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Punanimation: una directory dedicata a donne e transgender che lavorano nell’animazione

Secondo uno studio presentato due anni fa da Women in Animation, se nelle scuole in cui si insegna animazione studenti e studentesse sono più o meno in numero equivalente, quando si va a vedere chi poi lavora effettivamente in questo settore dell’industria creativa, le percentuali cambiano drasticamente.

Tra gli animatori le donne sono appena il 23%, cifre che scendono ulteriormente quando aumenta l’importanza del ruolo: il 21% dei designer, il 17% degli sceneggiatori e solo il 10% tra registi e produttori. Una disparità che è poi la ragione per cui, nel 1995, un gruppo di professioniste fondò Women in Animation, organizzazione che combatte per raggiungere il 50/50 entro il 2025.

Il tema, soprattutto negli ultimi anni, è molto sentito, tanto che a WIA si sono affiancate altre realtà: c’è Animated Woman Uk, che opera nel Regno Unito, c’è Free the Bid, che però allarga il campo d’azione a tutto il video commerciale, e c’è Punanimation, inizialmente nato come gruppo Facebook riservato a donne, transgender e non-binari ed evolutosi poche settimane fa in una directory.

Fondato nel 2015 da tre amiche e animatrici — Bee Grandinetti, Hedvig Ahlberg e Linn Fritz — il gruppo ha raggiunto oltre 1800 iscritte mentre la directory, presentata ufficialmente l’8 marzo scorso con un evento a Londra, raccoglie per ora i profili di quasi 200 professioniste (ci sono anche due italiane, Noemi Adamo e Marina Brotto).

«No more excuses for male-only studios, speaker line-ups and director rosters. Diversity exists, it’s got skills and it’s here», dicono le tre fondatrici, che con la nuova piattaforma intendono togliere ogni alibi a chi assume, ingaggia, invita solo animatori uomini.

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