Archivio per 'design'

Di lei sappiamo che è una designer, che nasce in Alaska e ben presto si trasferisce a New York. Beata lei.
Keetra Dean Dixon, nel suo tempo libero, collabora alla zine It’s Nice That di cui abbiamo già ampiamente parlato in questi anni e, soprattutto, è una persona dalle mille risorse. Sto navigando sul suo sito da mezz’ora e l’unica esclamazione che mi esce è: “wow”. Non so nemmeno bene da dove cominciare.
Facciamo così, iniziate dalla sua homepage. A sinistra trovate la serie cordial invitations, una collezione di biglietti che invitano a sognare, o almeno, a stupirsi. C’è il cd con i pattern per il reactive wall oppure photobooth: si tratta all’apparenza di una normale macchinetta per le fototessere, due scatti e via. Solo che durante lo sviluppo delle fotografie, vengono aggiunti alcuni pattern a random. Qui potete vedere il risultato degli innumerevoli scatti.
Oppure c’è la stamp installation: un timbro per le mani, fissato a una parete. Basta premervi il palmo per imprimere il messaggio “It’s hard to say, so I wrote it on my hand for you to read“. Dopodiché, potete completare a penna la frase.
Poi c’è il cuscino per il pisolinovelocechetiprendedopopranzo fatto a forma di macchia di sangue – giusto per movimentare la situazione -, l’installazione alla Biennale e l’anonymous hugging wall.
Ve l’avevo detto che era un pozzo di idee.

Se non fosse stato per lo sciopero degli uomini radar a Parigi, sarebbe stato tutto perfetto. Invece, il volo delle 7 da Linate, con tanto di sveglia all’alba – anzi prima perché quando sono uscita era buio pesto – e sonno di 4 ore – grazie ai reduci del birrificio che non mollano mai – era stato magicamente cancellato sotto ai miei occhi.
Ma non era finita lì, dato che – ovviamente a mia insaputa – avrei poi accumulato anche un bel 3 ore di ritardo sul volo di ritorno. Ma capita, insomma.
Comunque, procedendo con ordine, ormai due settimane fa, ho fatto nuovamente un Milano-Parigi-Milano. Questa volta Frizzifrizzi è stato invitato da nientepopodimenoché Mumm.
Yes, lo champagne.
Toccata e fuga a Parigi per presentare la nuova collaborazione tra la Maison e Patrick Jouin.

Arriviamo in ritardo sulla tabella di marcia (grazie allo sciopero), in una Parigi uggiosa. Saltiamo la prima parte e ci dirigiamo al favoloso hotel Plaza Athéné (dove il ristorante è sotto la completa direzione del mago dei fornelli Alain Ducasse). Insomma, il posto è a dir poco stupendo. Ci fanno accomodare al bar che, scopriremo poi, è opera di Patrick.

Inizia l’intervista condotta da Isabelle Mentre, direttrice Marketing di Mumm e Perriet-Jouet. La collaborazione è nata quasi un anno e mezzo fa ed è stato subito amore. Passione e audacia, queste le caratteristiche principali che hanno fatto nascere il progetto di un service design ad hoc. Si tratta di Georges (in onore al fondatore Georges Hermann Mumm), linea composta da due diversi tipi di secchiello e due bowl (o spumantiere). Il bucket è bicolore, bianco e rosso, con tanto di rivisitazione del leggendario cordon rouge usato in questo caso come manico.

A vedersi sembra un progetto molto semplice, ma bisogna considerare l’incognita fiocco e le svariate prove per far sì che si integri armoniosamente alla base e possa sopportare il peso di una bottiglia.
Inoltre, cosa non visibile al primo sguardo, esiste una scanalatura all’interno del secchiello che permette di incastrare la bottiglia, in modo da agevolarne il trasporto. Ta-dan!

