la collezione “Rainbow” di Polaroid

Ore 12, la Bolognina cuoce: gli occhiali Polaroid (per grandi e bambini) e l’app che ti dice il livello di radiazioni UV

la collezione “Rainbow” di Polaroid
la collezione “Rainbow” di Polaroid

Fra breve il caldo sarebbe diventato insopportabile. Affacciato al balcone dell’albergo, poco dopo le otto, Kerans guardò il sole levarsi fra fitti cespugli di gimnosperme giganti che crescevano sui tetti dei grandi magazzini abbandonati, quattrocento metri più in là, sulla sponda orientale della laguna. Anche attraverso il fittissimo schermo delle foglie verde-marcio, il calore del sole era implacabile. I raggi riflessi martellavano il petto e le spalle scoperte di Kerans facendolo sudare, e dovette mettere un paio di grossi occhiali scuri per proteggersi. Il disco del sole non aveva più un contorno definito. Ea diventato un’ampia ellissi che si allargava sempre più sopra l’orizzonte orientale, simile a un’enorme sfera di fuoco. Con il suo splendore trasformava la superficie plumbea e senza vita della laguna in una lastra di rame scintillante. A mezzogiorno, solo quattro ore più tardi, l’acqua avrebbe assunto l’aspetto di fuoco liquido.

Questo era Ballard, che nel ’62, prima che si cominciasse a parlare di riscaldamento globale e tutti quanti inquinavamo felici come fringuelli, col suo immaginario paranoico era già oltre, e nel suo romanzo Il mondo sommerso descrive un mondo post-apocalittico in cui gran parte del pianeta viene sommerso dalle acque, la temperatura media aumenta di qualche grado ogni anno, la fascia tropicale che si allarga fino al Regno Unito (quindi ciao ciao Italia), l’umanità si ritira a nord e sud a colonizzare i poli mentre nuove specie animali e vegetali, simili a quelle del Triassico e del Carbonifero, spuntano sotto alle radiazioni solari che accecano e uccidono in pochi mesi i pochi sopravvissuti che non possono o non vogliono emigrare.

un modello della collezione “Rainbow”
un modello della collezione “Rainbow”

Qualche giorno fa, in una Venezia accecante in cui pure strade, vicoli e ponti sembravano sul punto di assumere lo stato liquido, con la pelle presa a cazzotti dalla palla di fuoco in cielo anche solo dopo pochi passi, gli occhiali da sole che parevano star per arrendersi, mi è tornata in mente questa lettura giovanile, che ho poi ripreso nella mia Bolognina (periferia nord in Bologna, nella nostra epoca pre-apocalisse), immergendomi in pomeriggi passati al parco in cui — tra cicale a 80db, mosche grosse come calabroni, una biblica mini-invasione di cavallette, i soliti ragni interessati a tessere lembi di tela sul colletto della camicia, nuovi insetti mai visti che scorrazzavano tra le pagine del libro — era facile immedesimarsi nella storia.

Quasi a leggermi nel pensiero, un paio di mattine fa arriva un pacco: dentro ci sono due paia di occhiali Polaroid, uno per me e uno per mia figlia — e qua ringrazio chi ha spedito il tutto perché evidentemente mi legge e sa delle mie agresti spedizioni esplorative estive, con la pargola al seguito.

il profilo con l'arcobaleno tipico di Polaroid
il profilo con l’arcobaleno tipico di Polaroid

Polaroid (non credo che il marchio abbia bisogno di presentazioni, giusto?) è stata la prima azienda a introdurre le lenti polarizzate. Anzi, le ha proprio inventate. E ora su tutti gli occhiali sono montate lenti dette “UltraSight”, che permettono di vedere senza distorsioni garantendo una protezione altissima, per grandi e soprattutto per bambini, di solito condannati a beccarsi miliardi di raggi spietati e crudeli prima che mammà-e-papà si decidano a comprare un paio di occhiali giocattolo («tanto so’ piccoli, so’ forti, il sole fa bene») che poi comunque non servono a nulla.

E dunque ora SS senior e SS junior hanno il loro bel modello Rainbow, che è un omaggio ai colori del marchio (ma c’è pure una “ballardiana” collezione Tropical…), verde giungla, con lenti specchiate pure verdi (e scopro che pure il colore della lente è importante: quelle gialle per sciare o per la nebbia, quelle marroni-ambra per chi è miope, quelle azzurre-verdi per gli ipermetropi — ed evidentemente pure per i giovani esploratori) e possiamo andarcene in giro tranquilli, a scioglierci comunque sotto il sole, ma con gli occhi ben protetti, e con tanto di app per iPhone ed Apple Watch che ti geolocalizza e ti dice il livello di radiazioni UV, riportandoti di botto dentro alle pagine de Il mondo sommerso

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a sinistra i modelli per grandi, a destra quelli per bambino
a sinistra i modelli per grandi, a destra quelli per bambino
la collezione “Tropical”
la collezione “Tropical”
uno dei modelli della collezione tropical
uno dei modelli della collezione tropical
uno dei modelli della collezione tropical
uno dei modelli della collezione tropical
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