Save the date | la prima mostra italiana di Juno Calypso

Juno Calypso, “Milk”, 2016
(courtesy: Studio Giangaleazzo Visconti)

Come scrivevo tempo fa, parlando di un libro intitolato Girl on Girl e dedicato alla fotografia contemporanea al femminile, tra i temi maggiormente affrontati dalle artiste che lavorano con il medium fotografico ci sono l’identità e la rappresentazione della donna. Argomenti complessi che, soprattutto attraverso il ritratto e l’autoritratto, sono stati affrontati in ogni possibile sfumatura, con molteplici livelli di profondità e approcci differenti: cerebrali, istintivi, satirici, intimi, surreali, pop, pieni di gioia o di dolore, di luci e ombre, lividi e amore.

Ma se c’è un’artista che con i suoi lavori ha saputo raccontare l’universo femminile del nostro tempo utilizzando alcune delle categorie tipiche del linguaggio attuale — il sarcasmo, la citazione, il paradosso, il narcisismo, il looped gaze — come lo chiama la giornalista, curatrice e gallerista britannica Charlotte Jansen, autrice del libro succitato — e cioè «lo scambio che avviene tra fotografo e macchina fotografica, soggetto e oggetto, corpo e immagine», quell’artista è Juno Calypso, che infatti è uno tra i nomi presenti in Girl on Girl.

Juno Calypso, “The First Nighe”, 2015
(courtesy: Studio Giangaleazzo Visconti)

Britannica, classe 1989, Calypso ha studiato fotografia a Londra e si è fatta conoscere a livello internazionale quando era ancora una studentessa, vestendo i panni di un personaggio fittizio di nome Joyce, protagonista di scatti che, stando alle parole della sua creatrice, ricostruiscono la vita privata di una donna consumata dalla fatica di incarnare una femminilità costruita, artificiosa, praticata fino a diventare un’assurdità ritualizzata.

In pratica una satira della rappresentazione di sé al tempo di selfie e social media, che ha vinto numerosi premi tra cui, nel 2015, il prestigiosissimo BJP International Photography Award, mentre l’anno successivo, grazie anche alla serie The Honeymoon Suite, realizzata in stanze d’hotel per “cuori solitari” affittate per l’occasione, la fotografa è stata selezionata dalla rivista Foam come una tra i migliori talenti tra i 18 e i 35 anni.

Juno Calypso, “Stretch”, 2017
(courtesy: Studio Giangaleazzo Visconti)

Autrice di una allucinante Guida per ragazze per congelare i propri ovuli, uscita sul magazine Topic (opera che le è valsa un altro riconoscimento, il Photography Annual della rivista Creative Review), Calypso presenterà a Milano, presso lo Studio Giangaleazzo Visconti un nuovo lavoro intitolato What to do with a Million Years.

Stavolta il tema è la ricerca dell’immortalità e la serie è stata scattata a Los Angeles, in un bunker antiatomico di lusso fatto costruire negli anni ’60 da Girard Henderson, fondatore della Avon, la società che produce cosmetici. Come racconta Calypso, a un certo punto, ad aggiungere surreale a ciò che surreale è già, ha scoperto che oggi il luogo è di proprietà di un gruppo che si interessa di crionica, cioè dell’ibernazione dei corpi.

Juno Calypso, “Reconstituted Meat Slices”, 2013
(courtesy: Studio Giangaleazzo Visconti)

Tutte e tre le serie — Joyce, The Honeymoon e What to do with a Million Years — saranno esposte durante la mostra, la prima in Italia dedicata all’artista inglese, che inaugurerà il prossimo 24 ottobre (sarà presente anche la stessa Calypso) e andrà avanti fino all’11 gennaio 2019.

Juno Calypso

QUANDO: 24 ottobre 2018 — 11 gennaio 2019
OPENING: 24 ottobre | 18,30
DOVE: Studio Giangaleazzo Visconti | c.so Monforte 23, Milano
INFO: studiovisconti.net