Una volta finita la presentazione, ci mettiamo tutti in fila, un po’ come a scuola, per farci autografare il libro edito dal Centre Pompidou in occasione della mostra La substance du Design (dal 17 febbraio al 24 maggio). Quello che sorprende tutti è la completa assenza di divismo e la totale dedizione e attenzione con cui Patrick firma ogni libro (va da sé che ha disegnato oggetti diversi per tutti!).

Una volta finito il lunch cocktail, il nostro gruppetto viene spedito al Beaubourg per una visita privata alla mostra. Il museo è chiuso al pubblico e possiamo aggirarci in tutta tranquillità tra bozzetti e mock-up. Sapevate che Jouin aveva progettato anche la tarti’nutella? Che ha collaborato innumerevoli volte con Ducasse? Che ha disegnato la PastaPot di Alessi? E che infine ha progettato anche il Vélib’? Una sorpresa dietro l’altra.

Comunque, per chi volesse accaparrarsene uno, sappiate che Georges è un’edizione limitata e, per i più curiosi, posso anticiparvi che verrà presentato in Italia durante il Salone del Mobile a Milano.
Santé.
Lui è un designer di Weimar, per cui auguri al background.
Sul suo sito – TheThisThere - potete trovare questi interessanti video sul funzionamento delle sinapsi (con tanto di immagini del backstage) e il divertente Für Immer Jung. In tedesco significa “giovane per sempre“. E’ un libro che vive e si consuma. Se il mio tedesco non è arruginito – ma lo sarà sicuramente – ne deduco dal vecchio Albert che il libro è stato realizzato con un poligrafo (!). Attraverso questa tipologia di stampa viene conservata l’unicità di ogni pagina e sottolineata la caducità della qualità. Tanto di cappello.
C’è anche un bel progetto di un’etichetta discografica fittizia in collaborazione con Mario Lombardo.
Per altri lavori e informazioni potete dare un’occhiata al suo sito oppure alla sua collezione su Glossom.

Quest’inverno ho sentito parlare (ed anche letto ma non ricordo dove) di un nuovo servizio messo a disposizione del cliente da parte di grandi catene alberghiere: una persona si stende nel tuo letto prima di te e te lo riscalda perché tu possa trovarlo tiepido al momento dell’uso.
Orrore ho pensato io, che preferisco trovare il letto vuoto (almeno dal mio lato) e le lenzuola gelide! E comunque non bastava lo scaldaletto elettrico o la borsa dell’acqua calda che usava nonna?
Perché, anche se fossi freddolosa, dovrei volere che un perfetto estraneo, avviluppato in una tuta igienica che gli copre anche i capelli, sia pagato per riscaldare il mio posto?
Io non voglio un letto riscaldato-usato, voglio lenzuola fresche anzi fredde. In generale mi piace che anche la stanza non abbia una temperatura troppo elevata. Dormo con il termosifone spento e la finestra aperta anche in pieno inverno, non solo quando sono in Calabria.
Se a ciò aggiungete che mi piace leggere fino a notte fonda, capirete che sono tra coloro che possono ritenere che la felicità a letto sia possedere un paio di lenzuola dotate di guanti che coprano braccia e mani durante le ore di lettura. I miei arti superiori rischiano spesso il congelamento.
Le ha disegnate Andrea Ayala Closa e saranno presto in vendita, potete mettervi in lista!
Del Ventennio ci sembra di sapere tutto: i personaggi, l’ascesa al potere, la dittatura, la guerra e la caduta. I nonni ed i bisnonni ci hanno raccontato i loro aneddoti, ed abbiamo conosciuto come si viveva, da nord a sud, nell’Italia fascista, attraverso decine di documentari.
Ma, uniformi (militari e dei piccoli Balilla) a parte, finora il mondo della moda e dello stile di quegli anni non era mai stato indagato tanto a fondo quanto in Una giornata moderna, librone appena uscito a cura di Mario Lupano ed Alessandra Vaccari.
Qualche giorno fa sono stato alla presentazione, soprattutto perché durante il laboratorio di fashion blogging che Frizzifrizzi ha tenuto lo scorso anno a Rimini, proprio all’interno del corso di Moda e Design del prof. Lupano, avevo sentito parlare dei (lunghi) lavori di preparazione del volume.
Il risultato è strepitoso. Con 400 pagine ed oltre 1500 illustrazioni, Una giornata moderna è diviso in quattro sezioni: misura, modello, marca e sfilata, attraverso le quali si ripercorrono le tappe fondamentali dell’evoluzione del Made in Italy tra il 1922 ed il 1943, con contributi di esperti e studiosi di culture visive, storia della moda e storia dell’architettura, oltre a testi estratti da manuali e riviste dell’epoca.
E proprio sulle riviste è stata fatta la ricerca iconografica più importante, andando a spulciare archivi su archivi di testate che per la maggior parte oggi non esistono più: dall’Almanacco della Donna Italiana a Vita Femminile, passando per Cordelia – rivista quindicinale per le signorine, Lidel, Snob e tanti altri.
E’ praticamente impossibile riassumere in poche righe tutto ciò che trovate nel libro quindi eccovi un po’ di suggestioni random e, dopo il salto, alcune immagini.
Una ventata favorevole spira ancor oggi per la cosiddetta chiusura lampo, il non plus ultra della semplicità, sintesi meccanica della vita odierna [...]
La mia signora è molto sensitiva. Molto sensitiva ai vestiti che porta [...] Un giorno l’ho vestita chinese, s’è messa a parlare in chinese purissimo. Se le mettessi un vestito nero e un velo lungo, andrebbe a singhiozzare al cimitero sopra una tomba.
Originale è forse la signora che ha inventato di ricamarsi sul fazzoletto al posto delle cifre, di un simbolo o dello stemmo, il numero del telefono [...]
Ma il consiglio è di prendervene una copia, mettervi seduti comodi ed iniziare a sfogliare. Nel frattempo io mi sono perso ad ammirare le mise sportive e le sneakers dell’epoca…
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IS: acronimo o articolo? Design o lingua? Immaginazione Sarda
Scritto il 27 febbraio 2010 da Fabio Testa.

