Signs For: l’educazione non si ferma. Una serie di poster per ridurre il “digital divide”

La nostra scuola ha chiuso per il Coronavirus… non mi ricordo quando è iniziato tutto. Sembrano passati anni dall’ultima volta che ho visto professori e compagni dal vivo. Per le lezioni a distanza usiamo Google Meet, che ci permette di comunicare via video con insegnanti e compagni, ed è facile usarlo, a parte qualche piccoli problemini [sic] di connessione.

La didattica a distanza, può sembrare molto più comoda per certi versi, ma a volte il pro ha un contro. Ad esempio è fantastico non dover portare lo zaino pesantissimo a scuola ogni giorno, ma io, anche se a volte vado con mia sorella a giocare nel cortile del palazzo, la sera faccio fatica ad addormentarmi. Non cammino abbastanza e mi muovo poco.

Può essere fastidioso il chiasso che c’è in classe o nei corridoi a ricreazione, ma nelle videolezioni non si può chiacchierare, bando ai ritardi degli insegnanti o al tempo concesso dai prof; forse il tempo complessivo delle due pause è uguale, ma è diverso. Per parlare non c’è privacy, se vuoi dire solo ad una persona qualcosa, ti sentono tutte le persone collegate. Certo, a scuola ci sono gli impiccioni, che sbandierano le informazioni spiate, agli altri compagni, e prendono nella “gerarchia” di classe il ruolo di spione, e creando pettegolezzi che pian piano si ricamano sempre di più, ma nella realtà è più bello, perché le voci e le immagini non sono ritardate e i suoni non hanno sfumature metalliche.

Insomma: mi manca la scuola in tutte le sue dimensioni: dall’aula al pesantissimo zaino; dal chiasso nella ricreazione al silenzio durante la scena muta, preferibilmente non nella mia interrogazione.

Sveva Sbarbati, 28 aprile 2020

Questo è il piccolo tema che mia figlia ha scritto1, come da richiesta della sua insegnante, riguardo alla famigerata DAD, la Didattica A Distanza, acronimo che tutti abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi.
Al di là delle immagini in ritardo, dei suoni metallici, della mancanza di contatto diretto con compagne e compagni di classe e insegnanti, del fatto che alcuni di questi ultimi non fossero alfabetizzati a livello informatico; aldilà della scelta di appoggiarsi alle piattaforme private dei colossi del web, della questione dei voti, della mancanza di un progetto educativo intelligente, della “didattica della paura”, e al netto di tutta la grande, talvolta enorme buona volontà da parte di docenti e famiglie, la DAD ha allargato ulteriormente il divario tra le scuole, tra le aree geografiche (vedi quelle con pessima connessioni e velocità ridicole), tra famiglie che possono permettersi la fibra ottica e diversi dispositivi e quelle che hanno appena un telefono in tre, quattro, cinque persone, tra genitori che hanno la possibilità di seguire (o far seguire da qualcuno) i figli e quelli che semplicemente devono andare a lavorare per mangiare e pagare le bollette.

Michele Santella, “Cultura” (courtesy: h+)
Zetalab, “Everyone” (courtesy: h+)

Tutt’altro che equa, la Didattica a Distanza sta scavando un solco ancora più profondo nella nostra società. E probabilmente non si tratterà soltanto di una “breve” parentesi di qualche mese, perché da qui a settembre occorrerà ripensare tutto, e rapidamente, e si leggono già di dirigenti scolastici che avvertono del fatto che la DAD, purtroppo, non l’abbandoneremo così presto.

Al di là dei proclami, le istituzioni avrebbero già dovuto muoversi per tempo. Essendo anche questo il loro compito, avrebbero dovuto pianificare in anticipo le possibili soluzioni per una potenziale situazione di emergenza come quella che si è verificata. Le tante discussioni, analisi, ipotesi che si sono fatte nel corso di questi ultimi mesi sono un’ottima cosa, ma sono già terribilmente in ritardo.

Francesco Ceccarelli, “Il futuro è maestro” (courtesy: h+)
Studio òbelo, “Insieme anche da casa” (courtesy: h+)

Qualcosa, per fortuna, si muove a partire dal basso: famiglie che si autotassano, istituti particolarmente attivi e iniziative di raccolta fondi, come quella organizzata a Milano dalla fondazione Mission Bambini, dall’ente morale e sociale Società Umanitaria, dal designer Francesco Dondina e dall’agenzia di comunicazione h+.

