Bulgari | Collezione Diva

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Quando entro, il mio sguardo corre subito al grande tavolo su cui sono poggiati senza troppa cura, decine di carati di pietre colorate e lisce, resto in silenzio come ipnotizzata. La bella signora che sono venuta ad intervistare, Lucia Silvestri, jewellery creative director di Bulgari , mi riceve in una stanza dove normalmente pochissimi vengono ammessi, mi vede un po’ distratta così dopo essersi presentata, mi fa accomodare ed inizia a parlare.

Siamo nella stanza dove tutto inizia, voi oggi avete visto gli orafi Bulgari al lavoro, realizzando pezzi unici in cui forse a volte il disegno può anche essere simile a un altro ma si adatta alla pietre che cambiano, regalando perciò l’unicità.

Funziona al contrario rispetto a ciò che uno si aspetta. Uno pensa che si parta dal disegno e che solo in seguito si passi all’acquisto della pietre che si adattino al disegno, invece qui succede l’esatto contrario.

Sì, nell’alta gioielleria non può avvenire diversamente: prima si cercano pietre, che poi è il mio lavoro. Io vado in giro per il mondo alla ricerca di pietre che possano essere adatte a Bulgari. Lavoro molto affascinante, che mi porta a visitare posti meravigliosi. Mi sposto tra New York, Jaipur, la Tailandia o Bangkok, insomma un po’ ovunque ci siano mercati delle pietre e quando trovo qualcosa che mi piace la compro e la faccio mandare qui in sede. Anche dopo trent’anni che lo faccio mi appassiono ancora e, non dovrei neanche dirlo, lo farei perfino gratis… Perché lavorare con le pietre regala energia. Io non sono mai stanca.

Se non altro per la cromoterapia…

C’è una collana che purtroppo non è qui, ora, che io chiamo happiness perché averla tra le mani mi mette proprio di buon umore.

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Come funziona l’acquisto?

Devo contrattare economicamente in un mondo prettamente maschile, specie nei mercati orientali. Quindi io sono una cosa abbastanza strana. Sono una signora che arriva e bacchetta tutti cercando di scegliere ciò che più mi piace, ciò che può diventare un gioiello Bulgari, cercando di spuntare il prezzo più vantaggioso!

Tutto quello che lei compra e porta viene utilizzato per l’alta gioielleria o può prendere anche altre strade?

No, per esempio se ci sono delle piccole ametiste che non vengono utilizzate per un gioiello possono finire in un altro meno prezioso.

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E dopo che le ha acquistate che succede?

Arrivano tutte qui, a Roma, su questo tavolo. Perché questo è il quartiere generale ed è qui che lavoriamo tutta l’alta gioielleria Bulgari. È la cosa che facciamo il sig. Bulgari [si tratta di Paolo Bulgari, ndr] ed io. Il signor Bulgari normalmente è seduto lì dove è seduta lei. Lavoriamo tutti i giorni alle combinazioni di colore, alle combinazioni di forme, a possibilità di ritaglio di certe pietre perché magari viste qui non sono come le vorremmo noi.
Ma la selezione delle pietre può anche durare mesi! Perché non sempre ci mettiamo d’accordo su come utilizzarla.

Quindi le pietre arrivano qui già tagliate?

Sì il grezzo, cioè l’acquisto della pietra grezza è tutt’altro lavoro, noi compriamo pietre già tagliate sul mercato in cui le acquistiamo. Oppure semitagliate, come possono essere queste [me ne mostra una cospicua manciata, le maneggia come fossero noccioline e quelle emettono un tintinnio ipnotico, ndr], tagliate semplicemente seguendo la forma del grezzo. Il taglio solitamente viene fatto nei paesi di provenienza sia perché la manodopera, molto banalmente, costa meno sia perché hanno una sorta di attitudine naturale al taglio, per quanto riguarda alcune pietre. Quindi noi selezioniamo e diamo indicazione su come procedere al taglio. Spesso le facciamo solo smussare, mantenendo la forma naturale, così come la natura le crea.

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Quanto incide in un pezzo di alta gioielleria la pietra rispetto alla manodopera?

La pietra sicuramente incide di più. Non saprei definire una percentuale precisa ma sicuramente pesa di più la pietra rispetto alla manodopera.
In generale prima di arrivare al disegno noi facciamo una composizione. Quando siamo convinti che la composizione, cioè la combinazione di pietre, sia quella giusta allora chiamiamo il designer che realizza il disegno. Una sorta di link tra una pietra e l’altra, in questo caso ci sarà solo da mettere qualche diamantino…

L’accostamento di pietre colorate di valore diverso è una cosa che sicuramente adesso si vede abbastanza spesso, ma che quando avete iniziato voi negli anni ’50 non era molto frequente.

È vero lo fanno anche altri ma, certo senza modestia, potrei dire non con il nostro risultato, perché poi non basta l’abbinamento di colore ma c’è anche quello delle forme. Si cerca la forma giusta o si ritaglia quella più idonea. Tenga presente che ci sono pietre che sono bellissime, ma che non sono adatte a un gioiello Bulgari. Ci sono pietre magari troppo alte o pietre troppo allungate, insomma noi lavoriamo molto sul taglio.

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Parliamo della collezione Diva, anche quella nasce qui partendo dalle pietre?

