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Le donne sono fissate con le tasche? Non lo so e non mi interessa.
Gli uomini sì: dal gilet da pescatore all’impermeabile stile ispettore Gadget (e mettiamoci pure scomparti e cassettini dell’automobile) avere più tasche è importante. Significa avere qualcosa da metterci, significa essere più organizzati, significa avere posto per una sorpresa (50 euro che sembravano perdute spuntano fuori all’improvviso dalla tasca che non ci si ricordava più di avere). A parità di prodotto, quello con più tasche è… semplicemente più!
Certo, magari non tutti gli uomini. Ma se vi siete fissati a guardare le immagini qui sopra – e vi regalo pure quella ingrandita per vedere meglio – siete tra questi. Siamo tra questi.
E non potete non innamorarvi di Trash, borsa da viaggio appena lanciata da TravelTeq, un gruppo di amici che, viaggiatori incalliti, si sono messi a tavolino per creare la borsa dei loro sogni.
Avete visto lo scomparto per i biglietti da visita? E quello per occhiali e biglietto? Dentro ci sta un bel Macbook, riviste, iPhone, penna oversize (o sigaro).
Disponibile in diversi colori, sul retro c’è pure la fibbia per agganciarla al trolley.
E a proposito di trolley, è in arrivo anche quello: nome in codice Trip. Il lancio è previsto per metà marzo ma le immagini sono ancora top-secret.
La borsa invece sarà possibile acquistarla a partire da maggio. [...]

Dopo aver fatto un giro di telefonate poco modeste, del tipo “ma come non sono stato invitato?!… non sa chi sono!” :-) sono riuscito ad intrufolarmi alla presentazione del nuovo i-Suite Hotel del gruppo Ambient Hotels. Un nuovo concept hotel catalogabile nel range di strutture che vivono letteralmente nel confine tra architettura,design, moda, arte e tecnologia. Questo, effetivamente, aveva catturato la mia attenzione.
Incamminandomi verso la presentazione ecco che, nel mezzo di viale Regina Elena a Rimini, sboccia questa creatura bianca, circondata dalle favelas della periferia marittima riminese, morta, in questo inverno che non si decide ad iniziare definitivamente. Un totem di purezza colpito da giochi cromatici rilassanti.
Già dopo poche presentazioni ed un piccolo giro per visitare la struttura, ci offrono le loro coccole facendoci mettere in costume e lasciandoci alle cure della spa all’ultimo piano, tutta vetrata che dà sul mare. Poche chiacchere in compagnia di altri giornalisti e amici, un po’ di relax e si decide di prendere l’ascensore per il pool floor, la piscina riscaldata all’aperto.
Consiglio vivamente di darci un’occhiata, a questo piccolo mondo dentro una “metropoli” spenta dall’inverno… ma nella stagione in cui è più valorizzata.
Dopo il salto, altre immagini [...]

Blazer impermeabile, camicia, pantalone nero in cotone, giacca con zip in french terry e naturalmente sneakers. Questo per lui.
Per lei: vestitino nero in nylon al posto della camicia, mentre tutto il resto uguale all’uomo, ovviamente in versione femminile.
E’ il travel pack by Adidas SLVR, pensato per chi viaggia spesso e vuole avere sempre con sé un completo (impeccabile) d’emergenza per ogni occasione.
Purtroppo non lo potrete trovare in Italia: sarà in vendita soltanto nei negozi Adidas SLVR di New York, Singapore e Parigi, a Pechino e da No74 a Berlino.

Lo scorso weekend ci hanno invitato alla presentazione della Nuova Citroën C3: prove su strada e serata in SPA, per un po’ di relax dopo la guida!
Non preoccupatevi, se c’è una cosa certa è che non vi bombarderò con schede tecniche, cilindri, prestazioni motore… Diciamocela tutta, a noi poco interessano. A noi piace che una macchina sia comoda, piacevole alla guida, silenziosa e soprattutto bella da guardare. Dopo quest’esperienza direi che alla Citroën ci hanno proprio azzeccato.

Ma bando alle ciance. Pensavo di raccontarvi quest’esperienza accompagnato da un’auto che in qualche modo abbiamo (dico abbiamo perché eravamo in tre) portato allo stremo delle sue possibilità.
Vi presento quindi tutti e tutto: la nostra Uga (new Citroën C3); la compagnia (qui sopra, Giacomo, per il Corriere dell’Umbria, Luna, per Autocar, ed infine io per Frizzifrizzi), il percorso (qui sotto).

E’ il caso di dirvi che, da bravi giovani insurrezionisti, abbiamo deciso, in comune accordo, di fare gli anarchici. Perché seguire un percorso prestabilito da una stupida voce di un navigatore? Macché, ignoriamola! Dritti verso Roma. Con il senno di poi oltretutto, è il caso di dire che la Nuova Citroën C3 ha un suo ambiente naturale proprio in città! Quindi perché non provarla direttamente li?

Il turno di guida in città nell’ora di punta è capitato a me, vi lascio immaginare dov’è finita la mia pazienza.

La giornata stupenda e il parabrezza zenit di questa macchina (per chi non lo sapesse, il parabrezza di questa macchina si prolunga fino alla metà del tettuccio, permettendo visuali non da poco), hanno permesso degli ottimi scatti.

