Tag Archives: casa e arredamento

Design in Gabbia

Design in Gabbia

Scritto il 02 settembre 2010 da Simone Sbarbati.

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C’è chi vive minimal per scelta, per capriccio, perché va di moda… e chi invece è costretto a farlo.
Dietro alle sbarre le cose che mancano sono tante e gli spazi limitati, ma non la fantasia.

Design in gabbia, in questo caso, è da prendere nel senso letterale del termine: il progetto infatti è nato grazie al supporto di 40 detenuti che hanno ideato e creato – con il supporto del designer inglese (ma di base in Italia) Anthony Knight, dello studio Imegadito e dell’architetto e designer Raffaella Brunzin – con macchinari già presenti all’interno del carcere (la Casa Circondariale Santa Maria Maggiore a Venezia) quattro prodotti, pensati proprio partendo dal loro regime di vita “essenziale”.

Una shopping bag, un pouff, un pannello multiuso ed un grembiule, tutti realizzati in cotone e velcro (che serve per appiccicarci sopra gli accessori intercambiabili).

Trovate tutto da I Love Tourism, a Venezia, fino al 15 ottobre.
Less is more.

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La lavagnetta che ha bisogno di una ceretta

La lavagnetta che ha bisogno di una ceretta

Scritto il 01 settembre 2010 da Simone Sbarbati.

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Confesso il mio feticcio per lavagne e lavagnette: magnetiche, di sughero, a gessetti o pennarelli.
Mi piace l’oggetto in sé. Le sua potenzialità: scrivere, appiccicare, appuntare, fare mini-caos di ispirazioni, usarle per appendere le chiavi di casa, per scriverci la lista della spesa, per segnare i punti a carte, per mettere bene in evidenza le bollette sperando che qualcuno se ne accorga e le paghi.
Tutte cose che, quando entra in casa una nuova lavagna, faccio per qualche settimana, mese al massimo. Poi l’ultimo appunto, disegno, bolletta, diventano piccoli reperti da consegnare al future me, quando arriverà il nuovo momento di lavagn-fascinazione.

Però. Però una lavagna pelosa come questa so già che non l’abbandonerei mai.
Mai, dico.

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Litill

Litill

Scritto il 29 luglio 2010 da Simone Sbarbati.

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Ti svegli la mattina con in testa una confusione totale di pensieri (s)composti da frammenti di sogni, scadenze troppo a lungo procrastinate, telecomandi che non si trovano, cellulare che suona, heavy-metal sparato a palla dai vicini, caldo asfissiante, giocattoli di tua figlia sparsi sul pavimento, piatti da lavare e liste della spesa che ti aspettano.

Soluzione: apri le finestre, fai un bel respiro e guarda intensamente il tuo terrarium Litill. Porta più saggezza di un aforisma zen e più calma di interiore di un valium.
Detto con parole semplici: il terrarium Litill sta all’iPad come la piantina presa dal fiorista sta ad un netbook con Windows.
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Segretaria…

Segretaria…

Scritto il 28 luglio 2010 da Simone Sbarbati.

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…chiami mia moglie e le dica (occhiolino) che stasera farò tardi e mi fermo qui in ufficio (occhiolino, occhiolino).
Altri tempi. Oggi se “ti fermi in ufficio”, per avvertire tua moglie usi il cellulare e se ammicchi alla segretaria lo fai con molto meno garbo.

Ma quando per strada tutti portavano il cappello e potevi fumarti un sigaro alla scrivania senza esser denunciato e farti un goccetto al mobile bar senza passare per un alcoolizzato, le segretarie telefonavano alla moglie di turno con uno di questi.

Da Wild & Wolf vendono delle repliche perfette.
E per acquistarli non devi neanche alzare la cornetta (a proposito di corna…). Puoi farlo tranquillamente online.

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Welcome Wagon no.1

Welcome Wagon no.1

Scritto il 17 luglio 2010 da Simone Sbarbati.

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Che te fai di un carrellino come questo?
Sembra progettato dalla nipote di Mary Poppins ma sul sito di Welcome, pazza agenzia creativa che l’ha realizzato, hanno qualche idea in proposito: valido sostituto per il tavolino accanto al divano, portagiocattoli per il pupo che scorazza per casa, vaso per piante che hanno voglia di viaggiare, necessaire per un pic-nic perfetto, carrellino per portare a vendere al mercato le verdure che coltivi in terrazza.

Aggiungo: vuoi mettere andare a fare la spesa con questo?

Lo acquistate online sul sito di Welcome.

