Passare ore davanti a cose belle e gratis? La nostra rubrica Tesori d'archivio è la soluzione.

Superare le divisioni linguistiche attraverso il gioco: la tesi di laurea di Paula Boldrin

«Nessuna delle bandiere che spesso svettano davanti a ostelli o campeggi è la mia. Non ne sento la mancanza. In compenso riesco, con il tedesco e l’italiano, a parlare ed a capire nell’arco che va dalla Danimarca alla Sicilia».
Così scrisse Alexander Langer nella sua autobiografia, pubblicata nell’86 sulla rivista letteraria fiorentina Belfagor. Nato subito dopo la fine della guerra e morto sucida nel 1995, Langer è cresciuto nel Sud Tirolo in una famiglia di lingua tedesca ed è stato uno dei principali fautori del superamento dei pregiudizi e delle divisioni tra le comunità germanofone e italofone altoatesine. Grande oppositore dell’etnonazionalismo, fu un appassionato ambientalista e contribuì a fondare la Federazione dei Verdi, partito col quale diventò parlamentare ed europarlamentare.

Dopo la morte, lasciò nelle sue terre d’origine l’invito a proseguire nell’integrazione tra i gruppi etnolinguistici e a «continuare in ciò che è giusto». Invito che è stato raccolto da una giovane designer, Paula Boldrin, neo-laureata della facoltà di Design della Libera Università di Bolzano con una tesi di comunicazione visiva (la relatrice era Valeria Burgio e il correlatore Gianluca Camillini) intitolata 3ffen, che consiste in un gioco cooperativo pensato per bambini di madrelingua italiana e tedesca.

Il libretto di istruzioni del gioco (courtesy: Paula Boldrin)

«Questo territorio ha sofferto anni di conflitti e sospetto reciproco, che hanno creato distacco tra i gruppi, distinzione identitaria e paura della mescolanza», mi ha spiegato Paula. «Il sistema altoatesino, nonostante tuteli le due lingue, non promuove sufficientemente l’incontro tra i due gruppi, generando così due realtà parallele divise da un muro invisibile. Le occasioni di incontro sono spesso poco significative e occasionali. Le scuole sono ancora divise secondo l’appartenenza linguistica e — nonostante ci siano timide iniziative per creare una proposta di legge a favore della scuola plurilingue come offerta aggiuntiva — le attività sono generalmente suddivise per gruppo linguistico».

Ispirandosi proprio alla lezione di Langer, la designer ha quindi concepito un’attività ludica per favorire l’incontro e la condivisione, intento esplicitato fin dal nome: treffen, infatti, in tedesco significa incontro.

Per saperne di più ho chiesto a Paula Boldrin di spiegarmi meglio il progetto.

Il libretto di istruzioni del gioco (courtesy: Paula Boldrin)

Conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo.

dal “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” di Alexander Langer

L’idea del mio progetto di tesi nasce con lo scopo di promuovere l’incontro tra bambini di più gruppi etno-linguistici, attraverso un momento di gioco condiviso.
3ffen è un progetto che vuole partire dall’infanzia, dall’età più pura non intaccata dai pregiudizi degli adulti, per affrontare argomenti come la convivenza etnica, la cooperazione e la costruzione di una storia comune, attraverso gli insegnamenti che ha lasciato Alexander Langer.
Questa attività di gioco consente di trasmettere loro tali valori preziosi di cui fare tesoro negli anni a venire.

Durante la fase di ricerca mi sono più volte domandata in che modo e sotto quale forma di attività potessi coinvolgere tra di loro i bambini e come allo stesso tempo insegnare loro che essere altoatesini, non italiani o tedeschi, è una ricchezza perché dà un valore aggiunto a noi come persone e come società.

La famosa frase di Alexander tratta dal terzo punto del decalogo, «conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo», è la chiave che apre il nostro futuro. La filosofia del gioco che ho cercato di seguire è quella del gioco di cooperazione.

Il gioco in versione da tavolo (a sinistra, provvista di dadi e pedine) e da pavimento (courtesy: Paula Boldrin)

Durante la fase di studio per il gioco e la creazione delle sue regole, ho stilato una serie di parole chiave che ho ritrovato soprattutto negli scritti di Langer.
Questi termini mi sono stati di grande aiuto per definire lo svolgimento del gioco e per dargli uno scopo preciso anche da trasmettere ai bambini.

Quello che ho fatto è stato trasformare alcune delle parole più significative, in un’azione da svolgere nel gioco, per esempio collegare o demolire, in modo da rendere concrete le lezioni di vita di Alexander Langer.

