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Dopo il tecnico audio e luci per il teatro, il fanzinaro istituzionalizzato, il tornitore, il magazziniere, il confezionatore di zucchero, il tuttofare in una scuola materna, il call-centerista, l’investigatore border-line via telefono, l’aspirante fotografo, il webdesigner, il webzinaro, il blogger, il docente, ora vado aggiungere alla lista dei lavori che ho fatto anche il product designer.
Per un giorno. Anzi, per due ore. A capo (insieme a tre colleghi bloggers) di una squadra di tutto rispetto – di quelle che quando hanno l’idea giusta sottomano ti fanno i miracoli – fornita niente meno che da Elica durante l’ispirante/aspirante tour fatto a fine anno.

Il brief

Immaginare, disegnare e rendere realizzabile in azienda, grazie all’aiuto degli esperti Elica, il prototipo di un prodotto da utilizzare in cucina. Tempo, appunto, due ore. Per poi vedercelo recapitato direttamente a casa ad inizio anno. In pratica il sogno di ogni designer in erba.
La cucina non è decisamente il mio regno quindi ho deciso di pensare alla mia signora che, tra libri di ricette, foglietti volanti con sopra “i segreti della nonna”, portatile acceso per trovare ispirazioni dal web, riesce a preparare deliziosi manicaretti anche in mezzo ad una confusione allucinante di pagine aperte, appunti, foto, liste di ingredienti.

Il mio primo progetto

Il mio progetto

una lavagna porta iPad dove però poter anche scrivere appunti, raccogliere fogli, calamitare la ricetta per la pasta reale, portapenne incorporato, banda metallica dove tenere le calamite, doppio pannello in plexiglass su cui scrivere sopra o infilare all’interno pagine strappate dalle riviste di cucina, un disegno di mia figlia o una bolletta da pagare.

Primi problemi

Inizialmente mi sono orientato verso un modello da poter appendere alla parete, tenere sopra ad un tavolo oppure inclinato tipo cornice. Ma una struttura pesante abbastanza da poter essere utilizzata con una sola mano senza il rischio di far cadere tutto quando tenuta inclinata sarebbe stata troppo pesante da appendere agilmente alla parete quindi abbiamo preferito farla direttamente a mo’ tipo leggio.
Pure il binario, pur fattibile, sarebbe stato difficile da realizzare e testare in tempi ragionevoli.

Nome

Ho pensato ad iLavagna o iSolacreativa anche se poi, a ben vedere, ho deciso di chiamarla affettuosamente “La Tamarra”, vista l’abbondanza di features (i miei colleghi sono andati più sull’essenziale: dei portafrutta, un posacenere a led, un meraviglioso schiaccianoci a vite: eccoli tutti insieme)

Il prototipo

Giusto ieri arriva a casa un megapacco di 7kg. Dentro c’è il primo prodotto industriale mai disegnato dal sottoscritto. Immagina l’emozione nello scartare. Ed eccola qua: la mia iLavagna, la mia cara, affezionatissima tamarra.

Altri problemi

Progettare è complicato. Molto più di quanti pensassi. E quando è il momento di testare un prodotto escono fuori una ad una tutte le cose a cui non avevi pensato nella fase progettuale.
Subito mi accorgo che in realtà ho progettato una lavagna per mancini. L’iPad sarebbe stato meglio metterlo a sinistra in modo da poter scrivere sul plexiglass più agilmente con la destra.
E ancora: l’orientamento orizzontale. A quello non ho proprio pensato. Ma i video di cucina e molte app funzionano solo in modalità landscape.
Compatibilità: le misure le abbiamo prese solo per l’iPad 2 (che ho io, ma Ethel ha l’1).
L’ingombro e la pensantezza (non è certo un oggettino da tenere sulle gambe, se non vuoi ginocchia maciullate) poi potrebbero essere dei contro molto più significativi dei pro (una cosa così la utilizzeremo mai realmente?).

Conclusioni

Per me un’esperienza grandiosa ed iper-istruttiva.
Per colei che dovrebbe invece utilizzare realmente la mia iLavagna (Ethel) il giudizio invece è impietoso. Da ieri sera non la smette di sfottermi ed ogni volta che trovo un nuovo limite alla mia idea se ne sbotta in una risata (non le pare vero di poter utilizzare contro di me le mie stesse “armi”).
Ma appena sarà pronto il nuovo soppalco dove trasferirò la mia scrivania le ruberò la mia povera, bistrattata, Tamarra multitasking, e la farò diventare il mio centro di comando creativo. Anche a costo di essere deriso 24/7 dalla mia signora, che continuerà ad usare foglietti volanti e pagine ingiallite e sporche di sugo.

photos Simone Sbarbati


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