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Carpet Reloaded

Carpet Reloaded

Scritto il 03 luglio 2010 da Simone Sbarbati.

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Incredibile (ri)scoprire a 31 anni – complice mia figlia – quanto sia rilassante sdraiarsi sul pavimento e rimanere lì, in mezzo al salotto, senza far niente, a guardare il soffitto.
Prossimo passo è farlo su uno dei tappeti di Carpet Reloaded: tutti pezzi unici, realizzati utilizzando vecchi tappeti della prima e della seconda metà del 900, poi decolorati e ritinti e, a volte, assemblati a patchwork.
L’effetto è strabiliante – non a caso sono apparsi sulle principali riviste di settore – e sembra di guardare dei vecchi tappeti attraverso un paio di occhiali con le lenti colorate (che potrebbe essere la soluzione low cost, visto che al momento le mie finanze non permettono spese simili).

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01Mathery: un’idea (low low low cost) al giorno

01Mathery: un’idea (low low low cost) al giorno

Scritto il 30 giugno 2010 da Simone Sbarbati.

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Quando fai la vita da studente fuorisede hai diverse cose in comune con contadini ed operai della ormai ex-Unione Sovietica: bevi troppo, hai pochi soldi, e per arredare la casa devi arrangiarti con quello che trovi per strada o, se sei un designer (nello spirito, non solo per gli studi che fai), ti ingegni e crei con quello che c’è.

Come fanno Matteo Sangalli ed Erika Zorzi, due 21enni della Naba di Milano, che hanno aperto un blog, 01mathery, dove pubblicano il loro quotidiano uovo di colombo.
Geniale, tra le altre, la soluzione (vedi qua sotto, a destra) su come lavarsi una mano sola – ovviamente senza usare l’altra, annoso problema.

Il blog è attivo da poco più di due settimane ed auguro ai due di trovare la pazienza e l’ispirazione (magari proprio dai russi) per continuare a postare ogni giorno.
Ma visto che dietro ad ogni soluzione c’è un problema, di sicuro di materiale su cui lavorare ce n’è.

E se pensate a quello che sto pensando io, ovvero sì, d’accordo, ma non spiegano come farle, le cose, prendetela da un altro punto di vista: 01mathery non è un manuale, è un punto di partenza.
Un’idea che va bene per i due Nababbi potrebbe non andar bene per voi: quello che hanno in casa loro o che trovano in giro, sarà sicuramente diverso da quello che c’è attorno a voi.

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Metti un circo in salotto

Metti un circo in salotto

Scritto il 29 giugno 2010 da Simone Sbarbati.

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Ma senza clown, acrobati, donne cannone e poveri animali svogliati. O meglio, se volete anche quelli, fate vobis.
Per il resto c’è Circus, libreria fai-da-te ispirata al tendone del circo.

Prodotta da Mattermade e disegnata da Stephen Burks di Readymade Projects, Circus è disponibile nelle versioni da 1, 2 o 3 scaffali, assemblabili ad incastro.

[via]

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Bookshelf Porn: per i feticisti degli scaffali

Bookshelf Porn: per i feticisti degli scaffali

Scritto il 26 giugno 2010 da Simone Sbarbati.

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Orfano di quest’altro sito - che ormai non viene più aggiornato – ho finalmente trovato il sostituto ideale, in grado di soddisfare la mia brava da guardone di librerie altrui: Bookshelf Porn.

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Filiformis

Filiformis

Scritto il 15 giugno 2010 da Francesca Arcuri.

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Diciamo così, non ho il pollice verde, in casa mia non sopravvive nulla, neanche le piante grasse… ma mi piacciono, mi piace il verde domestico a patto di non doverlo accudire.
Cosi quando Raffaella di Gesù mi ha scritto sono stata molto incuriosita dal suo lavoro.

Raffaella e Marina Leonardini sono, infatti, le genitrici torinesi di Floris Filiformis, opere d’arte uniche e vive.
Sculture viventi che si trasformano, fioriscono, si sviluppano e modificano a seconda dell’ambiente in cui sono poste.

Un modo per approcciare la natura e il verde attraverso il design, rendendolo poetico.

Per questo utilizzano piante che non necessitano di acqua e terra come la tillandsia, l’eucalipto ed il salice.
Poetico, bello e poco impegnativo!
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Sembra Koons. Invece è Stehmann.

Sembra Koons. Invece è Stehmann.

Scritto il 05 giugno 2010 da Cinzia Migliardi.

