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Le scatole di Giorgio Buchner nelle foto di Luigi Spina

«Io sono la bella coppa di Nestore,
chi berrà da questa coppa
subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona».

In queste tre righe c’è uno dei primissimi esempi di scrittura greca, incisa su una coppa — la Coppa di Nestore — risalente all’ottavo secolo prima di Cristo. A ritrovarla, nel 1954, fu Giorgio Buchner, archeologo tedesco che tra gli anni ’50 e gli anni ’60 regalò all’Italia e al mondo delle scoperte archeologiche fondamentali.

Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)

Figlio di un professore di zoologia tedesco e di una pittrice veneta, Buchner passava spesso le estati della sua infanzia sull’isola di Ischia. Oltre a innamorarsi delle meraviglie naturali del luogo, cominciò a interessarsi agli scavi fatti a fine ‘800, che portarono alla luce delle sepolture risalenti al quinto secolo a.C.
Da ragazzo, lasciata la Germania nazista, Buchner studiò a Napoli e a Roma, dove si laureò con una tesi sulla preistoria e sull’archeologia della sua isola prediletta, diventando poi funzionario per la Soprintendenza archeologica di Napoli.

All’epoca fonti e testimonianze sostenevano che proprio Ischia fosse stata la prima colonia greca del Mediterraneo occidentale, ma non c’erano prove a sostegno di questa tesi. Nel ’52 Buchner iniziò gli scavi sull’isola, che portarono alla scoperta della coppa e di numerose altre testimonianze, tra sepolture e vasellame, che permisero di ricostruire la storia di Pithekoussai, l’antico nome greco di Ischia.

Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)

Il grande archeologo scavò per quasi cinquant’anni — fino alla morte, nel 2005, ormai novantenne — archiviando i reperti dentro ad anonime cassette quasi identiche le une alle altre, spesso riempite a loro volta di altre scatoline, incarti e pacchetti. Il fotografo Luigi Spina qualche anno fa le ha fotografate, offrendo una testimonianza unica sul lavoro di Buchner e dei suoi collaboratori, sui frammenti di una storia di quasi 3000 anni fa, ma anche sullo stesso scorrere del tempo.

All’interno delle scatole, infatti, insieme a vasi, tazze, gioielli, accessori, ami da pesca, semplice terriccio, denti e resti umani, ci sono pure appunti, pacchetti di sigarette e di fiammiferi usati come scatoline per contenere reperti, pagine di giornale utilizzate per avvolgere e proteggere. Pagine in tante lingue diverse, sulle quali appaiono pubblicità e si leggono titoli:
«Il Cardinale Wojtyla non ha voglia di incontrare De Gaulle»;
«Piano eversivo in Bolivia» (qualche foto dopo scopriamo che Che Guevara era ormai circondato dalle forze governative);
«Huge lead taken by Merckx» (al Tour the France);
«I comunisti chiedono com’è fatta la Coca-Cola» (9 settembre 1967, l’avranno poi scoperto?);
«È Reggio Calabria la città più calda».

Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)

C’è la copertina di una Settimana Enigmistica del 1971, la testata del Times, un pacchetto di Marlboro e più di una confezione di Muratti Ariston, una bottiglia di Ferrarelle, decine di scatoline di fiammiferi Cellsa. C’è una confezione di formaggini tedeschi, con su appuntato a mano, in corsivo, “ossa nell’anfora”, e poi una scatola di caffè Tazza D’Oro.
Stratificazioni che attraversano i secoli, le culture e — letteralmente — la terra.

Pubblicate dalla casa editrice 5 Continents Editions nel libro The Buchner Boxes, le scatole sono state fotografate da Spina tutte nel medesimo modo, dall’alto, senza concessione alcuna all’interpretazione personale. Il grado zero della fotografia, come in una fototessera. L’objet trouvé — anzi, un rarissimo caso di objet trouvé composto a sua volta di objets trouvés, quelli ritrovati dall’archeologo.
Pagina dopo pagina sembra di avere davvero le scatole sotto al naso e verrebbe da allungare le mani, toccare i vasi, svolgere gli incarti, così da completare il corto circuito temporale.

Introdotto da un testo dello stesso Luigi Spina il libro, che si può acquistare online, è in edizione bilingue italiano/inglese e contiene anche testi dell’architetto e scrittore Davide Vargas, del giornalista e docente Giovanni Fiorentino e dell’archeologa Costanza Gialanella, funzionaria presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli.

Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
Luigi Spina, “The Buchner Boxes”, 5 Continents Editions, 2014 (foto: Frizzifrizzi)
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