Alfabeti Modernisti Italiani: un progetto di censimento e recupero di caratteri degli anni ’30 e ’40

Caratteri in legno, vecchi specimen, insegne, mappe con su segnate le poche ditte xilografiche che durante il ventennio producevano alfabeti in stile modernista: ecco ciò in cui ci si imbatte andando a visitare l’account Instagram di Alfabeti Modernisti Italiani, un bel progetto lanciato di recente dal designer e “typehunter” Luca Lattuga — che è uno dei fondatori di Anonima Impressori, stamperia, studio grafico, archivio caratteri e casa editrice di base a Bologna — e dal designer Alessandro Bombieri, collaboratore di quella bella realtà veronese “diffusa” che è Lino’s & Co.

Nonostante i pochi post messi online dallo scorso dicembre a oggi, si intuisce subito che dietro le quinte c’è un gran lavoro di ricerca, di studio e di ri-progettazione. Lavoro sul quale l’account Instagram si apre come la finestra di una bottega che dà sulla strada, dalla quale di tanto in tanto s’affacciano gli artigiani a mostrare qualcosa di ciò che stanno facendo e a far due chiacchiere sul come e il perché.

Affascinato da ciò che ho visto e che ho letto, ho deciso di bussare virtualmente alla porta e di fare qualche domanda per saperne di più. A rispondere è Luca Lattuga.


«Ecco una mappa ed un elenco completo (stando alle nostre conoscenze attuali) delle ditte xilografiche attive fra il 1930 e il 1945, dove si producevano alfabeti dallo stile modernista»
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)

Quando e perché avete deciso di iniziare questo progetto?

Tutto è partito senza saperlo 10 anni fa, quando nelle mie ricerche per costruire quello che sarebbe poi diventato l’archivio caratteri di Anonima Impressori, ho cominciato a scovare alfabeti modernisti molto particolari, rari a vedersi nella grafica contemporanea. Con il passare del tempo e dei recuperi di caratteri mobili (che aumentavano in qualità e quantità) è nato il desiderio di studiare e “ricomporre” i dati relativi a questi particolari alfabeti: nome, provenienza, ditta produttrice, ecc. Il tutto per aggiungere informazioni e inquadrare meglio questo periodo di gusto estetico nel campo del disegno di caratteri italiano.
Discutendo di questo argomento durante una call, all’inizio del lockdown 2020, fra Alessandro e me è nata la voglia di cimentarci in questo progetto. Lui si è preso in carico di tutto il lavoro di revival digitale mentre io continuo ad occuparmi di ricerca sul campo.

Come mai vi focalizzate sul periodo 1930-1945?

Gli argomenti di studio interessanti sulla tipografia a caratteri mobili, inquadrati nel panorama internazionale, non sono moltissimi ad oggi. Bodoni, gli editori del ‘500, le fonderie italiane minori, la Nebiolo…
A nostro avviso questa parentesi creativa, durata circa 15 anni, merita uno studio dedicato. Il tutto ha una semplice motivazione: le istanze moderniste in voga arrivate dall’estero (spinte anche da un rinnovamento estetico di regime) hanno aperto una fetta di mercato che alcune aziende hanno dovuto riempire con produzioni veloci e originali. I tipografi avevano bisogno di caratteri mobili aggiornati per introdurre nuove forme e alfabeti nelle loro composizioni.
A parità di costo produttivo i caratteri in legno erano più economici da immettere sul mercato e le fonderie attive sul territorio nazionale (Nebiolo, Reggiani, Pierallini & Turchi, FTC, FTM, Uranio, ecc.) introdussero serie moderniste importanti (pensiamo al Neon di Giulio da Milano o al Triennale di Guido Modiano) ma in numero limitato. Nello stesso periodo, le ditte produttrici di caratteri in legno ampliarono molto la loro offerta in tal senso, inseguendo le novità uscite dalle più strutturate fonderie nazionali ed europee.

(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)

La data di partenza, il 1930, cosa rappresenta?

L’arco temporale è stato definito partendo dal 1930, data dell’uscita del Ciclope (Fonderia Reggiani), il primo (e unico) carattere geometrico senza occhielli fuso in piombo in Italia, capostipite di una lunga serie di imitazioni e fratelli “minori” apparsi negli anni a seguire nella produzione in legno. Il 1945 chiude il periodo con la fine della guerra e la caduta del regime, con una generale ridefinizione del gusto estetico (anche se alcune cose sono sopravvissute fino agli anni ’60).
Qui nasce un problema di identificazione del design originale dei vari alfabeti: tali produttori non si facevano molti scrupoli a copiare caratteri stranieri appena usciti. Anche i design originali spesso erano reinterpretazioni o mix di soluzioni estetiche in voga. Tutto questo, però, ha portato a un periodo di type design “vernacolare”, soprattutto nel basso Veneto, tutto da riscoprire.

