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La crisi nuoce gravemente allo shopping? Swaporama

La crisi nuoce gravemente allo shopping? Swaporama

Scritto il 10 marzo 2010 da Giulio Casagrande.

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Eccomi dopo un bel po’ di silenzio. Ritorno (cercando di farlo più o meno trionfale) per raccontarvi di un piccolo evento gestito da 3 piccole donne temerarie che in questa Milano “della moda” vogliono sfatare il mito dei costi e del “non conoscerai mai il tuo vicino”. Ecco che nasce Swaporama.

Certo, ne avrete già sentito parlare di Swap party e quant’altro.. tra Bologna, Roma e Milano un po’ ce ne sono, ma in questo caso, oltre a un mero scambio di capi tra due ragazze, che spesso si guardano in cagnesco, in un luogo a tratti asettico, il Swaporama si distingue per il calore dell’ambiente.
Non si vuole limitare lo scambio tra singole persone. I capi, qui, vengono allestiti come in una vera boutique. Sono ammesse solo ragazze, forse perchè l’uomo è ancora troppo poco metrosexual per gli argomenti chiacchierati in questo Loft.

Tutto viene poi accompagnato dalle lavorazioni culinarie che il trio organizza e inventa. Ogni cosa è mignon: mini hamburger, mini consomme, mini toast…
Tutto mini, giusto perchè così non ci si sente troppo in colpa (certo un mega hamburger con salse e bacon fa più impressione di tanti ma piccoli).

Ci sarò pure io lì. Non a scambiare capi con voi ma a fare  qualche foto mentre vi strappate i capelli per il capo più bello!

Il prossimo Swaporama si terrà martedì 23 Marzo a Milano e per chi è davvero interessato ci sono ancora disponibili 40 posti. Per prenotare e avere tutte le info (luogo, ora, come funziona) scrivete a swaporamalovers@gmail.com.
Il costo per la partecipazione: 10€ (aperitivo con vino). [...]

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i-Suite Hotel, Rimini

i-Suite Hotel, Rimini

Scritto il 07 dicembre 2009 da Giulio Casagrande.

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i-Suite Hotel, Rimini

Dopo aver fatto un giro di telefonate poco modeste, del tipo “ma come non sono stato invitato?!… non sa chi sono!” :-) sono riuscito ad intrufolarmi alla presentazione del nuovo i-Suite Hotel del gruppo Ambient Hotels. Un nuovo concept hotel catalogabile nel range di strutture che vivono letteralmente nel confine tra architettura,design, moda, arte e tecnologia. Questo, effetivamente, aveva catturato la mia attenzione.

Incamminandomi verso la presentazione ecco che, nel mezzo di viale Regina Elena a Rimini, sboccia questa creatura bianca, circondata dalle favelas della periferia marittima riminese, morta, in questo inverno che non si decide ad iniziare definitivamente. Un totem di purezza colpito da giochi cromatici rilassanti.

Già dopo poche presentazioni ed un piccolo giro per visitare la struttura, ci offrono le loro coccole facendoci mettere in costume e lasciandoci alle cure della spa all’ultimo piano, tutta vetrata che dà sul mare. Poche chiacchere in compagnia di altri giornalisti e amici, un po’ di relax e si decide di prendere l’ascensore per il pool floor, la piscina riscaldata all’aperto.

Consiglio vivamente di darci un’occhiata, a questo piccolo mondo dentro una “metropoli” spenta dall’inverno… ma nella stagione in cui è più valorizzata.

Dopo il salto, altre immagini [...]

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Ground-Zero

Ground-Zero

Scritto il 05 novembre 2009 da Giulio Casagrande.

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Ground-Zero

A volte per il proprio brand si scelgono nomi  che possono essere collegati a ricordi (come se si volesse rendere omaggio a qualcosa), a sensazioni, ad esperienze o semplicemente perchè piace come suonano. A volte però questi nomi sono come dire… importanti. Quindi è spesso difficile trovarli su internet, in quanto, appunto, c’è sempre qualcosa di più cliccato, più famoso con lo stesso nome. Un caso a caso (concedetemi il gioco di parole) è quello dei Leitmotiv (dei quali si è già più volte parlato), che sono preceduti da una band napoletana, se non erro, e dalla nostra amica Wikipedia che gentilmente ci spiega l’etimologia del termine.

