Vesuvius: un nuovo gin vesuviano con l’immagine e il packaging di BasileADV

«Ogni progetto è come se fosse nostro e quindi cerchiamo di curare tutto nei dettagli confrontandoci con il cliente, in modo che un’immagine possa raccontare quanto ogni brand sia unico. Progettare un’etichetta rappresenta la massima espressione di una filosofia culturale rivolta ad un mercato globale, dove la riconoscibilità di un’azienda e di un prodotto sono sempre più legati alla storia che l’etichetta è capace di raccontare. Bisogna sapere bene cosa esiste sul mercato, conoscere i prodotti in rapporto ai territori e i loro codici visivi, senza tralasciare la scelta delle carte che si evolvono sempre più e non tutte si stampano nello stesso modo. Inoltre mi viene da sottolineare che non seguiamo le tendenze perché un’etichetta che si realizza oggi deve essere attuale oggi, ma anche fra dieci anni».
Così, in un’intervista di un paio di anni fa, il designer e direttore creativo Andrea Brasile descriveva il suo approccio alla progettazione di etichette, nello specifico quelle del settore “beverage”, che costituiscono l’attività principale dell’agenzia che ha fondato, BasileADV, specializzata proprio in progetti relativi al settore alimentare e degli alcolici, tra packaging, branding e, appunto, etichette: lavori che hanno fatto conquistare a Basile e alla sua squadra un gran numero di premi e pubblicazioni a livello internazionale.

Tra gli ultimi riconoscimenti conquistati c’è il primo posto nella categoria label dello OneMorePack, premio dedicato al packaging design assegnato appena qualche giorno fa a BasileADV per Vesuvius Magma Gin, un nuovo gin prodotto a Napoli con le erbe raccolte tra le pinete del Vesuvio e sui versanti assolati del vulcano, là dove cresce la celebre ginestra cantata da Leopardi nell’omonima lirica:

Qui sull’arida schiena                                
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
la qual null’altro allegra arbor né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,                        
odorata ginestra,
contenta dei deserti.

Giacomo Leopardi, “La ginestra”
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)

Nato dall’idea del giovane Maurizio De Fazio, il gin viene prodotto a partire da un’antica ricetta, utilizzando alloro, finocchietto, rosmarino e la leopardiana ginestra. E poi, ovviamente, c’è il ginepro, che arriva dalla provincia di Caserta (non sono un esperto di spiriti, ma l’ho assaggiato e sembra di sentire il Mediterraneo sprigionarsi dal liquido trasparente che accarezza la lingua e scende in gola).
«Tra l’altro, solo gli estimatori sanno che i prototipi di gin sono stati prodotti proprio a Salerno, nella Scuola Medica Salernitana, dove i monaci che vi operavano realizzarono un orto botanico per ricavare materie prime da distillare e condussero i primi esperimenti di distillazione di alcool e ginepro. Poi la formulazione del gin fu modificata nei Paesi Bassi verso la metà del Seicento, fino a diffondersi in Inghilterra dove raggiunse l’apice alla fine del secolo con il re Gugliemo III d’Orange» spiegano da Vesuvius Magma Gin, che per la prima distillazione ha prodotto 1944 bottiglie numerate — numero tutt’altro che casuale visto che si tratta dell’anno in cui è avvenuta l’ultima eruzione del vulcano.

(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)

Come tradurre tutto questo — i sapori, la storia millenaria, il fermento di una nuova realtà fortemente radicata sul territorio e il territorio stesso?
Qui è arrivato il talento di Basile, che ha progettato una bottiglia realizzata artigianalmente dove ogni dettaglio ha un significato preciso: «il lettering riprende le insegne di alcune botteghe napoletane degli anni ’40, le onde rimandano alla trama creata dalle incisioni sul corallo, il colore nero è quello della pietra lavica, il contorno rosso ricorda il magma e il colore del corallo di Torre del Greco, infine la direzione delle linee nella parte inferiore tracciano una forma ispirata alla silhouette del Vesuvio».
Sul tappo appare invece la testa di Medusa. Il significato? «Secondo il mito, Perseo la uccise e pose il suo capo in un sacco coprendolo con alghe e giunchi nati sott’acqua, che a contatto col sangue si pietrificarono diventando di colore rosso e assumendo la forma di serpenti. Nacque così il corallo rosso, la cui lavorazione è una tradizione secolare di Torre del Greco».

Ad affiancare Basile, come già spesso in passato, è il calligrafo Giuseppe Salerno, co-fondatore della fonderia tipografica Resistenza, di base a Valencia, in Spagna, mentre la stampa delle etichette è stata affidata all’industria grafica La Commerciale di Alba (CN). Le splendide foto, invece, sono di Diego De Dominicis.

(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
(foto: Diego De Dominicis | courtesy: BasileADV)
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