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Ieri, 2 settembre, ha aperto – finalmente – lo shop online di Zara. L’abbiamo desiderato tutte e tutti, un clic e via. Una borsa, un maglioncino, un paio di scarpe e tutto arriva direttamente a casa vostra.
La comodità sta nelle spese di spedizione ridotte al minimo (3.95€ oppure meno di 10€ per una spedizione express) per cui, se vedete qualche accessorio da urlo che non volete farvi sfuggire potete comprarlo direttamente qui. Un’altra cosa bella è che hanno rinnovato il sito, hanno messo online un lookbook (quello di settembre) da urlo che mi riporta a una delicata rivisitazione dei 90s con un paio di tocchi bon ton. Io avrei voluto acquistare tutto (prima fra tutti la mantella).
Dall’altra parte, invece, addio alle giornate passate in negozio a trovare gli abbinamenti, a studiare giacche e gonne, a provarsi una maglietta per evitare che sia trasparente!
Il negozio online ha ancora qualche problema su un paio di link, ma diamogli tempo, sono online da ieri! Qualcuna di voi ha già acquistato?

Minimal come una riga fatta a matita su un foglio bianco, naturali come un mazzo di fiori secchi che messi in un vaso pieno d’acqua sembrano per un attimo tornare a vivere.
Le collezioni del brand giapponese Evam Eva sembrano più opere d’arte da appendere che abiti da indossare.
Per lui, per lei, pure per il pupo, tutto in fibre e tinte naturali.

Chiara Graziosi è un giovane art director che ci ha scritto per segnalarci un suo concept: si tratta degli Abitigioco, una serie di abiti che, com’è facile intuire dal nome, incorporano dei giochi da fare con i propri bambini.
Chiara sta cercando qualche azienda interessata alla sua idea. Per ora sul suo blog (e dopo il salto) ci sono i progetti di alcuni esemplari ma nel classico cassetto – e in testa – ne ha molti altri.
E da brava art director si è già immaginata tutto: dalla comunicazione al packaging.
Da papà che si diverte a giocare con (e quanto!) sua figlia credo sia una buona idea, magari per qualche occasione speciale perché indossarli tutti i giorni rischia di farli sembrare come una divisa da lavoro…

Dicono che i capelli rossi – o meglio il gene che porta ad averli – siano in estizione. A vedere il sito di Ola & Olek, però, non sembrerebbe.
Il marchio inglese, fondato dalla designer di origine polacca Eliza Lopatowska, ha un lookbook davvero stupendo, tutto giocato sul tema del doppio e dei pel di carota (poi non ho idea di come stiano i loro abiti sui ben più mediterranei colori e lineamenti dei nostri bambini).
Semplici, realizzati con tessuti di qualità ma di facile manutenzione (niente lavaggi a mano o a secco), i capi Ola & Olek li potete acquistare qui, quo e qua.

Gli abiti del marchio Esencia piacerebbero, per tonalità e texture, alla blogger di grijs. E piacciono anche a me, nella loro semplicità.
Fondato da due mamme – una boliviana ed una giapponese, entrambe di base in Danimarca – Esencia utilizza solo materiali naturali: cotone organico, lana di alpaca e di lama.
La produzione è affidata ad un gruppo di artigiane andine. E il mix Sudamerica, Giappone, Nord Europa, indiscutibilmente funziona.
Qui c’è la lista dei negozi dove trovare i loro prodotti. Neanche a dirlo, l’Italia è tagliata fuori.
Confidando in qualche negoziante di larghe vedute che legge Frizzifrizzi, speriamo arrivino al più presto anche da noi.

Di sicuro i bimbi non hanno il problema delle righe orizzontali che ingrassano.
Quindi via libera all’acquisto dei prodotti Mimi Rodini, brand svedese che tra stampe zebrate, patterns coloratissimi, giacche degne di un rocker e, appunto, righe, veste da cima a piedi (quasi: le scarpe non le fanno) bebé e ragazzine/i fino agli 11 anni.
Si può comprare direttamente online oppure in uno dei 100 negozi in tutto il mondo. Sul sito purtroppo non c’è la lista quindi non so dirvi se ci sono anche in Italia.

Che significa quando apri la pagina di un sito e madre e figlia, accanto a te, iniziano a puntare il dito verso lo schermo – a dire il vero verso gli abiti?
Significa che devi iniziare a tirar fuori la carta di credito.
E’ appena successo con Cotton and Milk, marchio belga fondato dalla fashion designer inglese Justine Glanfield.
Gli abiti, realizzati con materiali bio, sono fatti a mano. Spettacolari.
In Italia non ci sono rivenditori ma si possono acquistare online da PetitHood oppure inviando una mail a justine@cottonandmilk.com.
Continua…