E’ per questo che ho deciso di parlarvi di Ground-Zero, anche perchè dopo la 9° pagina di google ho perso la speranza e la voglia di cercarli… Ground-Zero sono due fratelli, Eri e Philip Chu. La cosa che mi è piaciuta molto è il concetto No Rules che portano avanti. Ogni collezione è fondamentalmente un casino di stili. Da oversize a super skinny, da stampe quasi da mercatino a total black, da tessuti ultra sintetici a quelli ecologici e riciclati.

Fanno sempre capo a quella moda un po’ postatomica che è iniziata negli anni 70. Però ci ironizzano su e la fondono con stili streetwear molto londinesi.

A voi l’ultimo giudizio…
Dopo il salto altre immagini [...]

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Nuova Citroën C3: in arte… Uga

Nuova Citroën C3: in arte… Uga

Scritto il 22 ottobre 2009 da Giulio Casagrande.

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The new Citroen C3

Lo scorso weekend ci hanno invitato alla presentazione della Nuova Citroën C3: prove su strada e serata in SPA, per un po’ di relax dopo la guida!

Non preoccupatevi, se c’è una cosa certa è che non vi bombarderò con schede tecniche, cilindri, prestazioni motore… Diciamocela tutta, a noi poco interessano. A noi piace che una macchina sia comoda, piacevole alla guida, silenziosa e soprattutto bella da guardare. Dopo quest’esperienza direi che alla Citroën ci hanno proprio azzeccato.

The new Citroën C3

Ma bando alle ciance. Pensavo di raccontarvi quest’esperienza accompagnato da un’auto che in qualche modo abbiamo (dico abbiamo perché eravamo in tre) portato allo stremo delle sue possibilità.
Vi presento quindi tutti e tutto: la nostra Uga (new Citroën C3); la compagnia (qui sopra, Giacomo, per il Corriere dell’Umbria, Luna, per Autocar, ed infine io per Frizzifrizzi), il percorso (qui sotto).

The new Citroën C3

E’ il caso di dirvi che, da bravi giovani insurrezionisti, abbiamo deciso, in comune accordo, di fare gli anarchici. Perché seguire un percorso prestabilito da una stupida voce di un navigatore? Macché, ignoriamola! Dritti verso Roma. Con il senno di poi oltretutto, è il caso di dire che la Nuova Citroën C3 ha un suo ambiente naturale proprio in città! Quindi perché non provarla direttamente li?

The new Citroën C3

Il turno di guida in città nell’ora di punta  è capitato a me, vi lascio immaginare dov’è finita la mia pazienza.

The new Citroën C3

La giornata stupenda e il parabrezza zenit di questa macchina (per chi non lo sapesse, il parabrezza di questa macchina si prolunga fino alla metà del tettuccio, permettendo visuali non da poco), hanno permesso degli ottimi scatti.

The new Citroën C3

Dopo un breve giro e una sosta sui colli ho ceduto la chiave della Uga a Luna che ci ha portato al Lago di Bracciano. Che dire di Luna, una pazza 19enne che guidava la C3 davvero da gran esperta. In realtà lo era. Poche chiacchere insieme e mi ha definitivamente spento. Credo che possa smontare e rimontare un motore di un TIR in 7 minuti, non di più. Un genio dell’auto. Io ho ascoltato ed imparato sia da Giacomo che da Luna. Loro mi raccontavano tutto e io assimilavo facendo ogni tanto delle domande che li lasciavano forse attoniti (probabilmente erano stupide). Poco male: ovvio che se mi si parla di motori non è come parlare di arte, design e moda.

The new Citroen C3

Comunque, ritornando alla nostra New Citroën C3, al Lago di Bracciano abbiamo fatto l’ultimo passaggio di testimone, dando le chiavi a Giacomo. L’ultima tratta da fare era da Bracciano all’Argentario, in Toscana.