Lo scopo di Alfabeti Modernisti Italiani è «identificare, catalogare e digitalizzare i caratteri tipografici modernisti più interessanti di quel periodo». L’account Instagram è quindi una finestra aperta sul lavoro che state facendo? Come si concretizzerà la digitalizzazione?

Il lavoro si svolge su 3 fronti:
· individuare tutti i set di caratteri mobili disponibili (in stamperie private o musei) e stamparne lo specimen per creare una mappatura completa;
· individuare e digitalizzare tutti i campionari originali del periodo (rarissimi) per attestarne la ditta produttrice e il nome originale;
· portare i caratteri in digitale con un attento lavoro di type design combinando le stampe dell’alfabeto completo e le immagini dei campionari originali.

Nella realizzazione di questo progetto di “revival” tipografico abbiamo deciso di affrontare diverse tematiche: la fedeltà al disegno originale, l’analisi del contesto storico e delle tecnologie adoperate, la comprensione del pensiero del disegnatore del carattere e la trasposizione digitale di un qualcosa che è nato di legno.
Non si tratta di un “ricalco” (anche perché risulta impossibile raggiungere una “copia esatta”) ma di una interpretazione del disegno originale per rendere nel media digitale il risultato che l’inchiostro impresso dal carattere in legno lascia sulla carta. Versione “digitale” e “lignea” hanno anime differenti, diverse identità.
Nell’affrontare questo processo è stata fatta un’indagine sul concetto di “revival” nel panorama del type design italiano, su tutti C.A.S.T. Type Foundry con i quali stiamo interagendo.

(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)

Su quanti caratteri state lavorando, al momento?

Fino ad ora sono stati censiti almeno 50 set di caratteri modernisti italiani: fra questi stiamo scegliendo i più originali e degni di una traduzione digitale. Ora sono in lavorazione circa 10 serie, ma probabilmente raddoppieranno.

Quali sono i più interessanti che avete trovato? E perché?

Ci sono alfabeti molto interessanti, spesso naïf. In particolare gli alfabeti originali della Xilografia di Verona e della Xilografia Meneghello e Belluzzo. Per citarne un paio: il Fiume, un geometrico senza occhielli dall’effetto ottico simile ad un tubolare, oppure il Lubiana, dove il rigore ingenuo del progettista ha cercato di ridurre le lettere ad una griglia geometrica fatta di cerchi e quadrati, producendo lettere un po’ assurde. Tutti esperimenti e soluzioni probabilmente frutto dell’entusiasmo di proporre sul mercato serie originali per allinearsi al gusto dell’epoca.
Noi non abbiamo la pretesa di riscoprire pietre miliari del type design ma di rendere omaggio a questi designer per la maggior parte sconosciuti e crearne un catalogo ordinato e il più possibile esaustivo, traducendone il lavoro in font opentype per permettere ai grafici di oggi di utilizzarli nei loro lavori o anche solamente trarne ispirazione.

Il revival dei caratteri sta vivendo un periodo di grande fermento. Secondo voi qual è il motivo?

La storia della tipografia ha più di 500 anni, di materiale ancora non studiato e digitalizzato ve n’è a tonnellate! Come nel nostro caso, crediamo che ci siano parecchi “giacimenti culturali” da cui attingere e sui quali, con il dovuto rispetto, lavorare e trarre ispirazione per il nostro lavoro contemporaneo. In questo modo ci si accorge di non essere così originali come spesso, arrogantemente, crediamo.

Carattere: XIT TRIPOLI
Collezione: Anonima Impressori
Type design: Alessandro Bombieri
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: XIT TRIPOLI
Collezione: Anonima Impressori
Type design: Alessandro Bombieri
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: XIT TRIPOLI
Collezione: Anonima Impressori
Type design: Alessandro Bombieri
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: XIT TRIPOLI
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: XINT DANIMARCA
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: XMB ETNA
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: XZ ASSAB
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: Lubiana
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: Lubiana
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
Carattere: Novecento
(courtesy: Alfabeti Modernisti Italiani)
co-fondatore e direttore
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