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I ragazzi di Monoty ci hanno appena mandato alcuni scatti della loro nuova collezione FW2010/11 dove per la prima volta, oltre a felpe e t-shirts (tutte con nuove grafiche), introducono nuovi capi: cardigan in felpa a 5 bottoni, con cappuccio o girocollo e felpa a collo alto.
Un piccolo passo verso la maturità, di un brand giovanissimo ma che si è già fatto conoscere sul web e nei negozi per uno streetwear dall’ironia maccheronica che ha avuto, da queste parti, non poche critiche in passato.
Dopo il salto altre immagini della collezione.
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Inizio questo post con una semplice valutazione che, dal punto di vista del sottoscritto, è un dato di fatto.
La stragrande maggioranza delle segnalazioni da parte di brands italiani, grossi, medi o piccoli che siano (quindi tramite mail dei diretti interessati o dei vari uffici stampa) ci arrivano da Milano e dintorni, poi a seguire: Veneto, Torino, Firenze, Roma e poi c’è tutto il resto. E – mi spiace dirlo visto che vengo anch’io da un puntino minuscolo della macro-zona chiamata Tutto il Resto - lì, qui, manca quella cultura della comunicazione e dell’immagine che come un erogatore spray spruzza e ricopre il prodotto di una liscia patina di coolness e lo fa attraverso un uso (o un non-uso) consapevole di comunicati, siti web, social networks, campagne, collaborazioni, sponsorizzazioni. Nel posto giusto, al momento giusto.
E chi vive in Tutto il Resto, senza un cordone ombelicale attaccato alla grande M(ilano) ha spesso in mano un’erogatore spray che quando spruzza lascia un retrogusto naïf. E quando sei abituato all’altro profumo, la differenza la senti subito. Ogni tanto, però, è anche bello mettersi il profumo sbagliato.

Perché, lo ammetto, se Joh*Sarda fosse stato un progetto milanese, uno dei tanti – spesso molto molto simili tra loro – che arrivano nella mia casella mail, probabilmente non ne avrei parlato.
Avrebbe avuto un sito web volutamente retro, poche informazioni ma buone, le foto giuste, un hipsterico party in programma, le idee chiare, chiarissime su tutto.
Joh*Sarda invece arriva dalla Sicilia, progetto di un fittizio italo-americano (dietro a cui si celano tre ragazzi) che fa t-shirts che giocano sul glocal e polo artigianali che vanno sotto l’azzardatissimo nome di Artisanal.
C’è qualcosa di storto, insomma. Ma in Tutto il Restolandia può essere proprio quella la carta vincente.
I prodotti Joh*Sarda per ora sono in vendita solo in Sicilia ma li potete acquistare online (qui da uomo e qui da donna).
Spediscono anche a Milano ;)

199 pezzi in edizione limitata per una serie di t-shirts che Brasash, nuovo brand/no-brand italiano ha commissionato ad una serie di artisti lasciando loro la totale libertà d’espressione.
In cotone organico, stampate con colori ad acqua e numerate a mano una ad una, tra i 12 modelli di t-shirts ce ne sono alcune niente male.
La mia preferita: questa, ovvero quello che vi disegnerebbe un leghista fatto di psicofarmaci se gli chiedete di re-inventare la ruota.
Le t-shirts Brasash (da oggi anche con l’ammorbidente! Ok, scusate l’umorismo soapy) le potete acquistare online. I prezzi vanno dai 24€ ai 28€.

