Issues | mono.kultur #32 | Martino Gamper

Con i suoi numeri monografici che attraverso immagini ed interviste approfondiscono l’opera ed il pensiero di alcuni tra gli artisti ed i personaggi più interessanti della scena culturale internazionale, il magazine tedesco mono.kultur è una realtà da seguire con attenzione, soprattutto in virtù del (piccolo) prezzo.

Particolarmente ricco – composto da ben tre libretti attaccati insieme, a mano – l’ultimo numero, dedicato al designer italiano Martino Gamper, uno tra i personaggi più interessanti e “border line” nel mondo del design, tra i pochi che riescono ad unire il genio progettuale all’abilità manuale del falegname che lavora in bottega, con progetti che riescono contemporaneamente a stimolare le aree del cervello deputate al ricordo, all’emozione, alla familiarità e quelle dove invece s’intrecciano tutti quegli stimoli (le ispirazioni) che vanno poi ad innescare le visioni sul futuro, su quel che può essere, sulla realtà prossima ventura in potenza (uno su tutti, il celeberrimo 100 chairs in 100 days, che ha fatto guadagnare a Gamper l’attenzione degli addetti ai lavori di tutto il mondo).

Nella lunga intervista di Emily King & Kai von Rabenau il designer dice la sua sulle fiere del design («sono ancora utili per incontrare gente del settore ma non sono più luoghi dove poter prendere ispirazione»), su Milano («E’ la città dove [il design] è in mostra, un museo dove puoi vedere il passato ma le cose più interessanti in Italia accadono in quello che i milanesi chiamano l’hinterland, nelle zone industriali ed artigianali su e giù per il Paese»), le priorità («Probabilmente la gente è più interessata a comprare una tv ultrapiatta [piuttosto che una sedia di design che i loro figli potranno ereditare]»), il feticcio per le sedie («Sono i pezzi di mobilio più vicini al corpo umano che un designer possa progettare»).
Il resto delle anticipazioni le trovi su Sight Unseen.

images via Motto Distribution

co-fondatore e direttore
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