Dopo un breve giro e una sosta sui colli ho ceduto la chiave della Uga a Luna che ci ha portato al Lago di Bracciano. Che dire di Luna, una pazza 19enne che guidava la C3 davvero da gran esperta. In realtà lo era. Poche chiacchere insieme e mi ha definitivamente spento. Credo che possa smontare e rimontare un motore di un TIR in 7 minuti, non di più. Un genio dell’auto. Io ho ascoltato ed imparato sia da Giacomo che da Luna. Loro mi raccontavano tutto e io assimilavo facendo ogni tanto delle domande che li lasciavano forse attoniti (probabilmente erano stupide). Poco male: ovvio che se mi si parla di motori non è come parlare di arte, design e moda.

Comunque, ritornando alla nostra New Citroën C3, al Lago di Bracciano abbiamo fatto l’ultimo passaggio di testimone, dando le chiavi a Giacomo. L’ultima tratta da fare era da Bracciano all’Argentario, in Toscana.

Ormai quasi buio siamo arrivati. Una luce rossiccia all’orizzonte ci diceva che eravamo in ritardo per il check in all’hotel. Accompagnati dalle musiche selezionate per noi da Citroën siamo arrivati all’Hotel Argentario Golf Resort & Spa. Una cena in compagnia, un’ultima chiacchierata sulla New Citroën C3, un ultimo bicchiere di vino nella grande terrazza mentre le valige mi aspettavano in camera e una vasca era completamente piena di bolle per un’immersione eterna.

Pronto per il giorno dopo, un’ultimo giro con la macchina e via verso l’aeroporto lasciando alle spalle persone e cose che, anche solo in 24 ore, sono diventate care.

E questa sera (22 ottobre) alle 21:05 ci sarà un piccolo evento sul sito della Citroën.
Per la presentazione di questa nuova C3, in vendita da novembre, verranno posizionate sotto la Tour Eiffel un gruppo di macchine munite di web-cam che guarderanno la Torre e lì… sorpresa.
Intanto, per chi non si accontenta del mio piccolo reportage, godetevi dopo il salto le immagini ufficiali. [...]
Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: #5 visita all’Espace Culturel Louis Vuitton
Scritto il 09 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

Ho un aereo per Bologna alle 21, sono quasi le 18 e sono su un minibus sugli Champs Elysees diretta chissà dove, stranamente però non sono preoccupata di perdere il volo, di come farò ad arrivare fino all’aeroporto, perché sono certa che si prenderanno cura di me, che tutto sarà perfetto.
Curiosa, aspetto solo la sorpresa. E poi, se proprio devo essere sincera, nel profondo spero di perderlo l’aereo. Non voglio tornare a Bologna, alla vita di tutti i giorni, questa sensazione ovattata di totale accudimento mi piace. Non ci sono abituata e a dirla tutta all’inizio del viaggio non conoscere il programma mi innervosisce un po’. Sono una maniaca del controllo, voglio poter programmare che fare, quando e come, ma adesso ci ho preso gusto e non voglio smettere di sentirmi così…
Seguendo questi pensieri mi ritrovo davanti alle scintillante Boutique Louis Vuitton sugli Champs Elysees, l’arie è tiepida ed il sole splende ancora, ci sono turisti che si fanno fotografare davanti alle vetrine, che io non faccio neanche in tempo ad osservare bene perché entriamo da un portone sul retro.
Ecco la sorpresa del presidente: visita privata all’Espace Culturel Louis Vuitton di cui lui è molto orgoglioso, guidati da Juliette de Gonet.
L’Espace Culturel è uno spazio all’ultimo piano del palazzo Louis Vuitton sugli Champs Elysees, circondato da una delle terrazze panoramiche più belle di Parigi, dicono loro, e non fanno molto fatica a convincerci. Ospita mostre d’arte che tutti possono visitare gratuitamente.
Garantito, checché ne dica la vostra eventuale compagna, non sarete costretti ad acquistare nessuna borsa alla fine della visita!

Al momento della mia visita fino al 10 gennaio 2010 , lo spazio ospita la mostra The confusion of senses.
Vi consiglio vivamente di visitarla se siete nei paraggi, specie se in due ed in vena romantica, potrebbe essere molto interessante fare insieme “il viaggio” .

L’idea di base dei curatori è quella di creare un percorso, un cammino all’interno del nostro inconscio per perdersi e ritrovarsi.
Si parte, anzi no si arriva, con Your Loss of Senses un’opera creata da Olafur Eliasson in occasione dell’inaugurazione dell’Espace Culturel. L’installazione in pratica occupa l’ascensore centrale: buio totale, pareti ricoperti di stoffa nera, manovra con un telecomando.

Vendemmiando il presidente mi raccontava che l’intento dell’artista è far venire un mini attacco di panico al visitatore. Io incredula mi chiedevo come fosse possibile, conoscendo la natura dell’opera, non riuscire a controllare il panico per un tempo così breve? All’andata, insieme agli allegri compagni di viaggio, alle chiacchiere di sottofondo in effetti sono riuscita a non risentire molto dello smarrimento voluto e abilmente procurato.
Al ritorno invece, in due ed in silenzio, il panico è arrivato.

Le opere di Renaud Auguste–Dormeuil, Berdaguer & Péjus, Céleste Boursier–Mougeno, Didier Fiuza Faustino, Laurent Grasso, Véronique Joumard, Laurent Saksik vi porteranno, almeno per la durata della visita, a perdere voi stessi per riuscire a ritrovarvi in una nuova relazione con il vostro corpo, la paura, il tempo, la vita di tutti i giorni.

