Le “scopertine tipografiche” di Stefano Tonti

«Con poco si può fare molto. Ma il moltiplicatore devi essere tu» ha spiegato qualche mese fa il designer grafico riminese Stefano Tonti in un’intervista rilasciata al giornalista Marcello Tosi del Corriere Romagna.
Il poco di cui parla, nel caso in questione, è quasi il grado zero della grafica: un rettangolo bianco (la copertina) da popolare unicamente con le lettere e appena due colori a disposizione (il nero per l’autore o l’autrice e il rosso per il titolo). Non serve altro, tuttavia, a un progetto che dalla scarsità di elementi e di segni riesce a estrarre quanto basta per stuzzicare l’immaginazione, allietare lo spirito, stimolare l’intelletto, strizzare l’occhio alla lettrice forte e al lettore onnivoro con la complicità di alcuni grandi classici della letteratura antica, moderna e contemporanea, che silenziosamente si sono prestati al gioco di “ristrutturazione” e riconfigurazione grafica dei titoli, abbandonandosi a un’idea grafica tanto semplice quanto potente: lasciar interpretare a quelle lettere — attraverso il loro stare nello spazio bianco — il senso del titolo e dell’opera.

Ecco quindi che in La lettera rubata di Poe qualcuno si è portato via le e. E le O diventano delle fedi nuziali nei Promessi sposi, un volto con aureola ne La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth, o una nuvoletta “mumble mumble” da fumetto in Storie che danno da pensare di Walser. Mentre nel Kamasutra i glifi non possono che indulgere in una sorta di orgia tipografica piena di corpi-lettera in tante posizioni.
Ma non sono solo le lettere in sé — Tonti gioca anche con i confini del territorio-copertina, nel quale i titoli si spostano, appaiono e scompaiono. Talvolta, sempre grazie all’intuizione grafica, la pagina si fa mondo, e allora in Che ci faccio qui? di Chatwin il titolo non può che stare a testa in giù dopo quello che è evidentemente un viaggio agli antipodi, e ne Il giro del mondo in 80 giorni di Verne finisce oltre il bordo per poi spuntare dall’altra parte.

Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)

Nate come un divertissement — che, come sappiamo, può diventare uno dei più efficaci inneschi per il pensiero creativo — tra Tonti e la sua giovane collega Anna Perazzini, le Scopertine tipografiche del designer riminese sono, appunto, delle piccole scoperte, in cui l’ingegno del progettista si è imbattuto andando a esplorare le potenzialità del linguaggio grafico delle copertine.
Tutto è iniziato con Pirandello, con il nessuno di Uno, nessuno e centomila che svanisce nel nulla, e poi è proseguito fino a diventare una serie vera e propria, che prima è diventata un’installazione permanente presso la Biblioteca civica Gambalunga di Rimini e poi un libro, pubblicato da NFC Edizioni in una preziosa edizione realizzata con quattro diverse carte.
Tra l’altro il volume — che contiene tre testi critici a cura di Oriana Maroni, Annamaria Bernucci e Lorella Barlaam — aggiunge un’altra dimensione in cui sperimentare con gli spazi della pagina, come succede con L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera, talmente etereo da volar via, o con La linea d’ombra di Conrad, dove la linea del titolo è rappresentata dalla rilegatura.

Scopertine tipografiche si può acquistare qui, ma c’è anche una versione online da sfogliare liberamente.

Stefano Tonti

Scopertine Tipografiche

NFC Edizioni, marzo 2022
68 pagine
Acquista

Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Stefano Tonti, “Scopertine tipografiche”, NFC Edizioni, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
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