Insieme hanno da poco lanciato il progetto Signs For – L’educazione non si ferma, una campagna che coinvolge grafici, illustratori e calligrafi italiani, che hanno realizzato e donato opere sul tema “il futuro desiderato e l’importanza dell’istruzione per poterlo immaginare”, vendute online come poster.

Il ricavato, tolte le spese di stampa e di spedizione, andranno a sostegno degli studenti delle scuole più in difficoltà della zona nord di Milano, che potranno acquistare tablet, stampanti, laptop, connessioni, supporto didattico e psicologico.

Davide Baroni, “Possibilità / Possibilities” (courtesy: h+)
Fabio Mario Rizzotti, “Untitled” (courtesy: h+)

«I bambini a forte rischio di dispersione o insuccesso scolastico non vanno lasciati indietro, né le loro famiglie in gravi condizioni di disagio socio economico. Fermare l’intervento educativo può causare costi sociali enormi per un’intera generazione di studenti e per tutta la comunità, in particolare per gli alunni con bisogni educativi speciali, per i bambini stranieri e le loro famiglie. Questa emergenza ha inoltre avuto importanti ricadute sul piano psicologico: isolamento forzato, paura e insicurezza. Anche una volta rientrati a scuola, alcuni studenti saranno penalizzati rispetto ad altri, non avendo accesso agli strumenti digitali necessari per le nuove forme di didattica che stanno modificando le tradizionali metodologie basate sulla centralità del docente e sulla trasmissione dei contenuti», scrivono gli organizzatori.

Gli autori dei poster sono Alberto Soi, Aldo Presta, Alessandro Maria Papale, Alessio D’Ellena, Alice Guarnieri, Alice Piaggio, Andrea Rauch, Andrea Rovatti, Anna e Elena Balbusso Twins, Annalisa Gatto, Armando Milani, Artemio Croatto, Beppe Giacobbe, Cerati + Somaschini, Chialab, Cinzia Ferrara, Cristina Chiappini + Obi Fidler, Daniela Piscitelli, Dario Carta, David Gil, Davide Baroni, Davide Benatti, Dina&Solomon, Doriano Solinas, Elio Carmi, Emiliano Fadda, Emiliano Ponzi, Emilio Fioravanti, Fabio Mario Rizzotti (che mi ha segnalato l’iniziativa, e ringrazio), Fabio Sironi, Fabrizio Falcone, Francesco Ceccarelli, Francesco Dondina, Francesco Messina, Gastone Mencherini, Gianluigi Colin, Gianni Latino, Gianni Sinni, Giuseppe Mastromatteo, Guido Scarabottolo, Ilaria Carcano, Italo Lupi, Jacopo Baco Giannitrapani, jekyll & hyde, La Tigre, Leftloft, Leonardo Sonnoli, Luca Barcellona, Marco Camuffo, Marco Meloni, Marco Pea, Marco Tortoiolo Ricci, Mario Cresci, Mario Piazza, Marta Bernstein, Matteo Carboni, Maurizio Milani, Maurizio Minoggio, Mauro Bubbico, Michele Galluzzo, Michele Santella, Nicola Munari, Olimpia Zagnoli, Paolo Ciampagna, Parco, Pietro Corraini, Pop-Eye Studio, Sergio Menichelli, Sergio Olivotti, Silvia Sfligiotti, Stefano Asili, Stefano Falconi, Stefano Lucchetti, Stefano Rovai, Stefano Tonti, Studio MUT, Studio òbelo, Susanna Vallebona, Tapiro Studio, Tassinari/Vetta, Think Work Observe, Tomo Tomo, Valeria Petrone, Yvat&Klerb, Zetalab, Zup Design e €€€ Studio.

Alice Piaggio, “The knowledge shapes or future” (courtesy: h+)
Luca Barcellona, “Untitled” (courtesy: h+)
Leftloft, “Libro” (courtesy: h+)
Alessio D’Ellena, “Learning by editing” (courtesy: h+)
Beppe Giacobbe, “Il filo eclettico” (courtesy: h+)
Olimpia Zagnoli, “Untitled” (courtesy: h+)
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