Si sente spesso parlare del connubio tradizione-innovazione nell’ambito del design e della moda, ma spesso non si fa caso alle realtà che ci stanno più accanto.
Recentemente mi è balzata agli occhi, per caso, una realtà a me vicinissima essendo sardo, ma della quale non avevo mai sentito parlare: all’interno delle pagine web di un sito istituzionale, ho trovato un link che rimanda a “IS”.
Cosa vorrà mai significare “IS”? “Is” nella lingua sarda è l’articolo determinativo italiano “le”, ma in realtà, in questo caso, IS è l’acronimo di “Immaginazione Sardegna“, un progetto nato dalla collaborazione di un gruppo di designer sardi che (cito dal sito) “si ritrova per creare abiti, accessori e gioielli ispirati alle antiche forme dell’antica tradizione sarda, conservandone la poetica e guardando alla contemporaneità”.
Scopro un mondo stupendo, fatto di antichi rimandi alla tradizione attraverso un connubio di idee che costruiscono il presente attraverso l’innovazione pervasa di arcaicità. Dalla seconda collezione IS si avvale anche della collaborazione di Guglielmo Capone, fashion designer di grande esperienza.
Si scoprono quindi materie antiche, l’orbace, i broccati della tradizione, il lino tessuto a mano ed impreziosito con ori, velluti e sete, il tutto homemade in Sardegna ma in produzione limitata.
Per info vi rimando alla home del sito www.immaginazionesardegna.it dove, oltre che trovare la lista e gli indirizzi dei designers che prendono parte all’iniziativa, potrete visualizzare direttamente alcune immagini (cliccando sui nomi ne troverete tante), anche se purtroppo non esiste modo di acquistare online. E’ possibile però contattarli via mail a: info@immaginazionesardegna.it.
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La cioccolata si sa, si spinge da sé…
Ma quando è particolarmente buona ed è supportata da un packaging accattivante e da un concept efficace, rischia di diventare imperdibile.
Da un surreale viaggio in un’antica stamperia della libera Amsterdam, guidati da un personaggio che magari non sarà stato Willy Wonka ma quasi, gli inventori di Curious Chocolate se ne tornano a casa, a Londra, con le dita sporche di inchiostro e un goloso frullìo nella testa, per offrire agli appassionati barrette per tutti i gusti e tante irripetibili sfiziosità!
Siete tutti avvisati: sono appena stati a Parigi…

