Archivio per 'moda'

Ogni pausa pranzo che mi capita di passare davanti alla vetrina che ospita le sue creazioni, resto ipnotizzata..
Benché gli articoli vengano cambiati di rado (è una piccola boutique nel centro di Varese), non posso non fermarmi almeno un attimo a rinfrescarmi lo sguardo con i suoi colori brillanti ma sempre perfettamente calibrati, con accostamenti originali ma chic, colori complementari che trasmettono benessere e tagli decisamente… francesi (quel punto di viola non riesce a non farmi pensare alla Provenza!)
E’ Catherine André.
Ricorda Missoni (anche nel prezzo purtroppo! sigh) ma è un po’ meno geometrico, la maglina sembra morbidissima e tutto pare comodo comodo; i capi sono fluenti e disegnano la silhouette con eleganza, per giovani donne romantiche e sensibili, originali ma con classe.
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Una sera di qualche tempo fa, su un treno Milano-Bologna, io ed un giovane amico stanchi, annoiati per il ritardo (ma non doveva essere AltaVelocità?), dispersi chissà dove nella pianura padana, abbiamo iniziato a discutere sul valore simbolico dell’anello.
Quell’anello che lui regala a lei per dire:”Si, mi voglio impegnare”.
La mia posizione di zitella attempata e dissacrante sarà presto chiarissima: non ho mai sognato “quell’anello”, per me non ha in sé nessun valore intrinseco.
Aggiungo anche che qualora un uomo mi regalasse un anello con il solitario, che pare sia il più sognato dalle donne, io mi incazzerei moltissimo.
Perché vi chiederete voi strabuzzando gli occhi e pensando di aver problemi con il monitor? Beh, perché il tizio in questione, dimostrerebbe in modo lampante di non conoscere affatto la persona con cui vuole impegnarsi.
Se invece si presentasse che so io con uno degli anelli di Florie Dupont, ma anche con una spilla, beh mi avrebbe conquistata. Se non per sempre, almeno fino alla prossima infatuazione…
Florie Dupont è una giovanissima jewellery artist nata in Francia che, dopo aver studiato ad Amsterdam, si è trasferita in Svizzera dove vive e lavora.
Io, come avrete intuito, mi sono letteralmente innamorata dei suoi anelli e delle sue spille! [...]

Benetton (1); Marc by Marc Jacobs (2); Jimmy Choo (3); Christian Louboutin (4); H&M (5); Office (6); Fendi (7); Ixos (8); Topshop (9)
Come ogni regola che si rispetti, ecco arrivare l’eccezione: non solo tacchi vertiginosi per questa estate, ma tanti sandali ultraflat, ben in vista sulle passerelle, sui cartelloni pubblicitari e anche nelle corsie dei nostri immancabili negozi low cost.
Non c’è bisogno di allenamento per portarli e si possono indossare con qualunque capo purché abbinato con le dovute accortezze: ad esempio un sandalo gioiello per un abito da sera, un sandalo alla schiava in cuoio intrecciato per il giorno, un infradito per la spiaggia.
Qualunque donna può portarli, ma mi permetto di fare un paio di premesse: se avete le gambe corte e tozze, non scegliete i modelli allacciati alla caviglia, sembrerete un foto-montaggio mal incollato col rischio di apparire ancora più basse, scegliete piuttosto un modello molto aperto che lascia il piede libero slanciando la figura (è concesso al massimo un lacetto dietro la caviglia).
Se siete molto magre, al contrario, scelgiete pure i modelli intrecciati fin sopra alla gamba, i sandalstivali, i sandali-tronchetto, allacciati alla cavaiglia, alla schiava, il risultato sarà che le vostre gambe sembreranno più sode e muscolose.
Se avete le gambe perfette, non avete di certo bisogno dei miei consigli, mettete pure tuto ciò che volete, per voi non ci sono limiti, ma fossi in voi, indossare amuleti contro l’invidia altrui, melgio ancora se attaccati direttamente sul sandalo come i modelli della office.