Non è un voto più che buono né centra qualcosa con Brigitte Bardot: BB+++ non è che l’abbreviazione di Buisjes En Beugels, brand olandese di abbigliamento per bambini che dal 2005 propone collezioni davvero originali.
Ho già un debole per i designers nordeuropei in generale e ancora di più per quanto riguarda l’abbigliamento per i più piccoli.
Trovo ridicolo vestirli da piccoli adulti e tanti marchi made in Italy, nonostante l’ottima qualità (ma in questo caso il fattore “durata” dei capi ha davvero poca importanza), purtroppo giocano (o meglio non giocano) proprio su questo.
I prodotti BB+++ li potete acquistare online qui.
Quelli delle immagini qui sopra e dopo il salto ancora non ci sono dato che si tratta della collezione per il prossimo autunno-inverno.
Continua…

I bambini difficilmente protesteranno se fate loro indossare body e magliettine standard con orsetti e cuoricini d’ordinanza. Ma dal punto di vista del genitore, dopo un po’ effettivamente ci si stanca di aprire l’armadio e prendere l’ennesimo mini-capo rosa o azzurro praticamente identico agli altri, tanto che dopo un po’ ti sembra di far indossare al giovane erede una specie di divisa da bambino (e per portare le uniformi c’è sempre tempo…).
Proprio per questo il brand americano Fierce Hugs ha deciso di affidare le grafiche dei suoi prodotti ad un paio di artiste, tra cui la nostra *silviastella.
Risultato? Una serie di body e t-shirts per i più piccoli, realizzati con cotone organico al 100% e soprattutto con una serie di grafiche originali: per far contenti genitori e (forse) bambini.

Oltre ad aver disegnato il celebre Nokia 7900 Crystal Prism, il graphic designer francese Frédérique Daubal ha anche un piccolo shop online dove tra gioielli estremamente pop, felpe, abiti e giacche, c’è anche una sezione dedicata ai più piccoli con felpe ricavate da altre felpe tagliuzzate e cucite tra loro, oltre ad una tuta da ninja e ad una hoodie pied-de-poule con tanto di zip dal mega tiretto a forma di palla (chi ha figli potrà capire l’utilità di averle una chiusura che è impossibile farsi scappare tra le mani…).

Avete presente quei bei giochi in legno di una volta? Dai, giochi ad incastri, mini-birilli, cavalli a dondolo, bocce e quant’altro? Prendeteli, dategli una spolverata e rifategli il look. Avrete davanti i Little Sapling Toys, realizzati in legno nel bel mezzo dell’Idaho. Legno ovviamente certificato e lisciato a dovere.
Ci sono cubi, colonne, giochi per lo sviluppo (come i birilli, le automibili, i cavalli a dondolo) e accessori per la dentizione. Ed è qui che danno il meglio di sé. Nonostante sia – per me – anomalo lasciare che un bambino si metta a mordere del legno (forse, però, meglio qualcosa di naturale piuttosto che della plastica), devo dire che a vederli sono alquanto divertenti. Ce ne sono a forma di tirannosauro, di pipistrello, di calamaro, di tazza, pasticcino e molto altro ancora.
Li trovate in vendita su Etsy.
Camilla & Camilla sono due giovani mamme di Copenhagen che in una domenica d’estate di tre anni fa hanno deciso di mettersi a fare abiti per bambini, morbidi cuscini colorati, casette fatte a maglia e buffi pupazzetti che starebbero benissimo non solo nella stanza di tuo figlio ma anche in salotto.
Il loro brand si chiama LuckyBoySunday e, visto che in Italia non ci sono ancora rivenditori, eccovi un paio di siti dove acquistare: PetitHOOD e Little Fashion Gallery.
Se abitate in una strana terra dove tutto è natura ed alberi e ruscelli suonano nottetempo pezzi degli Animal Collective, le caprette cantano e invece della solita sagra di paese una volta l’anno si fa un ballo a cui partecipano ninfe, driadi e fauni, allora ai vostri figli dovete far indossare gli abiti Bangbang.
Il brand, fondato dalle due designers danesi Louise Lunholm e Mia Risager, lo trovate in mezza Europa ma non in Italia (dove le caprette, si sa, non cantano ma belano soltanto).
Comunque potete acquistare online su PetitHOOD.

Da piccolo, oltre che con le/i Lego, giocavo con delle costruzioni di legno che mio nonno, falegname, aveva fatto per me. Una scatola piena di triangoli, mezzelune, cubi e ponticelli, sicuramente più grezzi di quelli che si trovano in commercio, ma in quanto a potenzialità, poteva rivaleggiare con qualsiasi altre set di costruzioni in vendita nei negozi.
Ma le uniche che io abbia mai visto in giro ad avere pure un bel paio di baffi (o sopracciglia, vanno bene per entrambi), sono le PlayShapes, un set di 74 pezzi in legno con i quali fare praticamente di tutto: vedere per credere!
L’idea è di Miller Goodman, una coppia di designers di Brighton con il pallino per le costruzioni.