Avevo pensato di descrivervele per filo e per segno ma poi mi sono resa conto: rovinerei la sorpresa ai fortunati che riusciranno a visitarla ed allo stesso tempo vi renderei troppo partecipi del mio viaggio interiore. Troppo anche per la mia psicanalista.
E’ arrivato il momento dei saluti e tra la confusione dei sensi procurata dalla mostra, la stanchezza, lo champagne (ovvio che anche qui ci è scappato il brindisi a base di Veuve Clicquot Rosé), il”dover” tornare a casa perché la pacchia è finita, mi viene un groppo in gola.
Anche se so bene che questo è un arrivederci e non un addio, la famiglia Veuve Clicquot Ponsardin ( + bloggers adottati) mi mancherà moltissimo!
Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #4
Scritto il 08 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

Ultimo giorno, partiamo con un autobus extralusso in compagnia di una simpatica guida di origini polacche Kasia Canu, che ha studiato a Bologna e pertanto parla perfettamente italiano. Ogni tanto è confortante.
Visitiamo i villaggi di Hautvillers, Ay, Mutigny, Mareuil, Bouzy.
La natura intorno è meravigliosa e le persone nelle vigne la vendemmia la fanno sul serio, con ordine e metodo. Mi godo il panorama progettando insieme a Costas la sua prossima visita in Italia.
Ad Ay incontriamo Pierre Cheval marito dell’energica madame Marie-Paule Cheval Gatinois, erede di Champagne Gatinois.

Champagne Gatinois – Grand Cru è una piccola e bella casa di champagne poco più che a dimensione familiare, troviamo infatti la signora indaffarata a preparare la cena per gli ospiti presenti alla degustazione serale. L’odore è veramente invitante.
Pierre Cheval, un signore franco e senza fronzoli, è presidente della “Associazione dei paesaggi dello Champagne” che riunisce molte case produttrici (compresa Veuve Clicquot Ponsardin) ed ha il fine di promuovere la candidatura di questa regione (per essere precisi non tutta la regione ma alcune zone bene determinate) a patrimonio dell’Unesco. Compito che il simpatico signore prende molto seriamente, si infervora moltissimo parlando delle attività di promozione che sta svolgendo, dell’importanza che tale dichiarazione potrebbe avere per lo sviluppo dell’enoturismo nella zona.
Ci invita a farci portavoce di questa istanza.






Visitiamo cantine dalle dimensioni lillipuziane rispetto a quelle a cui ci hanno abituati quelli di Veuve Clicquot e troviamo gli operai al lavoro nella delicata operazione del dégorgement – in italiano, letteralmente, sboccatura – delle bottiglie.

Preparano quelle che saranno sulle tavole di pochi fortunati a Natale (pochi perché la produzione è di sole 70.000 bottiglie l’anno).

Dopo l’immancabile assaggio (sono le 11,00 ma noi, stoici, non ci facciamo pregare ed iniziamo a bere) del loro champagne ci rendiamo conto che le dimensioni dell’azienda non influenzano la qualità del prodotto. E’ ottimo!
Se vi capita, ve ne consiglio l’assaggio.
A chi si domanda perché le foto che vedete sono molto buone, voglio confessare che non le ho scattate io, ma Costas a cui si era scaricata la batteria della macchina.

Per pranzo torniamo alla casa di campagna Veuve Clicquot di Verzy, dove ormai ci sentiamo a nostro agio nel vero senso della parola, tanto che ci intrufoliamo in cucina a curiosare. Qui i cuochi stanno preparando un fantastico pranzo, vi ricordo una curiosità: i cuochi della maison scelgono il cibo più adatto ad esaltare lo champagne che si decide di servire agli ospiti.
Satolli saliamo sul bus alla volta di Reims, salutando tutti e dando (un po’ presuntuosamente temo) appuntamento all’anno prossimo.

A Reims visitiamo l’atelier che si sta occupando del restauro dell’unico ritratto della Veuve Clicquot. Strana donna, si è fatta ritrarre un’unica volta quando era già molto in là con gli anni.
Poi prendiamo il TGV , prima classe è ovvio, alla volta di Parigi per una sorpresa voluta da Yves Carcelle presidente e Ceo di Louis Vuitton.
Continuate a seguirci!
Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3
Scritto il 07 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

Adesso lo so, casual chic per alcuni dei presenti vuol dire completo e cravatta neri, per gli altri jeans, vestiti da cocktail. Insomma una Babele. Io opto per pantaloni di velluto liscio neri Alberta Ferretti, stringate maschili nere, t-shirt nera, collana vintage e borsa Le Dix Motorcycle Balenciaga nera.
Vi assicuro però che ormai nessuno (a parte me, ma io lo faccio sempre, anche a casa di Simone ed Ethel!) osserva più l’abbigliamento degli altri. Siamo passati oltre, c’è un clima da gita scolastica.
Ovvio non una con i miei excompagni di liceo, con loro non mi sono mai divertita in 5 anni!
Un minivan porta noi bloggers e tre giornaliste americane a rivedere l’Hôtel Particulier du Marc ed il Pavillon de Muire, in restauro. Siamo guidati da Madame Anne Cabin Saint Marcel che ci illustra l’andamento dei lavori. L’anno scorso questo posto era un’enorme cantiere edile, adesso il restauro dell’esterno è terminato.
Non fatevi confondere dal nome, la struttura è un abitazione privata ed è stata costruita nel 1840 per Edouard Werlé, successore di Veuve Clicquot. E’ situata nel centro di Reims e circondata da un fantastico parco all’interno del quale si trova una bellissima installazione di Fredrikson Stallard ed il Pavillon de Muire una delle poche costruzioni rinascimentali sopravvissuta a Reims dopo i bombardamenti della prima guerra mondiale.
Come dicevo, l’Hotel du Marc è un abitazione privata nella quale quelli di Veuve Clicquot fanno soggiornare gli ospiti speciali.
Ci hanno detto che l’anno prossimo, quando anche i meticolosi restauri degli interni saranno terminati, anche noi alloggeremo qui.