Eccomi dopo un bel po’ di silenzio. Ritorno (cercando di farlo più o meno trionfale) per raccontarvi di un piccolo evento gestito da 3 piccole donne temerarie che in questa Milano “della moda” vogliono sfatare il mito dei costi e del “non conoscerai mai il tuo vicino”. Ecco che nasce Swaporama.
Certo, ne avrete già sentito parlare di Swap party e quant’altro.. tra Bologna, Roma e Milano un po’ ce ne sono, ma in questo caso, oltre a un mero scambio di capi tra due ragazze, che spesso si guardano in cagnesco, in un luogo a tratti asettico, il Swaporama si distingue per il calore dell’ambiente.
Non si vuole limitare lo scambio tra singole persone. I capi, qui, vengono allestiti come in una vera boutique. Sono ammesse solo ragazze, forse perchè l’uomo è ancora troppo poco metrosexual per gli argomenti chiacchierati in questo Loft.
Tutto viene poi accompagnato dalle lavorazioni culinarie che il trio organizza e inventa. Ogni cosa è mignon: mini hamburger, mini consomme, mini toast…
Tutto mini, giusto perchè così non ci si sente troppo in colpa (certo un mega hamburger con salse e bacon fa più impressione di tanti ma piccoli).
Ci sarò pure io lì. Non a scambiare capi con voi ma a fare qualche foto mentre vi strappate i capelli per il capo più bello!
Il prossimo Swaporama si terrà martedì 23 Marzo a Milano e per chi è davvero interessato ci sono ancora disponibili 40 posti. Per prenotare e avere tutte le info (luogo, ora, come funziona) scrivete a swaporamalovers@gmail.com.
Il costo per la partecipazione: 10€ (aperitivo con vino). [...]
Frizzi-gift: elastic head band + hair comb by ApeZoppa
Scritto il 09 marzo 2010 da Simone Sbarbati.

Ogni volta che sento il nome ApeZoppa immagino una povera apetta infortunata che ti ronza attorno poi si posa sul tavolo e zoppicando cerca di raggiungere il pane imburrato con la marmellata: merenda d’altri tempi, da mangiare in giardino, con il sole, in mezzo ai fiori…
Merende a parte, ApeZoppa deve il suo nome alle sorelle fiorentine Claudia e Deborah Pampaloni, due nostre creative lettrici che realizzano accessori fatti a mano e pieni di bottoni, che vendono durante i mercatini e in alcuni negozi di Firenze ed Arezzo, oltre che su Etsy.
Claudia (claudicante, zoppa: non lei, il suo nome) li produce. Deborah (ape, in ebraico) li fotografa.
Questa settimana mettiamo in palio un’elastic head band ed un hair comb by ApeZoppa.
Ora, immaginate di essere un’ape (zoppa) e di poter volare dove vi pare: per vincere uno dei premi scrivete nei commenti dove vorreste volare, chi vorreste pungere e perché.
A due chilometri da casa per pungere il vostro ex, a Los Angeles per pungere Tom Cruise (che però forse, essendo di scientology è immune alle api e riesce addirittura a comunicare con loro con il pensiero)…
Il miglior commento, a nostro insindacabile giudizio, si porterà a casa il pettinino. Il secondo l’head band.
Avete tempo fino a sabato 13.

La giovane fashion designer italiana Elena Massari ha da poco presentato la sua nuova collezione al White di Milano.
Se da una parte è evidente che la sua ricerca sulle linee anni ‘20 e ‘30 non è stata messa da parte, dall’altra sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo punto di partenza: i capi e gli accessori, pur mantenendo una certa essenzialità, sono molto più elaborati rispetto ai suoi lavori precedenti.
La collezione, intitolata Janus, poggia un piede sull’immaginario a là Alice nel Paese delle Meraviglie (più che attuale, di questi tempi) e l’altro sulla mitologia del dio bifronte che custodisce l’entrata e l’uscita del passaggio, del mutamento interiore ed esteriore (e qui si ricollega a Carroll) e quindi anche del passato e del futuro.
Via mail Elena mi ha raccontato di essere proprio in questa fase, affacciata alla porta, in transito da una casa all’altra, da un lavoro all’altro, e quello che si muove dentro di lei si riflette (a proposito di Alice attraverso lo specchio, e delle foto doppie del lookbook) in quello che crea.

