Mimì Factory | FW2011/12

Ed eccomi a pubblicare per la prima volta un comunicato stampa, cosa che non faccio mai perché altrimenti il divertimento dove starebbe? Non certo nel copia/incolla.
Ma il comunicato di Mimì Factory – e ringrazio Ida per questo – l’ho scritto io, quindi, con un certo piacere, faccio mela-c mela-v (o ctrl-c ctrl-v, come ti pare):

Per raccontare la storia di Mimì Factory bisogna uscire dalle categorie standardizzate del fashion design per addentrarsi, piuttosto, in altri mondi.
I tortuosi percorsi della designer Ida Ruggiero e del suo brand, infatti, hanno ben poco in comune con quelli di chi lavora nel campo della moda ma ricordano, invece, quelli di un dj.
A partire dai suoi primi “remix” – le customizzazioni di capi vintage degli anni ’70 ed ’80, la dimensione ancora locale del progetto, la sua attitudine amatoriale – per poi passare a ben più complesse collezioni dove stoffe, frammenti, abiti smembrati e ricomposti perdono il loro uso originario e ne riacquistano di nuovi, in un “cut-up” che ricorda da vicino gli esperimenti elettronici degli anni ’90, ed arrivare infine alla collezione AI 2011/12, dove Ida decide di lasciare a casa la valigetta con i dischi, rinunciando a decostruire suoni già creati da altri, per mettersi a “suonare” davvero, progettando dal nulla una musica nuova, tutta sua, abbandonando la forma (il taglia/incolla) per la sostanza, dove contaminazioni e contrasti – il marchio di fabbrica di Mimì Factory – escono fuori in maniera meno esplosiva rispetto alle vecchie collezioni ma ne guadagnano in concettualità e dunque in efficacia del messaggio.

Il sound delle periferie, il ritmo delle strade, i suoni che salgono dagli scantinati, che escono dalle finestre, che sbuffano fuori dai locali etnici insieme a nuvole di fumo. Gli odori e i sapori. I volti e le storie che si portano dietro, linee di sangue che si intrecciano come fili di lana da centinaia di anni, attraverso luci e voci lontane tra loro migliaia di chilometri che confluiscono in un unico posto, prestandosi a vicenda visioni e suggestioni, rimescolando le carte, creando nuovi suoni, nuovo sangue, nuovi colori.
La collezione Contaminations di Mimì Factory si muove per le vie della città e ne assorbe l’anima, frammentata come un disco rotto, passando attraverso architetture che perdono ogni rigore e si fanno “sghimbescie”, suggestioni Africane che deviano per il nord-Europa, toreri andalusi pronti per una corrida con tori di ghiaccio e pistole laser.
Il dubstep applicato alla moda: freddo e caldo che s’incontrano, tra blu, turchesi, grigi e neri tra i quali divampano fuochi gialli, in mezzo a linee curve, fili, trecce, tagli, asimmetrie e patterns che costruiscono volumi, lana che
La nuova storia, come la vecchia, nasce da contrasti e contaminazioni. Lo stesso vale per la musica, e quella di Mimì Factory – rigorosamente handmade – è allo stesso tempo musica del passato, del presente, del futuro.

co-fondatore e direttore
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