Già l’anno scorso avevo scoperto con molto piacere l’interesse di Veuve Clicquot per la sostenibilità ambientale. E’ stata fra le prime case produttrici di vini ad ottenere la certificazione ISO 14001. Lo sforzo di ridurre al minimo l’impatto ambientale delle loro attività non si limita però solo al momento della coltivazione, della vendemmia e stoccaggio dei vini, la sostenibilità è una delle priorità perseguita anche in tutte le attività collegate.
Per esempio, nel restauro di questa bellissima residenza, si sono sforzati di utilizzare fonti di energia rinnovabile prestando molta attenzione a mantenere intatta l’estetica della costruzione.
Sono stati utilizzati pannelli solari termici (che producono acqua calda) e pompe geotermiche sia per il riscaldamento che per il sistema di refrigerazione della villa.
Da “tecnica” quale sono – è di energie rinnovabili che mi occupo quando non scrivo per Frizzifrizzi – posso dire che il lavoro è stato difficile ma eseguito benissimo.
Apprezzo moltissimo quest’anima verde all’interno delle yellow bubbles di Veuve Clicquot!

Era chiaro fin dall’anno scorso che a quelli di Veuve Clicquot piace fare bellissime sorprese, ma restiamo ancora una volta basiti quando durante la visita della casa in restauro, ci ritroviamo in una bellissima sala illuminata a lume di candela, piena di splendidi addobbi floreali, con due bellissimi tavoli apparecchiati ed i camerieri elegantissimi pronti a servire una magnifica cena innaffiata da tre diversi champagne.
Così deve essersi sentita Alice nel paese delle meraviglie.
Il bicchiere della staffa, gustato in albergo sulla bella terrazza della camera del direttore internazionale della comunicazione Veuve Clicquot, nel nostro caso vuol dire tre flûte di champagne per provare in modo comparativo tre annate: 1995, 1996 e 1998. Almeno credo che le date siano queste, ero troppo cotta per tenere a mente altre date.

Al ritorno in camera, l’ormai quotidiana letterina fissa la partenza alle 9, bagagli al seguito. Purtroppo domani è l’ultimo giorno…
Continuate a seguire il racconto, alla fine ci sarà una sorpresa anche per voi lettori.
Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2
Scritto il 06 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

Svegliarsi presto per me non è mai stato un problema. L’unico, serio dilemma che ho dovuto affrontare invece è stato: come ci si veste per partecipare alla vendemmia vip Veuve Clicquot?
Comodi e con scarpe che si possono sporcare, suggeriscono loro ed aggiungono anche che le previsioni danno pioggia nel pomeriggio.
Opto per jeans, t-shirt blu, impermeabile verde cerato Aquascutum e le Nike Liberty a fiorellini più foulard abbinato. Basterà?

Arrivati nella dimora estiva di Verzy, durante la prima colazione servita nel giardino io e gli altri bloggers presenti ci rendiamo immediatamente conto di due cose:
1) Vip non sta per starlette varie ed eventuali, ma per importanti giornalisti internazionali (per lo più editorialisti food and wine), la presidentessa di Veuve Clicquot Cécile Bonnefond, Yves Carcelle presidente e Ceo di Louis Vuitton con le loro famiglie compresi i bambini piccoli, moltissimi dipendenti del Maison Veuve Clicquot con le famiglie;
2)La vendemmia vip non è una festa in campagna come avevamo pensato-sperato noi. Questi fanno sul serio, vogliono veramente raccogliere l’uva e sporcarsi le mani, si vede da come sono vestiti.
A toglierci ogni dubbio sul fatto che lavoreremo sul serio sono le parole decise di Chrisitan Renard direttore delle vigne.
Dopo averci spiegato quali grappoli raccogliere a quali no, come tagliarli e dopo averci consegnato guanti, cesoie e cestini, ci divide in gruppi da 7.

Tre persone per ogni filare a raccogliere ed un “uomo di fatica” che passa a scaricare le ceste piene con un carrello. Noi bloggers facciamo di tutto per poter finire nello stesso gruppo ed in più arruoliamo Aisha Thompson (bella e simpatica Senior Marketing & Communications Manager of VCP conosciuta l’anno scorso e che per l’occasione ha dismesso le sue inseparabili Jimmy Choo), la sua dolce metà e Nima.
Messier Renard protesta un po’ perché siamo più di sette, ma poi si arrende.
Ci sono un sacco di lavori che non potrei mai svolgere per professione, vendemmiare è uno di quelli.

Si deve star piegati, al caldo (alla fine non è piovuto affatto e la temperatura si è alzata in modo pazzesco) , distinguere tra il verde delle foglie i grappoli non rovinati (avrei preferito vendemmiare uva rossa!), districarli dalle foglie e dal fil di ferro (che serve per far star su la vite) tagliarli facendo attenzione a non tagliarsi un dito o ancora peggio a non tagliare quello del proprio dirimpettaio. Nel mio caso specifico il presidente Louis Vuitton in persona che è stato gentilissimo ma mi ha invitata più volte a non vendemmiare anche lui!

