Pietro Sedda è il tatuatore più citato in assoluto qua su Frizzifrizzi.
Non soltanto perché attualmente è uno dei più quotati a livello nazionale ed internazionale. Né per lo strano fenomeno che capita ogni volta che vai nel suo studio milanese, quando ti accorgi di essere entrato in quella che di fatto non è che una pura proiezione fisica dell’immaginario di Sedda (e in quella parentesi di tempo, in effetti, vivi nella sua testa, che tra l’altro ha pure un lato-B, anzi un sotterraneo, Solo vinili/libri). E neppure, credo, per il suo ruolo anomalo che lo vede contemporaneamente artista e imprenditore, animatore culturale, commerciante, artigiano…

O forse sì, forse è proprio la sua posizione tanto peculiare – che abbraccia mondi raramente in contatto tra loro – ed un’incredibile naturalezza nel metter insieme mente e corpo, arte, cultura, estetica a fare di Pietro un personaggio da scoprire assolutamente. E si fa davvero fatica a sopportare di dover lasciare alla pelle di qualche sconosciuto il privilegio di portarsi dietro (finché morte non li separi) le tracce del passaggio di Sedda su questo mondo. Di avere addosso uno spazio comunque limitato alla propria, sola tela fatta di pelle, da dedicare alle sue opere.

E se di certo non risolve il problema, un libro interamente dedicato a lui e al suo lavoro aiuta comunque ad alleviare la frustrazione.
Scrivono quelli di Logos, la casa editrice che ha appena pubblicato il volume su Sedda, Santi, Marinai e Balene…, che verrà presentato giusto stasera presso il suo studio in via Tenca 10, a Milano:

Ci sono ambiti che per loro stessa natura e per la platea di utenti alla quale si rivolgono, nonostante afferiscano al mondo della produzione iconica, difficilmente vengono annoverati nella sfera dell’arte, quella con la A maiuscola, quella che riempie le pagine delle riviste patinate ed elitarie e che relega i primi in pubblicazioni, anch’esse di nicchia, ma più popolari e dozzinali nel packaging o, tutt’al più, li marginalizza con forme di comunicazione e divulgazione decisamente underground. Il variegato mondo del tattoo è tra questi, nel suo perenne oscillare tra espressioni mediocremente dilettantistiche e forme quanto mai raffinate e complesse. Tuttavia anche a queste ultime viene sbarrata la strada per poter conseguire quella valenza estetica che spetterebbe loro se solo le si guardasse senza preconcetti.

Anche i tatuaggi “colti” di Pietro Sedda abitano quel limbo, quella dimensione in bilico tra mera esperienza soggettiva, legata al gusto di chi li porta sulla propria pelle e, dunque, per definizione, non classificabili come opere d’arte, e quella qualità che, viceversa, ne farebbe opere di culto per gallerie à la page se solo venissero riversati su altri supporti”. L’ambiguità, del resto, sta tutta nel “personaggio” Pietro Sedda, un’ambiguità in parte subita e in parte scientemente voluta e sempre in tensione tra due polarità: tatuatore di professione tra i più rinomati e apprezzati in ambito internazionale e/o artista visivo, raffinato e concettualmente complesso quanto renitente a farsi imbrigliare nell’establishment del Contemporaneo.

Santi, marinai e balene… e disastri, novità della collana ILLUSTRATI, nasce sul filo di questa ambiguità fra una monografia d’artista e un libro di tatuaggi. Voluto per dare un supporto cartaceo e trasportabile all’opera di Pietro Sedda, è anche un tentativo di ampliare l’interesse a questa antichissima arte che negli ultimi anni è divenuta fenomeno di moda e quasi una decorazione del corpo obbligata, accostandola soprattutto al mondo artistico del quale indiscutibilmente fa parte.

QUANDO: 21 novembre 2012 | 19,00
DOVE: The Saint Mariner Tattoo Studio | via Carlo Tenca 10, Milano | mappa | fb