Da bravi genitori di un futuro nerd i miei, alle elementari, mi mandarono ad un corso di computer.
Ero appena passato da un vecchio Spectravideo (64k di ram!) ad un pc Amstrad senza disco fisso, con due drive per i dischetti ed il mitico Ms-Dos che faceva girare tutto. Imparai a fare giochini idioti e semplicissimi in basic. Del tipo: un cerchio colorato ti chiede se andare a destra o a sinistra e se lo mandi da una parte diventa un quadrato, se lo mandi dall’altra diventa una linea, e via così…
Non c’era molto da divertirsi, ma all’epoca pensavo di poter far decollare con il suddeto Spectravideo un carrettino di legno costruito con un mio amico (ricordate il film Explorers?)…
Ci fossero stati, all’epoca, i computer che abbiamo oggi in casa. E soprattutto, avessi avuto un libro come questo!
Facciamo un videogioco!, edito da GradoZero Edizioni – di cui abbiamo già parlato qui – è un romanzo/manuale, nel senso che racconta in forma di storia come si fa un videogioco, chiamando anche il lettore a partecipare attraverso un cd-rom allegato.
Scorrevolissimo, avvincente, tecnico quanto basta per renderlo più di un semplice libro da leggere e mettere via, Facciamo un videogioco! è stato scritto da un autore d’eccezione, Ivan Venturi, creatore del primo videogame tutto italiano e fondatore di Koala Games, casa di produzione di videogiochi educativi.
Le illustrazioni sono di Francesco Mattioli.
A tutte le mamme e ai papà che ci stanno leggendo: non fatelo mancare sotto l’albero di Natale del vostro futuro nerd. Ma lo consiglio anche alle bimbe e agli stessi genitori, soprattutto i più apprensivi in fatto di videogames. Conoscere come nasce qualcosa, come funziona, significa poi usarlo meglio. Continua…

Di solito infestano le case, e non parlo dei bambini (ben vengano, purché pure loro non siano troppi!) ma delle cimici. In spagnolo Chinche, come il brand per i più piccoli che produce t-shirts, body, maglie e felpine, dalle grafiche bellissime, per bimbi dai tre mesi ai sei anni.
Divertente anche il packaging, ispirato ai cartoni delle pizze, con su stampate delle mini-storie da leggere.
In Italia non ci sono negozi che vendoni Chinche ma qui trovate una lista di shops online.

Classificare Henrik Vibskov come fashion designer sarebbe riduttivo, visto che dovunque infila le mani (moda, arte, video, negozi) se ne esce con qualcosa di sorprendente.
Come se non bastasse, da un po’ ha anche deciso di fare una capatina nell’universo dei cuccioli d’uomo con una linea – Quinny – lanciata lo scorso anno in collaborazione con Dorel Industries.
Carrozzine, passeggini, occhiali, ombrelli, occhiali, sacchetti dove infilare il bebé quando fa freddo (e farlo sembrare un pinguino!).
In Italia gli unici due rivenditori sono a Roma, ma potete comunque acquistare anche online.

Mia nonna faceva un segno sul muro del cortile di casa sua. Una colonna per me, altre due per le mie cugine.
Non so bene, poi, a che età si smetta di trovar divertente la cosa (o quand’è che si stancano gli adulti). Bisognerebbe andare a ritrovare quei segni. Ma le case passano, i muri vengono imbiancati e la memoria cancella quel pezzetto giusto per far spazio a qualcos’altro.
Proprio per questo – seppure non avrà mai lo stesso fascino di una tacca sul muro – perché non usare qualcosa come il MeasureMe Stick?
Ideato da Studio 1a.m. e realizzato in bambù, può rimanere come oggetto di design anche quando il sangue del nostro sangue si sarà stancato ti farsi misurare.
via Ohdeedoh

C’erano una volta una designer ed un stylist e fotografa che vivevano in un mondo di fantasia popolato di animaletti buffi. Si divertivano, certo, ma avevano voglia di un po’ di compagnia e così ad ogni nuova stagione chiamavano degli strani personaggi, loro amici, che con matite e pennelli si divertivano a ritrarre gli animaletti che saltavano di qua e di là, volavano tra i fiori, si appollaiavano sui rami.
Un giorno, tutti insieme, pensarono di far conoscere quel fantastico mondo anche a tutti i bambini ed iniziarono a disegnare abiti. Venivano dalla Danimarca, e si chiamavano Soft Gallery.
In Italia li trovate a Carpi ed Avellino (gli indirizzi su shops).

Un blog scritto a quattro mani (o meglio due mani e due manine), da Miralda (la mamma) ed Alice (la bimba), che mettono online le loro ricette, dedicate ai più piccoli e alle mamme – ma all’occorrenza anche ai papà – e divise per fascia d’età e tipologia (zuppe, pappe, pasta, svezzamento).
E ricetta dopo ricetta, su Il Cucchiaino di Alice, mamma e figlia raccontano con dolcezza le loro giornate.