Dopo sette ore di duro lavoro, interrotto solo per un coffee break (trasformatosi in molti casi in panino e vino rosso) abbiamo raccolto 21 tonnellate di uva, in pratica abbiamo vendemmiato 0,75 ettari di vigna. Il valore sul mercato di quanto raccolto si aggira intorno ai 3.100 €. Questo valore è stato raddoppiato dal presidente Cecile Bonneford e la somma è stata donata all’Unesco.

Alla fine noi bloggers non ce la siamo cavata malissimo e ci hanno fatto tanto complimenti.
Sudati, con i vestiti sporchi ed appiccicosi di succo d’uva, i piedi doloranti (alla fine tutti avevano delle calzature troppo pesanti per la temperatura altissima ed insolita, tranne me perché mi ero portata il cambio!), rossi in viso per il sole a picco, ma allegri e soddisfatti per i risultati ottenuti siamo andati a pranzo.

Abbiamo mangiato il piatto tipico di questo periodo di vendemmia, quello che mangiano gli operai per avere energie sufficienti a continuare il duro lavoro nei campi: il Potée Champenoise, una specie di bollito di carne mista, salsicce, lingua e verdure. Non chiedetemi come è, io non lo ho ancora digerito. Non credo fosse la temperatura prevista per questa pietanza…
Ovviamente abbiamo pasteggiato godendoci dell’ottimo e freschissimo champagne rosè.
Il tutto consumato sotto un tendone con tavoli lunghi tipo osteria e tovaglie di plastica fianco a fianco con il presidente e tutti gli altri ospiti vip, perché specie dopo il duro lavoro ed il sudore, quella di Veuve Clicquot, è una grande famiglia.
Dopo il pranzo, i discorsi di ringraziamento, i brindisi siamo stati riportati in albergo per un paio d’ore di siesta.
Appuntamento alle 19 nella hall, dice la lettera trovata in camera, dress code casual chic.
Che vorrà dire? Me ne preoccupo al risveglio, perché sprofondo in un sonno profondo con i capelli bagnati.
A domani per il resto.
Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #1
Scritto il 05 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

Quest’anno non devo esser stata poi così cattiva, come dicono, se mi sono meritata una seconda opportunità del genere.
Certe cose capitano ai più fortunati di noi una volta nella vita, per me invece è già la seconda volta.
I meno perspicaci e affezionati di voi lettori saranno a questo punto curiosi di capire di cosa sto parlando: reunion in Reims!
Veuve Clicquot Ponsardin Champagne ha chiesto a me per Frizzifrizzi, a Costas per Yatzer, a Jean per Notcot, a Brian per Materialiste ed a Evan e Josh per Cool Hunting di tornare a Reims e partecipare alla Vendemmia Vip il 20 settembre.
Ci spiegano che quella della giornata della Vendemmia Vip è una tradizione che si ripete ogni anno e che quest’anno hanno deciso di allargarla anche a noi bloggers.
Ovviamente ho accettato con entusiasmo e molta curiosità perché anche quest’anno gli organizzatori sono stati molto abbottonati sul programma.
L’unica indicazione è stata di portare vestiti comodi e scarpe che si potevano sporcare. Ergo anche quest’anno ho fatto la valigia come se organizzassi un trasloco, mettendoci dentro di tutto!
Devo confessarvi che quando l’anno scorso con un brindisi finale la presidentessa Cécile Bonnefond, presidentessa della Maison di Champagne Veuve Clicquot, ci aveva salutato dicendo “ormai siete entrati a far parte della nostra famiglia, ci rivedremo presto! ” io non avevo dato molto peso alle sue parole. Sono diffidente per natura e dopo anni e anni di onorata esperienza, so che in occasioni del genere spesso si dicono certe cose (che volte si pensano anche) ma poi mantenere gli impegni è dura.
Madame la presidente però è una che non scherza affatto ed eccoci qua di nuovo tutti insieme a Reims!

Sono arrivata a Parigi sabato 19 settembre in aereo da Bologna. All’aeroporto mi attendeva una macchina blu con un autista gentile ma silenzioso che mi ha portato comodamente Hotel de la Paix a Reims. Arrivata in camera ho trovato un gran pacco regalo: champagne, penna, agenda, libro… il tutto ovviamente Veuve Clicquot, ma nessuna lettera del direttore internazionale della comunicazione. L’anno scorso era così che ci davano indicazioni sul da farsi. Dopo una breve caccia al tesoro, in pratica ho rivoltato la stanza, ed una rinfrescata mi sono precipitata in camera di Costas il simpaticissimo blogger greco di Yatzer ed abbiamo aspettato insieme le istruzioni. Ovviamente bevendo la prima di una notevole serie di bottiglie di champagne.
Appuntamento alle 18.30 nella hall dell’albergo, nessuna indicazione in merito al dress code. Questa è stata la consegna.
Dopo aver abbracciato i vecchi amici ed averne incontrato nuovi (Josh e Evan per Cool Hunting), siamo partiti per una destinazione non precisata.