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Avete presente il balloon dog di Jeff Koons? Diciamo che è la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho visto i Paper Pups realizzati in carta da Erik Stehmann, un product designer veramente mattacchione. Uno che afferma “the design profession is a serious one, but that does not mean that the products created should always be approched as serious“, non può essere diversamente.

Oltre ai paper pups, Erik ha dimostrato in altre occasioni il suo interesse verso i palloncini, o comunque verso gli oggetti (anche apparentemente) gonfiabili. Tipo, dopo una ricerca personale niente male, ha realizzato una lampada in nylon che si gonfia e “vola verso l’alto” una volta accesa (qui un video del funzionamento); una sedia-tubo, elementi d’arredo in versione soft e una serie di anelli. Parliamone.
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Martino Design

Martino Design

Scritto il 21 maggio 2010 da Simone Sbarbati.

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Nel bel mezzo dell’ex-ghetto di Bologna c’è un piccolo gioiellino di negozio che merita sicuramente una visita (molte di più di una, a dire il vero).

Si chiama Martino Design ed è stato aperto pochi mesi fa da Chiara Melandri, giovane architetto e designer di interni, che ci racconta tutto sul suo shop subito dopo il salto.

Per chi è dalle parti di Bologna, inoltre, vi ricordo l’appuntamento di domani con Made in Ghetto, un evento ideato proprio da Martino Design che coinvolge tutti i migliori negozi della zona.
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Floris Wubben

Floris Wubben

Scritto il 15 maggio 2010 da Simone Sbarbati.

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Pieghe ed inusuali combinazioni tra materiali che solitamente non si incontrano spesso nei complementi d’arredo, queste le costanti nel lavoro del giovane designer olandese Floris Wubben che all’ultimo Fuorisalone, nello spazio Hidden Heroes, ha presentato due progetti davvero interessanti: la Viennetta Chair (la somiglianza con l’omonimo gelato è evidente), realizzata in polipropene e tubi d’acciaio e Living Light, un insolito vaso con un tubo luminoso da infilare all’interno dello stelo cavo di un fiore.

Floris ha usato l’Amaryllis, ma ce ne sono molti altri. Il risultato è splendido – soprattutto di notte – con il fiore che sembra emanare luce (vedi foto dopo il salto).
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Piloh

Piloh

Scritto il 12 maggio 2010 da Simone Sbarbati.

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Dare una seconda vita a lampade, sedie, vai e oggetti per la tavola e la cucina vecchi o rotti. Basta poco, almeno a Paola Santilli: cemento, ferro e – per scaldare un po’ l’atmosfera – feltro modellato secondo le forme della natura.
Paola ha presentato il suo progetto, Piloh, durante l’ultimo Fuorisalone.

Per informazioni: paula@piloh.net.
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Wood-stock

Wood-stock

Scritto il 06 maggio 2010 da Simone Sbarbati.

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Ho disperatamente bisogno di una mini-sedia per mia figlia.
Vuole sedersi, come darle torto? E allora si arrampica sui divani, prova a salire sulle sedie e sugli sgabelli, ma ciò che le serve è né più né meno che una sedia della sua misura. Così potrà mettersi comoda a sfogliare e distruggere le riviste del papà e guardare con la mamma i libri con i dinosauri e urlare te-teeeee o ‘rillo, quando pensa che uno stegosauro assomigli ad un coccodrillo.

In realtà in casa abbiamo bisogno di Wood-stock, la seduta creata da Alberto Fabbian per Plust.
Presentata al Fuorisalone, fa parte della collezione Out/Or, pensata per ambienti interni come per gli outdoors.

Un’unica seduta in polietilene con elementi interscambiabili in faggio. E in pochissimo tempo si trasforma da sedia a sgabello a mini-sedia. Quest’ultima, volendo, diventa pure una specie di cavallo a dondolo (che non assomiglia ad un coccodrillo ma mia figlia apprezzerebbe lo stesso…).

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Ilil: vestire la tavola

Ilil: vestire la tavola

Scritto il 05 maggio 2010 da Francesca Arcuri.

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Non apparecchiare ma vestire la tavola perché per Ilil la tavola diventa un invitato al banchetto!

Procediamo con ordine, Ilil = informal illusion é uno studio di progettazione fondato da un duo di designer e amici Alessandro Schvili e Désirée Restuccia.
Durante le giornate del Fuorisalone, i due hanno presentato al pubblico la collezione Vestire la Tavola.