Qualche tempo fa una ragazza di Brooklyn incontrò un ragazzo di Minneapolis, i due si innamorarono e decisero di sposarsi su una delle Ebridi Scozzesi, qui passarono la maggior parte del tempo alla strenua ricerca della lana per il kilt matrimoniale.
Per la luna di miele andarono in Croazia dove è stata inventata la cravatta.
Kat aveva lavorato per Ralph Lauren, Calvin Klein, Gourmet, Elle. Mac aveva invece lavorato nel mercato immobiliare. Con la nascita della terza figlia decisero che era arrivato il momento di cambiare. Avendo ripetuto spesso ai figli di seguire i loro sogni, era arrivato il momento di dare il buon esempio, così nacque Pierrepont Hicks.
Il brand ha sede in Minnesota ma le cravatte e i farfallini sono prodotti nel distretto tessile di New York. Mac si occupa dei numeri, Kat invece disegna le linee , spesso chiede consiglio a Mac, ma solo raramente lo ascolta!
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Poco meno di un anno fa avevamo parlato della nascita del collettivo coseAtre (ovvero Laura Armato, Marco Corso, Giulia Cerini e Chiara Aiello: quindi ormai praticamente coseAquattro…) e della presentazione della loro linea di accessori.
Da allora i coseAtre sono apparsi su altri blogs, webzines e magazines, hanno fatto colazioni sull’erba e soprattutto hanno continuato a realizzare borse ed accessori, che hanno calcato anche le passerelle milanesi visto che 1/3 del trio, ovvero Marco Corso, è uno dei vincitori di Next Generation ed ha presentato la sua prima collezione donna durante la settimana della moda.
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Fa la cosa giusta è una mostra mercato del consumo critico e degli stili sostenibili, giunta ormai alla VII edizione, che si svolgerà a Milano presso i padiglioni di Fieramilanocity a partire dal 12 marzo. La mostra ha al suo interno una sezione speciale dedicata alla moda ed è proprio in questo contesto che si svolgerà la seconda edizione di DRESSED UP: a critical fashion show.
DRESSED UP: a critical fashion show è un evento ideato ed organizzato da Isola della Moda che propone un’alternativa nel campo della moda in cui fashion e consumo critico si incontrano per definire un nuovo stile.
Sono protagoniste le piccole produzioni di moda, la sartorialità, la manifattura ricercata ed allo stesso tempo vicina alle nuove tendenze.
Presenteranno le loro creazioni: Caira Design, Laafia, Laboratorio Isola, Lavgon, Riciclabò, Quincy Torino, Stefierre, Samanthakhan Tihsler.
Titolo ed allo stesso tempo concept di questa seconda edizione è Re_PUBLIC FASHION.
Un modo per spronare il pubblico/consumatore a riappropriarsi del concetto di moda, in quanto forma espressiva del vivere sociale.
Per questo alla tradizionale sfilata si è preferito la performance che rende fruibile al pubblico ciò che normalmente avviene dietro le quinte. Inoltre, per coniugare le esigenze degli addetti ai lavori con quelle del pubblico, gli stilisti presenteranno sia le collezioni della SS2010, sia le anticipazioni delle collezioni FW2010/11.
In concomitanza con l’evento, verrà inaugurata l’esposizione fotografica del progetto Re_PUBLIC FAHION, realizzato in collaborazione con il fotografo Alberto Bonardi.