Ci siamo trovati nel piazzale dell’azienda Veuve Clicquot dove ci attendeva una visita guidata al museo e alle cantine.
Finito il giro, siamo andati a cena al ristorante Le Millenaire di Laurent Laplaige a Reims. Ottima compagnia, ottimo cibo e tre champagne da degustare e provare ad abbinare alle varie portate: Vintage Rich del 2002, Vintage Rosé del 2002, Vintage del 2002. L’anno scorso avevamo fatto questo esperimento guidati dal Cellar Master (direttore della cantina) che di volta in volta ci aveva spiegato quale era tecnicamente l’abbinamento migliore ed il perché.
In mancanza di un giudice tecnico quest’anno ognuno di noi si arrogato il potere di decidere secondo il suo insindacabile gusto, per esempio Costas ha bevuto Vintage Rosé con tutto!
La prima lettera con le istruzioni l’abbiamo trovata in camera al ritorno: pronti per le 6.45, vestiti per la vendemmia!
Domani conoscerete i particolari.
Vi consiglio di continuare a seguirmi perché quest’anno ho deciso di condividere parte della generosità di Veuve Clicquot con voi affezionati lettori…

Tutti quelli che conoscono me e la mia famiglia sanno questo divertente aneddoto: l’unica volta in cui mia madre si beccò l’influenza, quando io ero ancora un bambinetto saccente, chiese a mio padre di metterle a bollire dell’acqua per il tè. Lui prese la moka, la svitò, tolse via bollitore e filtro e mise sul fornello la parte superiore riempita d’acqua. Bruciandola.
Prima ed unica volta che si avvicinò ai fornelli.
Immaginate quindi la sorpresa quando ho saputo che era diventato presidente di una scuola di cucina di livello internazionale…
Ma così è la vita: lui è bravo a vendere, trovare fondi, intrecciare collaborazioni, e pazienza se deve star lontano dalle cucine. Si accontenta di sedere a tavola e mangiare quello che preparano i cuochi che arrivano ad Italcook per perfezionare la loro tecnica e per imparare le varie cucine regionali italiane.
Con un parco insegnanti tra i più prestigiosi (se avete Sky, molti di essi li avete visti sul Gambero Rosso o giù di lì) e cuochi di tutto il mondo – soprattutto Giappone, Usa e Canada – che arrivano nelle Marche per scoprire come preparare piccione alle mandorle, panzetta d’agnello, pasta fresca o brodetto all’anconetana, Italcook è molto più che una semplice scuola di cucina per professionisti stranieri.
I pacchetti più interessanti, infatti, sono le offerte turistiche (1 settimana) e i corsi brevi (2 settimane) che uniscono turismo e gastronomia: oltre ad imparare i segreti della cucina, si visitano le colline attorno a Jesi tra belle città e suggestivi paesini, oltre a fare ottime mangiate con quello che poi viene preparato durante le lezioni (e il mio stomaco ne è testimone).
Se non avete ancora un’idea per le prossime vacanze e avete da parte abbastanza per prendere un aereo e volare da qualche parte a spassarvela e fare shopping, rimanete a terra, rimandate lo shopping alla prossima volta e date un’occhiata al sito.

Basta un attimo per essere stregati dalla vibrante aria di Londra e innamorarsene. Tutto in una notte. Un colpo di fulmine. Un sortilegio, vivo desiderio irrefrenabile a cui il predatore metropolitano a vocazione epicurea, il viaggiatore sentimentale, ma soprattutto il neo-dandy non può sottrarsi: sentirsi Oscar Wilde per una notte.
Come? Visitando Londra, godendo della sua vivace atmosfera, foriera di una miriade di eventi, incontri e mondanità e soggiornando presso il 40 Winks.
Il boutique hotel, un lussuoso bed and breakfast è innanzitutto un esperienza polisensoriale. Un antico palazzo del XVIII secolo, situato nell’East London (zona privilegiata dagli artisti della city), restaurato ed arredato dal famoso interior designer David Carter, è un tripudio di raffinata eleganza dove lo splendore del passato si unisce congiunge ai comfort della contemporaneità, dando vita a magiche suggestioni.
Un piccolo gioiello in miniatura dove l’attenzione e la cura per i dettagli di David Carter ne enfatizza la persuasiva bellezza, condita da un pizzico di irriverente sensualità. Ventagli, lampade rivestite in pizzo, sculture ornate con piume o ricoperte da veli, tessuti che accarezzano i divani e altri feticci catturano da subito lo sguardo del visitatore, piacevolmente stupito di entrare in un’altra realtà.
Le parole cedono il passo alle emozioni, ai silenzi, spezzati di tanto in tanto dal fruscio di un albero del giardino circostante o dal balzo di uno scoiattolo. Lusso, silenzio, bellezza e sensualità rendono 40 Winks un luogo unico e indimenticabile, un’oasi per coccolarsi e farsi coccolare.
Per pochi, poiché il boutique hotel dispone soltanto di due stanze, una doppia e una singola, ma anche per tutti, essendo il prezzo oltremodo accattivante (65 £ per una notte).

Come unire la passione per i viaggi e quella per il cucito, aggiungendo un pizzico di estetica alla Indiana Jones?
La risposta è semplice: grazie alle Stitching Postcards potrete cucire direttamente sulle mini-mappe formato cartolina l’itinerario del vostro prossimo tour in giro per l’Europa o per il mondo.
Il kit, in vendita da UncommonGoods, comprende una cartolina, ago e filo, ma nulla vi vieta di usare anche fili di altri colori ed intrecciare il vostro viaggio con quello di qualcun altro.

