Spazi immacolati e cataste di pennelli e matite. Stanze luminosissime e angolini bui in cui non difficile immaginare l’artista al lavoro, nottetempo a lume di lampada. E poi cavi, libri, tubetti di vernice, occasionalmente persino un gatto (il famoso gatto da scrivania golosissimo di topi di biblioteca)
C’è chi si riempie di schermi e tavolette grafiche, anche extralarge, e chi invece lavora interamente in analogico. Chi accumula, strato su strato, e chi evidentemente segue un’ascetica disciplina votata all’essenzialità.

Il “giochino” interessante, qui, è andare poi a vedere se lo stile in qualche modo richiama l’ordine (o il disordine) e il tipo di strumenti utilizzati, soprattutto se non si conosce l’opera degli artisti (anche io ammetto di aver fatto qualche bella scoperta, in questi 74 nomi), la maggior parte italiani, a cui Davide Calì — autore pluripremiato nonché nostro esimio editorialista — ha chiesto di immortalare la propria scrivania per la pagina Facebook Octopus Magazine.

Su gentile concessione di Davide e di Octopus le ripubblichiamo qui.