più estreme.
Da abbinare, se vi piace l’arte del sol levante, con quest’altro libro.
via Shift

Pupa potrebbe indirizzare subito la vostra attenzione verso i cosmetici ma, mi spiace per voi, non è così.
Se pensate al significato reale – bambola – e al fatto che Daniela realizzi gioielli creando pupazzetti, non potrete non stupirvi della piacevole coincidenza.
Daniela ha 30 anni, vive a Roma e fin dall’adolescenza ha iniziato a lavorare resine sintetiche per la creazione di accessori personali. Crescendo, ha mantenuto tutto il suo bagaglio di esperienze e ha trasformato quest’hobby in un vero lavoro, diventando il denominatore comune per le amanti dei gioielli handmade, le japan-friendly, i cartoon lovers e gli 80s addicted.
Ecco quindi diversi personaggi di cartoni animati (Memole, Pollon, Poochie, Doraemon ma anche lo Stregatto, Alice e Biancaneve), oggetti musicali (musicassette e vinili soprattutto), una linea di dolci e pupazzetti personalmente ideati e ispirati al mondo kawaii, colorano bracciali e collane, spille e orecchini.
Gli oggetti sono realizzati in fimo, sono coloratissimi e personalizzabili, basta chiedere (guardate l’album fimo girls e ne avrete la prova). Io sono stata colpita dalla miriade di proposte, dalla sua capacità di aver attinto dal background della nostra generazione per ridare vita a dei veri personaggi cult ma, soprattutto, sono rimasta impressionata dall’attenzione quasi maniacale nei dettagli, soprattutto calcolando che tutto è fatto a mano e che Daniela inizia il suo percorso da autodidatta. Fragoline sopra fette di torta, occhi di Memole riprodotti alla perfezione, Iridella con tanto di maniche e calzette a righe come nell’originale…
Insomma, qui potete veramente sfogarvi con lo shopping di qualità!
Potete trovare i suoi prodotti in alcuni negozi in giro per l’Italia: da Koroko e Opcion (RM), da Crimshop (To) e Vanità di Moda (Kr); oppure basta mandarle un messaggio su MySpace e vi spedirà gli oggetti che avete scelto.
Prima però, vi conviene prendervi tutto il tempo necessario per visionare le sue foto, vi giuro che la scelta
si fa veramente ardua!

Se fermate una persona a caso, per strada, e gli chiedete cosa sono i jeans di lusso? probabilmente vi indicherà quelli con la scritta Rich sul culo, che portavano i truzzi doc fino a qualche tempo fa.
Se fermate invece qualcuno che ne sa qualcosa di abbigliamento allora molto probabilmente vi dirà jeans di lusso = Evisu.
Il brand giapponese, noto per il logo a forma di gabbiano stilizzato (ma io la chiamo ondina) e per le laboriose e raffinate metodologie di lavorazione del denim, è ormai un culto nel mondo dei jeans.
Dai 12 capi prodotti annualmente (e con logo dipinto a mano) dal fondatore Hidehiko Yamane, oggi i capi Evisu vengono prodotti su scala industriale utilizzando però lo stesso denim delle origini. Su alcuni modelli il logo viene ancora dipinto a mano come un tempo!
Se state cercando gli Evisu più adatti a voi date un’occhiata da Super*fly Deluxe. Tra gli ultimi arrivi hanno anche i modelli da donna.
Mano ai portafogli, dunque. Così la prossima volta che vi dirò mano ai portafogli potrete sfiorare il mitico gabbiano (o ondina).

L’artista Tenmyouya Hisashi combina lo stile dell’illustrazione classica giapponese ad un immaginario iper-contemporaneo fatto di videogames, robots, sport e tecnologia.

1. CAT – Page a day Gallery Calendar 2008: il primo della lista è un auto-regalo. Da gattara quale sono mi regalo, ormai da almeno quattro anni, questo calendario con meravigliose immagini di gatti. Una per ogni giorno. (E per i dogs-addicted c’è anche la versione con le immagini dei cani). Si può acquistare on-line ma lo si trova anche in diverse librerie italiane.
2. Set per una cena giapponese: ai sushi lovers (e sono tanti!) farà piacere ricevere un set per mangiare giapponese comodamente a casa. Bacchette, coppette, piatti e quant’altro si trovano a Milano da Muji. Da Poporoya, ristorante e alimentari japu (via Eustachi 17, sempre a Milano) si possono acquistare invece cibi originali giapponesi da preparare a casa. Per un pacco natalizio versione Japan.
3. Abbonamento alle t-shirts di T-post: beato chi si becca questo regalo, il maglietta-abbonamento. Invece di un magazine ogni mese si riceve a casa per posta una t-shirt diversa. La grafica è dedicata a un fatto realmente accaduto nel mondo e l’articolo da cui è stata tratta è stampato all’interno del collo.
4. I giochi della Città del Sole: un negozio jolly (che adoro!) per fare regali a bambini e adulti. Qui si trovano i “giochi di una volta”: giocattoli di legno, giochi da tavolo, aquiloni e oggetti di ogni tipo (e per ogni tasca) dal sapore un po’ retrò.
5. Libri, libri e libri!
Amo leggere, comprare e regalare libri. Indispensabile però conoscere alla perfezione i gusti (meglio ancora i titoli esatti) della persona a cui si vogliono regalare. Agli amanti della saggistica, dell’informazione e dell’attualità italiana consiglio quelli di ChiareLettere.

Dai guanti USB, per non rischiare di congelarsi le dita sulla tastiera, allo smalto che genera (chimicamente) calore.
E ancora: borse dell’acqua calda da mettere al microonde, strani liquidi da portarsi a spasso e coperte speciali solo per gatti.
Info e immagini su PingMag.

Udite Udite, arriva dal Giappone l’ultima novità: E che novità!
La natura è stata poco generosa con voi e avete una misura prima di reggiseno? Non avete la possibilità di effettuare una mastoplastica additiva? No problem, arrivano gli FCup Cookies, cioè le Tette Biscottate.
Avete capito bene, biscotti che fanno crescere il seno!
Com’è possibile? Nulla che abbia a che fare con la magia nera, semplicemente questi FCup annoverano tra gli ingredienti un principio attivo, la Pueraria Mirifica, un’ erba contenente fitoestrogeni ,cioè sostanze simili agli estrogeni umani, ma di origine vegetale.
Lo slogan pubblicitario sostiene che basta mangiare due biscotti al giorno per vedere una taglia in più apparire come per incanto. A parte che già immagino orde di ragazzine che si ingozzano di biscottini nella speranza di vedersi esplodere un seno alla Pamela Anderson, c’è da dire che gli estrogeni puri, presi in determinate dosi e a certe diluizioni chimiche, fanno sì crescere il seno, ma vanno assunti sotto stretto controllo medico.
Che dei dolciumi possano arrivare a tanto, mi sembra una vera follia, da che mondo è mondo i biscotti fanno sì crescere la massa adiposa, ma non solo del senso, ma dei glutei, della pancia, dei fianchi.
Non oso immaginare il brain washing che una ragazza giapponese deve subire per credere in certe assurdità, perché la follia, ricordate, non sta in chi inventa (che è uno scaltro), ma in chi compera.
Confido ancora una volta nel buon senso delle donne italiane, prosperose grazie a Madre Natura… aiutata da spaghetti e pizza.