Le piume dei cuscini, il muso dei suoi gatti, i rocchetti di filo ed i capelli: sono le ispirazioni per la prima collezione di Loto Natif, brand creato da Giuditta Bevivino.
Giuditta ha iniziato disegnando abiti, dopo aver frequentato l’Istituto Italiano della Moda di Roma, città dove vive. Poi ha deciso di passare ai gioielli, perché meno soggetti alle mode e più vicini alla vera anima di chi li indossa e di chi li crea.
Quando è più melanconica, disegna gioielli più romantici; quando si sente vitale, dalle sue mani escono creazioni più grintose. E a distanza di anni i suoi gioielli diventeranno per lei una specie di diario dove in ciascuna pagina (anello, braccialle o collana) ritroverà le sensazioni vissute e le ispirazioni.
Per informazioni potete contattarla a questo indirizzo: bevivino.giuditta@gmail.com.
Dopo il salto altre immagini

Hanno tutti un qualcosa di nostalgico i gioielli dell’australiana Djurdjica Kesic.
Mi immagino romantiche scene in cui lui e lei si riparano dalla pioggia sotto un albero e lui le fa una collana con i rametti trovati sull’erba.
E la nostalgia probabilmente deriva dal fatto che la Kesic utilizzi principalmente materiali ed oggetti trovati come sedie, cornici, sassi, che avevano una propria storia prima di diventare – spesso dopo esser stati fatti a pezzi – parte dei suoi gioielli, tra i quali spiccano quelli in legno della serie nomad, malmsbury e transitions.

Più semplice di così. Apro l’home page di Etsy e me la ritrovo lì, tra i featured seller, servita su un piatto d’argento.
Lorena è nata a Cuba, ha 21 anni e ora vive e lavora nel sud della Florida. Sempre al caldo insomma.
Da un annetto ha aperto il proprio negozio online – spinthread – dove vende queste collane. Sono colorate, sono geometriche, sono ricamate a mano. Sono un filo costose, ma se mettete insieme la scelta dei colori, lo sbattimento del ricamo e un favorevole cambio con il dollaro, allora – forse – potrete vederla in maniera positiva.
Potete guardare anche qualche sua vecchia creazione su flickr e contattarla mandandole un’email ici.

Non è né carne né pesce, né un volatile, né una buona aringa rossa.
Infatti è Lisa Farmer.
Meglio, il titolo che questa brava designer americana, ha scelto per riassumere le sue creazioni.
Lisa disegna borse partendo dall’intenzione di mettere in discussione i confini tra moda, arte e design. Vuole creare una “borsa-contenitore” che possa essere considerata un oggetto di design, ma al contempo anche un’opera d’arte o uno scrigno indossabile.
Il risultato sono bellissimi pesci colorati pieni di dettagli o insetti, anche essi ricchissimi di particolari. Di questi ultimi però, non me ne vorrà Lisa, non riesco a dire bellissimi perché sono tanto realistici da scatenare entomofobia. Ebbene sì, non sopporto la vista degli insetti che “crocchiano”, quelli cioè che se li schiacci (per liberartene) fanno “croc” …
Tornando alle borse, ogni esemplare è unico, non esistono duplicati. Sono realizzate a mano, in eco-pelle, da un artigiano con oltre 40 anni di esperienza.

