Qualche mese fa, dopo alcune chiacchierate su Messenger, incontravo per la prima volta il duo PetriPaselli in una trattoria di via del Pratello, qui a Bologna. Seduti a cena, col sottoscritto intento ad ammirare il cameriere che preparava una gigantesca tartare davanti ai nostri occhi, i PetriPaselli mi raccontavano la loro storia, descrivevano le assurde collezioni che hanno in casa, condendo il tutto con una miriade di aneddoti sulla “vita da collezionista”, arrivando infine al punto, e cioè il motivo per cui ci eravamo dati appuntamento: volevano lanciare una rivista ed erano curiosi di sapere il mio parere.

Qua, però, è necessario un piccolo passo indietro.
Amici fin dall’infanzia, entrambi cresciuti in un paesino sulle colline a sud di Bologna, a due passi dall’appennino, Matteo Tommaso Petri e Luciano Paselli si sono “fusi” col nome PetriPaselli nel 2007, entrando nel mondo dell’arte contemporanea da una porticina laterale e poco esplorata: quella del collezionismo, inteso non come il collezionismo d’arte quanto piuttosto l’arte del collezionismo. Oggetto principale della loro ricerca sono infatti le raccolte, l’accumulare oggetti scelti in base a criteri estetici, geografici, nostalgici (l’infanzia e i ricordi sono altri due temi chiave nell’opera del duo).

Nanetti da giardino, plasticosi souvenir, giochi snodabili, prodotti da cucina in miniatura, giochi a carica sono alcuni dei soggetti delle loro opere, nelle quali, attraverso la fotografia, i video e le installazioni, i PetriPaselli indagano gli oggetti in sé, il loro valore simbolico, storico ed emozionale, oltre al pensiero e alle dinamiche di colui che accumula e raccoglie: il collezionista.

Torniamo alla cena.
«La nostra prossima opera sarà la rivista», dissero. «Uscirà in 99 numeri», aggiunsero, facendomi andare quasi di traverso il boccone.
99 copie, forse? «No, proprio 99 numeri. Quadrimestrali».
Silenzio. Rapido calcolo. Un numero ogni 3 mesi: fa 33 anni, pensai. Poi lo dissi a voce altra: «fa 33 anni. Siete pazzi».

99objects #1

Sono pazzi, su questo non c’è alcun dubbio. Ma dopotutto 99objects, che vedrà la luce proprio in questi giorni, è un progetto artistico molto articolato, di cui l’uscita del magazine può considerarsi come una sorta di performance in fieri e a lunghissimo termine, che avrà senso sia nel caso riuscissero a portarla avanti davvero sia dovessero trovarsi costretti a interromperla.

99 numeri, dunque, ciascuno dedicato a una collezione differente, rappresentata, in ogni uscita, attraverso 99 pezzi di quella collezione. «99 posacenere, 99 portachiavi, 99 erinnofili [i bolli chiudilettera, ndr]…»
Il primo numero, che si può già acquistare online, ruota proprio attorno ai posacenere souvenir, quelli che si possono comperare in ogni città, solitamente realizzate in bachelite, melamina o nella più umile plastica, raffiguranti il nome del luogo e qualche monumento o panorama, a mo’ di cartolina.

Nessun testo, solo immagini dell’oggetto su sfondo neutro, come in un’esposizione tradotta su carta. Sfondo che però solo in alcune pagine cambia, operando una ricontestualizzazione inaspettata.
La collezione, come raccontano Petri e Paselli sul blog del progetto, appartiene a Rossella Ricci, conosciuta per caso via mail qualche anno fa.

A proposito del blog, questo è un altro aspetto dell’iniziativa 99objects: pian piano si popolerà di contenuti inediti, perlopiù testuali, riguardanti il numero della rivista oppure il collezionismo più in generale.

Terza e ultima “area di sviluppo”, come la chiamano PetriPaselli, è lo shop in cui, oltre ad acquistare la rivista, verranno messe in vendita opere d’arte e pezzi di design a tiratura limitata.

La presentazione ufficiale del progetto — e l’occasione per toccare con mano il primo numero del magazine — sarà il 26 ottobre al MAMbo, il museo d’arte moderna di Bologna, in un incontro a cui parteciperanno la storica e critica d’arte Fabiola Naldi, il giornalista Daniele Perra, la curatrice ed editorialista di Artribune e la collezionista Rossella Ricci. A moderare il dibattito, il direttore artistico del MAMbo, Lorenzo Balbi.