L’illustratrice riminese Marianna Balducci è già stata protagonista di diversi articoli e di un’altra intervista qui su Frizzifrizzi.

Già co-autrice, l’anno scorso, di un albo intitolato Il viaggio di Piedino, è appena uscita in libreria con Il sogno di Ditino.
Ho pensato di intervistarla per chiederle di che si tratta.

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Elisa Mazzoli, Marianna Balducci, “Il viaggio di piedino”, Bacchilega Editore, gennaio 2018
(courtesy: Marianna Balducci)

Dopo il tuo album d’esordio Il viaggio di Piedino esci, sempre per Bacchilega Junior, con Il sogno di Ditino. È un sequel? Ci racconti un po’ la genesi di questi due libri? Come vi è venuto in mente di unire la fotografia al disegno.

L’idea di realizzare un albo foto-illustrato viene da Angela Catrani (editor Bacchilega Junior) che ha avuto la prima intuizione combinando il testo di Elisa Mazzoli al mio linguaggio che ormai da tempo conta diversi incroci di questi due registri visivi. Intuizione vincente: soprattutto adesso che il primo libro è in circolo da un po’ (è uscito a gennaio 2018), ci arrivano conferme del fatto che i piccolissimi familiarizzano con grande facilità con questa combinazione di elementi reali e segni forti.
Il testo in rima accompagna il viaggio e torna con la medesima struttura anche nel secondo libro.

E il sequel? Era già programmato?

No, più che un sequel, è la naturale conseguenza dell’esplorazione che i piccoli lettori (0-3 anni) compiono nel loro percorso di crescita e consapevolezza. Non era programmato fin dall’inizio, ma il primo libro è andato bene e Bacchilega Junior ha incoraggiato il proseguimento del sodalizio creativo. Quindi abbiamo rimesso insieme il team di lavoro per cominciare un libro nuovo: Elisa ai testi, dietro la macchina fotografica Fabio Gervasoni, con il suo occhio attento e rispettoso, e davanti il piccolo Marco, il bimbo protagonista del primo libro (affiancato dalla sempre dolcissima e collaborativa mamma Chiara).

(courtesy: Marianna Balducci)

Il viaggio di Piedino raccontava, con poche parole, un bimbo che scopre il mondo, un passo alla volta. E Ditino invece?

Quello di piedino era un mondo di fantasia ma è quotidiano. Così come i piccolissimi tendono a percepire le parti del loro corpo come elementi ancora altri da sé, Piedino era diventato un personaggio a tutti gli effetti.

Ditino segue lo stesso filo, ma si concentra su una fase immediatamente successiva: quella in cui il bimbo, dopo aver puntato i piedi e iniziato ad affermare la sua presenza nel mondo, indica e tocca prendendo piano piano possesso del suo spazio. Non più il viaggio, ma il sogno perché il tempo è quello placido e sereno della preparazione alla nanna dove, ancora una volta sospesi tra fantasia e realtà, tutto in fondo può succedere.

Elisa Mazzoli, Marianna Balducci, “Il sogno di ditino”, Bacchilega Editore, ottobre 2018
(courtesy: Marianna Balducci)

Ecco, raccontaci qualcosa del backstage. Immagino che lavorare con un bambino piccolo non sia facile. Come si svolge una sessione fotografica?

Nel primo libro, Marco aveva appena 8 mesi, l’età giusta per un piedino “in potenza”, non ancora padrone dei suoi passi, perfetto da collocare nel nostro set immaginario (e molto collaborativo). È stato bellissimo seguire la crescita di Marco lavorando al secondo libro e vedere che tutto era cambiato: non avevamo più un modello un po’ disorientato, bensì un navigatissimo piccolo individuo dal temperamento spiccato e intraprendente.

Affrontare una sessione di scatti con un bimbo così piccolo non è mai facile e Fabio sa bene che non bisogna forzare, bisogna concedere pause rispettose, bisogna essere pronti a cogliere anche la minima sfumatura che può passare velocissima. In questi casi, io preparo già lo storyboard di base e lo concordo con l’intero team così da poter dare delle indicazioni di regia quando si andrà a scattare.

Se la sessione di Piedino era stata contraddistinta da un tempo lento e ovattato, quella di Ditino è stata dinamica e interattiva: abbiamo disegnato cose da indicare, giocato con cartoncini pieni di buchi, fatto il solletico alla mamma, inventato e scoperto a nostra volta modi nuovi per avvicinarci all’approccio al mondo di Marco. Un momento tenerissimo è stato vedere Marco indicare con grande consapevolezza il proprio piedino sul libro stampato, un altro degli “oggetti di scena” utilizzati.