Ring-A-Day è un’iniziativa nata all’interno dell’Etsy Metal Team, gruppo di designer dediti alla lavorazione del metallo. Poco prima dell’inizio del nuovo anno è stata lanciata la sfida: creare ogni giorno un nuovo anello di qualunque genere, forma, colore o materiale.
La sfida non ha fini commerciali, infatti Nina Didoff, ideatrice del progetto, voleva innanzitutto proporre un esercizio di creatività, promuovere un’esplorazione quotidiana che portasse nuove idee e ispirazioni. Sorprendentemente, già a partire dal primo gennaio, la sfida è stata raccolta da numerosi designers sparsi per il mondo che, giorno dopo giorno, hanno creato e continuano a creare anelli da qualunque cosa: metalli, spugnette, gomma, carta, rami, foglie e chi più ne ha più ne metta.
Potete guardare i nuovi arrivati sul gruppo Flickr dedicato all’iniziativa. Tra l’altro, il gruppo resta sempre aperto a chiunque volesse iscriversi, perciò se anche voi appartenete a quel genere di persone che, mentre gli altri bevono ancora il caffè, stanno già fabbricandosi un anello con la bustina dello zucchero, non esitate a partecipare.

Scusate il nekkiano gioco di parole (ma dopotutto lui apprezzerebbe, è uomo di campagna e di sudore della fronte), che comunque potrete farmi pagare riducendomi a brandelli con un’ascia nuova fiammante della collezione AW2010 della Best Made Co, l’unico brand, credo, a sfornare asce come fossero collezioni di moda.
Anche se non siete serial killer o boscaioli, un’ascia fa sempre comodo: costa meno di un’auto ma ti fa sentire uomo lo stesso. Probabilmente di più. E il vero uomo toglie quadri e stampe, che dopotutto non servono a nulla, e alle pareti appende solo asce. E quando esce di casa si mette il cappellino rosso del coraggio: molto Zissou, che non era un montanaro ma avrebbe apprezzato la pagina di ispirazioni piena di iceberg.

Dopo essere rimasta traumatizzata dalle scarpe Armadillo del povero McQueen, credevo che niente più potesse impressionarmi.
Chai Har Lee però c’è riuscita, eccome! Laureatasi a Londra soltanto l’anno scorso, vanta già numerosi premi, tra cui anche quello offerto dallo stesso Manolo Blahnik.
A primo sguardo le sue creazioni sembrano opere d’arte contemporanea, sculture futuristiche, piuttosto che oggetti d’uso quotidiano. Le idee proposte dalla giovane designer sono estremamente innovative e sembrano addirittura sfidare la forza di gravità.
Non mi resta che sognare di poterle provare un giorno…

Se amate le pins ma vi siete stancati di quelle fatte in serie avete due alternative (beh, probabilmente più di due, ma quelle che vi consiglio io sono queste): rivolgervi a Khaa Pins, di cui abbiamo già parlato non molto tempo fa, oppure a Rebaba, ovvero Nicolas Roldan, industrial designer di Barcellona che realizza a mano tutte le sue pins.
Punto a croce, ricami, piume, tessuti e plastiche vintage: ogni volta che trova materiali e oggetti interessanti Nicolas ci fa una spilletta!
Le potete acquistare online oppure da I Love Tourism a Venezia.

