La Parigi di Michael Wolf

È un mistero cosa scatti nelle teste dei collezionisti quando decidono di iniziare una collezione o — in maniera similare — quando si rendono conto di averne inconsapevolmente già incominciata una. Probabilmente vedono e sentono qualcosa. Un segnale, significativo, che entra in risonanza con una mente già pronta ad accoglierlo.
Il passo successivo è proseguire la ricerca, e questo non vale solo per gli oggetti — tanto quelli banali e comuni quanto quelli rarissimi e costosi — ma anche per le immagini e i significati che queste si portano dietro.

Guardando ai progetti e alla carriera del celebre fotografo tedesco Michael Wolf mi pare di ritrovarlo, lo spirito del collezionista: quando scovava un soggetto, Wolf ne ricavava una serie proponendone decine di variazioni sul tema, lavorandoci a lungo, con pazienza, anche per anni.

“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)

Nato nel ’54 a Monaco, in Baviera, e morto a 64 anni a Hong Kong, dove viveva da tempo, nell’aprile del 2019, Wolf è stato uno dei più conosciuti fotografi contemporanei. I suoi lavori hanno vinto premi (due volte il World Press Photo Award), sono stati esposti nelle gallerie e nei musei più importanti del mondo, pubblicati praticamente da ogni quotidiano e rivista sulla faccia della Terra, e hanno dato vita a oltre una decina di libri. Chiunque, prima o poi, ha visto nei siti d’arte o nelle colonne destre dei giornali online i suoi scatti. Due serie su tutte: Architecture of Density, con le prospettive schiacciate sugli enormi palazzoni senza nemmeno un pezzettino di cielo, e Tokyo Compression, coi pendolari pressati dentro ai vagoni sovraffollati della metropolitana di Tokyo.

Imitatissimo, Wolf ha cominciato la sua carriera come fotogiornalista — soprattutto per il magazine tedesco Stern — e solo dal 2001 si è lanciato sui suoi progetti personali, ispirato proprio dalla città che fin dal 1994 gli ha fatto da casa, Hong Kong, osservata da ogni punto di vista possibile, e diventando in breve IL fotografo delle megalopoli, immortalate nelle loro strutture urbanistiche — delle quali sottolineava i pattern: di giorno nelle strutture stesse, di notte nelle luci delle finestre — come nei lati nascosti, nelle prospettive inaspettate, nei piccoli dettagli bizzarri, nelle parentesi vuote, nei riti e nelle vite anonime.

“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)

Una dimostrazione dello spirito da collezionista di cui parlo arriva anche da Paris Rooftops, che insieme all’altra serie parigina, Paris Tree Shadow, è protagonista del volume Michael Wolf | Paris, pubblicato dalla casa editrice milanese 5 Continents Editions.
«Nel frattempo Wolf viene preso dall’ossessione per i tetti», scrive nell’introduzione del libro lo scrittore, giornalista e fotografo Johan-Frédérik Hel-Guedj. «Un giorno va a trovare un amico e scopre vecchie fotografie dei tetti di Parigi e il loro puzzle di comignoli in terracotta, collocati in bell’ordine come i vasi, le brocche e le caraffe di Giorgio Morandi».

Hel-Guedj riporta anche le parole delle stesso Wolf, che racconta di come si fosse messo a caccia di parigini che abitassero all’ultimo piano per chiedere loro il permesso di entrare, affacciarsi e fotografare, salendo sui campanili delle chiese, sui tetti degli hotel, uscendo sui balconi delle case private.

“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)

In alto, e poi in basso, per le strade, alla ricerca delle ombre disegnate dagli alberi e dalla luce sui muri dei palazzi, ombre che rivelano un altro tratto predominante nella fotografia di Wolf, perlomeno nelle opere che hanno come soggetto gli elementi inanimati, e cioè lo stile “grafico” della composizione, evidente nelle silhouette delle piante, nei comignoli, nei succitati pattern dei palazzi.

Tutti i suoi progetti, a ben guardarli, anche se ufficialmente “finiti”, sembrano solo dei frammenti di un’ideale raccolta molto più estesa. Dopotutto ogni collezione, per essere tale, va costantemente ampliata e non può mai dirsi del tutto completa. E se Wolf è stato strappato appena pochi mesi fa dal suo amato lavoro e dalla sua infinita ricerca, la sua lezione rimane e le sue serie vengono idealmente portate avanti dai tanti che — soprattutto su Instagram —, consapevolmente o meno, adottano il medesimo approccio di “paziente frenesia” nel disegnare, attraverso la fotografia, i panorami urbani.

“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
“Michel Wolf | Paris”, 5 Continents Editions, ottobre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
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