Qualche sera fa, in una Bologna rovente e desolata, davanti ad uno spritz Aperol servito con troppo ghiaccio e nel bicchiere sbagliato, due amiche mi hanno raccontato del loro recente viaggio a New York. Sono morta di invidia!
Da un paio d’anni progetto un viaggio autunnale nella Grande Mela, che puntualmente salta per qualche grana di lavoro nella mia piccola Crotone o giù di lì… Inutile dire che anche quest’anno mi sono ripromessa di tornarci in ottobre, ma so già che qualcosa potrebbe andar storto anche questa volta.
These vagabond shoes
They are longing to stray
Right through the very heart of it
New York, New York…

E proprio per rendere omaggio alla città di New York, Tommy Hilfiger ha presentato cinque T-shirt nella collezione Hilfiger Denim AW2010/11.
Frutto di una collaborazione con cinque artisti ed in edizione limitata, saranno disponibili nei punti vendita Tommy Hilfiger di tutta Europa a partire da fine luglio e per tutta la stagione invernale a 49,90 euro l’una.
New York, nel 1898 fu suddivisa in cinque distretti, che fissarono gli attuali confini della città: Bronx, Brooklyn, Manhattan, Queens, Staten Island.
La personalità e la storia di ogni distretto è stata interpretata dalle illustrazioni raffigurate sulle magliette.
Ispirata al Bronx, la The Boogie Down Bronx di Oscar Wilson. Si respira aria di Brooklyn è invece nella World of Wonders di San Miguel.
Con The Big Apple, Joe Wilson rende omaggio a Manhattan, catturandone l’essenza con una classica immagine dello skyline. Strizza l’occhio a Queens, invece, la t-shirt The Home of Jazz ideata da Joey Hi-Fi. La quinta t-shirt è un tributo al distretto di Staten Island, noto anche come The Forgotten Island, con un’immagine che riflette il panorama osservato dal traghetto attraverso gli occhi del grafico e illustratore Hans Baltzer.
Dopo il salto alcuni dei modelli da uomo e da donna.
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Vi piacciono i saldi? Immagini di sì.
E forse ancora di più se si trattano di “Saldi d’Arte”.
Visto che chiunque (non abbia in casa solo poster Ikea) vorrebbe essere un collezionista ma i fondi quasi mai lo permettono, le occasioni per diventare mini/micro collezionisti non mancano, tra poster, stampe in serie limitata e toys, si può iniziare a collezionare con una spesa più che raggiungibile. Essendo uno che “i fondi quasi mai lo permettono” faccio i miei acquisti quasi sempre online direttamente dagli artisti o da quelle 2/3 gallerie a cui ormai sono affezionato.
Una di queste è MondoPOP. Ultimo acquisto: una stampa di una delle tappe della Via Crucis di Nicola Alessandrini (la trovate in esposizione fino al 31 luglio).
Segnatevi sul calendario il 24 luglio perché da MondoPOP partono appunto i Saldi d’Arte con il group show Low Cost, Easy Life, ovvero stampe, poster, toys ma anche borse e skate, a prezzi per tutte le tasche.
Si va avanti fino al 20 settembre ma fossi in voi mi affretterei visto che ad agosto la galleria sarà chiusa.

