The Sand Sea and the Plateaux of Mirrors

23 gradi, 27 primi, 8.26 secondi.
E’ l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto alla perpendicolare piano dell’ellittica, cioè l’orbita del nostro pianeta attorno al sole. L’asse, però, non se ne sta fermo (beate sicurezze da sussidiario delle medie) ma oscilla tra i 22° e i 24° con periodi di 41.000 anni e subisce pure l’effetto dei grossi terremoti (beate insicurezze diffuse con sadismo dai tg della sera).
Nel 1900 l’inclinazione era appunto di 23°, 27′, 8.26” mentre oggi siamo a circa 23° 44′, non ci sono più le mezze stagioni ed evidentemente l’esserci spinti tutti assieme un po’ più a testa in giù – anche se solo di qualche manciata di primi – non ha giovato alla fantasia dato che l’immaginario fantascientifico non sforna più capolavori da tempo.

Pensiamo alla cosiddetta golden age del genere, tra gli anni ’30 e gli anni ’50: Bradbury, Arthur C. Clarke, Asimov, Heinlein, Pohl, Frederic Brown, van Vogt, Simak… Creature dallo spazio, civiltà del futuro, automi che obbedivano alle celebri tre leggi della robotica di Asimov, iper-politicizzate allegorie sul presente che in epoca di maccartismo e regime comunista trovavano la via della libreria e dell’edicola solo grazie a titoli altisonanti e ad ambientazioni fantascientifiche, prima di lasciare spazio, negli anni ’60 alla new wave di Dick e Ballard, di Stanislaw Lem e di Moorcock, di Disch e Delany, della Le Guin e di Silverberg e all’inner space, lo spazio interiore, opposto all’outer space della fantascienza storica, delle astronavi e dei popoli provenienti da galassie lontane.
E dopo l’ultima frontiera, il cyberpunk anni ’80 e ’90 di Gibson e Sterling, il vuoto. Almeno nella letteratura visto che pian piano il mondo del fumetto ha soffiato ai romanzi e ai racconti lo scettro di medium per eccellenza per il genere sci-fi mentre il cinema può sempre andare a pescare vecchi romanzi (o fumetti) sui quali costruire – ora che le tecnologie lo consentono – film che non hanno più bisogno di attori in carne ed ossa e lunghissimi mesi di lavoro su effetti speciali “fisici” ad opera di bravi artigiani.

In quest’universo (tanto per rimanere in tema spaziale) tanto complesso va ad inserirsi una fanzine autoprodotta, realizzata dal graphic designer ed illustratore milanese Gabriele Brombin: un omaggio al simbolismo di Möbius e del Kubrick di 2001, Odissea nello Spazio per trentadue pagine e duecento copie in edizione limitata, concepite in due anni e date alle stampe giusto pochi giorni fa sotto il titolo di The Sand Sea and the Plateaux of Mirrors, volumetto che puoi già acquistare online e che probabilmente interesserà più gli appassionati di illustrazione e di fantascienza in generale piuttosto che quelli di fumetto sci-fi (per una semplice questione di “palati” differenti).

co-fondatore e direttore

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