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Geneticamente attratto dal volo in generale e dagli aeroplani in particolare (suo padre era a capo della Miyazaki Airplane, azienda che durante la Seconda Guerra Mondiale produceva componenti per aerei); contraddittoriamente affascinato, lui che è notoriamente un pacifista, dall’aeronautica militare (con una vera ossessione per l’aviazione italiana: vedi Porco Rosso, vedi Si alza il vento, in cui nei sogni del protagonista appare costantemente Giovanni Battista Caproni, e vedi anche il nome del suo studio, Studio Ghibli, ispirato all’appellativo di un velivolo da guerra italiano, il Caproni Ca.309), il genio dell’animazione Hayao Miyazaki ha rappresentato forse come nessun altro prima di lui quel senso di magia, di libertà, di essenzialità e di leggerezza del volo.

Che a volare sia un apparecchio a elica, un castello, un demone o un aeroplanino di carta, il maestro giapponese è capace di trasformare in poesia e in musica (anche se togli il volume) non solo ogni traiettoria, ogni cabrata, ma anche e soprattutto quell’inafferrabile e vibrante momento al di fuori del tempo e dello spazio in cui ci si è già staccati da terra ma non si è ancora per aria.

Ed è proprio il volo, come costante della filmografia di Miyazaki e come sua ossessione personale, a essere raccontato in questo breve ma splendido video essay, Miyazaki Dreams of Flying, prodotto da Zach Prewitt e accompagnato da un’azzeccata colonna sonora.


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