Grafica e t-shirts non sono certo una novità, ma queste magliette mi piacciono da matti, per cui ve ne parlo.
Il marchio è Coltesse, francese, e vanta varie collaborazioni passate e presenti alquanto notevoli. Non vi dicono nulla Alex Trochut, Fidia Falaschetti o Ndeur? Spero che lo facciano, perché quelli sono solo alcuni dei nomi degli artisti che hanno lasciato il segno e collaborato al marchio.
Sullo shop online trovate dei bei saldi con tees a partire da 10€.
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Tolti gli yacht da 30 metri, tolte le celebrities e le assurde code per vederne una (come fossero animali rari…), tolti i locali unti e i lei non sa chi sono io, della Sardegna rimangono le tradizioni e il fascino di un popolo e di una cultura fieri della propria identità ed unicità e di un territorio ricco di meraviglie (almeno visto da lontano: ammetto di non aver mai messo piede sull’isola).
Andrea Maccioni e Danilo Convertini, giovani graphic designers di base a Milano, proprio da questo sono rimasti stregati ed hanno appena lanciato un nuovo brand Mastruka – presentato al Pitti – ispirato al carnevale di Mamoiada, in Sardegna, dove ogni anno sfilano i Mamuthones, vestiti di pelli di pecore nere, campanacci sulla schiena ed inquietanti maschere di legno sul visto.
Logo (le due maschere), nome (la mastruca è la pella della pecora nera) e grafiche della prima collezione (Sa. Collection, dove lo stesso nome è un mix sardo-inglese) arrivano proprio da lì.
Dopo il salto il video-lookbook.
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Il sistema degli oggetti ve li abbiamo presentati solo qualche mese fa ma al Pitti hanno lanciato la nuova collezione maschile per la prossima primavera-estate e, come c’era da aspettarsi, è uno spettacolo.
Caterina Coccioli, Anna Lottersberger ed Alessandro Manzi hanno deciso di tener fede al loro logo (la selce) presentando un total look ispirato agli esploratori degli anni ‘50 alla ricerca, in terra africana, di reperti del paleolitico.
Grafiche totemiche per le t-shirts e le stampe delle camicie, colori pastello per parka, sacche, braghe baggy e blazers.
I capi icona del brand, se possibile, sono ancora più essenziali rispetto alle collezioni precedenti.
E mentre date una sbirciatina alle immagini dopo il salto, se sentite suonare dei tamburi tribali non preoccupatevi: non è il vicino fricchettone, sono i vostri neuroni che battono i piedi per dire li voglio, li voglio, li voglio (non so se hanno i piedi, ma i miei l’hanno fatto).
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Utopia (dal Dizionario Garzanti)
Definizione: s. f.
1 modello immaginario di una società perfetta, dove gli uomini vivono nella piena realizzazione di un ideale politico e morale: le grandi utopie rinascimentali
2 (estens.) ideale irrealizzabile, progetto inattuabile: inseguire un’utopia; le utopie giovanili.
Mettiamo che avete in mente un progetto personale, in cui esprimete le vostre passioni (in questo caso grafica e moda).
Ci passate del tempo, evolvete, lavorate e alla fine create qualcosa (magliette). Il frutto del vostro impegno però rimane lì dove l’avete lasciato, perché attualmente non potrebbe vivere altrove.
Siete curiosi? Il progetto si chiama Utopia – appunto – ed è realizzato da Silvia.

Pin-ups e fantasie mimetiche per l’ultima collezione OneTShirt, brand italiano lanciato durante la scorsa edizione del Pitti, che allarga il tiro (tanto per rimanere in tema militare) e alle tees affianca anche felpe e pantaloni.
A metterci testa, mani e forbici è Michael Roberts – style director di Vanity Fair USA oltre che fotografo ed illustratore – che ha realizzato tutte le grafiche con la tecnica del collage.





Hoosier è un progetto dello IED di Torino e si tratta di un vero e proprio brand creato dagli studenti del corso triennale di Fashion and Textile Design.
L’intento è quello di simulare la nascita di un’azienda, dall’idea iniziale fino alla creazione del marchio, il design dei capi, la produzione e la comunicazione.
Il nome, in inglese, significa lavoratore senza esperienza: azzeccato quindi per questo giovane gruppo di newbies che stanno imparando pian piano i segreti del mestiere semplicemente… facendolo.
Ma hoosier è anche all’origine di un altro termine inglese, hobo, il lavoratore senza fissa dimora. E infatti la filosofia di Hoosier è strettamente legata al viaggio: ogni anno raggiungeranno 7 città (Torino, Berlino, Copenhagen, Mosca, Istanbul, Bilbao e Tokio per il 2010) creando dei temporary labs di 7 giorni ciascuno.
In ogni città creeranno abiti diversi, adatti al luogo, ed in collaborazione con artigiani locali.
Niente male eh?
Credo che ne sentiremo ancora parlare.
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Sembra più un divertissement che un progetto a lungo termine, quello dei coreani di Tee Library.
Nient’altro che t-shirts ispirate a grandi classici della letteratura, vendute in un packaging ispirato ai vecchi volumi.
Al contrario di molti prodotti da libreria (dove in Italia, in effetti, potrebbero ottenere un buon successo, più che nei negozi d’abbigliamento) le grafiche sono ottime e le tees curate fino all’ultimo dettaglio.
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Difficile, difficilissimo scegliere i vincitori dell’ultimo Frizzi-gift.
Vero è che il brief non era dei migliori (mi cospargo il capo di cenere e mi straccio le vesti, quindi continuo a scrivere questo post nudo e coperto di cenere)…
Ma qualcuno, anzi due, le fantastiche tees dell’ultima collezione Dojo Clothing deve pur portarsele a casa quindi – rullo di tamburi (ma con le bacchette giapponesi, utili anche per catturare le mosche) – ecco i vincitori:
bat, che con la sua reinterpretazione molto zen vince la t-shirt di sinistra, e giulio, che con il dialogo degno di un remake dei fratelli vanzina vince quella di destra.
Per tutti gli altri, consolatevi (-esiste il senso di sconfitta in questo dojo? -no, Sensei), più tardi lanciamo un altro Frizzi-gift.

