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Foreign Exchange: un corto d’animazione fatto di sabbia e frammenti di banconote

Una delle prime, grandi epifanie che riguardano la percezione del mondo attorno a noi ce l’abbiamo quando, solitamente durante l’infanzia, qualcuno ci invita a osservare da vicino la sabbia. All’improvviso, una distesa che fino a qualche istante prima appariva uniforme, si mostra per com’è davvero: centinaia, migliaia, milioni, miliardi di sassolini multicolore, pietre traslucide, frammenti di conchiglie.

Scrive Robert Pirsig in quel fortunato romanzo che per molte e molti è stato la porta d’accesso all’indagine spirituale di sé e allo studio delle filosofie orientali — mi riferisco ovviamente a Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta:

«Tutti percepiamo a ogni istante milioni di cose intorno a noi — queste forme che cambiano, queste colline brucianti, il rumore del motore —, le registriamo automaticamente, ma non ne prendiamo veramente coscienza, a meno che non ci sia un particolare insolito o il riflesso di qualcosa che siamo preparati a vedere. Non potremmo mai prendere coscienza di tutto e ricordare tutto perché la nostra mente si riempirebbe di tanti di quei dettagli inutili che non riusciremmo più a pensare. Dobbiamo scegliere, e il risultato di tale scelta, che chiamiamo “coscienza”, non è mai identico alle percezioni, perché il processo di selezione le cambia. Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo.
Una volta di fronte a questo mondo, operiamo su di esso un processo di discriminazione: entra in azione il coltello. Dividiamo la sabbia in mucchi. Questo e quello. Qui e là. Bianco e nero. Adesso e allora.
In un primo momento la manciata di sabbia sembra uniforme, ma più la guardiamo più la scopriamo varia. Non ci sono due granelli uguali. Alcuni sono simili per un verso, altri per un altro, e possiamo dividerli in mucchi sulla base di queste somiglianze e diversità. Si potrebbe pensare che a un certo punto il processo di suddivisione e di classificazione si interrompa, ma non è così. Continua all’infinito».

(courtesy: Corrie Parks)

Quel passaggio in grassetto, «Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo», appare all’inizio del corto d’animazione Foreign Exchange e ne offre una chiave di lettura che abbraccia diversi livelli di interpretazione.
È un’opera che parla di dettagli, quella della regista americana Corrie Francis Parks. Di ciò che scegliamo di vedere, ciò che la nostra attenzione seleziona da tutto il resto. Ed è anche un film che parla di connessioni: intime e universali allo stesso tempo.

Utilizzando nient’altro che granelli di sabbia e frammenti di banconote da tutto il mondo, Parks si focalizza sul “micro”, sulle minuzie che solitamente sfuggono al nostro sguardo, andando a costruire un flusso di immagini che — come sostiene lei stessa — probabilmente racconterà cose differenti in base alla prospettiva che si sceglie di adottare, o che ci si trova inconsapevolmente ad avere.
Foreign Exchange come rappresentazione del mercato economico globale, dove un piccolo movimento può scatenare una crisi economica (il classico “effetto farfalla”: «Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?»)? Certo.
Ma anche una metafora dei rapporti di potere tra i popoli, o delle migrazioni, o della visione di sé che ogni nazione vuole dare attraverso i simboli che stampa sulle banconote.

(courtesy: Corrie Parks)

«Foreign Exchange» dice la regista, «è un film con molti livelli»: livelli fisici, quelli delle banconote e della sabbia sul tavolo luminoso; livelli digitali, quelli dei software usati; ma soprattutto «livelli di idee», spiega Parks, che invita spettatori e spettatrici a guardare il filmato immaginando sé stessi come un granello di sabbia e provando a dare un senso alla complessità che sta attorno.

Presentato in decine di festival nel corso degli ultimi tre anni, e vincitore di diversi premi, il corto è da poco uscito integralmente su Vimeo.

(courtesy: Corrie Parks)
(courtesy: Corrie Parks)
Il “making of”
(courtesy: Corrie Parks)
Il “making of”
(courtesy: Corrie Parks)
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