The new Citroën C3

Ormai quasi buio siamo arrivati. Una luce rossiccia all’orizzonte ci diceva che eravamo in ritardo per il check in all’hotel. Accompagnati dalle musiche selezionate per noi da Citroën siamo arrivati all’Hotel Argentario Golf Resort & Spa. Una cena in compagnia, un’ultima chiacchierata sulla New Citroën C3, un ultimo bicchiere di vino nella grande terrazza mentre le valige mi aspettavano in camera e una vasca era completamente piena di bolle per un’immersione eterna.

The new Citroen C3

Pronto per il giorno dopo, un’ultimo giro con la macchina e via verso l’aeroporto lasciando alle spalle persone e cose che, anche solo in 24 ore, sono diventate care.

The new Citroën C3

E questa sera (22 ottobre) alle 21:05 ci sarà un piccolo evento sul sito della Citroën.
Per la presentazione di questa nuova C3, in vendita da novembre, verranno posizionate sotto la Tour Eiffel un gruppo di macchine munite di web-cam che guarderanno la Torre e lì… sorpresa.

Intanto, per chi non si accontenta del mio piccolo reportage, godetevi dopo il salto le immagini ufficiali. [...]

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add Icon10

add Icon10

Scritto il 09 settembre 2009 da Giulio Casagrande.

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Add Icon Ten

add, piumino dalle linea che tutti noi ben conosciamo, compie 10 anni. Per l’occasione è andato a ripescare  nell’archivio le linee più retrò presentandole in una nuova rivisitazione che porta il nome di Icon10. Però, non è tanto il piumino in sé che mi ha colpito. Ho trovato interessante il packaging.
Ormai l’involucro è diventato forma d’arte, scandalo, stupore, sorriso. Sono simpatici, brutti, belli, divertenti, innovativi. E spesso, si sa, quello su cui mettiamo gli occhi è il contenitore più che il contenuto.

add non ha voluto esagerare ed ha scelto il cilindro: semplice, essenziale, riutilizzabile.
Quindi buon compleanno add e buon acquisto, nel caso decidiate di prendervi un cilindo. Pardon, un piumino…

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Ornj Bags: get it in the construction site!

Ornj Bags: get it in the construction site!

Scritto il 19 luglio 2009 da Giulio Casagrande.

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Ornj Bags

A tutti è capitato di avere a che fare con i cantieri. Sporchi, polverosi, assordanti! Ma la moda trova il lato positivo anche in questi.
Non per servizi fotografici stile Steven Meisel, ma per pescare anche lì l’accessorio più giusto da sfoggiare in qualche serata. Perché, quindi, non molliamo le solite borse super costose e glamour (anche se a noi piacciono tantissimolo stesso!)?
Ma sì, facciamoci la nostra borsa dal cantiere.

Resistenti a qualsiasi peso, le Ornj Bags sono state ideate da David Shock, artista di Detroit che, stufo di brillocchi e pelli pregiate, di notte si intrufola quatto quatto nei cantieri abbandonati della città per recuperare residui di materiale da costruzione per creare queste shopping bags con gli scarti più brutti e fluo che si possano trovare.
Dove si comprano? Su Etsy!

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Collecting::Connecting 3

Collecting::Connecting 3

Scritto il 06 luglio 2009 da Giulio Casagrande.

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Collecting::Connecting 3

Per la terza volta lo Iuav, e più precisamente il Corso di Laurea in Design della Moda diretto da Maria Luisa Frisa, ha dato una scossa a quelle farfalle che, a periodi alterni, si addormentano nel mio stomaco. Annuncio il loro ennesimo risveglio, grazie a Collecting::Connecting 3!

Questo Corso di Laurea, e tutti gli eventi che durante l’anno ci girano vorticosamente attorno, ha saputo nel tempo darmi tante altre emozioni: dall’ansia vissuta indirettamente per cari amici che si confrontavano con progetti apparentemente impossibili ma che, in qualche modo, hanno portato a termine, alle notti in piedi per consolarne altri che volevano gettare una spugna che, in realtà, non ha mai visto il pavimento, al primo amore (quel corso ha sfornato anche quello) ed a nuove e ben consolidate amicizie che spero di poter portare avanti per molto.