La versione da tavolo del gioco (courtesy: Paula Boldrin)

L’idea del nome 3ffen nasce dalla voglia di creare mescolanza linguistica anche nel titolo del gioco stesso, racchiudendo la pronuncia del numero “tre” in italiano e parola treffen dal tedesco.
Il numero tre sta per i tre mediatori di cui parla Langer (il costruttore di ponti, il saltatore di muri e l’esploratore di frontiera) e treffen in italiano significa “incontrare”, sottolineando ancora una volta quanto l’incontro sia fondamentale per conoscersi meglio.

Una tessera-ostacolo viene capovolta — clicca per ingrandire la foto (courtesy: Paula Boldrin)

3ffen è un gioco di cooperazione che, tramite l’incontro, ha lo scopo di unire attraverso la collaborazione e l’aiuto reciproco, i bambini del gruppo linguistico italiano e tedesco.
Il fine sarà costruire un percorso a tessere che unisca a tutti gli effetti i due gruppi, insegnando loro ad abbattere e superare insieme gli ostacoli che si troveranno lungo il percorso, per arrivare ad un ponte comune.

(courtesy: Paula Boldrin)

Alexander Langer è stato un uomo che fin da giovane si è reso conto di quanto importante fosse arrivare ad una situazione di mescolanza, di coesione tra i gruppi linguistici che popolano l’Alto Adige, da considerare come una ricchezza e non una condanna.

Nei suoi scritti, il “ponte” è diventato un simbolo che avrebbe incarnato per tutta la vita, per la capacità di collegare due sponde distanti. Alexander Langer scriveva del bisogno di mediatori, di costruttori di ponti, di saltatori di muri ed esploratori di frontiera, in un territorio che ospita più lingue, più culture.
Era necessario che qualcuno si dedicasse all’esplorazione e al superamento dei confini, a creare connessioni ed abbattere muri divisori.

(courtesy: Paula Boldrin)

I bambini, divisi in squadra rossa e squadra bianca, dovranno cimentarsi nella creazione di due percorsi tramite la combinazione della grafica delle tessere a disposizione, che saranno in grande scala, da distribuire sul pavimento. I percorsi verranno poi fisicamente attraversati dai giocatori di ciascun gruppo, tramite uno spinner che li guiderà di casella in casella.

Esempio di percorso completo in versione da tavolo — clicca per ingrandire la foto (courtesy: Paula Boldrin)

All’interno del percorso sono presenti anche delle tessere ostacolo di colore blu, simboli estratti dai testi di Alexander Langer: si tratta del ponte, il muro e la frontiera.

Ciascun bambino per squadra, tramite uno stampino sul dorso della mano, incarna un personaggio; ci sarà il costruttore di ponti, il demolitore di muri e l’esploratore di frontiera.
I bambini dovranno cooperare nel superare tali ostacoli, contando sull’aiuto di ciascun membro del gruppo. Quando un giocatore rimarrà bloccato lungo il percorso su una di queste tessere, egli richiederà l’aiuto del compagno di squadra responsabile di quell’ostacolo, che libererà il passaggio capovolgendo la tessera, che rivelerà l’ostacolo risolto per poter passare. Per esempio il muro di mattoni che sbarra la strada da un lato e dall’altro un cumulo di macerie, la frontiera da invalicabile ad esplorabile e il ponte da aperto ad unito.

(courtesy: Paula Boldrin)

Il punto di arrivo per entrambi i gruppi, sarà un grande ponte centrale, che non solo unisce i due percorsi e sancisce il traguardo comune, ma è anche metafora di collegamento di due sponde distanti.

Notare il dettaglio dello stampino sulla mano del bambino — clicca per ingrandire la foto (courtesy: Paula Boldrin)
(courtesy: Paula Boldrin)

Il gioco insegnerà loro come gli ostacoli, che la vita porrà loro dinnanzi, possano essere sempre oltrepassati insieme per arrivare ad una meta comune.

Ho avuto modo di provare il gioco presso la scuola elementare e media Langer di Bolzano, l’unica in città che ospiti nella stessa struttura alunni di lingua italiana e tedesca, che hanno così modo di interagire tra di loro durante la pausa, mensa e laboratori in comune.

Tutti i giocatori si ritrovano sul ponte centrale che collega i due percorsi (courtesy: Paula Boldrin)
Altre storie
Lettera40: decine di designer e artisti hanno disegnato lettere per beneficenza