Tutte abbiamo giocato con le Barbie. Ricordo che la mia professoressa del liceo aveva vietato ad amici e parenti di regalare la bambola alla figlia perché la giudicava un modello sbagliato. Io mi ritrovo circondata da barbie viventi. Insomma, un personaggio controverso.
Maria Gil Ulldemolins, product designer spagnola, l’ha utilizzata per un progetto personale, con l’intento di esplorare la femminilità a 360°. Praticamente ha preso una bambola, l’ha smontata, l’ha divisa in quadretti, bucata e poi l’ha ricoperta a punto croce. Per vedere alcune fasi della realizzazione potete dare un’occhiata alla sua collezione su Glossom.
Poi, se cercate bene, scoprite che Maria ha un blog – NoSideUp – e due negozi su Etsy. Il primo, omonimo del blog, dedicato ai suoi disegni; il secondo PaperBling dedicato agli accessori. Ovviamente creati da lei con i due materiali più comuni del mondo: carta e plastica. Et voilà.

Viaggiare in aereo sta diventando sempre più complicato. Le restrinzioni riguardanti le misure, il peso e anche il contenuto della valigia si fanno sempre più seccanti e insopportabili.
La collezione di Sara Williams, una neolaureata del London College of Fashion, mi sembra una presa in giro azzeccata e divertente di tutti questi divieti e regolamenti. A parte questo, è anche un ottimo esempio della fusione nello stesso oggetto del design fresco e attuale con l’artigianato classico, quasi passatista.Il risultato è poco pratico quanto, d’altra parte, incantevole.
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In una villa di Montorso Vicentino due giovani curatori parlano d’amore attraverso l’arte ed il design con una mostra – True Love – che prende spunto proprio dalla storia scritta dal misconosciuto padrone di casa Luigi Da Porto nel ‘500: Historia nuovamente ritrovata di due nobili amanti, ovvero la storia di Romeo e Giulietta, da cui poi Shakespeare si è ispirato per la sua tragedia (cosa che ho scoperto, come credo molti di voi, in questo momento).
Come l’amore interpreta il design? E viceversa?
Lo scoprirete (forse) grazie a Matali Crasset, designer ed architetto francese, Andrea Francesconi, giovane designer italiano, Zaven, studio di grafica, design ed allestimento, MN*LS, studio di design, ed una pattuglia di giovani fotografi che interpreteranno la storia d’amore per eccellenza, scritta cinque secoli fa proprio nelle stesse stanze.
E per una botta di vernice fresca, la crew LaRoba si darà da fare colorando pannelli e raccontando in forma di graffiti il tema portante della mostra: True Love.
True Love
@ Villa Da Porto
via Luigi Da Porto, Montorso Vicentino (VI)
(vedi mappa)
dal 14 al 28 febbraio 2010
vernissage 13 febbraio ore 19,00

C’è (la) Jole, provocante donzella d’altri tempi, che fa la civettuola in mezzo ad un prato con la sua seduta pelosa.
C’è (la) Irma, vecchiettina magretta e raggrinzita, che pensa accanto a una finestra alle storie da raccontare ai suoi nipoti.
C’è (la) Virginia, la fricchettona che vaga con la testa tra le nuvole e il cielo, di un blu elettrico come il suo vestito.
C’è (la) Meggie, dolce e un po’ insicura, ma vedrete che con l’abito arancione stasera farà faville.
C’è (la) Eli, quella coi piedi per terra, che si rilassa meditando davanto ad un buon té nel deserto.
C’è (la) Wanda, che chi ci capisce è bravo, ma quando arriva in una stanza poi non le stacchi gli occhi di dosso.
E infine c’è (la) Titti, che non è una sedia ma non ne fa un problema – lei è abituata a far da tappezzeria – l’importante è che le portino un drink ogni tanto.
Bubu Designer, ovvero Laura Gobbi, le chiama le sue ragazze, come si farebbe con una combriccola di signore attempate ma ancora piene di energia che porti a ballare.
Recuperate tra soffitte e scantinati, con qualche cicatrice ma personalità da vendere, chiedono solo di essere adottate, accolte ed amate.
Laura continuerà a seguirle, fotografandole nelle loro nuove case, portando avanti le loro storie.
Per informazioni scrivete a lauragobbi.lg@gmail.com

…non toglie il medico di torno, ma rende il desktop più colorato.
Elena Giavaldi, ottima graphic designer che vive tra Milano e New York, ha lanciato one day one pattern: da saccheggiare avidamente.