C’è chi ha una sympathy for the devil e chi una meno impegnativa (ché il diavolo, si sa, fa le pentole ma non i coperchi) ma altrettanto interessante Sympathy for the Unusual, brand lanciato l’anno scorso ed ormai giunto alla terza collezione, in collaborazione con designers ed illustratori italiani ed internazionali.
Gente del calibro di Oisin Orlandy, il nostro caro Mklane, Alvvino, Vanessa Teodoro, Robert Hanson ed il collettivo Unusual Design Movement. Come si suol dire… mica cotica!
E in più per i mustacchiofili ci sono pure dei bei baffetti di legno (+ ancora da vero marinaio) realizzati insieme ai canadesi di Furni.
I punti vendita dove trovare Sympathy for the Unusual li leggete qui, oppure potete acquistare online ma in tal caso sbrigatevi perché le t-shirts stanno finendo rapidamente.
Dimenticavo… se comprate online potrete avere uno sconto del 20% inserendo il codice FRIZZIFRIZZI al momento dell’acquisto!
Dopo il salto altre immagini della collezione SS2010.
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I ragazzi di Dojo Clothing li abbiamo conosciuti proprio in occasione di un Frizzi-gift lanciato in collaborazione con loro.
Per questa primavera-estate sono tornati con una splendida collezione di t-shirts dallo stile contemporary old-school (passatemi l’espressione, apparentemente una contraddizione in termini, ma rende bene l’idea).
E in palio questa settimana ci sono proprio due tees ma, al contrario delle volte scorse, non sarà il caso a decretare i vincitori bensì una giuria autoproclamatasi esperta di film anni ‘80, ovvero noi di Frizzifrizzi.
Che c’entrano i film anni ‘80?
Semplice, per portarvi a casa una delle due t-shirts dovrete fare un bel remake del celeberrimo discorso del cattivone di Karate Kid, il maestro Kreese.
Ricordate?
- Esiste la paura in questo dojo?
- No ! Sensei !
- Il dolore esiste in questo dojo?
- No ! Sensei !
- La sconfitta, esiste in questo dojo?
- No ! Sensei !
Ecco, ora tocca a voi. Trasformatelo come vi pare e scrivetelo nei commenti: potete far finta che Kreese sia un graphic designer che incita i suoi allievi; una cuoca che urla ai suoi aiutocuochi; un giardiniere che raduna il suo gruppo di nani da giardino (esiste l’ortica in questo orto? No! Sensei!…).
Vincono i due migliori, a nostro insindacabile giudizio.
Avete tempo fino a lunedì sera (grazie alla “pignoleria” di Luigi - vedi commenti – altrimenti ci saremmo dimenticati di mettere una scadenza ;).


