Archivio per 'design'

C’è chi vive minimal per scelta, per capriccio, perché va di moda… e chi invece è costretto a farlo.
Dietro alle sbarre le cose che mancano sono tante e gli spazi limitati, ma non la fantasia.
Design in gabbia, in questo caso, è da prendere nel senso letterale del termine: il progetto infatti è nato grazie al supporto di 40 detenuti che hanno ideato e creato – con il supporto del designer inglese (ma di base in Italia) Anthony Knight, dello studio Imegadito e dell’architetto e designer Raffaella Brunzin – con macchinari già presenti all’interno del carcere (la Casa Circondariale Santa Maria Maggiore a Venezia) quattro prodotti, pensati proprio partendo dal loro regime di vita “essenziale”.

Una shopping bag, un pouff, un pannello multiuso ed un grembiule, tutti realizzati in cotone e velcro (che serve per appiccicarci sopra gli accessori intercambiabili).
Trovate tutto da I Love Tourism, a Venezia, fino al 15 ottobre.
Less is more.

Confesso il mio feticcio per lavagne e lavagnette: magnetiche, di sughero, a gessetti o pennarelli.
Mi piace l’oggetto in sé. Le sua potenzialità: scrivere, appiccicare, appuntare, fare mini-caos di ispirazioni, usarle per appendere le chiavi di casa, per scriverci la lista della spesa, per segnare i punti a carte, per mettere bene in evidenza le bollette sperando che qualcuno se ne accorga e le paghi.
Tutte cose che, quando entra in casa una nuova lavagna, faccio per qualche settimana, mese al massimo. Poi l’ultimo appunto, disegno, bolletta, diventano piccoli reperti da consegnare al future me, quando arriverà il nuovo momento di lavagn-fascinazione.
Però. Però una lavagna pelosa come questa so già che non l’abbandonerei mai.
Mai, dico.
[via]

Finché non ce l’avevi, non facevi altro che prendere per i fondelli i tuoi amici per tutto il tempo che perdevano dietro a un iPhone. Ora che l’hai comprato anche tu (finalmente! tanto valeva aspettare il 5) non puoi fare a meno di ritardare il momento in cui toglierai la pellicola protettiva, lo maneggi peggio di un artificiere con una bomba e guai alle ditate.
Se ti ci ritrovi, immagino ti sarà subito balzata all’occhio questa cover ammiccante. Tra l’altro limited edition, per cui puoi anche stracciare i tuoi amici con un colpo solo. Come?
Semplice, il prossimo 10 settembre 2010, vai sul sito online di Colette ed acquista la cover realizzata in collaborazione con l’artista Craig Redman (idolo) e il suo Darcel, il tutto creato in occasione della FNO. Non sapete di che evento tratta? Accidenti, avete davvero staccato la spina durante le vacanze!
Ve ne parlo nella prossima puntata.

Dunque, i tempi sono strettissimi per cui andiamo al nocciolo della questione. Volete avere la possibilità di vincere un viaggio completo (con soggiorno in un hotel a 5 stelle) a Shangai con tanto di biglietti vip per l’Expo 2010?
Bene, semplicissimo e indolore. Andate sul sito Swatch Mtv Playground, vi iscrivete alla community, caricate il vostro disegno per uno swatch e incrociate le dita. Ovviamente dovreste leggervi anche il regolamento (perché Swatch poi si tiene il vostro disegno) e muovervi all’istante perché il contest chiude oggi 31 agosto alle 17:00.
Non lamentatevi, non è che possiamo rendervi sempre le cose semplici.

A Natale manca ancora molto, ma, dato che tra luglio e agosto si concentrano i compleanni dei miei amici, mi ritrovo a fare pacchettini ogni tre per due.
Quando ho trovato questo sito ero al settimo cielo. Poi ho scoperto che ha chiuso i battenti a marzo di quest’anno. Comunque, un bel pacchetto non lo si nega a nessuno e dal blog si possono trovare ancora delle idee e dei tutorial niente male.
Nice Package è nato due anni fa, dalle menti di Ez e Marichelle che hanno condiviso la propria passione per l’arte dell’impacchettamento.
Potete vedere quello che sono riuscite a realizzare nel giro di quasi due anni nella gallery (dove trovate suggerimenti per ri-utilizzare materiali e creare nuove decorazioni) oppure nella sezione gift packaging dove vi mostrano come realizzare al meglio dei pacchettini regalo.
Ora, se siete particolarmente ispirati, potete cercare qualche altro spunto nel blog di Ez, Creature Comforts o in quello di Marichelle Heart Handmade.

