In Scritti sull’arte, la raccolta di alcuni dei tanti saggi e testi critici scritti da Charles Baudelaire a metà Ottocento, c’è un capitolo intitolato Perché la scultura è noiosa. La tesi dell’autore dei Fiori del male, tranchant non meno del titolo, è che la scultura sia un’arte secondaria, complementare e vaga.

Uno dei più affascinanti passaggi del saggio è questo:

Brutale e positiva al pari della natura, essa [la scultura] è insieme vaga e intangibile, in quanto mostra troppe facce in una volta. Invano lo scultore si sforza di porsi da un punto di vista unico; girando attorno alla figura, lo spettatore può scegliere cento punti di vista differenti, meno quello buono, e accade spesso, cosa umiliante per l’artista, che un movimento di luce, un effetto di lume, rivelino una bellezza diversa da quella a cui egli aveva pensato. Un quadro è solo e unicamente ciò che vuole essere; non è possibile guardarlo se non nella sua luce. La pittura ha un solo punto di vista, esclusiva e dispotica: e per questo l’espressione pittorica è tanto più forte.

Baudelaire, probabilmente cogliendo nel segno l’ansia e il tormento di ogni scultore, descrive però perfettamente (quanto inconsapevolmente) anche il fascino più profondo della scultura: quel trascendere le intenzioni dell’artista, quel “mostrare troppe facce in una volta”.

Una “forma continua” la chiama la scultrice inglese Anna Rubincam, protagonista di questo video — A Continuous Shape, appunto — che mostra l’intera realizzazione di un busto. Le misure prese dal vivo sulla modella, il bozzetto, il modello in creta, il taglio della pietra, lo scalpellare, i ritocchi finali.

«Un volto umano non ha una fine», dice a un certo punto l’artista, che in un flusso di pensieri racconta il suo mestiere mentre le immagini la mostrano all’opera. «Quando si arriva alla fine delle labbra si continua ad andare avanti. E se provi a tracciare una differenza netta, allora il volto sarà strano. La pelle è una sorta di superficie continua che ondeggia e che in certi punti è tesa, in altri si allenta».

Il filmato è opera del duo di filmmaker Eyes & Ears, formato da Jack Webber e dall’italiano Tommaso Di Paola, che raccontano anche il faticoso making of del progetto sul sito Directors Notes (faticoso perché, come con la scultura stessa, non puoi permetterti di sbagliare e rifare).

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