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Gastrite: una nuova rivista indipendente per chi ama odiare

Prima ho smesso di leggere i commenti sotto agli articoli di Repubblica. Poi ho smesso di leggere del tutto Repubblica, e la Stampa, e il Corriere. Mi sono fatto passare l’abitudine di controllare gli hashtag del momento, e quella di seguire i flame che vedevano coinvolte le persone che conosco. Ho pure silenziato certi profili, e fatto voto di non infilarmi, qualsiasi sia l’argomento di partenza, nell’interminabile flusso dei commenti ai commenti dei commenti. E tutto questo per depurarmi, per eliminare dal cervello e dal sangue le scorie tossiche.
Ogni tanto, ovviamente, ci ricasco. E anche quando non lo faccio continuo a incazzarmi, certo. Sono umano. Ogni volta che per sbaglio sento parlare qualcuno di Confindustria, ad esempio, o qualche ultrà renzianǝ, e chi cerca di superare le file, e… Come chiunque, potrei andare avanti per molto ma il concetto credo sia chiaro: viviamo nell’era dell’odio, che c’è sempre stato ma che è diventato molto più visibile, palpabile e — sempre “grazie” ai social network — anche misurabile. Soprattutto, l’odio — quello che si prova così come quello che si riceve — appare più che mai inevitabile. L’espressione “campo minato” non è più sufficiente a rendere l’idea: è come trovarsi in un deposito pieno di bombe innescate e, anche nel momento in cui si è più in pace con sé stessi, ogni notifica che appare sullo smartphone o ogni essere umano che si materializza all’orizzonte potrebbe essere il potenziale fattore X capace di far saltare tutto.

Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)

«Tutti odiamo. Odiamo i cani che abbaiano presto, chi invade il nostro spazio mentre parla e, soprattutto, chi parla mentre mangia. Odiamo chi cammina piano, il tipo lento alle casse automatiche, e purtroppo odiamo chi ci ha venduto quell’ombrello in metro, che si è rotto appena lo abbiamo aperto. Odiamo il moralismo. E allora perché non parlarne?» scrivono le fondatrici di un nuovo progetto editoriale che si chiama come uno degli effetti collaterali che l’astio si porta dietro: la Gastrite.

Nato dall’idea di cinque ragazze — Francesca Mauri, Fabiola Papini, Rosa Coppi, Elisa Finesso ed Elisabetta Azzalini — all’interno del Laboratorio di progettazione di sistemi e artefatti complessi del Politecnico di Milano (docenti: Elena Caratti e Sergio Menichelli), Gastrite è un magazine indipendente che affronta un tema diverso in ogni numero, odiandolo. Il primo, visto il nome gastroenterologico, non poteva che essere la salute.
«Non la salute in generale, neanche il sistema sanitario, il benessere fisico o psicologico, ma alcuni fastidiosi fenomeni e tendenze attuali che al solo pensiero causano un bruciore di stomaco paragonabile a quello di chi esce dall’autolavaggio solo per farsi cagare sul cruscotto dal primo stormo di uccelli» spiegano Mauri, Papini, Coppi, Finesso e Azzalini nell’editoriale che apre Gastrite n.0. «Dall’ipocondria di chi si cura su internet alle nuove tecnologie di controllo invadenti, a chi avrebbe davvero bisogno di mangiare più pasta a pranzo e passare più tempo sul divano invece che in palestra, per finire con coloro che la palestra dovrebbero farla, a letto però».

Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)

Usando l’arma dell’ironia, senza temere di sconfinare nel più tagliente cinismo, la rivista si pone come strumento per fare a pezzi pregiudizi, disinformazione, ignoranza e intolleranza, andando a pescare gli argomenti dai media più o meno mainstream (dal Guardian al New York Times, da Vice a The Vision, da Il Fatto Quotidiano fino ai succitati Repubblica, Corriere, la Stampa) e offrendo a lettrici e lettori una visione del mondo impietosa ma sapientemente avvolta in una patina di leggerezza, condita da rubriche, fumetti, test, illustrazioni, con tanti contributi di autori e autrici (quellз del numero zero sono Carlotta Albiero, Federico Artuso, Matteo Barbi, Tommaso Boccheni, Gabriele Boggio, Carlo Candido Todesco, Alessia Calzavara, Maria Giulia Chistolini, Elisa Cianferoni, Martina Cremasco, Costanza De Luca, Giovanni Di Crescienzo, Francesca Di Vito, Dalila Giampietro, Alessia Giazzi, Chiara Naretto, Ginevra Petrozzi e Alessandro Sasso).

Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)

Riuscirà l’odio a salvarci dall’odio? La risposta non ce l’ho, ma Gastrite è comunque una lettura che in qualche modo, praticandolo dichiaratamente, lo esorcizza.
Tra l’altro il magazine è una delle prime uscite prodotte da Morsi Editore, una “officina editoriale indipendente” nata a Torino durante il primo lockdown dall’idea e l’iniziativa di Giulia Pavani, allo scopo di «unire realtà artistiche e culturali del territorio torinese per creare progetti appartenenti al mondo dell’editoria militante offrendo uno sguardo radicale su politica, cultura e società attraverso mezzi di comunicazione artistica». Oltre a Gastrite, Morsi ha anche pubblicato Tutto a un tratto, un picture book del giovane illustratore e designer grafico Andrea Yokurama, e attualmente sta lavorando ad altre due uscite: Storie della vasca e Tre storie per non morire.

Gastrite n.0 si può acquistare qui, mentre vi consiglio di seguire Morsi Editore su Instagram e via newsletter.

Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
Gastrite n.0
(courtesy: Morsi Editore)
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