Credo che l’introduzione sia durata abbastanza ed ora è il caso di fare i più sentiti complimenti a tutte quelle giovani e nuove menti creative che giovedì scorso hanno portato le loro collezioni sul palco del Teatro Comunale di Treviso e per tutti quelli che hanno lavorato alla mostra.

Iniziamo appunto da quest’ultima. La mostra Newcomers (vedi immagini* qui sopra), a cura di Judith Clark con i suoi due fidati assistenti Francesco Casarotto e Giovanni Dario Laudicina, ha portato gli ospiti attraverso una selezione di progetti (abiti ed accessori) dei primi laureati del corso, usciti dalla facoltà appena qualche mese fa.
L’esposizione continuava poi con una selezione di costumi prodotti dagli attuali studenti del corso per il progetto di Arto Lindsay. Camminando per la lunga scalinata della sede del corso di laurea, ci si imbatteva in un muro di combattenti che avevano a tratti sapori mistici, a tratti rudi e preistorici, lasciando me, e chi con me osservava ad occhi sbarrati, una poetica dark che, come un collante, si univa a quella latente sensazione di paura.

Dalla mostra sono corso alla sfilata (vedi immagini* qui sopra), curata da Angelo Figus ed Els Proost.
Qui ancora nuove sensazioni. Guardando sfilare uno per uno gli studenti con le loro collezioni (piccole opere d’arte dove il lavoro e le notti in bianco a bere caffè e Redbull sembrano essere la chiave per l’ottimo risultato) si sono messe a svolazzare le farfalle, quelle famose che spesso scioperano come gli operai delle slums.

Grandi applausi per alcuni,  più moderati per altri, ma c’è da dire che non tutti in sala erano grandi esperti del taglio e cucito e forse si chiedevano come potesse essere indossabile quel capo o come quell’altro potesse affrontare la legge di gravità senza fare un piega.

*foto sono di Mich Renate
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ta ttaa trr ra Cena Futurista taa ta

ta ttaa trr ra Cena Futurista taa ta

Scritto il 03 luglio 2009 da Giulio Casagrande.

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Cena FuturistaAvete voglia di qualcosa di diverso dalla solita, benché romantica, cena a lume di candela? Ecco quello che fa al caso vostro. Gambrinus, ristorante rinomato nelle campagne trevigiane, organizza per voi una Cena Futurista nel centenario del Manifesto Futurista del nostro caro amico Marinetti.

Io, dopo aver contattato l’organizzatore, mi sono permesso di indagare più approfonditamente su come si svolgeranno le cose, e ve le annuncio con gran anticipo (la cena si svolgerà in ottobre) perché i posti sono estremamente limitati (per chi è interessato lascio i contatti a piè di pagina).

Le sensazioni futuriste per questa serata viaggeranno a gran velocità, come futurismo vuole, a 360 gradi, tra installazioni d’arte, cabaret futurista, ambientazione riadattata, cibo ed ovviamente il dress code (quello che a tutti noi mette irrimediabilmente nel panico!). Dal momento che l’arte, sì mi piace, ma non è il mio campo, e di cibo, nonostante sia una buona forchetta, non me ne intendo troppo, ho deciso di raccontarvi il famigerato abito futurista, cercando di darvi dei consigli su come organizzare il vostro outfit per questa così unica serata, ed anche per omaggiare la storica avanguardia in occasione del suo centenario.

Riesumando vecchi libri di moda impolverati e dispense di vario genere, ecco il manifesto del “Vestito Antineutrale” di Giacomo Balla datato 20 Febbraio 1909. Tralasciando esclamazioni come “Glorifichiamo la guerra sola igiene del mondo” che, diciamocela tutta, non rientra di certo nelle nostre corde dopo 100 anni, vado a ripassare le regole dell’abito futurista cercando di proporvi come, adesso, ogni regola possa essere interpretata con quello che la moda ci offre e, soprattutto, ci offrirà in vista della cena ad ottobre.