La cosa è semplicissima, rapida ed indolore.
Vi ricordate di Oisin Orlandy?! Sì, non c’è nemmeno da ripetervelo due volte. Ne avevamo parlato qui su Frizzifrizzi tempo fa, nel frattempo l’avrete vista a Milano da Be Quiet Please ed avrete sfogliato le sue illustrazioni sul suo tumblr milioni di volte.
Bene, ora Oisin ha disegnato una maglietta per What’s inside you. E’ unisex, è stupenda, è realizzata in bamboo organico e la trovate in vendita qui. Diffondete il verbo.

Le mail di Canedicoda ormai le aspetto quasi con ansia, ogni volta a scoprire i nuovi pezzi che ha tirato fuori dalla tana che ha Vittorio Veneto (TV).
Nord-est produttivo: nel suo caso (e a modo suo) lo è davvero.
Il caro canide ha pronta una montagna di t-shirts handmade da seppelirci(vi) tutti quanti.
Tirature limitate o pezzi unici: rifatevi gli occhi (poi guardate in cagnesco quelle che avete nel guardaroba, che non possono certo competere).
Della Lave Collection vi avevo già parlato, ma delle scarpe in collaborazione con Marsèll Goccia, no.
E la collaborazione con Replay è cosa recente e se ne scappa via più veloce di un levriero se non vi affrettate: solo 40 pezzi da uomo e 40 da donna.

Nel cassetto avrai sicuramente un mucchio di t-shirts ma hai anche un’idea per farne tu una, di t-shirt?
Se la risposta è sì allora i ragazzi di Untho possono darti una mano – e una maglietta – con l’Untho Artee Contest.
Si tratta di un concorso per realizzare la grafica di una t-shirt: le migliori 10 saranno segnalate sul sito mentre la vincitrice assoluta entrerà il produzione ed andrà a far compagnia alle altre splendide tees del brand italiano nella collezione per l’inverno 2011.
I primi tre classificati, inoltre, si porteranno a casa dei prodotti Untho.
Regolamento e template potete scaricarli qui.
Deadline: 1 luglio 2010.

Distorsioni della realtà, percezioni scomposte, visuali piacevolmente scomode. Non è un modo per infierire, assolutamente. Sono le sperimentazioni grafiche di Terapin che lasciano scomodamente soddisfatti.
Cos’è? due donne che si accostano l’una all’altra per un’esperienza saffica? Un candelabro con dei punti di rosso? Una mano sanguinante? Oppure una, poco didascalica, visione di “the period” femminile bloccato da un arto stilizzato quasi fosse una protesta che sembra dire Stop! Basta! ai flussi fisiologici?
Magari niente di tutto ciò… o forse tutto. Un po’ libera interpretazione, un po’ giochi di sovrapposizioni black&white, un po’ percorsi di bande colorate che creano forme, visi. Diverse angolature per guardare cose che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi.
Per questo trio di ragazzi made in italy comunicare con la t-shirt sensazioni e nuove visioni è una passione. Perché, come postmoderno vuole, tutto è rinsaccato in un grande calderone dal quale si può prendere ispirazione e attraverso il quale si possono creare nuovi mondi e nuove esperienze bidimensionali da indossare.
Vi aspettano tutti con ansia il 19 Maggio presso il Blam in via Ronzoni 2 a Milano per raccontarvi il loro progetto in un party che, finalmente, non ha l’esclusività della “crew” fashion della milano della moda!
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Come ogni settimana eccoci al fatidico post in cui proclamiamo i vincitori dell’ultimo Frizzi-gift, ovvero felpa e due t-shirts messe in palio dal giovanissimo brand torinese Maias Clothing.
Rullo di tamburi… Sua eccellenza Random.org ha scelto per noi i tre fortunati che sono… Altro rullo di tamburi…
giacomo dovrà trovarsi qualcuno a cui regalare la felpa Cherry Blossom dai 12 bottoni e realizzata in soli 30 esemplari.
Mentre lasignorinab si porta a casa la t-shirt in alto e Helle quella in basso (potranno poi scegliere tra diversi colori).
Chi non ha vinto si consoli: domani torniamo con un altro Frizzi-gift!
Continua…