L’avessero saputo, i tanti che si sono svenati per un brillantone formato gigante, che una semplice vite avrebbe potuto essere un’alternativa più chic – oltre che più economica – alla pietruzza/pietrona/pietrissima.
I designers canadesi del National Design Collective avranno avuto una cassettina degli attrezzi piena di viti e un buon numero di ragazze a cui regalare i loro M3/M4: anelli per una vite…

Se hai tra le mani una bici come questa credo che la tentazione di appenderla al muro e lasciarla attaccata lì, come un quadro, sia tutt’altro che momentanea. Non puoi non chiederti: le strade sono degne di lei?
Nata dalla collaborazione tra la Velorbis, celebre azienda danese che produce bici custom, e Lars Leikier, designer e fabbro pure danese, la Velorbis Leikier Bycicle è un capolavoro di tecnica e design, ispirato ai telai delle moto anni ‘50.
Se volete sapere cosa si prova a salirci sopra e ad usarla leggetevi il test drive che hanno fatto i ragazzi di Cycle Chic (anche se con la versione nera, neanche lontanamente paragonabile a questo gioiellino qua sopra).
Continua…

Se fossi biondo e avessi bambini biondi. Se abitassi in una città del nord-europa, con larghi marciapiedi, cielo color argento, verdi parchi in ogni dove e case che conoscono qualche tonalità in più del rosso mattone, dell’ocra e del terra di siena bruciata. Se avessi il mio orticello e patate e cetrioli da coltivare come hobby, e magare vendere al mercato di quartiere quelli che non uso per cucinare. Se i se non fossero se, né ma, né però… vorrei una MaxiBike.
Vuoi mettere andare in giro con gatto, figlia, spesa e avere un po’ di posto pure per qualche sorpresa dell’ultimo minuto, tipo una splendida sedia vintage sul bordo della strada o una torta lasciata a raffreddare sulla finestra che ti invita a farla tua (e da condividere con figlia e gatto).
Però, a dirla tutta, dove ci vai a Bologna, Milano, Torino, Roma, con queste MaxiBike?
In mezzo al traffico diventi un piccolo autobus a cui manca solo l’obliteratrice. Di piste ciclabili, poi, già si fa fatica a trovarne e se si trovano o sono invase dai pedoni o finiscono nel nulla di una strada a scorrimento veloce.
Le MaxiBike, versione d’importazione delle olandesi Bakfiets, sono per chi abita in campagna e nei piccoli centri. Ovviamente in pianura.
Padani, presto, inforcate le selle e saltate nei carretti, per la verde rivoluzione che verrà. Su due ruote.

Ti svegli la mattina con in testa una confusione totale di pensieri (s)composti da frammenti di sogni, scadenze troppo a lungo procrastinate, telecomandi che non si trovano, cellulare che suona, heavy-metal sparato a palla dai vicini, caldo asfissiante, giocattoli di tua figlia sparsi sul pavimento, piatti da lavare e liste della spesa che ti aspettano.
Soluzione: apri le finestre, fai un bel respiro e guarda intensamente il tuo terrarium Litill. Porta più saggezza di un aforisma zen e più calma di interiore di un valium.
Detto con parole semplici: il terrarium Litill sta all’iPad come la piantina presa dal fiorista sta ad un netbook con Windows.
Continua…

…chiami mia moglie e le dica (occhiolino) che stasera farò tardi e mi fermo qui in ufficio (occhiolino, occhiolino).
Altri tempi. Oggi se “ti fermi in ufficio”, per avvertire tua moglie usi il cellulare e se ammicchi alla segretaria lo fai con molto meno garbo.
Ma quando per strada tutti portavano il cappello e potevi fumarti un sigaro alla scrivania senza esser denunciato e farti un goccetto al mobile bar senza passare per un alcoolizzato, le segretarie telefonavano alla moglie di turno con uno di questi.
Da Wild & Wolf vendono delle repliche perfette.
E per acquistarli non devi neanche alzare la cornetta (a proposito di corna…). Puoi farlo tranquillamente online.

