Passeggi per strada e a un certo punto una parola di calamita lo sguardo sulla civetta di un’edicola — quel foglio, di solito esposto davanti al banco dei giornali o alla porta d’ingresso, che contiene i titoli di un giornale che hanno più facile presa su chi passa di lì per caso.
Marchiata a fuoco sul fondo della retina, pronta a innescare tutto un immaginario morboso accumulato in una vita di cronaca nera spettacolarizzata su quotidiani, web e tv, c’è una parola: PAURA. Una delle tante varianti di un ristretto “vocabolario dell’allarmismo” fatto di TERRIBILE, MASSACRO, STUPRATA, BRANCO, EFFERATO, SANGUINARIO.

Proprio con quel vocabolario dell’allarmismo Emanuele Centola — graphic designer di base a Bologna con un curriculum ben più lungo della lista delle parole-civetta usate dai giornali — ha deciso di giocare, con una pagina facebook che poi si è trasformata in un vero e proprio marchio, Allarmismo e Tipografia, col quale Emanuele — che ho intervistato per farmi raccontare l’idea e il processo creativo — produce t-shirt.

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Com’è nata l’idea di Allarmismo e Tipografia?

Il 3 dicembre del 2013 camminavo per via Oberdan, a Bologna, quando, pensando ai fatti miei, ho sentito di essere improvvisamente turbato da qualcosa, ma non capivo cosa.
Ero appena passato davanti ad un’edicola con una civetta di un noto tabloid dove svettava la parola DRAMMA, scritta così, tutta maiuscola a caratteri cubitali. Non ricordo a cosa fosse riferito, ma mi son reso conto che non avevo letto volontariamente questa parola, l’avevo più intravista con la coda dell’occhio. Ero contemporaneamente disgustato dall’allarmismo che generava e attratto dalla composizione tipografica. È l’attrazione della violenza.

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E questo ti ha spinto ad aprire una pagina facebook.

Sì, da lì a pranzo ho pensato che mi sarebbe piaciuto creare una pagina. All’epoca per ogni stupidata pensavo valesse la pena aprire una pagina Facebook e ne ho fatte diverse: una sui gattini, Catability, una sui cani, Dogability, una sui loghi delle chiavi
Quindi ho iniziato a raccogliere queste civette, che il suddetto tabloid produce quotidianamente. Isolando le parole, così violente e così tipograficamente attraenti, è nata la pagina Allarmismo e Tipografia, dove appena possibile pubblico e raccolgo foto che alcuni prodi utenti mi mandando. In ogni città c’è almeno un giornale che punta la sua linea editoriale sull’allarmismo, il più delle volte capzioso.

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E da lì al brand?

La potenza estetica di queste parole giganti, l’attrazione per la tipografia come luogo, gli inchiostri, il lettering, le rotative, Orson Welles, la comunicazione che urla, Emilio Fede, Il Resto del Carlino e via così, unita alla passione per le tshirt mi hanno portato a fare crescere il progetto con un brand di t-shirt.
L’estate 2014 mi è servita per una prima prototipazione. Ho prodotto una prima tiratura di t-shirt PAURA, ho progettato il marchio, il packaging, il sito, lo shooting fotografico nella stupenda location dell’Anonima Impressori di Bologna. Ho cercato di tenere tutta la filiera in Italia, più precisamente in Emilia-Romagna.
I commenti sulla prima collezione demo sono stati molto positivi, il che mi ha spinto ad insistere su questo ramo del progetto.

la t-shirt in collaborazione con Sarah Mazzetti

la t-shirt in collaborazione con Sarah Mazzetti

Dopo la PAURA, che altri allarmismi arriveranno?

Sto lavorando ad una nuova collezione, con nuove parole, nuove grafiche, nuovo e-commerce e sto pure imbastendo una prima rete di distribuzione.
Quest’anno le t-shirt saranno anche colorate, non più solo in bianco e nero tipografico. Sto lavorando anche con la splendida illustratrice Sarah Mazzetti per una linea speciale.