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La nuova edizione di Posterheroes è dedicata all’inclusione digitale

Quando, nel pieno del primo lockdown, le famiglie si sono trovate alle prese con una novità assoluta, la famigerata Didattica A Distanza, ho avute molte discussioni, anche accese, con genitori che trovavano come — vista la situazione — bisognava accontentarsi. In quel pacato “accontentarsi” c’era tutta la rassegnazione di vivere in un paese totalmente impreparato, capace di calare immediatamente le braghe e offrire ai colossi del web la possibilità di infilarsi nelle attività quotidiane di migliaia di scuole e classi, e di milioni di studentesse e studenti; e c’era inoltre la passiva accettazione di una scuola in cui, nel 2020/21, ci sono ancora docenti che non hanno una minima preparazione in fatto di strumenti digitali — docenti malpagatз cui, tra l’altro, è stato chiesto di alfabetizzarsi a livello informatico in poche settimane e praticamente senza alcun supporto.

Non solo: la cosa a mio parere più grave è che il medesimo “accontentarsi” metteva in qualche modo da parte, come fosse un particolare marginale, un fenomeno che invece gli eventi degli ultimi due anni hanno evidenziato chiaramente. E cioè che ci sono scuole di serie A, con mezzi e competenze per affrontare un’emergenza simile, e scuole di serie B, C, D… E soprattutto che, anche all’interno di un medesimo gruppo-classe, esistono famiglie di serie A, B, C, D… Alcune con la possibilità di seguire figlie e figli in questa “nuova avventura”, mettendo loro a disposizione connessioni veloci, dispositivi, conoscenza dei mezzi, altre senza niente di tutto questo. E se, dentro a un’aula, in presenza, le differenze di classe si possono pure attenuare, con la DAD è immediatamente emerso il tragico stato delle cose: la scuola pubblica non è effettivamente uguale per tutte e per tutti.

«È stata “necessaria” una pandemia globale, il classico Cigno Nero che nessuno avrebbe avuto l’ardire di prevedere, affinché anche i paesi economicamente più sviluppati toccassero con mano gli effetti dell’esclusione digitale. Smart Working, FAD (Formazione A Distanza), DAD (Didattica A Distanza), la repentina conversione dei servizi fisici in remoto per far fronte all’emergenza hanno messo in crisi piattaforme informatiche, la (scarsa) cultura digitale ed infrastrutture spesso sottodimensionate, ma ha soprattutto fatto emergere lo spettro della discriminazione, colpendo ancora una volta non a caso, le fasce più deboli e fragili della popolazione: soggetti in difficoltà economica, anziani ma non solo» si legge sul nuovo brief del concorso internazionale Posterheroes, che dedica la nuova edizione al tema della inclusione digitale, dimostrando così per l’ennesima volta la capacità di chi organizza questa iniziativa nel captare quello che è lo spirito del tempo e nell’intercettarne le problematiche più urgenti (l’anno scorso, ad esempio, il tema era il lavoro).

Giunto al 10º anno, il concorso è ideato dall’associazione culturale torinese Plug e da Favini, in collaborazione con il Centro Internazionale di Formazione, e riesce a coinvolgere migliaia di designer da tutto il mondo, che in questa edizione dovranno appunto realizzare poster 70x100cm attorno al complesso e spinoso argomento dell’inclusione digitale.

Tutte le informazioni per partecipare sono online.
La scadenza per l’invio delle opere è fissata al 25 giugno 2021 stata prorogata al 14 luglio 2021.

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