Il backstage di “Il sogno di ditino”
(courtesy: Marianna Balducci)

Raccontaci il tuo background e il tuo rapporto con la moda. La tua passione per l’inserto fotografico nell’illustrazione proviene da lì?

Credo di dovere molto ai miei studi di moda per tutto quel che riguarda la contaminazione tra linguaggi diversi: sia quello disegnato e fotografico, sia quello di fonti differenti che però trovano un modo per parlarsi nel momento in cui faccio ricerca per un nuovo progetto. Quando ho scelto di laurearmi in moda (seguendo un corso di studi prevalentemente orientato alla comunicazione, all’università di Rimini) l’ho fatto perché vedevo in questo mondo una sintesi ideale di creatività e rigore organizzativo, di arte e mestiere. Studiare moda mi ha fatto crescere circondata da cose belle, con le antenne sempre pronte a captare il nuovo. Approcciarmi specialmente alla semiotica mi ha dato gli strumenti per consolidare un mio modo di progettare, per trovare una mia voce attraverso quello che poi era il mio linguaggio preferito: il disegno.

(courtesy: Marianna Balducci)

Io so che, tra un disegnino al Bar Lento di Rimini e uno shoot fotografico, sei andata a lavorare in Giappone, o meglio, senza muoverti da casa, il Giappone è venuto da te. Ci racconti?

È curioso che la collaborazione con il Giappone sia arrivata proprio grazie a Piedino e, in particolare, ad Elisa Mazzoli. L’agente giapponese in cerca di illustratori europei per nuovi progetti editoriali conosceva già il lavoro di Elisa ed è rimasta colpita dalla nostra prima collaborazione insieme. Serviva proprio qualcuno che potesse combinare foto e disegni per un piccolo albo didattico perciò da lì è partito il contatto a cui ha fatto seguito la proposta dello storyboard su cui lavorare.

Il libro è pieno di finestrelle da aprire e adesivi da staccare e attaccare. I protagonisti sono due micioni che hanno a che fare con cose lunghe e cose corte (a partire dalle loro code e da quelle dei loro amici) per giocare a prendere le misure col mondo circostante. Il libro purtroppo non è destinato al mercato europeo, ma è stata una bellissima prima esperienza con un mondo così diverso dal mio in cui ogni piccolo passaggio è stato gestito con assoluta precisione e grande rispetto reciproco.

Ancora alle prime esperienze nel mondo dell’editoria per bambini, posso dire di essere stata fortunatissima nell’aver incontrato persone con cui lavorare in assoluta serenità, persino così lontane. Di questo lavoro mi ha colpito moltissimo il fatto che mi mandassero addirittura un video in cui una piccola lettrice sfogliava e interagiva con il prototipo del libro, così da familiarizzare ancora meglio con il tipo di esperienza da confezionare.

(courtesy: Marianna Balducci)

Il viaggio di Piedino ha vinto due premi: il premio Nati per leggere e, di recente, quello della MicroEditoria di qualità. Con Il viaggio di Ditino a cosa puntate?

I premi sono una meravigliosa conferma che il tuo lavoro sta andando nella direzione giusta nel momento giusto. Ricevere segnali così importanti ai miei esordi come illustratrice per l’infanzia (fino a poco tempo fa ho lavorato principalmente per progetti pubblicitari) mi dà fiducia per continuare a lavorare anche in questa direzione. I riconoscimenti che questo libro si è aggiudicato mi sono particolarmente cari perché premiano il progetto, l’idea, la squadra ovvero le cose che ritengo siano fondamentali per il raggiungimento di un qualsiasi obiettivo.

Con Ditino si punta innanzitutto a realizzare lo stesso felice incontro con i bambini che, a partire dalle presentazioni del primo libro, si sono dimostrati perfettamente capaci di mescolare linguaggi, mondi, entrandoci dentro con naturalezza e divertimento. Ditino poi, si vede già dalla copertina, sogna… punta in alto, fino alla luna. Ma alla fine quello che più gli interessa è andare incontro, entrare in contatto con cose nuove, nuove persone.
Un po’ come a me.

(courtesy: Marianna Balducci)

(courtesy: Marianna Balducci)

(courtesy: Marianna Balducci)