Raccontare storie al Pitti | Jimi Roos

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Marchio: Jimi Roos

Profilo: scoperto durante l’edizione estiva del Pitti, Jimi Roos è un marchio italiano fondato dall’omonimo designer, un giovane fiorentino di origine svedese che si è inventato il “punto rovesciato sbagliato” (detto anche “punto della Mattonaia”, per ricordare la via dove lui e il suo socio, Cristiano Foderaro, hanno iniziato) col quale illustra, appunto a rovescio, utilizzando male (inizialmente per errore, ora ad arte) la macchina da cucire, delle semplicissime t-shirt.
Se all’inizio tutto era fatto in casa ora i due sono riusciti a trovare il modo di industrializzare la produzione—che comunque rimane interamente made in Italy, divisa tra Milano e Treviso—e, grazie a una serie di ricamatori, ad aumentare la produzione, visto soprattutto l’enorme numero di richieste da soddisfare dopo il loro esordio in fiera di sei mesi fa.

Sul web: jimiroos.com

La collezione: per l’autunno/inverno 2014/15 la linea si arricchisce di nuove t-shirts (anche nere: prima erano solo bianche), realizzate con un cotone più pesante, sempre caratterizzate da illustrazioni e grafiche ricamante col punto rovesciato sbagliato.
E arrivano anche le felpe, sia a girocollo che con la manica a raglan, che hanno la particolarità di subire un lungo processo di tintura (circa una settimana) per quanto a partire dalla felpa bianca, questo per trovare l’esatta tonalità desiderata senza dover sottostare al “già pronto”.
Anche le grafiche sono state aggiornate rispetto alla scorsa collezione: bocche dai denti storti, traballanti coccodrilli che citano altri coccodrilli, imperfetti motivi paisley, esplosive bandiere inglesi, incerti uccellini vivi e morti appesi a un fil rouge e poi i miei due modelli preferiti, quello con la grafica “tartan” e quello stile college con la J di Jimi.
Rinnovato, infine, pure il packaging, con una confezione che una volta tolto il capo si smonta e diventa appendino.

Dal punto di vista dello storytelling: quello di Jimi Roos è il classico caso di narrazione che parte da un know-how tecnico. Sul marchio in sé ci sarebbe poco da raccontare: è nato da poco, non ha una storia alle spalle e dunque punta tutto su quella che è la vera particolarità, l’invenzione di una tecnica di ricamo che tra l’altro è nata per errore ed è stata subito battezzata (esempio da seguire: dare un nome a qualcosa significa definirlo, metterci dei confini, renderlo proprio, aiutando gli altri a ricordarlo e dunque a ricordare il marchio stesso) come “punto rovesciato sbagliato”. In quello “sbagliato” c’è l’intera poetica di un progetto commerciale e stilistico portato avanti da due ragazzi che, come Jimi e Cristiano, hanno tra le mani una potenziale miniera d’oro ma rimangono assolutamente coi piedi per terra e sembrano più a loro agio davanti a una birra in compagnia di qualche vecchio amico piuttosto che a vendere i loro prodotti in una fiera dedicata alla moda e allo stile, ma che comunque hanno sempre (meritatamente) la fila al loro stand.

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