H1, H2, H3, H4, H5, H6, H7, H8 e ora H9. Non ho affondato una super-corazzata giocando a battaglia navale: si tratta delle uscite di Heads Collective Showcase, fanzines monografiche di cui abbiamo già parlato in passato e dedicate, di volta in volta, ad artisti contemporanei.
E come reminder non c’è niente di meglio che aprire la propria casella postale e riceverne una copia: magnifica, come le altre che mi hanno mandato in passato.
Questo numero (che potete anche scaricare in pdf), con tanto di poster all’interno, è dedicato a Seba Lallemand, in mostra in questi giorni e fino al 15 settembre a Milano da Marsèlleria.
Continua…

Ospitalità è offrire il piatto di spaghetti perfetto (e perfettamente al dente) a chi sai che ci tiene.
Ospitalità è trovare il vino che si accompagni perfettamente non solo al cibo ma anche a chi viene a cena.
Ospitalità è aprire la porta e lasciar entrare qualcuno facendolo sentire il benvenuto non solo per circostanza o per abitudine, ma perché è davvero il benvenuto.
Ma come si progetta l’ospitalità?
E’ quello che si chiede Naba con il Concorso Internazionale Progettare l’Ospitalità.
In occasione dei suoi 30 anni l’accademia milanese, appena entrata a far parte di un network di università internazionali, prospetta un aumento degli arrivi di studenti internazionali.
Ecco il perché del tema del concorso, che mette in palio 8 borse di studio a copertura totale della retta per la partecipazione ai Master e Bienni specialistici che partiranno a gennaio 2011.
Si può partecipare seguendo diverse tracce progettuali, in base all’area che poi si intende andare a studiare.
Tutte le informazioni le trovate qui.
Deadline: 30 settembre 2010.

Credo che l’iPhone sia uno degli smartphone più diffusi al mondo. Ce l’hanno tutti. Dai ragazzini delle medie (!) alle signore più attempate.
Ma se volete veramente risaltare tra la folla, non bastano le miriadi di apps che potete scaricare per customizzarle o custodie fluo; impegnatevi, potete fare di più.
Ad esempio, annullare per magia la leggerezza di questo smartphone incastonandolo in una favolosa e originale custodia in legno realizzata da Grove.
Sono disponibili per il modello 3G e per iPhone 4, a partire da una settantina di dollari per la versione semplice e da 90 dollari circa per quella d’artista. Scegliete il disegno e poi il colore del legno (dal più chiaro al nero); oppure caricate la vostra grafica e passate all’acquisto.
p.s.
spediscono in tutto il mondo
Continua…

Alla fine la mia giornata futura resterà forse soltanto un sogno ma resta il fatto che allo smart urban stage le visioni le mangiano per colazione e dopo la presentazione dei progetti, le serate gestite dalle vivacissime realtà creative romane (noi siamo stati qui e qui: e dopo il salto parliamo anche di quello), come in un bel film prima o poi la fine doveva arrivare.
E ieri sera, infatti, c’è stato il party di chiusura durante il quale sono stati premiati tre dei progetti/visioni presentati.
I PROGETTI PREMIATI
Ad aggiudicarsi il primo premio di 10.000 € è stato Calle de Diversion, progetto di LPU, che sta per Liga de la Partida Urbana, ovvero Pasquale Passannante e Rafael Machado.
Secondo premio a Sustainability Stands for Simplicity di Studio Tamassociati. A loro vanno 2500 € e l’uso di una smart per un anno.
Terzo premio a Bacterial Microcars di Roberto Di Leonardo & Luca Angelani (che, detto tra noi, era quello che trovavo più interessante). I due useranno una smart per un anno (poi magari troveranno il modo di realizzare la loro bellissima invenzione e li vedremo girare con un’auto a batteri…).
OPEN SOURCE
I ragazzi di Phlegmatics, che hanno organizzato – in maniera impeccabile nonostante i tempi strettissimi a disposizione – l’evento hanno coinvolto (in una sorta di subappalto creativo) alcune tra le realtà locali più interessanti, che a loro volta sono riuscite ad incuriosire e a coinvolgere il pubblico – un panorama umano molto variegato e molto… umano: le varie celebrities passate di lì non erano affette dal morbo del divismo e se mi sono messo a mimare una lap dance nel giardino esterno significa che mi trovavo perfettamente a mio agio (e che avevo bevuto troppo).
THE FOODERS – EAT THE SKYLINE
E’ stata la prima serata, oltre all’apertura, a cui ho partecipato.
Tra grattacieli fatti di drinks e panini, The Fooders hanno portato la loro visione gastronomicamente critica dei pessimi progetti di riqualificazione delle periferie romane.
Le foto che seguono sono della nostra super-lettrice Simona Tiracchia, che ho avuto modo di conoscere grazie a smart urban stage.
BANG ART – THE SAVAGE CITY PARTY
L’imperativo era di partecipare numerosi e pelosi. Fatto… e fatto (la mia stupida e spelacchiata barba da allora sta crescendo, forse per influsso chimico dei barboni – questi, al contrario del mio, seri – visti durante la serata).
I nostri amici di Bang Art hanno organizzato uno splendido party a base di origami, splendidi video e musica tricotica.
Le foto stavolta sono mie. Quelle di Simona Tiracchia sono abbastanza compromettenti per il sottoscritto (vedi lap dance).

