Tapparelle: Emmanuel Gallina x Colé

Fondato appena un anno fa da Matteo De Ponti e Laura Macagno, Colé è già diventato uno dei nomi di punta del nuovo design italiano.
Apriamo una parentesi: c’è un nuovo design italiano? Forse no. Ma a prescindere dalla nazionalità del designer ci sono le aziende del made in Italy e, come sostiene il maestro Mario Bellini e riporta Christian Rocca sul nuovo numero di IL «la “scuola italiana di design” non c’è più da parecchio tempo» ma d’altra parte «l’intero sistema del design italiano è comunque diventato il perno del nuovo mondo del design globale».

Torniamo a Colé, che appena qualche giorno fa ha inaugurato un nuovo spazio milanese in collaborazione con Off Brera, realtà che promuove le nuove leve dell’Accademia cercando contatti con gallerie e showroom che possano rappresentarle al meglio (lavorando duramente, dunque, per ridare equilibrio ad una traballante idea del made in Italy).

Durante l’inaugurazione di quello che sulla carta dovrebbe diventare un laboratorio permanente di cultura e progetto, Colé ha presentato la nuova collezione nella quale spiccano le creazioni del designer francese Emmanuel Gallina, da anni milanese d’adozione e docente al Politecnico, oltre che tutor per la Domus Academy e l’Istituto Marangoni.

Ispirato probabilmente dalle foto color seppia degli studi degli scrittori di inizio ‘900, Gallina ha creato una serie di mobili chiamata tapparelle, che com’è evidente prende il nome dalla caratteristica principale dei contenitori e della scrivania/scrittoio progettati da Gallina.
Tapperelle che fino agli anni’50 potevi trovare in ogni ufficio o studio casalingo – come dopotutto conferma un sito retro-favoloso come Office Museum – a nascondere penna e calamaio, documenti o bottiglie di liquore per (all’epoca sicuramente più accettati) drinks pomeridiani, prima che la rivoluzione dei costumi e la mania della trasparenza facessero piazza pulita della pruderie (insostituibile “innesco” per violazioni delle regole e pratiche culturali rivoluzionarie; innesco al quale abbiamo dovuto rinunciare a scapito dell’effetto meraviglia, che come un saltatore  stanco ed invecchiato guarda dal basso in alto l’asticella che è ormai finita troppo in su per poter anche solo pensare di riuscire a scavalcarla).

Realizzati in rovere, essenziali ed evocativi senza però cadere nel nostalgico, i mobili tapparelle difficilmente verranno utilizzati per togliere prudentemente alla vista dell’ospite o del cliente una penna d’oca, pipa e scovolini o una buona bottiglia di cognac: oggi c’è l’iPad, ci sono le stampate degli estratti conti online… Al limite qualche morigerato brivido alla schiena potrebbe dartelo solo una bella collezione di libri d’arte erotica da custodire gelosamente e con contegno d’altri tempi dietro ad una tapparella. Ma d’altra parte pure quelli li teniamo tutti in bella vista e ormai il trutrutrutrutru del legno che scorre sul binario non scatena più a nessuno quel misto di curiosità, fantasia e pruriginosa attesa che è l’ingrediente principale di ogni fiaba.

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