Cena Futurista - Prada, Gareth Pugh

Gli abiti futuristi saranno dunque:

1) Aggressivi: tali da moltiplicare il coraggio dei forti. E noi, per il prossimo fall-winter 09/10, ne abbiamo di abiti aggressivi, dal momento che lo stile preponderante sarà il punk. Comunque vi consiglierei di ragionare su questo outfit di Prada (foto 1).

2) Dinamici: soprattutto nelle forme, con triangoli, ellissi, coni, spirali. In questo caso rischiamo di inoltrarci su stampe e forme che ricordano più la musica elettronica. é meglio reinterpretare le forme ed i volumi di abiti che trovate nell’armadio, ad esempio, distruggendo una maglia lunga, già togliendole le maniche diventa un rettangolo. Per darvi un’idea (non di certo cheap e molto improbabile) vi propongo questo abito di Gareth Pugh (foto 2).

Cena Futurista - Demeulemeester, Lemuria

3) Asimmetrici: qui la difficoltà aumenta. Il futurismo vorrebbe maniche l’una quadrata e l’altra rotonda. Ma noi lavoriamo sull’asimmetria del taglio, cercando giacche con lunghezze diverse oppure abbottonando il nostro gilet alle asole della giacca, come Ann Demeulemeester (foto 3).

4) Breve durata: per rinnovare incessantemente il godimento. In questo caso siamo già più fortunati in quanto, un secolo fa, la moda non era veloce come lo è oggi. Quindi, per chi se lo può permettere, è possibile cambiare il guardaroba ogni 3 mesi circa (Pre collezioni, Collezioni, Cruise ecc). O in alternativa possiamo farci ammaliare dall’usa e getta, che oggi può essere paragonato a magliette comprate da H&M o Zara che hanno un ricambio continuo nelle loro collezioni.

5) Variabili: per mezzo di modificanti come pezzi di tessuto da applicare con bottoni a pressione, oppure, l’abito stesso come elemento unico che può variare in base a come si decide di indossarlo. In questo ultimo caso mi sento di consigliarvi l’Egg dress di Lemuria, del quale ha già parlato la mia cara amica Cinzia qui su Frizzifrizzi. (foto 4).

Ovviamente non posso elencarvi tutte le leggi dell’abito antineutrale, mi sono limitato a quelle più simpatiche. Spero che questa cena abbia il successo che si merita e di essere stato utile nel consigliarvi come non entrare nel panico quando il dress code è un obbligo.

Per informazioni e prenotazioni: pierchristian.zanotto@gambrinus.it.

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Ouno Design’s Trench Coat Bag

Ouno Design’s Trench Coat Bag

Scritto il 13 giugno 2009 da Giulio Casagrande.

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Ouno Design's Trench Coat Bag

Ero alla disperata ricerca di una borsa nuova da sfoggiare la prossima settimana al Pitti. Dal momento che, ultimamente, tanto tempo per lo shopping non ne ho, mi sono buttato letteralmente nel web, forse nella speranza di trovare qualcosa di “croccante” e dai prezzi accessibili. Fluttuando fra i soliti noti della rete (Yoox.com & co.) sono scivolato in questa piccola azienda canadese, Ouno Design, e vi dirò che non ho ancora capito come!

Dal sito molto semplice, Ouno Design è specializzata nel riutilizzo di materiali vintage e di scarto. I pezzi forti, però, fra cuscini e biancheria da camera, sono le loro borse, sottoforma di tracolla. Questi piccoli gioielli sono costruiti completamente con Trench ripescati in vecchi mercatini, mantenendone la marca all’interno della fodera (il più delle volte Burberry ed Aquascutum).
Un nuovo modo di pensare il nostro evergreen, che un afascinante Humphrey Bogart e una dolcissima Ingrid Bergman hanno reso così noto già nel 1942 con il loro Casablanca.

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:-O AAAAAAAAAA™

:-O AAAAAAAAAA™

Scritto il 29 maggio 2009 da Giulio Casagrande.

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AAAAAAAAAA™

Open up and say AAAAAAAAAA™!
No, non è un urlo disperato perchè non trovo nessun designer emergente. Quest’urlo è di Daria Dazzan e Matteo Cibic.