Che te fai di un carrellino come questo?
Sembra progettato dalla nipote di Mary Poppins ma sul sito di Welcome, pazza agenzia creativa che l’ha realizzato, hanno qualche idea in proposito: valido sostituto per il tavolino accanto al divano, portagiocattoli per il pupo che scorazza per casa, vaso per piante che hanno voglia di viaggiare, necessaire per un pic-nic perfetto, carrellino per portare a vendere al mercato le verdure che coltivi in terrazza.
Aggiungo: vuoi mettere andare a fare la spesa con questo?
Lo acquistate online sul sito di Welcome.
Live Every Litre giunge alla conclusione la prossima settimana.
Se vi siete persi per strada o semplicemente ci leggete da oggi, vi faccio un mini recap: Honda, in occasione del lancio della sua nuova ibrida CR-Z, ha realizzato il progetto Live Every Litre dando spazio ai viaggi che gli utenti avrebbero desiderato fare prossimamente. Qui trovate le puntate precedenti: uno, due e tre.
Ne è nata una community – piena di sogni, speranze, viaggi scommesse, ricerca interiore – che ha potuto realizzare il viaggio tanto desiderato: finalmente il prossimo 21 luglio, alle ore 20:00 ci sarà la premiere online del film realizzato dai componenti del casting finale. Segnatevelo!
Nel frattempo, qui sopra avete il trailer del video; per ulteriori informazioni, potete andare sul sito di Live Every Litre.
Tara Bursey: food design nel vero senso della parola
Scritto il 13 luglio 2010 da Manuela Costantini.

Grazie a Tara Bursey, giovane artista canadese laureata alla Scuola d’ Arte di Toronto, l’espressione “anelli di cipolla” potrebbe non voler più significare soltanto “alito tremendo dopo un aperitivo della peggior specie”.
Le amanti del cocktail ring non restino deluse, perché Tara per ora non fa anelli, ma usa le bucce di cipolla, aulentissimo materiale dalla texture naturale, per fare delle spille (che potete acquistare su Etsy), ma non è detto che non ci prenda gusto e non ci sforni presto la parure intera.

Di questo particolarissimo magazine che pubblica solo interviste avevamo parlato in occasione dell’uscita del secondo numero.
Ora, in occasione della sua terza uscita, Klat torna con una grossa novità: il formato digitale.
Grazie alla collaborazione con Zinio ora è possibile scaricarsi la rivista per Mac, Pc e soprattutto iPad. E ovviamente, rispetto alla versione cartacea, si risparmia.
L’importante, che siate iPatiti o al contrario cultori della vecchia cara carta, è che non vi perdiate questo numero, tutto dedicato alle sfide ed alle tesi controcorrente.
Tra gli arredi carbonizzati di Maarten Baas, le fastidiose verità di Oliviero Toscani, la tecnofila semplicità di John Maeda, c’è di che leggere/pensare/criticare/sognare per il resto dell’estate.