Su segnalazione della nostra cara Ilva ho scoperto Envelop, nuovo shop online che ha la particolarità di essere un negozio di prodotti per la casa on-demand, realizzati con grafiche di artisti di tutto il mondo.
Dai copricuscini alle tote bags, dai grembiuli da cucina ai tovaglioli, dai guanti da forno alle tovagliette da prima colazione, è tutto in cotone, stampato al momento dell’acquisto e spedito a casa.
Senza spendere una fortuna – anzi, i prezzi sono più che ragionevoli – potete portarvi a casa prodotti dalle grafiche originali, made in Belgio, e prodotti in maniera ecosostenibile.
Di patterns tra i quali scegliere ce ne sono già molti, soprattutto tra copricuscini e tote bags.
E tutti i giovani artisti che vogliono arrotondare un po’ possono inviare le loro opere da stampare sui prodotti Envelop ed aprire un piccolo shop personale.
A bordo c’è già una piccola pattuglia di italiani (sono loro le cose nell’immagine qui sopra) tra cui Ester Grossi, Sister Planet, Pierpaolo Febbo, Dario Molinaro, Monica Greco e Cosimo Piediscalzi.

Gira e rigira sono capitata qui, sul sito web di Chao & Eero. Chao (lei), appassionata disegnatrice di gioielli che si è spostata da Taiwan a NY; Eero (lui), finlandese innamorato della natura. Si conoscono tra i banchi di scuola e nel 2005 formalizzano la loro unione lavorativa creando il marchio di cui sopra.
Le due personalità hanno dato origine alle differenti collezioni di gioielli attualmente presenti. Ci sono ringring e pyromance disegnate interamente da Eero e ispirate ai graffitti e ai tattoo; poi forest e leaflower dedicati alla natura e disegnati da Chao.
Tra i pezzi unici ci sono i gioielli per la sposa di Chao (giuro) nella collezione handinhand e le spille colorate di Eero.
Per l’acquisto invece, potete trovare qualche pezzo su questo favoloso negozio finlandese online.

Metti un pugno di amiche, una domenica pomeriggio, su e giù per un capannone di 140 metri quadri. Tre corridoi pieni di abiti ed accessori rigorosamente vintage. Per qualsiasi appassionato del settore “spulciare” per cercare il pezzo mancante della sua collezione è un divertimento che diventa quasi un lavoro.
Si è conclusa il 31 Gennaio la meravigliosa fiera del Vintage Selection alla stazione Leopolda di Firenze.
Dopo il salto un piccolo reportage per chi se la fosse persa. [...]

Era il 1964 quando Ken Garland scrisse il manifesto First Things First, firmato da ventidue professionisti della comunicazione e sostenuto da oltre quattrocento tra grafici ed artisti.
L’intento era quello di opporsi alla tendenza contemporanea del graphic design sempre più al servizio passivo del consumo delle merci, feticci inessenziali della società post boom economico.
Evidentemente le cose non sono proprio andate come Ken avrebbe desiderato, visto che nel 2000 Adbusters, magazine impegnato su diversi fronti sociali e politici, ha aggiornato e ripubblicato il manifesto, stavolta sostenuto da trentatré professionisti tra cui lo stesso Garland e, giusto per citarne alcuni, Steven Heller, Ellen Lupton e Rick Poynor…
Arriviamo ad oggi con un nuovo appello, questa volta promosso da Alfa60, che, a quanto leggo dal sito, è un gruppo interessato alla creatività in tutte le sue declinazioni in quanto capace di generare cultura.
Prima Di Tutto, Manifesto per un design dell’essenziale, è la versione ri-aggiornata e tradotta in italiano, dell’ormai noto manifesto del ‘64.
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