Detto tra noi io non capisco la necessità di avere un calendario attaccato al muro della cucina, dell’ufficio, del garage.
Fino a pochi anni fa ricordavo a memoria data, ora, luogo di ogni appuntamento anche il più insignificante, ricordavo perfino nome e cognome delle persone che dovevo incontrare (adesso questa ultima cosa mi è molto difficile)…
Tornando ai calendari, non capisco come se ne possano vendere così tanti con ogni genere di essere umano che ammicca nudo o seminudo, con gatti o cani in pose innaturali ecc. ecc.
Ciò premesso voglio lo stesso segnalarvi il Calendario 2009 dello Staff di Standard Hotel. Perché? Perché quelli di Standard Hotels mi sono simpatici ed hanno il senso dell’ironia.

Che ci sarà mai in Alaska? chiedeva uno dei personaggi dell’omonimo racconto di Raymond Carver.
Alla fine non si sa perché le due coppie protagoniste della storia se ne stanno beatamente a fumare erba per tutto il racconto.
In compenso so cosa c’è in Siberia: gente che non teme il freddo, produttori (ma soprattutto) consumatori di Vodka fatta in casa e case come quelle che vedete in questa splendida galleria fotografica.

Andre Balazs proprietario degli Standard Hotels di New York, Miami e Los Angeles ha commissionato la creazione di tre t-shirts (una per ogni città) in edizione limitata ad altrettanti artisti: José Parlá (Miami), Eric Haze (New York), Natas Kaupas (Los Angeles).
Per ogni t-shirt sono stati messi in vendita 1500 esemplari a partire da ieri, al costo di 55$ . Se non avete in programma di recarvi in una delle tre metropoli americane potete ordinarle direttamente online, se poi state cercando un motivo in più per partire: buon viaggio!

Nel 1904 un certo Capitano Charcot sbarcò in Antartide – dopo aver esplorato i mari del Nord e l’Islanda – e celebrò i suoi primi passi sul continente di ghiaccio con una bottiglia di champagne G.H.Mumm.
Poco più di un secolo dopo l’esploratore sudafricano Mike Horn ha deciso di affrontare, con lo stesso spirito di Charcot, un’avventura che lo porterà in tutti i continenti, all’esplorazione dei luoghi più suggestivi del pianete, sempre in compagnia della celebre azienda di Reims e portandosi dietro alcuni tra i cuochi più rinomati al mondo.
Dopo una prima tappa in Groenlandia – e relativa cena da due stelle Michelin – Horn ha da poco organizzato un banchetto (ma stavolta a tre stelle) in Antartide. Il menu? Patate rustiche argentine su un letto di caviale uruguaiano, uova strapazzate con tartufo nero di Richerence, merluzzo nero (pescato sul posto) in salsa di champagne servito con porri e tartufo nero, biscotti al maracuja del Brasile con gelato alla vaniglia e pezzetti di frutto della passione.
Niente male eh?
Ovviamente il tutto era innaffiato dallo champagne G.H.Mumm.
Dopo una mangiata del genere Mike Horn è partito per una spedizione di quattro mesi attraverso l’Antartide. Lo aspetto altre cinque cene del genere, in giro per il mondo.

I cinefili e i fan di Kubrick avranno già riconosciuto la foto qui sopra. E’ uno dei fotogrammi di Shining, proprio alla fine del film, dove si scopre che Jack Torrence / Jack Nicholson, che nel presente (del film) rivive in una delle sue allucinazioni un ballo tenutosi all’Overlook Hotel nel 1921 – aveva effettivamente partecipato a quel ballo.
87 anni dopo il ballo e 28 anni dopo l’uscita del film, la Nike fa rivivere l’incubo e viaggiare la fantasia organizzando la riedizione della serata danzante, ovviamente nella stessa location del film: il Timberline Lodge, vero nome dell’albergo dove Mr.Torrence perde la bussola.
L’evento si terrà il prossimo 31 ottobre, che non a caso è Halloween. Sono a disposizione 200 posti per chi vuole partecipare ma il massimo sarebbe acquistare il biglietto Vip che offre anche una notte in albergo. Dopo la mezzanotte tutti gli ospiti dovranno tornare nelle loro camere dove, a quel punto, su tutte le tv dell’hotel manderanno in onda proprio Shining.
Da brividi!
unlike: dopo Berlino arrivano Barcellona, Copenhagen e Vienna
Scritto il 05 ottobre 2008 da Simone Sbarbati.

Non più soltanto Berlino: unlike, una delle migliori guide cittadine online allarga l’offerta a Barcellona, Vienna e Copenhagen.
Shopping, parties, locali, ristoranti, mostre… il meglio da vedere, provare, bere, mangiare e comprare.
Dedicate ad un target giovane, le guide unlike le potete consultare anche su iPhone/iPod Touch e su tutti gli altri cellulari con accesso al web.
E visto che non si tratta dell’Italia, vi sarà facile trovare qualche accesso wifi gratuito per strada!
Alla scoperta di Veuve Clicquot #7: oggetti del desiderio
Scritto il 15 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

Finito il racconto passo ora a descrivere gli “oggetti del desiderio” frutto di molte collaborazioni illustri, che ho “incontrato” durante il tour .
Tenete conto che ci siamo imbattuti in loro in maniera apparentemente casuale. La presentazione non è stata fatta a mo’ di televendita come spesso avviene in questi casi, li abbiamo trovati qua e là sparsi un po’ ovunque lungo il percorso da un sapientissimo Pollicino.
Io ve li presento tutti insieme per comodità (mia), nei giorni scorsi presa dal racconto degli eventi, delle sensazioni, degli incontri parlarne sarebbe stato troppo difficile!
Perciò ecco a voi la mia personale classifica.

