Passare ore davanti a cose belle e gratis? La nostra rubrica Tesori d'archivio è la soluzione.

Font Alphabet Puzzle

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A come Arial Rounded, B come Bookman Old Style, C come Century Gothic
Se il segreto dei cartoni animati che travalicano il mondo dell’infanzia per diventare un vero e proprio fenomeno pop è raccontare storie strizzando l’occhio pure agli adulti (vedi l’onnipresente Peppa Pig, dove gli ex-bambini possono ammirare con invidia e bloc notes alla mano le incredibili capacità di “problem solving” di Mamma e Papà Pig—una risata a sdrammatizzare il tutto o un salutare salto in una pozzanghera di fango; vedi anche My Little Pony, nuova versione dei Mio Mini Pony di quando eravamo noi quelli appiccicati davanti allo schermo tutti i pomeriggi e che però, a differenza dei vecchi, si sviluppano in puntate dall’intreccio molto più solido, con personaggi più complessi e un gran lavoro di produzione di Lauren Faust, già creatrice delle Superchicche). Se il segreto, dicevo, è pensare pure ai grandi, questo vale non solo per quel che passa in tv ma pure per i giochi. E i giochi che “pensano” ai grandi—al contrario dei cartoni—sono i giochi semplici, quelli aperti, senza una storia da seguire né troppe caratteristiche fisiche da rispettare.

Chi ha figli sa benissimo che quando il pupo attacca col suo più o meno lagnante «giochiamo?», a parità di tempo libero a disposizione quei pochi metri sulla via del ringiovanimanto & rincoglionimento istantaneo per raggiungere il sangue del proprio sangue li si percorre correndo felici solo se la prospettiva è mettersi a costruire torri improbabili da far crollare, riempire fogli di disegni storti o provare a costruire rampe e trampolini per lanciare le macchinine oltre l’universo conosciuto. Quando invece scopri che nell’immediato futuro c’è una sessione di gioco con bambole e/o mostri vari, che hanno già un proprio nome e una qualche intrinseca coerenza da tener presente, allora ecco che fa capolino la noia (certo, si può sempre ribaltare tutto—anzi si deve!—ma questa è un’altra storia).

Ecco perché un oggetto come Font Alphabet Puzzle secondo me piacerà a molti. Quello che dovrebbe essere un classico passatempo intelligente per bambini—incastrare le forme negli spazi giusti—diventa un feticcio da graphic designer nonché un ottimo modo per insegnare l’alfabeto a tuo figlio.
Font Alphabet Puzzle, realizzato in tre versioni e intagliato al laser poi rifinito a mano in quel di Trivero, in Piemonte, è prodotto da Looodus, nuovo marchio italiano fondato dalla fotografa Denise Bonenti e dall’architetto e designer Kurt Stapelfeldt, che ha avuto l’idea osservando il suo cliente n.1—sua figlia Allegra—giocare.

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