Sono partiti da due concetti:
1) moda e design in Italia fanno parte di un unico panorama produttivo e culturale. Loro hanno indagato le zone di confine e di sovrapposizione di queste due realtà del Made in Italy, creando connessioni ed incroci, da far convivere nel loro progetto, ripensando materiali e tecniche proprie del settore abbigliamento, che nella collezione trovano nuove espressioni.
2) la tavola e’ il luogo della condivisione, della relazione, progettando una collezione per la tavola non si possono escludere questi aspetti. Perciò ilil ha immaginato questa relazione in chiave ironica creando una collezione che gioca sugli elementi dell’abbigliamento: capi basic, accessori, styling.

La collezione bella e divertente è composta da un servizio di piatti in ceramica e da tre linee tessili.
L’asola ed un kit di bottoni permette di trasformare il servizio, in partenza neutro, adattandolo a ogni situazione: formale, informale, divertente, sobria, ironica.

I segni grafici del cartamodello, nati per dare indicazioni al disegno del capo, diventano indicazioni per apparecchiare.
Gli strumenti: forbici, spilli, gessi, rocchetti di filo sono come abbandonati sulla tavola, quasi fosse il tavolo da lavoro di una sarta.

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Wandering Lydia: Nomen Omen

Wandering Lydia: Nomen Omen

Scritto il 30 aprile 2010 da Manuela Costantini.

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Le avventure della bambina più smorfiosa e stizzita della storia della letteratura inglese ce le hanno proposte in molti modi, ma io continuo a preferire l’originale, perché quel gran burlone problematico del reverendo Dogson lascia in fondo a ciascuno la libertà di fare le considerazioni più vicine alle proprie corde.

E nemmeno io sono immune al suo fascino ambiguo, lo ammetto!

Il libro pop-up di Alice nel Paese delle Meraviglie illustrato da Tenniel, regalatomi molto prima che imparassi a leggere, mi ipnotizzava anche senza l’ausilio del brucaliffo e mi viene quindi automatico ancora oggi associarvi tante cose.

Nel caso di Wandering Lydia, il collegamento viene facile: col nome, giocato sull’omofonia con “Wonder”.. .e coi suoi oggetti in lana riciclata, rigenerata e trattata: zuccheriere in porcellana bianca soppalcate da funghi allucinogeni, copricapi da fante di cuori che ha rubato le frittelle, tiare con le amanite muscarie, alzatine di diafani champignons.

Se siete interessati, l’artista, Jody Bishel, la trovate nei boschi del Connecticut  impegnata a parlare con la natura, le sue creazioni invece, sul suo blog o su Etsy.

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Nymphenburg – Lightscape

Nymphenburg – Lightscape

Scritto il 29 aprile 2010 da Simone Sbarbati.

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Capita di rado che per un post io sia indeciso su quale immagine mettere per prima e questo è proprio uno di quei rari casi.
La collezione Lightscape della Nymphenburg, storica azienda di ceramiche di Monaco di Baviera, toglie davvero il fiato sia nella versione bianca (che alla fine ho scelto) che in quella dipinta (la vedete dopo il salto).

Creata dalla designer argentina Ruth Gurvich, Lightscape è davvero perfetta (per casa mia) nella sua imperfezione: si ispira alla carta ed ogni pezzo è stato realizzato proprio partendo da modelli cartacei.
Dite che è immorale sposarsi per mettere l’intero servizio (magari solo quello) nella lista di nozze?

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Make Your Glass

Make Your Glass

Scritto il 28 aprile 2010 da Simone Sbarbati.

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Nel mio delirio da neocasalingo ossessionato dall’ordine e dal cercare (e non sempre trovare) continue soluzione salvaspazio, scopro questi bicchieri divisi a metà, componibili in diverse combinazioni attraverso dei magneti.
Belli e soprattutto pratici.

Si chiamano Make Your Glass e sono un’idea della designer Marina Dragomirova.
Per informazioni: marina.dragomirova@network.rca.ac.uk.

via

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How to breakdance

How to breakdance

Scritto il 27 aprile 2010 da Cinzia Migliardi.

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Per voi amanti del ghetto, che andate in giro inanellati sulle vostre bmx, che mettete le calze sotto ai vostri cappelli non potete non conoscere i passi della danza che vi rappresenta. Ok, ognuno ha il suo stile, ma almeno le basi dovreste conoscerle. Pertanto, se così non fosse, siete ancora in tempo per comprarvi questi begli adesivi di Pascal Rivet per lanciarvi nella breakdance. Se desiderate, c’è anche la maglietta su Threadless.

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