Mercoledì scorso ho fatto di nuovo un’incursione in una Milano a dir poco afosa.
Fortunatamente il pretesto è stato dei migliori: ho avuto il piacere di essere invitata alla presentazione delle ballerine BowWow (di cui abbiamo parlato in precedenza e realizzate in collaborazione con Moschino), che si è tenuta presso lo store di Via Turati.
Arrivo in ritardo – causa chiusure stradali inaspettate – e mi ritrovo in questo tempio del design, con le blogger in versione assorta/ammirata che seguono Lorenza Luti, direttore Marketing di Kartell.
Lorenza mi incanta con le sue parole, una persona fresca, veramente genuina e spiritosa. Ma una delle prime cose che noto è il paio di Lady che indossa, della stessa tonalità del famigerato 505 e che mi appaiono splendenti come non mai. Vedere queste scarpe indossate fa tutto un’altro effetto. Vero, potevo arrivarci prima, ma non le avevo ancora viste ai piedi di nessuna. Mea culpa.
Lorenza ci mostra le BowWow, anzi i loro prototipi (con tanto di stampa interna: questa non è una ballerina). Sono più morbide delle Glue, quasi più leggere e i colori sono stupendi (cipria e verde sopra tutti). Dopo una breve introduzione, riesco a scambiare quattro chiacchiere vis-à-vis.
Ho letto dal comunicato stampa online che è stata tua l’idea di realizzare le prime Glue insieme a Giorgiana Zappieri (.normaluisa). Come mai proprio le scarpe e non, ad esempio, una linea di accessori o borse?
kartellNon c’è stata una scelta o un piano a priori, la nascita delle prime Glue Cinderella è stata naturale. Tempo fa, durante una sfilata presso l’Orto Botanico di Brera, abbiamo pensato (ndr Lorenza e Giorgiana) che sarebbe stato bello se le modelle avessero indossato delle scarpe trasparenti. L’idea ci è piaciuta e così, un po’ anche per gioco, abbiamo proseguito. La tecnologia utilizzata è alquanto complessa e ci è voluto più di un anno per realizzare il progetto delle prime Glue Cinderella, a cui successivamente abbiamo pensato di aggiungere il tacco (realizzando Lady) e infine realizzare anche uno stivale (ndr ve ne parlo a breve!)
Nell’ultimo periodo le calzature in plastica sono state oggetto di grandi attenzioni da parte delle più grandi maisons; oltre a Melissa, le jelly mouse di Marc Jacobs, ci sono i sandali di Givenchy, di Chloé, e molti altri. Quali sono i plus di una scarpa Kartell?
Una volta deciso di intraprendere questo progetto, ho pensato ad un prodotto di fascia alta, come possono essere – ad esempio – le jelly di Marc Jacobs; per me le più rappresentative di quello che avrei voluto realizzare. Le nostre scarpe sono trendy, colorate e con un’alta qualità. Sono realizzate con stampi d’acciaio, sono fatte per durare e non seguono la moda del momento. (ndr. effettivamente, converrete con me, le Glue continuano ad essere attuali nonostante il modello sia stato lanciato due anni or sono, sono scarpe senza tempo).
Parlando della produzione, come vengono realizzate le ballerine?
Dunque le scarpe sono stampate ad iniezione e sono riciclabili al 100%. Gli stampi in acciaio sono realizzati dallo stesso fornitore che realizza quelli per l’arredamento. La tecnologia è molto precisa e complessa, ad esempio, per le Glue bicolore si iniettano le due tonalità in maniera accurata in modo da tenere i colori separati. Ci piace provare nuove cose, arrivare dove altri non sono ancora giunti, così come abbiamo fatto per la realizzazione di queste scarpe.
Dopo .normaluisa e Moschino, avete in mente altre collaborazioni? Puoi darci qualche anticipazione?
Attualmente sto cercando di creare un mio team per poter lavorare al meglio. Le collaborazioni sono aperte; ricevo continuamente proposte.
Dal video girato durante il Pitti ho intravisto uno stivale, che ho scoperto chiamarsi Sofia. Puoi parlarcene?
Sofia (realizzato sempre con .normaluisa) è uno stivale che arriva fino al ginocchio, realizzato con una plastica molto morbida. Il colore è opaco mentre la zeppa è lucida. L’ho testato in diverse occasioni: è comodo, morbido; volevo che ricordasse la pelle. Sarà lanciato dopo l’estate.
Sono uscita dallo store camminando a un metro da terra!
p.s.
ringrazio Alessandra di Cool & Contagious per aver fatto da modella!

Incredibile (ri)scoprire a 31 anni – complice mia figlia – quanto sia rilassante sdraiarsi sul pavimento e rimanere lì, in mezzo al salotto, senza far niente, a guardare il soffitto.
Prossimo passo è farlo su uno dei tappeti di Carpet Reloaded: tutti pezzi unici, realizzati utilizzando vecchi tappeti della prima e della seconda metà del 900, poi decolorati e ritinti e, a volte, assemblati a patchwork.
L’effetto è strabiliante – non a caso sono apparsi sulle principali riviste di settore – e sembra di guardare dei vecchi tappeti attraverso un paio di occhiali con le lenti colorate (che potrebbe essere la soluzione low cost, visto che al momento le mie finanze non permettono spese simili).
