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Caleidoscopica: il mondo colorato di Olimpia Zagnoli in una monografia che raccoglie i suoi ultimi 10 anni di attività

Tengo a mente una cosa che lessi qualche anno fa: «Essere illustratori oggi significa essere più intelligenti che bravi». Una frase che, nella sua semplicità, riusciva a racchiudere in una manciata di parole ore di potenziali conversazioni, articoli, saggi sul ruolo dell’illustrazione contemporanea e su quello che è lo stato dell’arte del settore.

Sommersi come siamo dalle immagini, quel concetto è un utilissimo utensile — liscio e senza fronzoli, come la matita cicciotta del carpentiere — che permette di tirare una linea decisa e discernere tra le tante, tantissime belle illustrazioni e quelle, più rare a trovarsi, che rivelano una luce intrinseca, una profondità che trascende la bidimensionalità della pagina o dello schermo: l’intelligenza, appunto, che poi è una delle qualità, umane e artistiche, dell’autrice di quel luminoso pensiero: Olimpia Zagnoli.

Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)

Olimpia la conobbi nei primissimi anni di Frizzifrizzi. All’epoca era una giovane illustratrice. La giovane illustratrice, in realtà. Quasi un prototipo per un’intera categoria che proprio allora cominciava a delinearsi e a farsi largo sul web, nelle scuole, tra le pagine dei giornali e delle riviste, andando a costruire quella Nuova Illustrazione Italiana che tanta (meritata) fama riscuote in Italia e all’estero.
Da allora l’ho seguita da lontano in tutti i suoi successi, le mostre, le collaborazioni con grandi aziende, la definitiva trasformazione da giovane illustratrice in artista difficile da confinare in una sola “casella” professionale, essendo il suo segno grafico capace di trasferirsi su ogni supporto, materiale e formato, sempre mantenendo l’assoluta riconoscibilità, e al contempo evolvendosi costantemente, senza mai perdere, tuttavia, una caratteristica fondamentale: la semplicità. Una semplicità che però, paradossalmente, è tutt’altro che semplice; che è punto di arrivo, e non di partenza; che è come la frase citata all’inizio: 9 parole che ne racchiudono più di 100mila.

È la semplicità del caleidoscopio, giochino a suo modo primitivo — un tubo di cartone, due specchi, dei pezzetti di vetro — ma che non cessa mai di sorprendere col suo magico fascino fatto di forme e colori e trasformazioni. Gli stessi ingredienti delle opere di Olimpia, raccolte in un libro che celebra gli ultimi dieci anni della sua attività e si intitola proprio Caleidoscopica.

Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)

Pubblicato dall’editore indipendente Lazy Dog e curato da Melania Gazzotti, il libro presenta oltre 100 opere, in un percorso che non segue l’ordine cronologico ma si sviluppa per affinità formali e tematiche: gli arzigogoli, le linee rette, le ripetizioni, e poi il cibo, i baci, il sesso, la natura, il sole, il mare, l’architettura.

Olimpia Zagnoli, bozzetto, penna e pennarelli su carta, 2020
(courtesy: Lazy Dog)

Oltre ai lavori fatti e finiti — che hanno girato il mondo e attraversato gli oceani, e vanno dai progetti personali alle commissioni, dalle collaborazioni coi marchi alle “avventure” col brand di famiglia, Clodomiro, fondato da Olimpia con suo padre Miro Zagnoli —, tra le pagine si può anche sbirciare tra i bozzetti e gli schizzi (c’è addirittura uno scarabocchio fatto a penna durante una telefonata), che aggiungono un’altra dimensione all’esperienza e lasciano intravedere la genesi di quella “complicata semplicità” di cui parlavo poc’anzi.

«Ho sempre pensato che un disegno, se potesse parlare, tra le altre cose per cui è stato fatto, dovrebbe dire: “Guarda, sono facile, puoi farmi anche tu”. L’aristocrazia tecnica, il virtuosismo hanno un senso ma mi sono sempre stati piuttosto antipatici. I disegni di Olimpia sono invece di quella semplicità che ti fa dire: “Cavoli, perché non ci ho pensato anch’io”. Che è il segno distintivo delle buone idee, quelle che amalgamano in modo naturale e inedito forma e contenuto» scrive un maestro come Guido Scarabottolo, una delle voci che tra le pagine del libro parlano di Olimpia e del suo lavoro.

Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)

Le altre sono quelle della curatrice Melania Gazzotti — che cita Calvino e descrive come “leggerezza pensosa” la sua capacità e volontà di «rappresentare il mondo senza alcuna frivolezza o superficialità, ma nel modo più attento, aperto e ironico possibile» — e di grandi nomi dell’arte, dell’editoria, del design e dell’illustrazione come Leanne Shapton (che ci fa scoprire un account Instagram “segreto” che è un piccolo tesoro — ma non lo dico, bisognerà comprare il libro per conoscerlo), Tamara Shopsin («Penso a Olimpia Zagnoli come al bambino radioso di Keith Haring che prende vita»), Paola Pallottino («Ripetitive, contrarie, comparative o speculari, una serie di figure retoriche attraversa ironicamente l’opera di Olimpia Zagnoli»), Italo Lupi (che descrive quella di Olimpia come «una narrazione amebica di colori spavaldi, che si espandono con felice fluidità»), Kim Hastreiter («Ho capito che sarebbe stata una delle mie preferite nel momento stesso in cui mi ha salutata e mi ha consegnato il suo biglietto da visita con quella piccola immagine emblematica»), Peter Shire («Incarna una forma di nostalgia e divinità come un angelo della strada, venuto da una versione ideale, sognata, degli anni Ottanta») e Steven Heller («Di intelletto acuto, era straordinariamente portata per l’illustrazione editoriale e ha contribuito a cambiare lo stile generale in voga dai primi anni Ottanta»).

Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)

Quasi tuttз, nei loro testi, parlano della semplicità. Ma, soprattutto, tirano in ballo un altro concetto — o meglio, un effetto: la felicità, quella trasmessa dai lavori di Olimpia.
Di nuovo Heller: «L’arte vibrante e radiosa, complessa e intrigante, fulgida e sorprendente, arguta e festosa di Olimpia Zagnoli suscita un sentimento fin troppo raro in questi tempi: la felicità».

Il mio invito è dunque quello di lasciarsi irretire dal gioioso caleidoscopio che è, in definitiva, questo libro, splendidamente progettato dallo studio Bunker.
Pubblicato in doppia lingua italiano/inglese, accompagna l’omonima mostra — curata sempre da Melania Gazzotti — che verrà inaugurata il prossimo settembre presso la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia (doveva tenersi lo scorso anno ma è stata rimandata causa pandemia).
Caleidoscopica si può acquistare nelle migliori librerie, online sul sito di Lazy Dog, Bookdealer e Ibs.

Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
Olimpia Zagnoli, “Caleidoscopica”, a cura di Melania Gazzotti, Lazy Dog, 2021
(courtesy: Lazy Dog)
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