1. il più costoso: Vertical Limit
Nasce da una collaborazione con il Porsche Design Studio ed è una teca alta 2,10 metri, nata per contenere e conservare (ad una temperatura costante di 12°C, ovvero quella delle cantine di Reims) 12 rare bottiglie di Champagne Veuve Clicquot Vintage. Ce ne sono 15 esemplari, di cui solo uno in Italia, ma se proprio volete il sedicesimo servono solo diverse migliaia di euro e tre settimane di pazienza!

2. il più chic: Cruise Collection by Riva
Un bar da yacht in mogano, sicomoro, cromo e cuoio giallo Veuve Clicquot . Solo pezzi unici, nati su misura in base ai desideri del fortunato proprietario. Dotato di scomparti, cestello per una magnum, flûtes e quanto di meglio una fantasia milionaria e raffinata può desiderare!
In collaborazione con Riva.

3. il più romantico: La Table de Remuage by Andrée Putman
Un tavolo per due sole persone, ideale per tête-à-tête a base di campagne. Ci hanno raccontato che in fase di realizzazione si sono accorti che poteva comodamente ospitare una terza seduta, ma poi si sono detti che due persone a un tavolo vanno bene, la terza è di troppo!

4. il più introvabile: Ice Cube
Così credo si chiamerà e dico credo perché per adesso non lo sanno neanche loro. Quest’oggetto non è ancora sul mercato, lo sarà presto. Noi lo abbiamo ammirato in anteprima, dal punto di vista estetico non è una meraviglia, ma se pensate che all’interno ha delle pietre vulcaniche che (non ho capito bene in che modo) terranno al fresco lo champagne per ore, è davvero fantastico!

5. il più desiderato: Globalight by Karim Rashid
Un porta champagne da “passeggio” che tiene al freddo la bottiglia per almeno tre ore e che in più emette una luce bellissima. Cosa ci può essere di più chic per un picnic notturno per due persone…
Il più desiderato da chi? Da me, ovvio!

Abbiamo consumato “l’ultimo pasto” (scusate il piglio drammatico da condannato a morte, ma quando sto bene e mi diverto vorrei non finisse mai, soprattutto se so che tornando a casa mi aspettano centinaia di problemi da risolvere) insieme a Cécile Bonnefond la Presidentessa di Veuve Clicquot Ponsardin, nella villa-quartiere generale di Reims, al momento in ristrutturazione.

Piccola digressione polemica: ce lo vedete il blasonatissimo presidente di un’ azienda italiana, una qualsiasi (ma di pari fama) sedere allo stesso tavolo con dei blogger? Anche nella migliore delle ipotesi e cioè ammettendo che sappia cosa sono i blog, che non sono pericolosi, ma mangiarci insieme? Io non lo credo molto probabile.
Comunque sia, torno al racconto.

La cena è stata speciale e non solo per l’atmosfera, le candele, i fiori, l’arpa, i camerieri in guanti bianchi, il cibo, lo champagne ecc… ecc… Devo ammettere, di questo, non ricordo molto, ero sovrappensiero, distratta dal resto. E’ stata speciale per il clima rilassato, per la curiosità della Presidentessa, per le chiacchiere e le risate che si è fatta con me e Costas (il blogger greco), per l’interesse che ha dimostrato riguardo al nostro lavoro, per le premure che ha avuto, per averci invitato a sentirci come in famiglia e a tornare. Ottimo marketing penseranno i più smaliziati. E’ ovvio, di marketing si tratta, ma senza sbavature, senza quelle note stridenti che spesso senti nella voce di qualche addetto stampa, che è costretto ad essere gentile con te, ma che in circostanze diverse, se tu non fossi “inviata da Frizzifrizzi” non ti rivolgerebbe mai e poi mai la parola.

Ultimo regalo ricevuto: una bottiglia de la Gran Dame del 1998. La berrò tra pochi mesi con Simone (Ethel non potrà, credo) per festeggiare la nascita della loro bambina, nostra Gran Dame del 2008.
Intanto incrocio le dita per la vendemmia che inizierà in questi giorni. Auguro loro che questa possa essere un’annata vintage da non dimenticare! Per me il viaggio è stato indimenticabile. Grazie a tutti quelli che lo hanno reso tale.
P.s. Anche sollecitata da qualche commento sull’articolo di ieri vorrei aggiungere qualcosa, portate pazienza, solo poche righe! Avevo qualche preconcetto sullo champagne, li ho descritti nel primo articolo, ne ho parlato alla Presidentessa ma, come quasi sempre è, il preconcetto era figlio dell’ignoranza. Adesso dopo questi giorni passati con la “famiglia Veuve Clicquot” posso dire di aver imparato molte cose…
Cosa penso oggi 14 settembre 2008 dello champagne?
1) Non c’è dubbio è un bene di lusso: per molti ma non per tutti, ma non lo sono centinaia degli oggetti di cui ogni giorno parlo? Quelli che abitualmente compro o vorrei comprare?
2) Non è che d’ora in poi berrò solo champagne, ma non lo penserò più adatto solo alle grandi occasioni. Ho imparato ad apprezzarlo, a gustarlo, a riconoscerne alcune caratteristiche e a sceglierlo!