La pietra è la fonte d’ispirazione, da lì si parte. Poi abbiamo pensato di dar vita ad una collezione che avesse un comune denominatore. Ci siamo chiesti: chi potrebbe indossare una collana di questo genere? Una diva. Abbiamo così iniziato a fare una ricerca pensando a chi è la diva per eccellenza. Elisabeth Taylor! E allora abbiamo fatto una gran ricerca sui film in cui ha recitato, sulle foto che l’hanno ritratta.
Ma ovviamente prima dovevamo avere delle pietre su cui basare la collezione. Per i diamanti in parte è diverso perché, può sembrare strano, il diamante è facile da trovare. Se io voglio disegnare e realizzare una collana tutta composta di diamanti tondi basta fare il disegno e poi andare a comprare i diamanti. Ma se mi devono disegnare una collana con smeraldi devo essere io a dare le indicazioni ai designer e comunque devo trovare prima le pietre.

Non avevo idea che il diamante si trovasse più facilmente.

Questo perché al contrario di ciò che pensa la gente si possono ordinare ad esempio a New York diamanti che hanno lo stesso taglio e le stesse caratteristiche senza troppi sforzi, mentre se mi servono per esempio 10 smeraldi da 1 carato bisogna prima vederli perché molto difficilmente avranno lo stesso taglio, lo stesso verde. Per il colore è tutto molto più complicato. Non solo: nel colore il prezzo—a parità di carati—non è lo stesso ma varia in base alla provenienza geografica della gemma. Il diamante è invece molto più standardizzato.

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Il diamante è un po’ come l’oro: ha una oscillazione di mercato ma si acquista in borsa in base a carati e caratteristiche: colore, taglio, purezza.

Sì, invece la pietra la devi proprio vedere perché può valere 1000 o 5000 ma bisogna avere una certa esperienza per riuscire a scegliere e per capire la differenza.
L’abilità sta nel conoscere bene il mercato e saper acquistare. Poi le pietre di colore stimolano la creatività, perché ci si mette su a pensare come tagliarle per renderle uniche o come accostarle cromaticamente ad altre.

Mi diceva che i brillanti vengono acquistati a New York mentre le pietre di colore vengono acquistati sui mercati di provenienza?

Per i diamanti le grandi pietre si acquistano a New York e a Ginevra mentre quelli da pavé fino a 2-3 carati ad Anversa.

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E la provenienza dei diamanti?

Noi compriamo solo diamanti con il Kimberley Process [una certificazione che garantisce che i profitti ricavati dal commercio di diamanti non vengano utilizzati per finanziare le guerre civili, ndr] e quindi possono provenire dal Sud Africa o dall’Australia o dal Botswana perché a parità di purezza e carato, per un diamante è indifferente la provenienza. Per esempio, un diamante internally flawless è lo stesso sia che arrivi dal Sud Africa sia che arrivi dall’Australia, mentre per uno zaffiro la provenienza della pietra conta molto e incide sulla qualità. Io posso riconoscere uno zaffiro birmano da uno che arriva per esempio dalla Sri Lanka, ma non posso riconoscere la provenienza di un brillante.

[Mentre parliamo la signora Silvestri “giocherella” con le pietre colorate, le accosta, le tocca con le stessa disinvoltura con cui da bimbi si giocava in spiaggia con sassolini e biglie colorate. Poi prende un brillante tagliato a cuore da più di 20 carati, mi spiega che è stato comprato in India e che era parte della veste di un Maharaja] Ma allora non comprate solo pietre nuove ma anche “usate”?

Capita spesso. Compriamo alle aste.

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Quindi un Maharaja aveva un brillante del genere sulla sua veste?

I Maharaja in realtà avevano l’abitudine di usare bottoni fatti di smeraldi.

Smeraldi? Non sono le pietre meno dure? Quelle più delicate tra tutte le pietre preziose?

Sì. Non solo, le incidevano, ne ricavavano fiorellini o foglie… Una volta abbiamo comprato uno smeraldo di 300 carati di taglio esagonale che in origine era il tappo di una bottiglia! Le foglie della collana Estate della collezione Diva provenivano proprio dalla veste di un Maharaja.

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Come le avete trovate?

Io e il signor Bulgari eravamo a Ginevra. Non stavamo cercando smeraldi ma ci siamo imbattuti in un’antica collana indiana che di per sé, come manifattura, non era nulla di speciale. Anzi, era proprio grossolana. Ma all’interno di questo motivo c’erano sette smeraldi a forma di foglia. Quindi abbiamo deciso di comprarla per utilizzare le foglie in qualcosa di speciale e contemporaneo.

Oggi lo chiamano riuso creativo…

Nel caso della collana Estate della Collezione Diva, abbiamo abbinato le foglie di smeraldo proventi dalla collana indiana, antiche e bellissime, a delle belle ametiste, ad alcuni mandarin garnet che abbiamo fatto ritagliare a foglia ed è nato un pezzo strepitoso. Da lì abbiamo far realizzare anche le altre stagioni, ovviamente diverse perché diverse sono le pietre ma con la stessa “ispirazione”. Così sono nate ad esempio Inverno, in platino e brillanti, e Primavera [che ho anche filmato in esclusiva, ndr], in smeraldi, ametiste e brillanti.

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La vostra clientela, al di là della capacità di acquisto, è una clientela con un gusto molto ricercato, direi quasi “educato”.

È molto più facile indossare un gioiello di tempestato di diamanti. Qua invece parliamo quasi sempre di accostamenti audaci con le pietre colorate…

“Roba” per donne di carattere!

Sì, serve una bella personalità. In genere il nostro è un cliente che ha già il classico e che quindi osa con qualcosa di unico.

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co-fondatrice e caporedattrice

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