Sembrano quasi bucare la superficie le stampe di Ostwald Helgason, marchio fondato nel 2008 da due designers che si sono incontrati per caso in uno studio di Londra, Susanne Ostwald, tedesca ed Ingvar Helgason, islandese.
Stampe ottenute tramite processi tecnologici all’avanguardia (fotosintesi), che raccontano fantasie fluide, a tratti optical, aperte a mille significati da ricercare anche nell’intreccio di idee nate dal connubio di realtà così differenti, quella tedesca di Susanne e quella dell’estremo nord di Ingvar .
Potete dare un’occhiata alla collezione sul loro sito web.
In Italia la trovate solo da Slam Jam, a Verona.
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Schmucknomadin-weltlernen potrebbe essere tradotto più o meno così: gioielleria nomade-imparare il mondo.
Si tratta di un progetto iniziato nel 2007 quando Sina Emrich ed il marito decisero di fare un viaggio attorno al mondo a partire dal 1 giugno 2008.
Sina, jewelry designer, decide di dedicare il 2007 alla preparazione di quest’avventura: anche il suo modo di creare doveva “mettersi in viaggio” con lei e siccome doveva partire leggera ridusse all’osso gli attrezzi del mestiere, imparando a creare solo con un seghetto, una pinza e un martello. Gli unici attrezzi che poi portò in valigia.
A giudicare del risultato per lavorare il legno, il suo materiale preferito, devono essere sufficienti!
Se vi incuriosisce, il viaggio è interamente documentato sul suo blog.

Per motivi personali, dove per personali intendo dire non legati all’attività svolta per Frizzifrizzi, ho partecipato fisicamente – in qualità di spettatrice curiosa – a moltissime fasi creative di questa collezione.
Ero con Fabio e Juan quando partendo delle più disparate ispirazioni si sono messi a pensare prima ed a disegnare poi le stampe, quando hanno scelto le linee, fatto gli studi dei cartamodelli… insomma ero lì e li osservavo silenziosa (quasi sempre) e compiaciuta (come può esserlo una persona priva di alcuna creatività in presenza di due vulcani come loro).
Poi per motivi altrettanto personali, quando la collezione era ormai pronta sulla carta, mi sono assentata.
Lo confesso, pensavo che non sarei rimasta molto stupita vedendo il risultato finito del loro lavoro. Mi ero prefigurata una bella collezione.
Invece i due mi hanno spiazzato, regalandomi una bella sorpresa. Quando mi sono trovata davanti i capi indossati dalle modelle, ho pensato : cavolo, sono veramente bravi. La realizzazione va ben oltre le mie aspettative.
La collezione di Leitmotiv FW2010/11 mette su stoffa le loro visioni amplificandole: cornici barocche contaminate da dettagli meccanici e futuristi, romantici paesaggi bucolici e microchip.
E’ bellissima!