AAAAAAAAAA™ è la voglia di far sentire il loro progetto/brand/workshop, tutto unico nel suo genere. Probabilmente si sono stufati della ciclicità delle stagioni della moda. Stanchi della velocità con la quale gli stili cambiano e diventano out, passati, non più mettibili. Ecco, quindi, un nuovo modo di pensare la sartorialità che, di questi tempi, si annebbia, quasi eclissandosi, dietro il fumo dei camini di enormi industrie.

AAAAAAAAAA™

Un modello di pantaloni, si tutto qui! Un solo modello, evergreen.
Però, ragazzi, che pantaloni. Tutti fatti a mano, fino ai più piccoli particolari. Bottoni, asole, cuciture. Una costruzione sartoriale non da poco.  C’è una ricerca affannosa di tessuti vecchi e nuovi che vengono abbinati in tutta la creatività sfornata da “i due dell’urlo”.

AAAAAAAAAA™

Ma quello che li contraddistingue davvero è l’unicità di ogni pezzo. Sono tutti numerati (io ho il numero 7!!) e ne vengono prodotti solo 10 al mese.
Quindi, stop al pensiero malefico di ogni serata di gala “speriamo che nessuno abbia il mio stesso vestito!” (anche se non è il mio caso, io ed i gala siamo due cose separate).

Ah, dimenticavo, finalmente tornano le brettelline incorporate nel pantalone. Bando ai jeans che tagliano in due il sedere mostrando mutande spesso poco sorridenti.

AAAAAAAAAA™

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30, 32, 34, 36 Pembridge Street, London W11

30, 32, 34, 36 Pembridge Street, London W11

Scritto il 15 maggio 2009 da Giulio Casagrande.

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30, 32, 34, 36 Pembridge Street, London W11Camminando per la Londra un po’ mainstream e un po’ underground a caso, senza meta, si incappa sempre nelle migliori realtà. Forse una cartina con tutti i posti più giusti da visitare non serve più, il segreto è prendere la prima strada, quella che per luce o per gente ti ispira di più.

È così che sono scivolato dietro l’angolo, dopo Notting Hill Gate, e mi sono perso per lunghe ore fra negozietti di ogni genere. Solo uno, o meglio 4, mi hanno lasciato veramente a bocca aperta. Parlo dei Retro Shops. Uno dopo l’altro come 4 fratelli. Fuori non dicono granché effettivamente, però solo avvicinandosi alle piccole vetrine si viene a scoprire un grande mondo. Entrando, un odore che definirei quasi profumo, cuoio, lana, pelle, mischiati a polvere e detersivo per pavimenti. Tutto accatastato, alla rinfusa.

Questi 4 “fratelli” sono: il primo Retro Woman, il secondo Retro Man seguito da accessori per la casa e concludendo con l’ultimo, All 3 pounds. Tutti e quattro vendono e comprano, valutando il tuo usato in base al brand ed allo stato. In quello da donna, tutto apparentemente sporco e disordinato, si trovano abiti con grandi gonne in crinolina di Comme des Garçon piuttosto che giacche di Marni, Versace, Dolce&Gabbana, pantaloni di Dries Van Noten o qualche gilet di Ann Demeulemeester. Il tutto dal 50 all’80% di sconto se non il 90 in alcuni casi (ed è il caso di urlare “Urrà”).

Per quanto riguarda gli accessori: le scarpe storiche di Moschino con Prada e Dolce&Gabbana, tutte impilate in una grande credenza-vetrata nella quale perdono completamente la loro identità e il loro potere dato dal nostro desiderio.

Io, dopo aver sognato per qualche decina di minuti, mi sono fiondato nel quarto, nell’ All 3 pounds Retro e lì, preso dalla disperazione, ho fatto man bassa.
Però il poter toccar con mano, stringere e provare quello che potevi vedere solo in sfilata o al massimo in qualche boutique con l’occhio di una famelica commessa alle spalle, è stata un’emozione non da poco. La prossima volta si parte con valigie piene di vestiti che non si usano più e si torna con una montagna di nuove cose, probabilmente non spendendo neanche poi tanto.

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