Riceviamo decine di email di segnalazioni ogni giorno: per mia fortuna non le gestisco io. Qualcuno, una santa donna armata di molta pazienza, le smista in base agli interessi dei componenti della redazione. Per quelle che arrivano a me succede così: in genere le leggo subito, specie se la presentazione non è eterna, seguo i links, guardo le immagini del prodotto e se mi “innamoro” scrivo immediatamente il post.
Capitano però giorni in cui non ho tempo, voglia, in cui sono di pessimo umore quindi le accantono e poi con calma le riprendo. Capita anche che l’amore nasca con il tempo e non alla prima lettura. Scrivo i post su ciò che ritengo pubblicabile, archivio il resto. Stamane facendo le pulizie di primavera mi sono messa a rileggere vecchie-vecchissime segnalazioni che giacevano lì inevase, quando mi sono imbattuta nell’email del brand Stabole datata 4 giugno 2009 e mi sono detta: perché non hai scritto un post di segnalazione? Queste borse sono belle!
Ecco il post meglio tardi che mai!
Stabole, è un brand capitolino, che nasce dall’ idea del designer Lorenzo Pezzi di rappresentare la contemporaneità attraverso una serie di borse funzionali, dalla linee asciutte, morbide, essenziali ed eleganti. Un’armonia di forme e volumi dinamici. Abbinando colori e materiali a contrasto.
Una nuova forma di recupero della tradizione italiana nella sua più alta forma artistica: l’artigianato di qualità. Lorenzo infatti è andato a cercare nelle periferie cittadine e tra i bei vicoli della capitale quelle mani esperte degli artigiani che una volta servirono i Papi e le monarchie italiane, affidando loro il compito di realizzare le sue idee.
Ognuno ha l’opportunità di personalizzare le borse combinando i colori e i materiali della collezione secondo le proprie preferenze.
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Le donne sono fissate con le tasche? Non lo so e non mi interessa.
Gli uomini sì: dal gilet da pescatore all’impermeabile stile ispettore Gadget (e mettiamoci pure scomparti e cassettini dell’automobile) avere più tasche è importante. Significa avere qualcosa da metterci, significa essere più organizzati, significa avere posto per una sorpresa (50 euro che sembravano perdute spuntano fuori all’improvviso dalla tasca che non ci si ricordava più di avere). A parità di prodotto, quello con più tasche è… semplicemente più!
Certo, magari non tutti gli uomini. Ma se vi siete fissati a guardare le immagini qui sopra – e vi regalo pure quella ingrandita per vedere meglio – siete tra questi. Siamo tra questi.
E non potete non innamorarvi di Trash, borsa da viaggio appena lanciata da TravelTeq, un gruppo di amici che, viaggiatori incalliti, si sono messi a tavolino per creare la borsa dei loro sogni.
Avete visto lo scomparto per i biglietti da visita? E quello per occhiali e biglietto? Dentro ci sta un bel Macbook, riviste, iPhone, penna oversize (o sigaro).
Disponibile in diversi colori, sul retro c’è pure la fibbia per agganciarla al trolley.
E a proposito di trolley, è in arrivo anche quello: nome in codice Trip. Il lancio è previsto per metà marzo ma le immagini sono ancora top-secret.
La borsa invece sarà possibile acquistarla a partire da maggio. [...]
Dopo averla vista arrampicata sulla torre Eiffel, avvolta nel mistero con la sua Lady Dior, l’attrice francese Marion Cotillard è riapparsa nei mesi scorsi in una campagna firmata da Annie Leibovitz (dopo il salto il making of) sempre per Lady Dior, e i toni noir dei primi tempi venivano pian piano sostituiti dal rosso. E da Parigi ci si spostava a New York.
E proprio oggi, giorno della presentazione della collezione Dior FW2010/11, esce ufficialmente il video Lady Rouge, dove la cotillard canta con i (e un pezzo dei) Franz Ferdinand. E non se la cava neanche male…
La Lady Dior stavolta è rosso fiamme dell’inferno. Di coccodrillo. O, traducendo per mia figlia, rolillo.
Coming soon: chapter 3 – Lady Blue – Shangai.
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Flower Glam -Suggestioni di una notte by The Kitchen of Fashion
Scritto il 05 marzo 2010 da Francesca Arcuri.

Quando ho letto l’email di segnalazione ero appena tornata da una lunghissima passeggiata nei campi in fiore, felice per il profumo di primavera finalmente nell’aria!
Non vi stupirà sapere quindi che sono riuscita quasi a sentire l’odore di queste creazioni.
L’idea è venuta alla poliedrica e visionaria trendhunter torinese Antonella Bentivoglio d’Afflitto. La collezione è stata creata per la primavera/estate 2010: si tratta di collane, spille, anelli, bracciali, originali e freschi copricapo realizzati tutti rigorosamente con erbe e fiori freschi. Menta, gelsomino, rose, edera, ortensie… studiate ad hoc per impreziosire, partendo della personalità della cliente o dal tema e dal luogo dell’evento.
Le realizza nel suo atelier – The Kitchen of Fashion – per eventi glamour, matrimoni, ma anche per le sue clienti che vogliono sentirsi speciali per una sera e per ridare vita ad un abito.
La settimana prossima per esempio sarà a Capri dove per ciascuna delle invitate ad una festa dei diciotto anni verrà creata una collana “flower glam”, in un corner allestito con svariate tipologie di erbe e di fiori profumati. Le giovani e fortunate ospiti potranno scegliere colori e fogge del loro bijou fatto sul momento. Beate loro, giovani e vestite di fiori!
